{"id":123952,"date":"2025-09-22T16:08:24","date_gmt":"2025-09-22T16:08:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123952\/"},"modified":"2025-09-22T16:08:24","modified_gmt":"2025-09-22T16:08:24","slug":"inglin-il-matriarcato-al-grand-hotel-excelsior","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/123952\/","title":{"rendered":"Inglin, il matriarcato al Grand Hotel Excelsior"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 semplice comprendere questo singolare romanzo dello scrittore svizzero Meinrad Inglin, nato a Schwyz nel 1893, dove pure mor\u00ec nel 1971, uno dei cantoni \u2018interni\u2019, fondatori nel medio evo della Svizzera, quella \u2018deep\u2019, fiera di Guglielmo Tell, che giustizia il malvagio balivo, quella dell\u2019impenetrabile dialetto schwyzert\u00fctsch, del cioccolato, orologi, sci e conti in banca. Mi sono avvicinato al romanzo, ricordandomi di un episodio quando lavoravo a Zurigo ed ero molto amico di Walther S., funzionario di una grande banca elvetica, anche lui giovane, ma gi\u00e0 esperto dei flussi della finanza internazionale. Qualche volta andavo a trovarlo nel suo ufficio nella centralissima Bahnhofstrasse. Un pomeriggio di venerd\u00ec, mi propose di accompagnarlo alla sua H\u00fctte, al suo casolare assai rustico. Un po\u2019 pi\u00f9 di un\u2019ora dalla citt\u00e0. Arrivammo: era una piccola casa in legno, poco pi\u00f9 di una capanna, senza acqua corrente, senza luce; attaccata alla parte esterna vista lago, c\u2019era una panca. Mi disse: qui il contadino e sua moglie si sedevano e guardavano il sole al tramonto sul lago. Anche lui si sedette e aspettammo in silenzio il tramonto. Ecco il \u2018set\u2019 del romanzo: <a href=\"https:\/\/www.tarara.it\/prodotto\/grand-hotel-excelsior\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Grand Hotel Excelsior<\/a>, edito dall\u2019intrepida Tarar\u00e0 di Verbania, nella traduzione, come sempre irreprensibile, di Paolo Scotini, con un\u2019indispensabile introduzione di Fabio Pusterla.<\/p>\n<p>Il titolo di questo romanzo del 1928 rievoca subito il film Grand Budapest Hotel di Wes Andersen del 2013, che per\u00f2 si richiama espressamente a Stefan Zweig e al suo Mondo di ieri. L\u2019altro grande riferimento, pi\u00f9 pertinente, \u00e8 La Montagna Incantata di Mann con il sanatorio-hotel Berghof di Davos. Cos\u00ec siamo in Svizzera e gi\u00e0 pi\u00f9 vicini a Inglin. Il Grand Hotel Excelsior nasce dalla trasformazione di un pi\u00f9 modesto Sanatorio Sigwart in riva al lago \u2013 uno dei tanti laghi del cantone Schwyz \u2013 fondato da Peter Sigwart con la cui morte si apre il racconto che immediatamente mette in scena il contrasto tra la mentalit\u00e0 del patriarca, che aveva pur fondato l\u2019albergo, solido, senza eccessive pretese, sostenuto dalla fattoria della famiglia ancora dedita all\u2019agricoltura e all\u2019allevamento, e quella del figlio Eugen, l\u2019imprenditore. Lo scontro si acuisce tra i due fratelli Sigwart: Eugen, l\u2019uomo d\u2019azione, e Peter, il dubbioso, critico del progresso, della societ\u00e0 consumistica contrapposta alla sobriet\u00e0 contadina. In una scena centrale del racconto Peter convince un contadino a seguirlo, nei suoi abiti primitivi, prima nelle cucine e poi nelle sale di rappresentanza del hotel, producendo un silenzioso sconcerto dei cuochi, camerieri e poi degli ospiti illustri e cosmopoliti dell\u2019albergo.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"451e6e63-eea8-424e-90d7-3a8f66ede01f\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1e639c62-05f8-4cf4-b88b-55bc452e22a4-scaled_0.jpeg\" width=\"780\" height=\"1227\" alt=\"j\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Nel romanzo si aggira ancora invisibile lo spettro Urgal. Era l\u2019arcaico genius loci \u00abquando in questi pascoli e colline, in questi boschi e sulla riva del lago regnava ancora una grande pace, questa era la patria di uno spirito [\u2026] era dappertutto: nei cespugli lungo la riva, nelle alture laggi\u00f9, su questi pascoli e nei boschi. Tutte le persone del luogo ne percepivano la presenza, alcuni, ovvio, solo in maniera vaga e confusa, altri con maggiore chiarezza.\u00bb Poteva apparire nei sembianti di un contadino o di un pescatore e perfino di un animale. Le voci del bosco erano le sue voci. Siamo in pieno animismo atavico che s\u2019intreccia nella trama della societ\u00e0 pi\u00f9 spregiudicata, smaliziata e superficialmente furba e navigata, ma essenzialmente al limite della dissoluzione interiore: l\u2019angoscia esistenziale viene esorcizzata dalla civilt\u00e0 delle buone maniere, dalla cultura della raffinatezza e dell\u2019eleganza, dalle relazioni di un forbito cosmopolitismo; questo s\u00ec che richiama l\u2019ambientazione del Berghof manniano. Ma la societ\u00e0 del Grand Hotel rappresentata da Inglin in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 corrosa dall\u2019irreparabile perdita dei valori tradizionali, gettata nel baratro del nichilismo, come registra un attento osservatore, Peter, il fratello filosofo, che percepisce la decadenza del tempo: \u00abA volte dietro all\u2019albergo, sul limitare del bosco, nell\u2019ora del crepuscolo siede un uomo intento a riflettere appassionatamente su questa vita, la vita della sua epoca, che egli vede rifulgere di fronte a s\u00e9 nel Grande Hotel Excelsior. [\u2026] \u00c8 una vita senza dio, senza spirito, senza coscienza e senza amore. [\u2026] \u201cSi dovrebbe sollecitare il destino che ancora esita, e chiamarlo all\u2019azione\u201d, pensa. \u201cQualcosa di incredibilmente grandioso dovrebbe accadere, una buona volta\u2026\u201d\u00bb. E qualcosa d\u2019irreparabile, infatti, accade nella straordinaria, epica narrazione dell\u2019incendio del Grand Hotel distrutto in una notte da sabba in cui si rivelano le verit\u00e0 dei personaggi: generosi, nobili, abietti, astuti, ladri e altruisti, spietati ed egoisti, coraggiosi e vigliacchi, mentre tutto brucia.\u00a0<\/p>\n<p>Un fuoco per alcuni esperimentato come una rigenerazione mistica, per altri come una rovina, per Eugen come la possibilit\u00e0 di una rifondazione, ma ancora pi\u00f9 in grande, di un albergo sui modelli di quelli americani, per Peter come l\u2019inizio di una Wanderung, di un processo di trasformazione, ormai lontano dalle dinamiche del guadagno, del successo per far \u00abritorno come il figliol prodigo ricadendo per\u00f2 non tra le braccia del padre, ma nel caos materno. [\u2026] Non si chiede pi\u00f9 quale sia lo scopo; guardando ingenuamente con occhio maturo e respirando senza limiti torna all\u2019inafferrabile intimit\u00e0 protettiva, al mistero materno da cui \u00e8 giunto\u00bb. Insomma non a caso siamo in Svizzera nella patria di Johann Jacob Bachofen che gi\u00e0 nell\u2019 Ottocento aveva intuito l\u2019origine matriarcale della civilt\u00e0 occidentale. Il Peter di Inglin (per altro anche nel nome) presenta analogie con un suo pi\u00f9 celebre predecessore, Peter Camenzind di Hermann Hesse, il personaggio pi\u00f9 \u2018svizzero\u2019 dello scrittore. E anche per Inglin il tema centrale \u00e8 quello della dissoluzione sociale della Svizzera interna, quella disperatamente fedele alle tradizioni, ormai in piena disgregazione, che divent\u00f2 successivamente la materia drammaturgica per Max Frisch e Friedrich D\u00fcrrenmatt. E anche Inglin, cos\u00ec immeritatamente poco noto, \u00e8 un autentico artista nella descrizione di luoghi, situazioni e personaggi, un grande evocatore di infiniti dialoghi, che impreziosiscono il racconto, teso e vivace, e si aprono a prospettive filosofiche, a meditazioni sostanzialmente incentrate sul tema del contrasto tra una comunit\u00e0 tradizionalista, agraria, sobria e una societ\u00e0 in preda a una mobilit\u00e0 fine a se stessa, che pur tuttavia \u00e8 pervasa da un\u2019energia che manca alla vecchia civilt\u00e0 contadina esausta, che pu\u00f2 solo vivere sulla scia di quella moderna che anima il Grande Hotel, che per Peter \u2013 il personaggio pi\u00f9 approfondito del romanzo \u2013 raffigura: \u00abuna metafora visibile di questa epoca, una sua meta inconscia, il traguardo a cui necessariamente deve giungere e concludersi il progresso occidentale\u00bb.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/12637ed2-3e79-4f98-a69e-b17707870ff6.jpeg\" data-entity-uuid=\"7ff20263-bf00-4e0b-9202-63b931451528\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1221\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Per lui il racconto assume i connotati del Bildungsroman, del \u2018romanzo di formazione\u2019, mentre Eugen, spietato, calcolatore, razionalista, \u00e8 anche un personaggio assai riuscito proprio perch\u00e9 rappresenta la dynamis inesauribile in questo inarrestabile processo della modernit\u00e0: Eugen \u00e8, infatti, mosso non tanto dalla sete di guadagno, quando dal demone del tempo, dall\u2019irrefrenabile Zeitgeist che lo costringe subito dopo il rogo a progettare in grande un altro Hotel: \u201cthe show must go on\u201d. Tra i numerosi personaggi la figura di Johanna, la sorella dei fratelli Sigwart, esprime quella natura femminile di amore disinteressato, che non ha bisogno di fughe e di volont\u00e0 di potenza entrambe espressioni maschili. Pure lei nell\u2019incendio: \u00abaveva trovato se stessa [\u2026]. Nitidamente crebbe dentro di lei la sensazione che quel mondo che stava crollando tutto attorno fosse soltanto l\u2019opera dell\u2019uomo, del genere maschile\u00bb. Qui, tutta l\u2019attualit\u00e0 della visione di Inglin.<\/p>\n<p>Di nuovo uno scrittore dei confini. Uno strano destino della letteratura tedesca: Mann era nato a Lubecca da una madre tedesco-brasiliana, Hesse da un padre baltico, e gran parte della letteratura del Novecento \u00e8 creata dalla Praga di Rilke e di Kafka e dalla Grande Vienna, da Schnitzler, Hofmannsthal fino alla Bachmann e Bernhard. Ora annoveriamo tra i pi\u00f9 vivaci scrittori di lingua tedesca anche Meinrad Inglin della Svizzera interna.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 semplice comprendere questo singolare romanzo dello scrittore svizzero Meinrad Inglin, nato a Schwyz nel 1893, dove&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":123953,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,10515,1609,83153],"class_list":{"0":"post-123952","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-letteratura","15":"tag-libri","16":"tag-meinrad-inglin"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/123952","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=123952"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/123952\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/123953"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=123952"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=123952"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=123952"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}