{"id":123184,"date":"2025-09-22T08:05:11","date_gmt":"2025-09-22T08:05:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123184\/"},"modified":"2025-09-22T08:05:11","modified_gmt":"2025-09-22T08:05:11","slug":"a-friuli-venezia-giulia-horror-story-la-recensione-di-la-valle-dei-sorrisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123184\/","title":{"rendered":"A Friuli-Venezia Giulia Horror Story: la recensione di La valle dei sorrisi"},"content":{"rendered":"<p>Ultimamente, saranno i tempi particolarmente patriottici che corrono, si fa un gran parlare di \u201ccose all\u2019italiana\u201d. La commedia, la pizza, i fascismi, ah da quando Baggio non gioca pi\u00f9 e molto spesso pure di horror all\u2019italiana. \u00c8 diventata un\u2019etichetta un po\u2019 paracula che funziona tipo assicurazione sulla vita: se ti viene bene, hai creato la versione nostrana; se ti viene cos\u00ec cos\u00ec, pazienza, era \u201call\u2019italiana\u201d, cosa pretendevi? \u00c8 un modo elegante per dire che stiamo facendo un genere che non ci appartiene ma ci proviamo lo stesso, declinandolo alla maniera locale: un po\u2019 di seriet\u00e0 drammatica, un po\u2019 di intensit\u00e0 autoriale, e qualche spruzzata di sangue per far sembrare che il cinema italiano non si pone limiti e che i Grandi Maestri dell\u2019horror vivono ancora nei nostri cuori. La valle dei sorrisi, nuovo film di Paolo Strippoli, rientra in questa categoria: un lavoro ambizioso, con idee potenti e suggestioni interessanti, che per\u00f2 porta addosso anche i limiti del suo approccio. In due righe se avete fretta (ma chi arriva in fondo alla recensione vince un \u201cbravo\u201d): bello, ma ogni tanto inciampa e si sente che ancora non abbiamo del tutto fatto pace con l\u2019idea che l\u2019horror possa essere una cosa \u201cnostra\u201d senza bisogno di giustificazioni. SIGLA!<\/p>\n<p>Siamo a Remis, cittadina alpina immaginaria che vive col fantasma di un disastro ferroviario. L\u00ec tutti sorridono e sembrano felici ma proprio felici in modo assurdo, che ti chiedi proprio \u201cMa che cazzo c\u2019hai da ridere che vivi a 4 ore dalla civilt\u00e0?\u201d, ma solo perch\u00e9 un ragazzo, Matteo (Giulio Pranno), ha il potere di assorbire il dolore degli altri \u2013 senza che nessuno per\u00f2 legga la scritta in piccolo sul libretto di istruzioni soprannaturale del ragazzo. Qui arriva Sergio (Michele Riondino), insegnante di educazione fisica ed ex quasi campione di judo ma soprattutto uomo divorato dai sensi di colpa per un oscuro e bruttissimo passato familiare, che pensa di dover stare in paese solo per una supplenza di tre mesi e si ritrova invece dentro un rituale comunitario che d\u00e0 un senso tutto nuovo all\u2019idea di terapia di gruppo. Per farla breve, anche lui si ritrova ad abbracciare Matteo, il dolore sparisce ma nasce presto il dubbio che dietro quel paese di abbracciatori ci siano un po\u2019 di questioni irrisolte e che sarebbe il caso che i servizi sociali venissero a fare un giro a casa dell\u2019Angelo di Remis.<\/p>\n<p>L\u2019ambientazione fa o dovrebbe fare met\u00e0 del lavoro: Remis non esiste, ma coi suoi paesaggi da cartolina frutto di un mix di varie localit\u00e0 del Friuli-Venezia Giulia (Tarvisio, Sappada, Pontebba e Malborghetto, sembrano nomi tirati fuori da Nico il Sardo di Aldo, Giovanni e Giacomo e invece no, esistono proprio) \u00e8 probabilmente la cosa pi\u00f9 vicina che possiamo avere a Midsommar senza andare in Svezia. Montagne splendide, prati sconfinati, aria pura\u2026 ma vai a sapere se ti accolgono con una fetta di gubana o se ti appendono a testa in gi\u00f9 per offrirti agli d\u00e8i pagani. Insomma, il classico rischio di quando si va in Friuli, no? (E la gag regionale l\u2019abbiamo fatta). Remis per\u00f2 non \u00e8 solo il nostro Midsommar, perch\u00e9 il primo strato di metaforona steso da Strippoli \u00e8 rendere la cittadina la caricatura di una societ\u00e0 che preferisce sorridere a comando e scaricare il dolore su qualcun altro piuttosto che guardarselo in faccia. L\u2019anestetizzazione come rituale collettivo: un dispositivo tanto rassicurante quanto mostruoso, che ovviamente non funziona mai davvero. E in pi\u00f9 c\u2019\u00e8 pure il potere di Matteo, che ha dietro delle evidenti ispirazione Kinghiane e prende dritto dal John Coffey de Il miglio verde. C\u2019\u00e8 un po\u2019 di tutto, insomma, un miscuglio di influenze che Strippoli prova a combinare in un folk horror che qua e l\u00e0 va a braccetto con una riflessione sul dolore grande come il campanile sommerso di Curon (che \u00e8 in Trentino, lo so, Fabrizio non serve che ti agiti).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-81022\" class=\"wp-image-81022 size-large\" src=\"https:\/\/www.i400calci.com\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/valle-dei-sorrisi-2-710x473.webp\" alt=\"la valle dei sorrisi\" width=\"710\" height=\"473\" data-wp-pid=\"81022\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-81022\" class=\"wp-caption-text\">\u201cQuesto \u00e8 il pi\u00f9 strano cosplay free hug che abbia mai visto\u2026\u201d<\/p>\n<p>Torna utile a questo punto guardare agli altri film di Strippoli, per capire a che punto della sua maturazione \u00e8 arrivato. Con <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2021\/07\/ho-visto-la-madonna-la-recensione-di-a-classic-horror-story\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">A Classic Horror Story<\/a> (diretto con De Feo), aveva gi\u00e0 mostrato una certa furbizia metatestuale: un horror elegante, ben confezionato, che per\u00f2 si fermava al gioco di rimandi senza davvero incidere sotto la pelle. Con <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2022\/11\/dal-capolinea-della-a24-piove\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Piove<\/a>, ecco invece un dramma con buone idee visive, ma un ritmo opprimente che lasciava spesso la sensazione di fatica. La valle dei sorrisi sembra mettere insieme questi due percorsi: c\u2019\u00e8 la voglia di usare l\u2019horror come allegoria sociale (il dolore che diventa rito collettivo), c\u2019\u00e8 la cura formale che ormai \u00e8 marchio di fabbrica, ma non manca lo stesso rischio di perdersi fra le ambizioni e non affondare mai del tutto il colpo. \u00c8 un film che prova a non disunirsi, per dirla alla Sorrentino, ma che a volte sembra pi\u00f9 un collage di influenze che un\u2019opera con una voce precisa.<\/p>\n<p>Paolo Strippoli \u00e8 uno di quegli autori italiani da preservare come i panda del WWF, su questo nessun dubbio. Non perch\u00e9 sia raro in s\u00e9 o non si riproduca perch\u00e9 troppo impegnato a mangiare bamb\u00f9 (questo non lo sappiamo e comunque chi saremmo noi per giudicare?) ma perch\u00e9 di registi italiani che provano a sporcarsi le mani con l\u2019horror senza vergognarsene non ce ne sono tanti. Ancora meno quello che provano a farlo rinunciando a qualsiasi pretesa commerciale o ingabbiamento drammatico \u2013 <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2020\/10\/il-legame-recensione-riccardo-scamarcio-mia-maestro\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">De Feudis<\/a>? <a href=\"https:\/\/www.i400calci.com\/2010\/05\/shadow-entusiasta-vs-scettico\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Zampaglione<\/a>? Boh, pochissimi comunque. Forse il paragone pi\u00f9 calzante per parlare del cinema di Strippoli in questo momento e con i dovuti distinguo \u00e8 quello con Pietro Castellitto. Prima che mi venga a menare, spiego: sono entrambi della stessa generazione, cresciuti a pane, film e streaming; hanno entrambi un occhio allenatissimo, sanno come funziona la grammatica cinematografica; hanno a disposizione mezzi tecnici che vent\u2019anni fa ti sognavi e che oggi compri su Amazon, tipo che con meno del costo di un monolocale a Lucca durante il Comics &amp; Games ti fai su un service dignitoso. Per\u00f2, un po\u2019 come Castellitto, Strippoli sembra avere ancora poco di suo da dire: le influenze le riconosci tutte, il talento visivo c\u2019\u00e8, ma la voce personale \u00e8 ancora in incubazione. \u00c8 normale: non ci si aspetta che a trent\u2019anni si possa avere gi\u00e0 la visione del mondo di un Paul Thomas Anderson, di un Martin Scorsese o di un Clint Eastwood. Serve tempo, servono esperienze e serve che queste stesse esperienze vengano messe alla prova per non restare solo intuizioni esistenziali sparse qua e l\u00e0. Intanto, il suo spazio se l\u2019\u00e8 trovato ed \u00e8 una buonissima cosa che ci sia qualcuno disposto a darglielo, dove pu\u00f2 far convivere rituali pagani e \u201cdrammi da tinello\u201d senza sentirsi limitato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-81023\" class=\"wp-image-81023 size-large\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/valle-dei-sorrisi-710x366.webp.webp\" alt=\"la valle dei sorrisi\" width=\"710\" height=\"366\" data-wp-pid=\"81023\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-81023\" class=\"wp-caption-text\">Il tipico ingresso di casa di una 80enne della Val Resia<\/p>\n<p>Ci sono parecchi pregi, in questo La valle dei sorrisi. L\u2019idea del dolore come \u201cbene\u201d trasferibile e condivisibile \u00e8 forte, e rende bene l\u2019immagine di una comunit\u00e0 che preferisce sgravarsi dei traumi piuttosto che affrontarli. L\u2019ambientazione di Remis \u00e8 suggestiva, la fotografia e il sonoro sanno costruire inquietudine, e certe sequenze hanno una potenza visiva che mette Strippoli un passo avanti rispetto a tanti suoi colleghi anche quando fa cose assolutamente classiche per un horror \u2013 come i jump scare: non ce ne sono molti qui ma uno \u00e8 particolarmente girato bene e funziona anche alla seconda visione. Per\u00f2, e qui arriva il rovescio della medaglia, si incarta spesso: il finale sembra non sapere dove andare, non perch\u00e9 si affolla di troppi sotto-finali o linee lasciate in sospeso, ma perch\u00e9 sembra semplicemente abbandonarsi a se stesso, preferendo un anti-climax ad un colpo ad effetto pi\u00f9 risolutorio. Il personaggio di Romana Maggiora Vergano, la barista locale che introduce Sergio all\u2019Angelo di Remis e diventa poi anche il suo interesse amoroso, \u00e8 al massimo \u2013 per usare un termine bruttino \u2013 funzionale ma sprecato e senza un vero arco. Le suggestioni folk ci sono, ma restano accennate, senza il coraggio di scavare fino in fondo nella tradizione o nel perturbante. Se non fosse per una singola scena in cui dei piccoli ma carataristici (cit.) vecchietti di paese chiamano \u201cforesto\u201d il Riondino, potremmo essere tra le Alpi come in centro a Cremona o gi\u00f9 di l\u00ec.<\/p>\n<p>Tirando le somme:\u00a0A Classic Horror Story era furbo, Piove era cupo, La valle dei sorrisi \u00e8 ambizioso. In tutti e tre i casi si riconosce il talento, ma manca ancora il film che spacchi davvero. L\u2019horror \u201call\u2019italiana\u201d pu\u00f2 essere la sua nicchia naturale, a met\u00e0 tra drammoni esistenziali e inquietudini soprannaturali, una sorta di risposta tutta nostra alla china che globale che il genere sembra aver preso grazie al successo della A24, ma per diventare qualcosa di pi\u00f9 serve un salto: smettere di giocare con i riferimenti e osare di pi\u00f9 con l\u2019identit\u00e0. Questo film, per ora, \u00e8 un sorriso a denti stretti (e sul gong abbiamo anche la gag odontoiatrica, fiuuu).<\/p>\n<p>Poster quote:<\/p>\n<blockquote>\n<p>\u201cL\u2019horror italiano consigliato da 9 dentisti su 10\u201d <br \/>Lou Ferragni, i400Calci.com<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>&gt;&gt;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imdb.com\/title\/tt33382323\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">IMDb<\/a>\u00a0|\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=lv9zqWPBnuA\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Trailer<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ultimamente, saranno i tempi particolarmente patriottici che corrono, si fa un gran parlare di \u201ccose all\u2019italiana\u201d. 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