{"id":130176,"date":"2025-09-25T21:19:14","date_gmt":"2025-09-25T21:19:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/130176\/"},"modified":"2025-09-25T21:19:14","modified_gmt":"2025-09-25T21:19:14","slug":"una-battaglia-dopo-laltra-e-il-film-dellanno-anzi-forse-del-decennio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/130176\/","title":{"rendered":"\u2018Una battaglia dopo l\u2019altra\u2019 \u00e8 il film dell\u2019anno, anzi, forse del decennio"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono tante, troppe cose da dire sul film dell\u2019anno, anzi, probabilmente il film del decennio. Provo ad andare in ordine sparso: uno dei nomi pi\u00f9 belli di sempre, Perfidia Beverly Hills (forse nom de guerre, ma certamente memorabile come il personaggio di Teyana Taylor); Leonardo DiCaprio in look total Drugo che urla\u201d\u00a1Viva la Revoluci\u00f3n!\u201d con il pugno alzato a Benicio del Toro alias un sensei messicano (!), fixer per quella stessa revoluci\u00f3n; un\u2019organizzazione segreta di nazionalisti bianchi che si chiama Christmas Adventurers Club (!); almeno un paio di erezioni a favore di camera di Sean Penn in modalit\u00e0 G.I. Joe alt-right quasi chapliniano; suore fiancheggiatrici dei rivoluzionari, che coltivano (e fumano) marijuana; un finale (no spoiler) cla-mo-ro-so \u00e0 la Punto zero, ma come se fosse stato girato da Antonioni (cit. Variety).<\/p>\n<p>Ok, posso riprendere fiato, che \u00e8 quello che non ho fatto (s\u00ec, \u00e8 un iperbole, but still) per tutti i 162 minuti di Una battaglia dopo l\u2019altra. Un\u2019invenzione cinematografica paulthomasandersoniana dopo l\u2019altra, un grido di battaglia (pardon) d\u2019auteur, una chiamata alle armi (\u201cLa violenza rivoluzionaria \u00e8 l\u2019unica via\u201d, dice Perfidia) pacifica (?), capace di usare il Cinema per mettere in scena e far detonare le contraddizioni del nostro tempo. Il punto di partenza \u00e8 il romanzo Vineland di Thomas Pyncho (e non \u00e8 il primo adattamento by PTA, vedi Vizio di forma), certo, ma non c\u2019\u00e8 nessun riferimento storico reaganiano, siamo in un presente sospeso che ricorda in modo angosciantissimo l\u2019America di oggi.<\/p>\n<p>\u201cMake it big, make it bright\u201d, raccomanda Perfidia al compagno di vita e d\u2019armi, Ghetto Pat, aka Rocketman, e cio\u00e8 DiCaprio (#tuttovero). Specialista in bombe e cotillon, guida insieme a lei i French 75, guerriglieri improvvisati e autoproclamati combattenti per la libert\u00e0 che vogliono sovvertire il regime con azioni casuali. Il loro obiettivo: un centro di detenzione per immigrati a San Diego, sperando che sia il primo boom di una rivoluzione.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1005675\" class=\"size-large wp-image-1005675\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/rev-1-OBAA-DUS-250128-0023_High_Res_JPEG-1007x765.jpeg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1005675\" class=\"wp-caption-text\">Teyana Taylor in \u2018Una battaglia dopo l\u2019altra\u2019. Foto: Warner Bros.<\/p>\n<p>E \u201cmake it big, make it bright\u201d \u00e8 quello che fa anche Paul Thomas Anderson in questi primi 10 minuti, che poi diventano 20, 30, 40\u2026 insomma, avete capito. Entering il colonnello militare Steven J. Lockjaw di Sean Penn con undercut neo nazi ed espressione di disgusto perenne, responsabile del centro e caricatura vivente del macho suprematista. Ha un debole per Perfidia, che Anderson scolpisce come ribelle nella ribellione, erede di una lunga stirpe di barricaderi neri, amante, miccia politica, incarnazione di una femminilit\u00e0 bellica e senza compromessi: \u201cLa fica \u00e8 per la guerra, \u00e8 un\u2019arma\u201d. Una frase che \u00e8 gi\u00e0 slogan, disturbante e profetico, che sintetizza corpo e rivoluzione, sesso e violenza, amore e distruzione. Tra Perfidia, Lockjaw e Pat nasce cos\u00ec un triangolo amoroso tra fazioni politiche che pi\u00f9 opposte, e pi\u00f9 inquietantemente e pericolosamente intrecciate, non potrebbero essere: \u201cLe rivoluzioni iniziano sempre per combattere dei demoni, poi succede che quei demoni combattano loro stessi\u201d, altra cit., altra profezia. Intanto quella stessa rivoluzione donchisciottesca non russa e continua a colpire tra attentati e rapine in banca: PTA li segue senza giudizio, in un ritmo che cresce fino all\u2019inevitabile esplosione. Ok, \u00e8 il momento di fare tutti quanti un bel respiro.<\/p>\n<p>E quando pensi che la traiettoria sia segnata, Anderson rimescola le carte e porta la storia altrove. All\u2019improvviso il film diventa anche un dramma familiare, tenero e devastante: perch\u00e9 il politico \u00e8 personale, e il personale non \u00e8 mai stato cos\u00ec politico. DiCaprio \u00e8 vulnerabilit\u00e0 nel caos, scalda la parte forse pi\u00f9 cerebrale del film, pare quasi liberato da una comicit\u00e0 e uno sconvolgimento che lo umanizzano. \u00c8 l\u2019omaggio del regista (che ha ben tre figlie, e si sente) a un padre imperfetto che cerca disperatamente di non trasmettere il fallimento a chi viene dopo di lui. Il momento in cui non ricorda la risposta in codice alla domanda \u201cChe ore sono?\u201d (nessuno spoiler, \u00e8 nel trailer) per comunicare con gli amici ribelli \u00e8 gi\u00e0 cult: un dettaglio comico che diventa critica feroce al linguaggio sterile di un certo liberalismo incapace di parlare a chi vorrebbe difendere.<\/p>\n<p>Dall\u2019altra parte della barricata, Sean Penn incarna una satira agghiacciante e insieme irresistibile dell\u2019action man razzista e misogino: un gioco di rimandi e deformazioni che tocca l\u2019apice della sua carriera e lo fa entrare per direttissima nella galleria dei personaggi indimenticabili di Paul Thomas Anderson. Il suo colonnello Lockjaw \u00e8 al tempo stesso parodia e minaccia, clown tragico e mostro politico. E poi Benicio (basta il nome), che Anderson immagina come un santo protettore di migranti, braccio armato e spirituale di una rivoluzione che forse non \u00e8 mai davvero cominciata. L\u2019uomo che conosce il confine con il Messico e i suoi segreti, che ha visto troppa violenza per credere ancora nella purezza di una causa. Del Toro si muove lento, parla poco, osserva tutto: un personaggio da antologia, costruito pi\u00f9 sui silenzi che sulle parole.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1005676\" class=\"size-large wp-image-1005676\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/rev-1-OBAA-R1v54_072825-0009_High_Res_JPEG-1148x765.jpeg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1005676\" class=\"wp-caption-text\">Teyana Taylor e Sean Penn in \u2018Una battaglia dopo l\u2019altra\u2019. Foto: Warner Bros.<\/p>\n<p>E proprio dai silenzi parte Jonny Greenwood, per riempirli o spezzarli: archi che graffiano, chitarre che esplodono, vuoti improvvisi che diventano assordanti, o una singola, insistente nota di pianoforte che restituisce tutta la tensione, narrativa e umana. Greenwood non accompagna: scrive a sua volta battaglie interiori, un controcanto che amplifica ogni gesto, ogni urlo, ogni smorfia dei protagonisti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1005674\" class=\"size-large wp-image-1005674\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/rev-1-OBAA-SS-p3d65_High_Res_JPEG-1007x765.jpeg\" alt=\"\" width=\"710\"  \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-1005674\" class=\"wp-caption-text\">Leonardo DiCaprio e Benicio del Toro in \u2018Una battaglia dopo l\u2019altra\u2019. Foto: Warner Bros.<\/p>\n<p>Una battaglia dopo l\u2019altra spaventa e diverte, galvanizza e disarma. Ha fatto impazzire Spielberg, che l\u2019ha visto tre volte e l\u2019ha paragonato al Dottor Stranamore: \u201cArrivi a un punto dove vuoi ridere, perch\u00e9 se non ti metti a ridere inizi ad urlare\u201d, ha detto. \u201c\u00c8 tutto troppo reale\u201d. Troppo vicino, troppo adesso. \u00c8 un nuovo classico: un film d\u2019Autore che diventa un blockbuster ineluttabile. \u00c8 il lavoro di un Cineasta al massimo della forma, capace di raccogliere il delirio dell\u2019attualit\u00e0 e di farne \u2013 lo dico? S\u00ec, lo dico \u2013 un capolavoro contemporaneo.<\/p>\n<p>Politicamente affilato senza mai essere moralista, Anderson costruisce un racconto ricco di azione, che una volta ingranata la marcia non si ferma pi\u00f9, e che sa alternare l\u2019epica incendiaria a momenti di comicit\u00e0 folgorante. \u00c8 un film che ha la forza delle proprie convinzioni: ride, s\u00ec, ma ride con i denti stretti, perch\u00e9 dietro la risata c\u2019\u00e8 la vertigine dell\u2019analisi spietata sugli Stati Uniti che non sono mai stati tanto sull\u2019orlo del collasso. Eppure PTA non cede mai alla tentazione del pamphlet: i suoi personaggi restano al centro, con le loro fragilit\u00e0, i loro fallimenti, le loro ombre. La rivoluzione resta sempre e comunque un fatto umano, prima che politico.<\/p>\n<p>E proprio per questo Una battaglia dopo l\u2019altra \u00e8 forse il film pi\u00f9 radicale della sua filmografia: se Il petroliere era una tragedia americana, se The Master era un duello filosofico, se Licorice Pizza era una lettera d\u2019amore adolescenziale, qui c\u2019\u00e8 tutto, insieme: manifesto, farsa, melodramma, satira, epopea familiare, tragedia contemporanea. \u00c8 l\u2019atto con cui Anderson accetta il caos del presente e lo trasforma in Cinema purissimo. Esattamente quel tipo di ossessione che sogniamo di poter chiamare \u201cfilm dell\u2019anno\u201d. O forse del decennio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ci sono tante, troppe cose da dire sul film dell\u2019anno, anzi, probabilmente il film del decennio. 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