{"id":12381,"date":"2025-07-27T19:10:09","date_gmt":"2025-07-27T19:10:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/12381\/"},"modified":"2025-07-27T19:10:09","modified_gmt":"2025-07-27T19:10:09","slug":"fuoco-di-s-antonio-infarto-e-ictus-un-legame-pericoloso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/12381\/","title":{"rendered":"Fuoco di S.Antonio, infarto e ictus: un legame pericoloso"},"content":{"rendered":"<p class=\"wp-block-post-excerpt__excerpt\">L\u2019herpes zoster, o fuoco di S.Antonio aumenta significativamente il rischio di infarto e ictus, soprattutto nelle settimane successive all\u2019infezione. Lo mette in luce uno studio internazionale. <\/p>\n<p>All\u2019inizio sembra soltanto un\u2019eruzione fastidiosa, che si confonde facilmente con una scottatura solare o con un eritema, magari dovuto a un\u2019allergia alimentare. Ma poi le cose cambiano: diventa <strong>un dolore che brucia lungo il torace o il volto<\/strong>, o le gambe, seguito da vescicole e arrossamenti che richiamano una malattia infantile mai davvero scomparsa: la varicella. Eppure, <strong>l\u2019herpes zoster \u2013 noto anche come \u201cfuoco di Sant\u2019Antonio\u201d<\/strong> \u2013 \u00e8 molto pi\u00f9 di una ricaduta virologica dell\u2019infanzia. Studi clinici condotti negli ultimi anni stanno rivelando un legame preoccupante tra questa infezione virale e una delle principali cause di morte nel mondo, e cio\u00e8 <a href=\"https:\/\/www.panorama.it\/lifestyle\/salute\/vaccino-anti-infarto#google_vignette\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><strong>l\u2019infarto del miocardio<\/strong><\/a>. Non si tratta solo di una correlazione occasionale. I dati parlano di <strong>un rischio aumentato in modo significativo<\/strong> nei giorni e nelle settimane che seguono la comparsa del virus, e a subire le conseguenze pi\u00f9 gravi sono proprio cuore e cervello. La possibilit\u00e0 di un infarto acuto o di un ictus cerebrale, dopo un episodio di herpes zoster, <strong>pu\u00f2 crescere in maniera esponenziale,<\/strong> trasformando una malattia comunemente considerata fastidiosa, ma benigna, in un vero allarme per la salute pubblica.<\/p>\n<p>A dimostrarlo \u00e8 un importante studio epidemiologico condotto da un gruppo di ricerca statunitense guidato da scienziati del <strong>Brigham and Women\u2019s Hospital, in collaborazione con la\u00a0Harvard Medical School\u00a0e il\u00a0Dipartimento di Ricerca dell\u2019Olmsted Medical Center<\/strong>. I risultati non lasciano spazio a dubbi: chi contrae l\u2019herpes zoster ha un rischio sensibilmente aumentato di incorrere in infarto o ictus nei mesi successivi all\u2019infezione. Un\u2019associazione che emerge con forza anche in assenza di precedenti problemi cardiovascolari. Lo studio, coordinato dalla <strong>professoressa Sharon G. Curhan,<\/strong> docente presso il Dipartimento di Medicina dell\u2019ospedale universitario del Massachusetts, si \u00e8 basato sull\u2019analisi di tre grandi coorti epidemiologiche: il\u00a0Nurses\u2019 Health Study, il\u00a0Nurses\u2019 Health Study II\u00a0e l\u2019Health Professionals Follow-Up Study. In totale, sono stati analizzati i dati di <strong>oltre 200 mila uomini e donne<\/strong>, accuratamente selezionati per non avere una storia clinica di ictus o malattia coronarica all\u2019ingresso nello studio. Il periodo di osservazione \u00e8 stato lungo: i partecipanti sono stati seguiti per un massimo di 16 anni attraverso questionari biennali, convalidati tramite la revisione delle cartelle cliniche.<\/p>\n<p>L\u2019analisi ha evidenziato un dato allarmante: l\u2019infezione da herpes zoster si associa a un rischio pi\u00f9 elevato di sviluppare eventi cardiovascolari maggiori, come i<strong>nfarto del miocardio e ictus cerebrale<\/strong>. In particolare, il rischio risulta pi\u00f9 marcato nel primo anno successivo all\u2019episodio infettivo, ma rimane pi\u00f9 alto della media anche negli anni seguenti. La relazione, secondo i ricercatori, appare solida anche dopo aver corretto numerosi fattori di rischio come fumo, ipertensione, diabete, indice di massa corporea e abitudini di vita. I risultati sono stati pubblicati sul <strong>Journal of the American Heart Association <\/strong>e confermano quanto gi\u00e0 emerso da studi precedenti, ma con una forza statistica e una metodologia finora inedite.\u00a0<\/p>\n<p>Gi\u00e0 diversi anni addietro, in una vasta analisi pubblicata su \u00a0<strong>PLOS Medicine<\/strong> si era osservato che il rischio di infarto miocardico <strong>aumentava fino al 68% nella prima settimana dopo la comparsa dei sintomi dello zoster<\/strong>. Un altro studio, condotto su oltre <strong>due milioni di pazienti americani over 50<\/strong>, aveva confermato che il pericolo cardiovascolare resta significativamente pi\u00f9 alto nei trenta giorni successivi alla diagnosi di herpes zoster. Questo anche perch\u00e9 il virus varicella-zoster, una volta riattivato, non si limita ad aggredire le terminazioni nervose, ma innesca anche una <strong>tempesta infiammatoria che pu\u00f2 coinvolgere anche il sistema vascolare.<\/strong> Le arterie, soprattutto quelle gi\u00e0 rese maggiormente fragili da placche aterosclerotiche, diventano bersagli vulnerabili. Il virus \u00e8 in grado di penetrare le pareti vascolari, di provocare una <strong>vasculite infettiva<\/strong> e di destabilizzare l\u2019equilibrio emodinamico del paziente. Attenzione: il rischio non \u00e8 limitato ai pazienti anziani o con comorbidit\u00e0 evidenti: anche persone apparentemente sane, ma mai vaccinate o mai esposte in modo significativo al virus, possono subire le conseguenze dell\u2019infezione riattivata. L\u2019effetto \u00e8 amplificato nei <strong>soggetti immunocompromessi<\/strong>, nei diabetici e nei pazienti con pregressi problemi cardiaci, ma nessuna categoria sembra del tutto esclusa dal pericolo. Le implicazioni di questi dati sono profonde. Innanzitutto, ci obbligano a riconsiderare il modo in cui l\u2019herpes zoster viene percepito nella pratica clinica, e cio\u00e8 non pi\u00f9 un semplice disturbo dermatologico, ma <strong>una condizione sistemica che merita attenzione anche in ottica cardiologica<\/strong>. E in questo contesto, <strong>la vaccinazione assume un ruolo centrale.<\/strong> I vaccini disponibili \u2013 in particolare i ricombinanti raccomandati in molti Paesi per gli over 50, in Italia sono offerti gratuitamente sopra i 65 anni e per tutti gli over 18 se affetti da condizioni di rischio elevato come malattie oncologiche o immuno-depressione \u2013 non solo riducono drasticamente l\u2019incidenza dell\u2019herpes zoster, ma potrebbero contribuire a prevenire eventi cardiovascolari gravi associati alla riattivazione virale. E questo, in termini di salute pubblica, pu\u00f2 davvero fare la differenza. Nel nostro Paese il vaccino utilizzato \u00e8 quello ricombinante adiuvato, che non contiene virus vivo attenuato, ed \u00e8 somministrato in due dosi a distanza di due-sei mesi. Ha un\u2019<strong>efficacia superiore al 90 per cento <\/strong>nella prevenzione dell\u2019Herpes Zoster e delle sue complicanze, in particolare la nevralgia post-erpetica, e mantiene una protezione elevata per almeno dieci anni: in Italia, si calcola che negli ultimi due anni si siano verificati pi\u00f9 di 300.000 casi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019herpes zoster, o fuoco di S.Antonio aumenta significativamente il rischio di infarto e ictus, soprattutto nelle settimane successive&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":12382,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[175],"tags":[239,15684,4282,9533,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-12381","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute","8":"tag-health","9":"tag-herpes-zoster","10":"tag-ictus","11":"tag-infarto","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12381","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12381"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12381\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/12382"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}