{"id":126421,"date":"2025-09-23T20:56:10","date_gmt":"2025-09-23T20:56:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/126421\/"},"modified":"2025-09-23T20:56:10","modified_gmt":"2025-09-23T20:56:10","slug":"guido-che-ha-fotografato-tutto-e-tutti-ora-smetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/126421\/","title":{"rendered":"Guido, che ha fotografato tutto e tutti: \u00abOra smetto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSmetto, <strong>dopo quasi 40 anni.<\/strong> E non perch\u00e9 non lavorerei\u2026 avrei ancora l\u2019agenda piena. La verit\u00e0? La fotografia era diventata un&#8217;ossessione, la mia vera malattia\u00bb. Chiedere a <strong>Guido Galleano<\/strong> di parlare di fotografia <strong>\u00e8 come chiedergli di parlare di s\u00e9 stesso: son la stessa cosa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Quel mondo, fatto di luci e ombre, se l\u2019\u00e8 cucito addosso<\/strong>. Nel bene e nel male. Uno dei fotografi pi\u00f9 storici di Mondov\u00ec ha annunciato il suo \u2013 definitivo \u2013 ritiro dal mondo degli scatti. Guido ha lavorato con tutti e su tutto: <strong>matrimoni, cataloghi, pubblicit\u00e0, fotogiornalismo, aerei, eventi. Si \u00e8 fatto persino i reportage in Afghanistan.<\/strong> Il suo studio, fra via Sant\u2019Agostino e via Piandellavalle, non riaprir\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il fotografo \u00e8 un mestiere in cui, negli ultimi anni, <strong>\u00e8 cambiato tutto: non poco, tutto.<\/strong> Pensate alla differenza che passa fra l\u2019utilizzare una macchina a rullino e poter invece avere scatti infiniti, col digitale. \u00abEra cos\u00ec \u2013 racconta Guido \u2013: avevi 15 scatti, non uno di pi\u00f9. <strong>Quindici \u201ccolpi\u201d, e dovevano andare tutti a segno.<\/strong> E quando facevo le foto ai matrimoni, dovevo contare ogni scatto e pensare: quanti ne ho ancora, nel rullino? Quante ne devo ancora fare? Ho abbastanza scatti per lo scambio degli anelli? Eccetera. <strong>Mica si pu\u00f2 chiedere al prete di fermare la messa perch\u00e9 il fotografo deve cambiare il rullino\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>E ogni foto doveva essere buona: non c\u2019era tempo di controllarla. \u00abSe l\u2019angolazione \u00e8 perfetta ma la sposa ha gli occhi chiusi, quella foto \u00e8 da buttare. <strong>Sai come fai a capire se un fotografo \u00e8 nato col digitale o se viene dal rullino?<\/strong> Il primo, dopo lo scatto, controlla il display. Noi \u201cvecchi\u201d ragioniamo ancora come una volta\u00bb.<\/p>\n<p>E cosa c\u2019era \u201cuna volta? \u00abHo cominciato da ragazzino \u2013 ci racconta, commosso \u2013. Franco Calandri mi fece vedere come si sviluppava una foto: mi port\u00f2 nella \u201ccamera oscura\u201d, prese un foglio di carta bianco, lo immerse in una bacinella con un liquido e ne venne fuori un\u2019immagine. <strong>Rimasi folgorato: non avevo mai visto una cosa del genere.<\/strong> Io frequentavo una scuola professionale, non potevo farne una specializzata. La mia prima macchina era <strong>una \u201cPraktika\u201d MTL5, costava 195 mila lire<\/strong>. Poi ho iniziato a lavorare con Massimo di \u201cMagic foto\u201d, a cui serviva un aiuto per i matrimoni\u2026 io ho cominciato cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p>Gli obiettivi erano\u2026 quelli che potevi avere. \u00abGiravamo tutti con un 80mm e in 135mm. Chiss\u00e0 cosa avremmo risposto se ci avessero detto che avremmo visto in futuro dei 24-105. <strong>Ricordo quando \u00e8 arrivato l\u2019autofocus<\/strong>, e da un giorno all\u2019altro potevi fare le foto agli sposi mentre si muovevano, dove e come volevano. Prima? Prima, a volte, si andava a fare le foto in Belvedere\u2026 e c\u2019era la fila: tutte le coppie che si sposavano la stessa domenica, tutte sulla stessa panchina, una dopo l\u2019altra\u00bb.<\/p>\n<p>Un mondo diverso in cui lui, senza fare classifiche, ammette semplicemente non riuscire pi\u00f9 a rispecchiarsi: \u00abForse la differenza sta nel fatto che una volta, <strong>dovendo lavorare con molti pi\u00f9 limiti, siamo diventati ossessionati<\/strong>. Ecco, ossessionati. Io ne ho fatto una malattia: avevo l\u2019ansia, in ogni foto\u00bb. Non chiedetegli \u201cqual \u00e8 la tua foto preferita?\u201d perch\u00e9 vi manda a quel paese: \u00abTutte. <strong>Devi essere al servizio dell\u2019immagine.<\/strong> Io <strong>mi sono innamorato di ogni persona e di ogni foto<\/strong>. C\u2019\u00e8 una frase, che senso spesso e che non mi \u00e8 mai piaciuta: \u201cquesta foto sembra un quadro!\u201d \u2026 se sembra un quadro, allora non \u00e8 una foto. <strong>Noi non siamo \u201cpittori\u201d. Siamo scrittori: noi scriviamo la luce.<\/strong> Oggi vedo esaltare foto che una volta sarebbero state cestinate\u00bb.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni di lavoro: \u00abHo fatto foto ai matrimoni\u2026 dei figli degli sposi che ho fotografato trent\u2019anni prima\u00bb. Una cosa particolare di Guido \u00e8 che ha lavorato in qualsiasi contesto possibile: \u00abMatrimoni, cresime, battesimi&#8230; migliaia. Ed era complicato, con gli scatti contati. Non potevi permetterti di buttare via met\u00e0 delle foto. <strong>Poi ho lavorato nella pubblicit\u00e0, con Gilberto Golinelli<\/strong> che non dimenticher\u00f2 mai: cataloghi di prodotti, magari 80 o 100 pezzi. Ogni scatto doveva essere perfettamente a fuoco in ogni dettaglio: una cosa difficilissima da tirare fuori, a trovare la luce giusta per far uscire con quel diaframma quello che volevi. Anzi: quello che serviva. E pensare, poi, che lo sviluppo poteva non far rendere il colore perfetto, perch\u00e9 magari gli acidi erano troppo caldi\u00bb.<\/p>\n<p>E i reportage: \u00abHo iniziato a scattare \u201cin volo\u201d. Ho fatto foto per restauri, per l\u2019Universit\u00e0. Grandi eventi: aziendali o sportivi, i Giri d\u2019Italia. Il festival del Fitness. Un mese di reportage in Afghanistan. <strong>Ho lavorato coi giornali<\/strong>, cercando sempre di fare tutto\u00bb. Gli aneddoti si sprecano: \u00abPensa che per imparare a fotografare bene i fiori ho chiesto aiuto\u2026. alle suore di Carassone. Avevano un vivaio magnifico, io mi sono piantato l\u00ec per settimane a scattare e studiare. In cambio, gli facevo le fototessere\u00bb.<\/p>\n<p>O <strong>il suo giubbetto rosso, dalle tasche apparentemente infinite<\/strong>: \u00abSi gira con tre-quattro obiettivi, due flash\u2026 e i rullini nelle tasche. C\u2019era un modello di rullini che aveva le stesse dimensioni di un tipo di cartucce. Un giorno, all\u2019inizio di un evento, un collega mi chiese: \u201cGuido, mi dai un rullino?\u201d Si era sbagliato, aveva messo le mani in tasca convinto di avere i rullini\u2026 ed erano cartucce\u00bb. Glie lo hai dato? <strong>\u00abS\u00ec. Ho sempre detto \u201cs\u00ec\u201d a tutti\u2026 i \u201cno\u201d li ho detti solo a me stesso\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Continuerai, gli chiedo, a scattare per te stesso? \u00abAssolutamente no. Non l\u2019ho mai fatto, mai. Io non scatto fotografie per me. Oggi, se penso a scattare una foto\u2026 a \u201cscriverla\u201d\u2026 provo addirittura dolore\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abSmetto, dopo quasi 40 anni. E non perch\u00e9 non lavorerei\u2026 avrei ancora l\u2019agenda piena. La verit\u00e0? 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