{"id":122119,"date":"2025-09-21T16:44:09","date_gmt":"2025-09-21T16:44:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/122119\/"},"modified":"2025-09-21T16:44:09","modified_gmt":"2025-09-21T16:44:09","slug":"nuove-regole-per-proteggere-gli-oceani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/122119\/","title":{"rendered":"nuove regole per proteggere gli oceani"},"content":{"rendered":"<p>Dopo pi\u00f9 di due decenni di negoziati, il trattato delle Nazioni Unite per la <strong>tutela dell\u2019alto mare<\/strong> entrer\u00e0 ufficialmente in vigore il <strong>17 gennaio 2026<\/strong>. Si tratta di un risultato considerato storico, raggiunto dopo che Marocco e Sierra Leone hanno depositato le loro ratifiche, portando il totale dei Paesi firmatari oltre la soglia minima di 60 necessaria per rendere l\u2019accordo legalmente vincolante. Il testo del trattato era stato approvato gi\u00e0 nel 2023, ma come accade per gli accordi multilaterali internazionali, la sua efficacia dipendeva dal numero di Stati disposti a ratificarlo. Ora, con l\u2019avvio del conto alla rovescia di 120 giorni previsto dal regolamento, l\u2019accordo \u00e8 destinato a produrre effetti concreti nei Paesi aderenti.\n<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019alto mare \u00e8 cos\u00ec importante<\/p>\n<p>L\u2019alto mare copre <strong>oltre i due terzi degli oceani mondiali<\/strong> ed \u00e8 costituito da aree al di fuori delle giurisdizioni nazionali. Proprio per questa condizione di \u201cterra di nessuno\u201d, \u00e8 stato per lungo tempo esposto a sfruttamento incontrollato. Attivit\u00e0 come la pesca intensiva, il traffico navale, l\u2019inquinamento e l\u2019impatto del cambiamento climatico hanno contribuito a deteriorare l\u2019ecosistema marino. Secondo i dati dell\u2019Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), circa il <strong>10% delle specie marine rischia l\u2019estinzione<\/strong>. Eppure, ad oggi, solo l\u20191% delle acque internazionali gode di una protezione effettiva.<\/p>\n<p>Gli obiettivi del trattato<\/p>\n<p>Il nuovo accordo stabilisce l\u2019impegno a proteggere <strong>almeno il 30% degli oceani entro il 2030<\/strong>, creando nuove Aree Marine Protette (AMP) anche in acque internazionali. Queste zone saranno sottratte alle attivit\u00e0 pi\u00f9 dannose, come l\u2019estrazione mineraria in acque profonde o la pesca eccessiva.<\/p>\n<p>Il trattato non si limita a fissare obiettivi: prevede anche che i Paesi firmatari propongano le aree da tutelare e decidano insieme le modalit\u00e0 di protezione. In questo modo si cerca di garantire un approccio condiviso e multilaterale, con regole trasparenti e votazioni collettive.<\/p>\n<p>I Paesi che hanno aderito e quelli che mancano<\/p>\n<p>Tra i firmatari figurano <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/innovazione\/ue-temu-prodotti-illegali\/922165\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">l\u2019Unione europea<\/a> e diversi Stati membri come Francia, Belgio e Grecia, oltre a Paesi extraeuropei come Norvegia, Corea del Sud e Cile. Allo stesso tempo, mancano economie di primo piano come Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e <strong>Italia<\/strong>, che per ora non hanno ratificato l\u2019accordo. Questa assenza limita l\u2019impatto globale del trattato, che resta vincolante solo per i Paesi che vi hanno aderito. Uno dei punti pi\u00f9 delicati riguarda la governance delle nuove regole. Il trattato prevede che siano i singoli Stati a valutare <strong>l\u2019impatto ambientale<\/strong> delle proprie attivit\u00e0 in alto mare, con la possibilit\u00e0 per altri Paesi di sollevare obiezioni. Questo approccio richiede trasparenza, monitoraggio indipendente e un controllo internazionale capace di evitare scappatoie o interpretazioni troppo permissive. In assenza di un\u2019autorit\u00e0 sovranazionale forte, il rischio \u00e8 che alcune attivit\u00e0 dannose possano continuare, se non saranno accompagnate da un serio impegno di collaborazione e da controlli effettivi.<\/p>\n<p>Il valore simbolico e politico<\/p>\n<p>Oltre agli aspetti tecnici, l\u2019accordo ha un <strong>valore simbolico rilevante<\/strong>. Come sottolineato dal segretario generale dell\u2019ONU Antonio Guterres, il trattato dimostra che, nonostante le difficolt\u00e0 di cooperazione a livello globale, \u00e8 possibile raggiungere intese vincolanti quando si riconosce l\u2019urgenza della sfida ambientale. Le organizzazioni ambientaliste hanno accolto la notizia con entusiasmo. Il <a href=\"https:\/\/quifinanza.it\/green\/riciclo\/plastica-riciclo-wwf\/913227\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">WWF<\/a> ha parlato di \u201ccatalizzatore positivo\u201d per la cooperazione internazionale, mentre Greenpeace ha definito il trattato un \u201cpunto di svolta\u201d che pu\u00f2 segnare la fine dell\u2019era dello sfruttamento incontrollato degli oceani. Il percorso verso il trattato non \u00e8 stato semplice. Fino al 2024 le ratifiche erano poche e si temeva che non si sarebbe mai raggiunta la soglia minima. Ma con un\u2019accelerazione improvvisa, il numero di adesioni \u00e8 aumentato e ha reso possibile l\u2019entrata in vigore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Dopo pi\u00f9 di due decenni di negoziati, il trattato delle Nazioni Unite per la tutela dell\u2019alto mare entrer\u00e0&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":122120,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[4924,14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-122119","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-ambiente","9":"tag-cronaca","10":"tag-dal-mondo","11":"tag-dalmondo","12":"tag-mondo","13":"tag-news","14":"tag-notizie","15":"tag-ultime-notizie","16":"tag-ultime-notizie-di-mondo","17":"tag-ultimenotizie","18":"tag-ultimenotiziedimondo","19":"tag-world","20":"tag-world-news","21":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122119","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=122119"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122119\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/122120"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122119"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=122119"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122119"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}