{"id":122599,"date":"2025-09-21T22:44:11","date_gmt":"2025-09-21T22:44:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/122599\/"},"modified":"2025-09-21T22:44:11","modified_gmt":"2025-09-21T22:44:11","slug":"israele-distrugge-monumenti-che-collegano-palestinesi-alla-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/122599\/","title":{"rendered":"Israele distrugge monumenti che collegano palestinesi alla terra"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIsraele porta avanti una guerra contro la <strong>memoria palestinese<\/strong>: Per questo distruggono monumenti storici che collegano i palestinesi <strong>alla loro terra<\/strong>, alla loro memoria\u201d. Chi pronuncia queste parole ha provato questa esperienza sulla sua pelle. E\u2019 17 gennaio 2025, il giorno prima dell\u2019inizio dell\u2019ultima trega. <strong>Atef Abu Saif<\/strong>, ministro della Cultura dell\u2019Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese dal 2019 al 2024, scrittore, torna a casa, ma la casa non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, insieme alla sua biblioteca: \u201cQuella era la libreria della mia vita: avevo raccolto decine di migliaia di volumi\u201d. Ora ci sono solo fogli volanti, mischiati alle macerie grigie dei palazzi. Romanzi dei migliori scrittori di Gaza raccolti lungo una vita; una edizione del Al-Qamus al-Muhit, uno dei dizionari di lingua araba pi\u00f9 fini mai scritti, sono dispersi: nascosti dal cemento e dalla morte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8131328 alignleft\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/WhatsApp-Image-2025-09-14-at-22.12.15-630x945.jpeg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"336\"\/>Abu Saif guarda una pianta di melograno, mentre lo incontriamo. Non siamo a Gaza, ma in un paesino del varesotto. E\u2019 a casa di Giacomo Longhi Alberti, curatore del suo ultimo libro pubblicato in italiano, Vita Appesa, Polidoro editore, uscito nella collana Disorientati. \u201cAvrei voluto costruire una biblioteca pubblica a <strong>Jabalya<\/strong>, il campo profughi dove sono nato, e destinarvi la mia collezione di volumi\u201d. Ma ora \u00e8 tutto bruciato, perduto. Nell\u2019elenco dei volumi di Abu Saif andati perduti per sempre c\u2019erano i racconti scritti in carcere, fra il 1991-1992. \u201cAvevo 18 anni e le mie storie erano molto lette dagli altri detenuti: avrei voluto pubblicarle da anziano\u201d. Poi c\u2019erano le <strong>lettere<\/strong> scambiate con il fratello, ucciso dagli israeliani durante la seconda intifada. Una infinit\u00e0 di libri di autori di Gaza, quasi <strong>700 volumi<\/strong>, fra poesia e romanzi, autografati. Abu Saif, quando era ministro, si spese molto nel promuovere le arti letterarie.<\/p>\n<p>Sotto i detriti dell\u2019edificio di cinque piani, contenente la biblioteca di oltre <strong>40mila volumi<\/strong>, c\u2019erano anche i tesori pi\u00f9 preziosi. \u201cAvevo dei libri pubblicati prima della <strong>Nakba<\/strong>, ereditati dalla mia famiglia: incredibilmente, quando furono costretti a lasciare Jaffa nel 1948, portarono con s\u00e9 anche i loro testi preferiti\u201d dice incredulo, forse ripensando al detto: l\u2019uomo non vive di solo pane. Di Jaffa, per mantenere vivo il ricordo, nella biblioteca c\u2019erano dei testi pubblicati fra gli anni \u201920 e \u201930: \u201cAutentici <strong>tesori nazionali<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Ma nulla \u00e8 per sempre. Come l\u2019orizzonte davanti a noi che muta. Non \u00e8 Gaza, non \u00e8 nessuna citt\u00e0 della Palestina. Il paesaggio che si staglia \u00e8 quello della tranquilla campagna del Nord Italia. I luoghi sono ormai <strong>transitori<\/strong>. \u201cI palestinese \u2013 dice lo scrittore \u2013 da sempre vivono in una <strong>situazione temporanea<\/strong>, non permanente\u201d. La maggior parte della popolazione della Striscia, \u2013 circa il 70% \u2013 \u00e8 composta da <strong>rifugiati<\/strong>, provenienti da Jaffa, da Ashkelon e dalla fascia costiera. La gente ha sempre vissuto <strong>un\u2019esistenza provvisoria<\/strong>, senza mai aver conosciuto la pace e la stabilit\u00e0. In un certo senso, spiega, \u201cle persone vivono nel passato: raccontano storie della loro <strong>giovinezza<\/strong>, dei loro giorni migliori in Palestina prima della Nakba\u201d. Cos\u00ec la gente confrontano la loro vita attuale con quella di un tempo, percepiscono tutta la differenza. C\u2019\u00e8 qualcosa di paradossale? \u201cS\u00ec: un tempo vivevamo nelle terre abitate dagli israeliani, nei loro campi, nelle loro case. Oggi, nei <strong>campi profughi<\/strong>, vivendo in condizioni precarie, in alloggi poverissimi\u201d. Io, precisa, \u201csono cresciuto con la consapevolezza dell\u2019importanza della memoria\u201d.<\/p>\n<p>Abu Saif vive una vita appesa, per usare il titolo del suo romanzo. Vive una esistenza mualaqa\u2019a \u2013 appesa, agganciata- fra il passato e il presente. Ma oggi Gaza che cos\u2019\u00e8? \u201c<strong>Gaza non c\u2019\u00e8 pi\u00f9<\/strong>: tutto ci\u00f2 che conoscevamo \u2013 strade, caff\u00e8, ristoranti, monumenti, piazze \u2013 sopravvive solo nella letteratura: nei miei romanzi, come Vita Appesa, o in quelli di altri autori. Alle nuove generazioni non rester\u00e0 altro che conoscere il passato tramite la scrittura: cos\u00ec ritroveranno l\u2019immagine della citt\u00e0 di un tempo\u201d, dice con nostalgia.<\/p>\n<p>Abu Saif vuole preservare i ricordi, immagini. Chiudiamo insieme gli occhi. Osservando i <strong>cumuli di macerie<\/strong> che compongono la geografia della catastrofe della Striscia, scopriremmo tanti poster appesi ai muri: ritraggono i volti dei martiri, shuhada\u2019. Sono uomini, donne bambini. \u201cIl manifesto rappresenta la memoria collettiva: ricorda chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Anch\u2019io ho familiari commemorati in manifesti \u2013 mio fratello, ucciso durante la Seconda Intifada, o mio nonno, ucciso nel 1967\u201d. La guerra, ammette realista lo scrittore, \u201ctrasforma gli esseri umani in numeri, figure e <strong>manifesti<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>A Gaza, come in altri luoghi, c\u2019\u00e8 bisogno di manifesti per non diventare subito i <strong>numeri di un conflitto<\/strong> atroce. \u201cHo sempre lottato contro questa riduzione, anche se capisco che la gente abbia bisogno di <strong>eroi<\/strong>, di poster, per trovare un senso a ci\u00f2 che subisce. Perch\u00e9: dire che qualcuno \u00e8 un eroe significa che non \u00e8 morto invano, che il suo sacrificio serve alla <strong>sopravvivenza<\/strong> degli altri\u201d. Ma cosa succede quando si finiscono i manifesti?<\/p>\n<p>Il paradosso sta nel suo ultimo romanzo. Il protagonista, proprietario di una <strong>tipografia<\/strong>, viene ucciso da un cecchino israeliano mentre apre il suo negozio: \u00e8 lui che, per quarant\u2019anni, ha stampato i manifesti funebri di tutte le persone uccise; ora devono stampare un manifesto per lui. Ma non tutti vogliono essere ricordati, cercando eroi. Cos\u00ec, il figlio del tipografo avrebbe voluto impedirlo, ma non \u00e8 riuscito a fermare quella che a Gaza, o nel resto della Palestina, non \u00e8 pi\u00f9 una scelta individuale. \u201cLa morte \u00e8 trasformata in <strong>memoria collettiva<\/strong>, diventa parte integrante della storia nazionale\u201d.<\/p>\n<p>Lasciamo Abu Saif in un paesino anonimo. E\u2019 di passaggio. Ma la sua vita rimane appesa a un ricordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cIsraele porta avanti una guerra contro la memoria palestinese: Per questo distruggono monumenti storici che collegano i palestinesi&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":122600,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-122599","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122599","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=122599"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122599\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/122600"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122599"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=122599"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122599"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}