{"id":129024,"date":"2025-09-25T08:39:11","date_gmt":"2025-09-25T08:39:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/129024\/"},"modified":"2025-09-25T08:39:11","modified_gmt":"2025-09-25T08:39:11","slug":"critterz-e-il-film-con-cui-lai-mandera-in-pensione-la-disney","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/129024\/","title":{"rendered":"&#8220;Critterz&#8221; \u00e8 il film con cui l&#8217;AI mander\u00e0 in pensione la Disney"},"content":{"rendered":"<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"670\" height=\"394\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/critterz-670x394.webp.webp\" alt=\"critterz\" class=\"wp-image-362301\"  \/><\/p>\n<p>Di solito non vado ai grandi eventi del settore, n\u00e9 fumettistico n\u00e9 cinematografico, ma l\u2019anno prossimo potrei fare una eccezione. Infatti, nel 2026, al Festival di Cannes potrebbe presentarsi un ospite inatteso: <strong>un lungometraggio d\u2019animazione che non ha mai visto un disegnatore, un animatore tradizionale o una troupe cinematografica nel senso classico del termine<\/strong>.<\/p>\n<p>Forse ne avete gi\u00e0 sentito parlare: si tratta di <strong>Critterz, il film che OpenAI sta sviluppando in collaborazione con Vertigo Films e Native Foreign<\/strong>. Rappresenta il primo tentativo serio di produrre un\u2019opera cinematografica di lunghezza standard utilizzando esclusivamente intelligenza artificiale generativa. Il progetto, nato tre anni fa da un\u2019idea di <strong>Chad Nelson <\/strong>(il \u201ccreativo residente\u201d di OpenAI), promette di trasformare radicalmente i paradigmi produttivi dell\u2019industria dell\u2019intrattenimento.<\/p>\n<p>Con un budget inferiore ai 30 milioni di dollari e <strong>tempi di realizzazione di soli nove mesi<\/strong>, Critterz sfida frontalmente costi e tempistiche dell\u2019animazione tradizionale, che per produzioni similari richiedono investimenti di centinaia di milioni e anni di lavorazione. <strong>La posta in gioco non \u00e8 soltanto commerciale<\/strong>: si tratta di stabilire se l\u2019intelligenza artificiale possa sostituire interamente il processo creativo umano nella settima arte.<\/p>\n<p>La cosa che mi intriga pi\u00f9 di tutte \u00e8 l\u2019uso degli strumenti. Perch\u00e9 non \u00e8 che Nelson scrive un prompt, fa premere invio a Sam Altman e dopo un po\u2019 sul computer appare magicamente il film fatto e finito. No, la cosa \u00e8 molto diversa, e secondo me in questi particolari ci sono molte cose da scoprire. Intanto, la realizzazione del film poggia su <strong>un ecosistema tecnologico sofisticato<\/strong> che integra diversi strumenti di OpenAI.<\/p>\n<p>Si comincia con <strong>GPT-5<\/strong>, lanciato nell\u2019agosto 2025, <strong>che si occupa della sceneggiatura e dello sviluppo narrativo<\/strong>, gestendo dialoghi, struttura drammaturgica e caratterizzazione dei personaggi. <strong>DALL-E invece genera le ambientazioni e i design dei protagonisti<\/strong>, trasformando prompt testuali in universi visivi coerenti e dettagliati. <strong>Sora<\/strong>, il sistema di generazione video di OpenAI, <strong>assembla le sequenze e produce le animazioni<\/strong>, automatizzando il processo che tradizionalmente richiede migliaia di ore di lavoro manuale da parte di \u00e9quipe specializzate.<\/p>\n<p><strong>L\u2019unico elemento umano rimasto sono le voci dei personaggi<\/strong>, affidate ad attori professionisti per garantire quella dimensione emotiva che l\u2019AI non riesce ancora a replicare in modo convincente. Per\u00f2 non \u00e8 che lo storyboard appaia magicamente dai prompt dati a GPT-5. Si tratta invece di un costante avanti e indietro con gli autori in carne e ossa. Oltretutto, <strong>gli storyboard vengono fatti a mano<\/strong>. La loro importanza \u00e8 notevole, perch\u00e9 nel cinema di animazione comprendono anche l\u2019editing, cio\u00e8 il montaggio, gi\u00e0 fatto. Questo a differenza del cinema \u201ctradizionale\u201d, con gli attori in carne e ossa, in cui si gira \u201cun po\u2019 di pi\u00f9 prima e un po\u2019 di pi\u00f9 dopo\u201d, perch\u00e9 tanto i fotogrammi hanno un costo marginale molto pi\u00f9 basso.<\/p>\n<p>Di che cosa parla Critterz? La trama segue <strong>le avventure di creature fantastiche il cui mondo viene sconvolto da forze maligne<\/strong>, un concept classico che permette di testare le capacit\u00e0 dell\u2019AI nella gestione di archetipi narrativi consolidati. La scelta di una storia relativamente semplice non \u00e8 casuale: serve a dimostrare che l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 padroneggiare le convenzioni del cinema di genere senza necessariamente innovarle.<\/p>\n<p>Come ho scritto sopra, <strong>la supervisione umana rimane centrale per garantire coerenza artistica e qualit\u00e0 del prodotto finale<\/strong>, ma il motore creativo \u00e8 interamente algoritmico. Questo approccio ibrido potrebbe rappresentare il modello standard per la produzione cinematografica del prossimo futuro, dove l\u2019intervento umano si limita alla direzione strategica mentre l\u2019esecuzione viene delegata alle macchine.<\/p>\n<p>A parte quella che secondo me \u00e8 la genialata comunicativa di OpenAI, cio\u00e8 fare un film generato dall\u2019AI, la cosa interessante \u00e8 la sua \u201cproducibilit\u00e0\u201d e il suo costo. I numeri di Critterz raccontano infatti <strong>una rivoluzione che va ben oltre gli aspetti artistici<\/strong>: nell\u2019espressione \u201cindustria culturale\u201d, quello che conta qui \u00e8 \u201cindustria\u201d, cio\u00e8 massimizzazione del profitto. Vediamo un paio di numeri per capire di cosa stiamo parlando.<\/p>\n<p>Trent\u2019anni fa, Il Re Leone dei Walt Disney Animation Studios cost\u00f2 45 milioni di dollari e richiese quattro anni di produzione con un esercito di animatori. Oggi, un film Pixar medio supera i 200 milioni di budget e impiega team di centinaia di professionisti per periodi che vanno dai tre ai cinque anni. OpenAI ha tirato fuori dal cappello l\u2019idea di realizzare un lungometraggio d\u2019animazione con meno di 30 milioni e in 9 mesi, <strong>eliminando l\u201985% dei costi tradizionali e riducendo i tempi di tre quarti<\/strong>.<\/p>\n<p>Queste cifre, se il film si far\u00e0 e saranno quelle vere, <strong>renderanno obsoleto l\u2019intero modello produttivo dell\u2019animazione contemporanea<\/strong>. La democratizzazione dei costi potrebbe aprire il mercato a migliaia di nuovi produttori, ma al tempo stesso minaccerebbe l\u2019esistenza di intere categorie professionali: disegnatori, animatori, artisti degli effetti speciali, coloristi e decine di altre specializzazioni che hanno costruito l\u2019industria dell\u2019animazione moderna.<\/p>\n<p>L\u2019impatto occupazionale di questa trasformazione supera le dimensioni del settore cinematografico. L\u2019animazione \u00e8 infatti il settore creativo pi\u00f9 labor-intensive, quello che tradizionalmente ha garantito lavoro stabile a migliaia di professionisti qualificati in tutto il mondo. Se l\u2019AI riuscisse effettivamente a sostituire queste competenze, <strong>l\u2019effetto domino si estenderebbe a pubblicitari, sviluppatori di videogame, creatori di contenuti per social media e produttori televisivi<\/strong>. Tutti quelli che oggi entrano in una scuola di cinema, di animazione, in una accademia o in uno studio d\u2019arte e che hanno come promessa di trovare un impiego stabile presso una societ\u00e0 che produce un pezzetto per la grande macchina dell\u2019industria culturale rischiano di restare con un pugno di mosche.<\/p>\n<p>La promessa di OpenAI non \u00e8 solo quella di ridurre costi e tempi, ma di <strong>rendere l\u2019animazione accessibile a chiunque abbia una storia da raccontare e un budget ridotto<\/strong>. Far fuori tutto quello che fa da contorno e che finora facilitava l\u2019idea di pochi. Questo scenario, apparentemente democratico, nasconde per\u00f2 un paradosso: <strong>la standardizzazione degli strumenti potrebbe portare anche a una omologazione estetica senza precedenti<\/strong>, dove i contenuti finirebbero per assomigliarsi tutti fra loro, perch\u00e9 generati dagli stessi algoritmi.<\/p>\n<p>Mi spiego meglio. Anche se apparentemente sono pochi soldi, <strong>in realt\u00e0 30 milioni o gi\u00f9 di l\u00ec sono tanta roba<\/strong>. Vanno in mano solo alle case di produzione che vogliono giocare la partita dei grandi canali di distribuzione: cinema IMAX e servizi di streaming \u201cdi qualit\u00e0\u201d (leggi Netflix, Disney+, Amazon Prime Video, Apple TV+, Paramount+ e via dicendo). Gente che gioca in Champions League, non nella squadretta di padel della palestra. E quelli che giocano in Champions vogliono assolutamente che i loro prodotti costino poco e abbiano molto successo. L\u2019algoritmo (secondo loro) \u00e8 la risposta: capire cosa alla gente piace e darglielo a vagonate. Legare le produzioni al \u201csentiment\u201d e ai gusti del pubblico.<\/p>\n<p>Come si fa? Semplice:<strong> si va veloci<\/strong>. Perch\u00e9 la velocit\u00e0 di produzione promessa da Critterz introduce anche una dimensione temporale inedita nel ciclo creativo. Nove mesi per un lungometraggio significa che <strong>i contenuti possono essere adattati in tempo reale alle tendenze del mercato<\/strong>, ai feedback del pubblico o agli eventi di attualit\u00e0. Questa reattivit\u00e0 pu\u00f2 trasformare il cinema da medium riflessivo a strumento di comunicazione immediata, pi\u00f9 simile al giornalismo\/documentarismo che all\u2019arte tradizionale.<\/p>\n<p>Le implicazioni estetiche e culturali di questa accelerazione sono difficili da prevedere, ma l\u2019idea \u00e8 che possano portare a una frammentazione ulteriore dell\u2019attenzione del pubblico e alla perdita di quella dimensione contemplativa che ha sempre caratterizzato l\u2019esperienza cinematografica.<\/p>\n<p>Un\u2019altra cosa. Secondo me, che sono un grande amico e amante dell\u2019intelligenza artificiale, l\u2019aspetto pi\u00f9 inquietante del progetto OpenAI non risiede nelle sue ambizioni tecnologiche, ma nella filosofia produttiva che sottende. <strong>Critterz tratta la creativit\u00e0 come un problema di ottimizzazione da risolvere attraverso algoritmi<\/strong>, riducendo l\u2019arte a una questione di efficienza e costi.<\/p>\n<p>Questa visione ingegneristica del processo creativo ignora volutamente tutto ci\u00f2 che rende unica un\u2019opera d\u2019arte: l\u2019imprevedibilit\u00e0, l\u2019errore felice, la visione personale dell\u2019autore, i suoi limiti (che lo costringono ad arrangiarsi), il confronto dialettico tra diverse sensibilit\u00e0 creative. Un film tradizionale nasce dal conflitto e dalla collaborazione tra decine di professionisti con background, culture e visioni diverse; un film generato dall\u2019AI emerge da pattern matematici derivati dall\u2019analisi statistica di opere preesistenti. <strong>Riducendo al massimo il contributo umano, si uniforma il gusto a quello dei pochi coinvolti e si minimizza la probabilit\u00e0 di contaminazioni produttive<\/strong>. Il rischio non \u00e8 solo l\u2019omologazione estetica, ma la perdita di quella dimensione umana che trasforma l\u2019intrattenimento in cultura e la cultura in strumento di comprensione del mondo.<\/p>\n<p>E veniamo al perch\u00e9 nel 2026 la tentazione di andare al Festival di Cannes \u00e8 forte. La scelta di presentare Critterz a Cannes non \u00e8 casuale: <strong>OpenAI vuole legittimare la propria proposta nel tempio del cinema d\u2019autore<\/strong>, dimostrando che l\u2019AI pu\u00f2 competere anche sul terreno dell\u2019arte alta. Questa strategia rivela un\u2019ambizione che va ben oltre il mercato dell\u2019animazione commerciale. <strong>Si tratta di conquistare credibilit\u00e0 culturale per aprire la strada alla colonizzazione algoritmica di tutto il settore cinematografico<\/strong>. Se Cannes accetter\u00e0 di proiettare un film interamente generato dall\u2019AI, sancir\u00e0 simbolicamente la fine del cinema come medium specificatamente umano. La posta in gioco \u00e8 quindi molto pi\u00f9 alta di quanto non sembri: non si tratta solo di efficientare la produzione, ma di ridefinire cosa sia il cinema e chi abbia il diritto di farlo.<\/p>\n<p>Per questo possiamo anche cercare di capire come gira il fumo in questo momento. E la risposta \u00e8 semplice: l\u2019industria dell\u2019intrattenimento osserva Critterz con una miscela di curiosit\u00e0 e terrore, consapevole che <strong>il successo del progetto OpenAI potrebbe innescare una corsa all\u2019automazione senza precedenti<\/strong>. Le major hollywoodiane stanno gi\u00e0 sperimentando l\u2019AI in varie fasi della produzione, lo sappiamo bene (e ci siamo beccati anche uno sciopero preventivo degli sceneggiatori americani alcuni anni fa che ha fatto slittare i programmi di produzioni grandi e piccole), ma nessuna di esse ha ancora osato tentare l\u2019automazione completa di un lungometraggio.<\/p>\n<p>Invece, il precedente di Critterz potrebbe fornire il pretesto per accelerare questa transizione, <strong>giustificando licenziamenti di massa con l\u2019argomento dell\u2019inevitabilit\u00e0 tecnologica<\/strong>. La resistenza delle categorie professionali e dei sindacati si sta per scontrare, inevitabilmente aggiungere, con la logica economica di un\u2019industria sempre pi\u00f9 concentrata nelle mani di poche corporation globali, per le quali l\u2019AI rappresenta soprattutto l\u2019opportunit\u00e0 di ridurre drasticamente il potere contrattuale dei lavoratori creativi. Dopotutto, chi \u00e8 nel business di fare soldi ha tutto l\u2019interesse ad automatizzare la produzione dei beni e a de-specializzare gli addetti del settore, rendendoli interscambiabili nelle varie fasi della produzione.<\/p>\n<p>La cosa che secondo me \u00e8 veramente surreale \u2013 ed \u00e8 anche il paradosso pi\u00f9 sottile di Critterz \u2013 sta nella retorica democratica che accompagna il progetto. <strong>OpenAI presenta l\u2019AI generativa come uno strumento di liberazione creativa<\/strong>, capace di abbattere le barriere economiche e tecniche che impediscono ai piccoli creator di competere con le major.<\/p>\n<p>Questa narrazione, superficialmente convincente, nasconde per\u00f2 una verit\u00e0 pi\u00f9 complessa: l\u2019accesso agli strumenti di creazione si democratizza, ma <strong>il controllo sulla tecnologia si concentra nelle mani di poche aziende tecnologiche<\/strong>. \u00c8 un classico, oserei dire. Infatti, adesso chi possiede i modelli di AI possiede di fatto le chiavi della produzione culturale futura, decidendo cosa pu\u00f2 essere creato, come e a quali condizioni. La dipendenza dagli algoritmi di propriet\u00e0 di OpenAI, Google o Microsoft sostituir\u00e0 la dipendenza dalle major cinematografiche con una forma di controllo ancora pi\u00f9 pervasiva e meno trasparente? Non so se sia probabile, so che decisamente non \u00e8 impossibile.<\/p>\n<p>La promessa di democratizzazione si scontra inoltre con la realt\u00e0 dei costi di sviluppo e mantenimento dei sistemi di AI generativa. Mentre utilizzare questi strumenti potrebbe diventare relativamente economico, svilupparli richiede investimenti miliardari e risorse computazionali accessibili solo ai giganti tecnologici.<\/p>\n<p>Questa asimmetria crea <strong>una dipendenza strutturale che potrebbe rivelarsi pi\u00f9 limitante dei vecchi modelli industriali<\/strong>: almeno Hollywood aveva centinaia di attori economici, mentre l\u2019AI generativa \u00e8 dominata da una manciata di corporation che controllano l\u2019intera filiera tecnologica. Il futuro dell\u2019industria culturale potrebbe quindi assomigliare meno a un mercato competitivo e pi\u00f9 a un oligopolio dove poche piattaforme decidono cosa il mondo pu\u00f2 vedere, sentire e immaginare.<\/p>\n<p>A questo punto avrete capito che secondo me Critterz non solo \u00e8 una genialata della comunicazione di OpenAI, ma rappresenta anche molto pi\u00f9 di un esperimento cinematografico. \u00c8, infatti, <strong>il banco di prova per un modello di produzione culturale completamente automatizzato<\/strong>, dove l\u2019intervento umano si riduce a impartire istruzioni alle macchine.<\/p>\n<p>Se il film riscuoter\u00e0 un successo commerciale e critico, avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di aprire la strada a <strong>una trasformazione irreversibile dell\u2019industria dell\u2019intrattenimento<\/strong>, con conseguenze che si estendono ben oltre i confini del cinema. Secondo me, insomma, la vera partita non si gioca sulla qualit\u00e0 artistica di un singolo film, ma sul futuro della creativit\u00e0 umana in un mondo dove gli algoritmi possono replicare, ricombinare e produrre contenuti culturali a velocit\u00e0 e costi che nessun essere umano pu\u00f2 eguagliare.<\/p>\n<p>Quindi, almeno per me, <strong>il 2026 diventa una data-simbolo<\/strong>: non segner\u00e0 solo l\u2019uscita di un film d\u2019animazione, ma potenzialmente l\u2019inizio della fine dell\u2019industria culturale cos\u00ec come l\u2019abbiamo conosciuta finora.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/fumettologica.it\/rubriche\/and-so-what\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Leggi tutte le puntate di And So What?<\/a><\/p>\n<p>Antonio Dini, giornalista e saggista, \u00e8 nato a Firenze e ora vive a Milano.\u00a0La sua newsletter si intitola:\u00a0<a href=\"https:\/\/antoniodini.it\/iscrizione\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Mostly Weekly<\/a>.<\/p>\n<p class=\"has-background\" style=\"background-color:#eeeeee\"><strong>Seguici su Instagram, <a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/fumettologica\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">clicca qui<\/a>. <br \/>Entra nel canale Telegram di Fumettologica, <a href=\"https:\/\/t.me\/fumettologica\" rel=\"nofollow\">clicca qui<\/a>.<\/strong><\/p>\n<p><script async src=\"\/\/www.instagram.com\/embed.js\"><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Di solito non vado ai grandi eventi del settore, n\u00e9 fumettistico n\u00e9 cinematografico, ma l\u2019anno prossimo potrei fare&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":129025,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[8634,38835,85164,203,454,668,204,1537,90,89,1521,85165],"class_list":{"0":"post-129024","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-ai","9":"tag-animazione","10":"tag-critterz","11":"tag-entertainment","12":"tag-film","13":"tag-intelligenza-artificiale","14":"tag-intrattenimento","15":"tag-it","16":"tag-italia","17":"tag-italy","18":"tag-movies","19":"tag-open-ai"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/129024","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=129024"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/129024\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/129025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=129024"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=129024"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=129024"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}