{"id":123605,"date":"2025-09-22T12:26:11","date_gmt":"2025-09-22T12:26:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123605\/"},"modified":"2025-09-22T12:26:11","modified_gmt":"2025-09-22T12:26:11","slug":"salvate-i-pirati-della-motogp-su-liberty-media-pavese-il-futuro-del-motomondiale-e-la-stessa-medicina-per-ogni-malato-mow","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123605\/","title":{"rendered":"Salvate i pirati della MotoGP! Su Liberty Media, Pavese, il futuro del Motomondiale e la stessa medicina per ogni &#8220;malato&#8221; &#8211; MOW"},"content":{"rendered":"<p>\n        Un episodio nella sala stampa di Misano e tutti i &#8220;piccoli&#8221; cambiamenti che anticipano l&#8217;odore della ricetta che Liberty Media sta preparando per la nuova MotoGP. Il profumo, per adesso, non \u00e8 di quelli invitanti e il perch\u00e8 \u00e8 scritto nella storia di uno sport che \u00e8 fatto di distacchi, non di distanze&#8230;\n    <\/p>\n<p>Fabio Di Giannantonio che arriva in sala stampa praticamente per ultimo, dopo una giornata di test, con l\u2019aria sbragata tipica del romanaccio e pure una palese voglia di farsi due chiacchiere dopo una giornata passata a sentire il suono della Desmosedici e le voci (sempre serissime) degli ingegneri della sua squadra e di Ducati. Le solite domande di rito, le solite risposte e, poi, l\u2019insolito fuori programma: il Diggia che si mette a scherzare con un giornalista prima e poi con tutti. Come al bar, insomma, a distanze totalmente annullate e battute magari anche malignette, ma di quelle che non feriscono nessuno. Perch\u00e9 il contesto \u00e8 quello tipico delle corse in moto e dei contenuti che possono venire fuori tra chi vive raccontando e chi, invece, vive mettendo sul piatto la pelle in nome di una grande passione. E\u2019 successo luned\u00ec scorso, a Misano, dentro una sala stampa che sovrastava un paddock che proprio in quel fine settimana s\u2019era presentato diverso. Con camion di servizio e hospitality di fronte, squadra per squadra, per evitare che i piloti andassero troppo in giro in mezzo alla gente e la Moto2 e la Moto3 relegate da una parte come si faceva qualche secolo fa con gli appestati. Stride? S\u00ec, stride e anche di brutto. Eppure \u00e8 in questa direzione che la MotoGP della nuova era Liberty Media sta cambiando, con chi tira i fili che sembra voler ignorare anche oltre l\u2019evidenza che i piloti di moto da corsa non c\u2019entrano niente di niente con quelli della Formula1. Sono pi\u00f9 vicini per natura. Per estrazione. Per carattere. E di fare gli idoli messi lass\u00f9 non ci pensano neanche da lontano, sia che si chiamino Fabio Di Giannantonio o anche Marc Marquez.<\/p>\n<p>Tutto questo per dire cosa? Per dire, semplicemente, che ok che il futuro fa sempre un po\u2019 paura, ma l\u2019odore che si comincia a sentire della nuova MotoGP cucinata da Liberty Media \u00e8 per nulla invitante. Perch\u00e9 non tiene conto, appunto, del fatto che le corse le fanno i piloti e che persino i piloti sono essere umani troppo diversi da loro. Soprattutto tra motorsport e motorsport. S\u00ec, la MotoGP ha bisogno di maggiore visibilit\u00e0, ma pensare di curare due malati con la stessa medicina, senza una accurata diagnosi, rischia di salvarne uno e mandarne al Creatore un altro.<\/p>\n<p>Liberty Media, sia inteso, ha tutto il diritto \u2013 e sicuramente anche il dovere \u2013 di modernizzare, di rendere la MotoGP pi\u00f9 attrattiva. Pi\u00f9 mediatica. Pi\u00f9 presente. Ma senza stuprarla nella sua natura. Senza togliere la polvere, la morca dalle mani di piloti che sono l\u2019evoluzione di ragazzini smanettoni, il sudore, l\u2019adrenalina. Senza costruirgli intorno un muro di distanza che renderebbe questo sport freddo. Inaccessibile. Sterile come \u00e8 sterile, sul piano umano e delle storie, la Formula1. Come insegnava Cesare Pavese, \u201cci\u00f2 che l\u2019uomo cerca negli effetti artistici, come nei sogni, \u00e8 il riconoscimento del proprio destino\u201d. Ecco, la MotoGP \u00e8 riconoscimento. \u00c8 sogno di gente normale che sembra possibile pure per chi normale non \u00e8. \u00c8 un mondo che, per\u00f2, per sopravvivere nella sua stessa sostanza ha bisogno di non smettere di essere vero. Rendere il Motomondiale un circo elitaristicamente esclusivo, fatto solo di luci, Netflix e hospitality inavvicinabili, sarebbe come chiudere la porta in faccia a un mare di storie fatte di padri coi furgoni, figli coi sogni e fatiche fatte a volte pure di espedienti. E spegnere la fiamma di uno sport che, per sua natura, corre con il cuore. I muscoli. I nervi. Prima che con i numeri dei cronometri.<\/p>\n<p>S\u00ec, Liberty Media ha rivoluzionato la Formula 1 trasformandola in un fenomeno globale, patinato, spettacolare, a tratti cinematografico. Un successo innegabile, certo, ma adesso che lo stesso gruppo ha messo le mani sulla MotoGP, la domanda \u00e8 una sola: \u00e8 davvero la stessa terapia che serve anche a questo malato? Il rischio, enorme, \u00e8 quello di voler curare con lo stesso farmaco due patologie completamente diverse, con la presunzione di non aver bisogno di alcuna diagnosi prima. L\u2019errore pi\u00f9 grande che si possa fare \u2013 nel motorsport come nella vita \u2013 \u00e8 pensare che una sola cura funzioni per tutti. In medicina, lo sanno bene, tutto parte dalla diagnosi: non puoi trattare un\u2019influenza come fosse una polmonite, n\u00e9 una frattura come fosse una slogatura. E allora prima di \u201ccurare\u201d la MotoGP, occorre capirla. Diagnosticarla. Studiarla. Analizzarne l\u2019anima. E quell\u2019anima, a differenza di quella della moderna Formula un volto pi\u00f9 umano. Pi\u00f9 reale.1, ha<\/p>\n<p>La vera differenza tra i due mondi non \u00e8 nella tecnologia, nei circuiti o nei numeri degli spettatori. \u00c8 nei piloti. Oggi in Formula 1 i protagonisti sono ragazzi cresciuti in accademie super strutturate, figli di famiglie molto ricche, managerizzate da quando avevano sei anni. Bambini programmati per vincere. Allenati. Curati. Protetti. Spinti da un ecosistema sociale che li ha proiettati verso l\u2019\u00e9lite. Non c\u2019\u00e8 nulla di sbagliato, sia chiaro. Ma \u00e8 un altro pianeta. Il pilota di Formula 1 8OVVIAMENTE DELLA Formula1 moderna e non di quella di una volta) \u00e8 distante per nascita. Per cultura. Per storia personale. Vive in una bolla da sempre, parla una lingua sociale diversa.<\/p>\n<p>Il pilota di MotoGP, invece, \u00e8 un\u2019altra cosa. Viene spesso da famiglie normali, che hanno fatto sacrifici per comprare la prima minimoto, per viaggiare con un furgone vecchio verso qualche pista sperduta. E\u2019 storia di padri che racimolavano carburatori e gomme solo perch\u00e9 vedevano quanto forte fosse il sogno negli occhi dei loro figli. E\u2019 storia di mamme che si organizzavano per essere coccle e chiavi inglesi, piatti pronti da buttare sul camper e condividerle su una tavolata grande dove nessuno era pi\u00f9 avversario di nessuno, ma si era solo genitori di ragazzini col sogno matto di correre in moto. S\u00ec, il pilota di MotoGP, anche quello di adesso e a parte qualche rara storia differente, ha imparato presto la fatica. La paura. Il rischio. Non ha studiato in college per futuri campioni inavvicinabili, ma in scuole normali, da cui assentarsi il gioved\u00ec e in cui tornare il lunedi con il solito insegnante che se ne frega di quanto vai forte e, piuttosto, ti insulta per quanto sei somaro.<\/p>\n<p>Il pilota di MotoGP, anche di questa moderna MotoGP, \u00e8 un ragazzino che \u00e8 cresciuto sognando, ma con le ginocchia sbucciate dietro le tutine rovinate e comprate usate, il cuore profumato di benzina e lo sguardo paraculo di chi allo sguardo che si abbassa preferir\u00e0 sempre un anteriore che si alza. Il pilota di MotoGP \u00e8 ancora uno di noi. Che arriva in sala stampa e si mette l\u00ec a cazzeggiare con quello del Corriere di Romagna, dicendosele pure, se serve, ma mettendo in chiaro sin da subito che sul piedistallo non ci vuole stare nessuno. S\u00ec, la MotoGP \u00e8 ancora un mondo di gente forse un po\u2019 matto. Forse incosciente. Forse pi\u00f9 pronta all\u2019espediente che alle programmazioni, ma che ha comunque una gran fame di arrivare. E\u2019 tutto meravigliosamente pi\u00f9 vero. Con il pilota di MotoGP che \u00e8, di fatto, il fratello maggiore che prende la strada pi\u00f9 pericolosa per dimostrare che si pu\u00f2 arrivare in alto anche partendo da un ISEE triste. In fondo, il pilota di moto non si \u00e8 mai allontanato dal pubblico. Neanche quando attraversa come un missile il paddock sopra a improponibili scooter elettrici, rischiando di investire chiunque, ma senza investire nessuno. Non \u00e8 mai diventato un personaggio da copertina patinata, ma \u00e8 rimasto un guasconaccio che ha capito quanto lavoro bisogna mettere sopra, sotto, dentro e intorno al talento. Con gli occhi pieni di fame e la voce generosa di emozioni e strafaclioni.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo che trasformare la MotoGP in una nuova Formula 1 sarebbe un peccato mortale. L\u2019\u00e9lite funziona per la F1, che da sempre, o di sicuro nell\u2019ultimo paio di decenni, \u00e8 stata un club ristretto. Esclusivo. Aristocratico. Ma la MotoGP ha sempre avuto un DNA popolare. Rude. Diretto. Il pubblico ama i suoi piloti perch\u00e9 li sente vicini, perch\u00e9 li riconosce. Perch\u00e9 si mettono seduti in sala stampa e, dopo le cose serie, si prendono pure il tempo per dire le cazzate. Perch\u00e9 le loro storie assomigliano a quelle della gente vera. Se li trasformi in star irraggiungibili, li perdi. E, insieme a loro, perdi anche il senso stesso di questo sport.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un episodio nella sala stampa di Misano e tutti i &#8220;piccoli&#8221; cambiamenti che anticipano l&#8217;odore della ricetta che&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":123606,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1455],"tags":[23264,6599,1932,43766,21322,2715,10609,1102,83006,298,1537,90,89,1793,1783,1806,1784,83005,5389,27213,245,244,5908,2392,83007,83004],"class_list":{"0":"post-123605","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-moto","8":"tag-balaton-park","9":"tag-bmw","10":"tag-classifica","11":"tag-classifica-piloti","12":"tag-classifiche","13":"tag-commenti","14":"tag-dakar","15":"tag-dichiarazioni","16":"tag-horrific-video","17":"tag-incidente","18":"tag-it","19":"tag-italia","20":"tag-italy","21":"tag-mercato-piloti","22":"tag-moto","23":"tag-motomondiale","24":"tag-motorcycle","25":"tag-piloti-infortunati","26":"tag-risultati","27":"tag-shock","28":"tag-sport","29":"tag-sports","30":"tag-superbike","31":"tag-video","32":"tag-video-crash","33":"tag-video-shock"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/123605","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=123605"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/123605\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/123606"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=123605"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=123605"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=123605"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}