{"id":131833,"date":"2025-09-26T17:08:10","date_gmt":"2025-09-26T17:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/131833\/"},"modified":"2025-09-26T17:08:10","modified_gmt":"2025-09-26T17:08:10","slug":"che-giocatore-era-gigi-lentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/131833\/","title":{"rendered":"Che giocatore era Gigi Lentini"},"content":{"rendered":"<p>Pubblichiamo un estratto da &#8220;Gigi Lentini. Il talento del Filadelfia&#8221;, il nuovo libro di Michele Tossani edito da Edizioni inContropiede. Se volete acquistare il libro <a target=\"_blank\" class=\"content_url__5sm0x\" href=\"https:\/\/incontropiede.it\/prodotto\/gigi-lentini-il-talento-del-filadelfia-michele-tossani\/\" rel=\"nofollow noopener\">potete farlo cliccando qui<\/a>.<\/p>\n<p>La campagna europea del Torino nella stagione 1991-92 rappresenta il punto pi\u00f9 alto di un triennio che ha visto i granata tornare in Serie A nel 1990, qualificarsi per la Coppa Uefa nel 1991 e arrivare fino in fondo alla terza competizione europea per club. L\u2019anno dopo poi (ma senza pi\u00f9 Lentini), i granata conquisteranno una importante Coppa Italia. Quel Toro non fu solo Lentini&#8230; certo, cosa avrebbe potuto essere con il suo enfant prodige ancora in squadra?<\/p>\n<p>Artefice principale del biennio che segna il ritorno nella massima serie del Toro, \u00e8 senza dubbio Emiliano Mondonico. Il tecnico cremonese eredita la panchina granata da Eugenio Fascetti, l\u2019uomo che aveva conquistato la promozione l\u2019anno precedente. Nel torneo 1990-91 si trasloca: via dal vecchio Comunale per andare a giocare nel Delle Alpi, costruito per i Mondiali di Italia \u201890. La compagine affidata a Mondonico \u00e8 completata in ogni reparto ed \u00e8 logicamente pi\u00f9 ambiziosa di una tradizionale neopromossa.<\/p>\n<p>In porta c\u2019\u00e8 Marchegiani, con l\u2019ex romanista Franco Tancredi a svolgere il ruolo di fidato numero dodici. In difesa gioca il libero Cravero, con Silvano Benedetti e Bruno marcatori arcigni (come si diceva un tempo) e Roberto \u201cRambo\u201d Policano terzino fluidificante.<\/p>\n<p>La mediana \u00e8 di grande qualit\u00e0. Troviamo infatti Luca Fusi, Francesco Romano (cervello del primo Napoli scudettato di Maradona) e lo spagnolo Mart\u00edn V\u00e1zquez, ex Quinta del Buitre nel Real Madrid. In attacco Haris \u0160koro e Giorgio Bresciani. Proprio quest\u2019ultimo sar\u00e0 una delle rivelazioni di quel campionato, chiuso con 13 gol segnati. Di quella squadra facevano parte anche Enrico Annoni e il gi\u00e0 citato Silvano Benedetti. Il primo, arcigno difensore poi visto anche con la Roma, arriv\u00f2 proprio nell\u2019estate del Mondiale, proveniente dal Como.<\/p>\n<p>\u00abIl mio trasferimento \u00e8 nato dal fatto che ero senza contratto ed ero svincolato, cos\u00ec mi chiam\u00f2 il secondo di Mondonico, Angelo Pereni e mi chiese se mi interessava venire al Torino. Io neanche gli ho fatto finire la frase che avevo gi\u00e0 detto di s\u00ec\u00bb ricorda Annoni.<\/p>\n<p>\u00abQuella del 1990 fu una campagna acquisti importante\u00bb. Benedetti invece descrive cos\u00ec Lentini: \u00abEra un giocatore tipo Rafa Le\u00e3o, uno di quei giocatori che ti inventano su quella fascia e non li ferma nessuno. Gigi era dotato di una grande gamba, di corsa e di una grande facilit\u00e0 nel saltare l\u2019uomo. Quell\u2019anno \u00e8 stato uno degli artefici della risalita in Serie A\u00bb.<\/p>\n<p>Al via della nuova stagione nella massima serie, a parlare \u00e8 proprio Mondonico. \u00abAvevo del talento, lo sperperai nella fretta e nella confusione: \u00e8 una fregatura arrivare troppo presto, senza soffrire\u00bb dir\u00e0 il tecnico, a proposito della sua carriera da calciatore, in un\u2019intervista rilasciata a Maurizio Crosetti in occasione della presentazione della squadra fatta dal Guerin Sportivo nell\u2019estate del 1990. \u00abVedo gente che ha una gran voglia di riscatto e i dirigenti si sono mossi benissimo sul mercato. Fusi vorr\u00e0 dimenticare l\u2019esclusione dalla Nazionale [non venne inserito nella lista dei ventidue che presero parte a Italia \u201890, N.d.A.], Bruno ha lasciato la Juve per noi e questo dice tutto sul personaggio. Mi attendo molto dagli stranieri: M\u00fcller va soltanto capito, \u00e8 un talento naturale immenso e forse in questi anni non \u00e8 stato aiutato abbastanza. In quanto a Mart\u00edn V\u00e1zquez, sappiamo tutti che si tratta di uno dei migliori centrocampisti del mondo: ha avuto qualche problema con i dirigenti del Real Madrid e sa che l\u2019Italia \u00e8 una occasione da non sprecare. Infine non bisogna dimenticare la vecchia guardia e neppure i giovani\u00bb.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, i giovani per l\u2019appunto. Mondonico punta sui ragazzi del Filadelfia, fra i quali ci sono Dino Baggio, Sordo, Zago e Lentini. La scelta dell\u2019allenatore di Rivolta d\u2019Adda (ex giocatore proprio del Toro) di puntare sul ragazzo prodigio di Carmagnola avr\u00e0 un effetto importante sulla carriera di Lentini. Quando, nel 2018, Mondonico ci lascer\u00e0, sar\u00e0 lo stesso Lentini, a pi\u00f9 riprese, a ricordarlo. \u00ab\u00c8 stato l\u2019unico allenatore con il quale ho tenuto dei rapporti anche dopo la carriera\u00bb.<\/p>\n<p>Mondonico vede in Lentini l\u2019ideale complemento offensivo per \u0160koro e Bresciani. Ha classe ma non \u00e8 facilmente gestibile: questo il Mondo si sente raccontare su Lentini. E, forse, proprio questo affascina il tecnico, anche lui in giovent\u00f9 un talento che per\u00f2 si \u00e8 perso, compiendo una parabola da calciatore al di sotto del proprio talento. L\u2019allenatore non vuole che i giovani calciatori granata ripetano i suoi stessi errori, che manchino come lui di continuit\u00e0. Specialmente Lentini. Questo porter\u00e0 Mondo a trattare Lentini come un figlio prediletto e Lentini a vedere nel tecnico un secondo padre, in grado di guidarlo e aiutarlo nel processo di crescita. \u00abIo penso che Mondonico si sia proprio rivisto in Lentini\u00bb dice Benedetti. \u00abIl mister, per come me lo descrivevano, da giocatore aveva un po\u2019 quelle caratteristiche, da giocatore estroso, un po\u2019 na\u00eff, in grado di decidere la partita in ogni momento\u00bb.<\/p>\n<p>Quello al Toro sar\u00e0 solo il primo incontro fra loro. Il tutto si ripeter\u00e0 a Bergamo e Cosenza. Ma questa \u00e8 la storia della parte finale della carriera di Lentini. Qui siamo agli inizi. In quel momento, sotto i riflettori non c\u2019\u00e8 ancora Gigi. In fondo Lentini \u00e8 solo una promessa che ha s\u00ec fatto bene in B, ma che deve ancora confrontarsi davvero col calcio che conta.<\/p>\n<p>I nomi dai quali il popolo granata si aspetta risposte certe in campo sono invece quelli del brasiliano M\u00fcller, croce e delizia dei tifosi dal 1988 e dei nuovi arrivi, fra i quali il gi\u00e0 menzionato Mart\u00edn V\u00e1zquez. Un nome importante quello dello spagnolo, che ricorda con piacere quel biennio in granata: \u00abLentini era importantissimo per noi, era il giocatore pi\u00f9 forte nell\u2019uno contro uno. Aveva potenza e una grande falcata\u00bb.<\/p>\n<p>Mart\u00edn V\u00e1zquez descrive pi\u00f9 volte Lentini come un giocatore desequilibrante, in grado cio\u00e8 di creare scompiglio (di disequilibrare appunto) nel sistema difensivo avversario. \u00abEra un ragazzo che scherzava sempre. Era quasi sempre con il suo amico Sordo e scherzavano fra loro. Era importante per una squadra dove ci sono venticinque persone insieme. Siamo tutti diversi ed \u00e8 importante, come dico, che ci sia un po\u2019 di tutto nello spogliatoio. Io per esempio ero pi\u00f9 serioso, cos\u00ec come ad esempio Luca Fusi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abAvevamo una squadra con tante caratteristiche diverse \u2013 ricorda l\u2019ex centrocampista spagnolo \u2013. Avevamo un bravo portiere come Marchegiani e dei validi difensori. A centrocampo avevamo tutto: c\u2019era Lentini sulla destra, Policano a sinistra, Fusi che era un po\u2019 uno stopper davanti alla difesa e poi c\u2019ero io, un giocatore di regia, che doveva fare passaggi per i compagni. Eravamo consapevoli delle nostre qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando tu hai giocatori come Lentini, come Policano \u00e8 facile fare dei passaggi giusti, perch\u00e9 sai che loro arrivano. Il passaggio te lo rende buono il compagno che ha attaccato lo spazio. E poi davanti la prima stagione avevamo Bresciani, \u0160koro e M\u00fcller\u00bb. Che giocatore che era il brasiliano Luiz Ant\u00f4nio Correia da Costa, detto M\u00fcller. \u00abDivideva la camera con me \u2013 ricorda Pacione \u2013. Era attaccante della nazionale brasiliana, con la quale avrebbe giocato anche i Mondiali. Aveva delle qualit\u00e0 impressionanti. Era fortissimo, molto giovane. Guadagnava gi\u00e0 tantissimo, andava in giro in Ferrari. Era un introverso, viveva un po\u2019 nel suo mondo. Il rapporto fra Fascetti e M\u00fcller fu difficile. Il brasiliano era uno restio a rispettare i programmi, gli orari, faceva fatica a presentarsi con puntualit\u00e0. E Fascetti su certe cose non transigeva\u00bb. Qualit\u00e0 tecniche s\u00ec, ma alla base di tutto per Fascetti ci doveva essere il gruppo, la disciplina, la voglia di lavorare, il rispetto dei ruoli&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abEra un giocatore di incredibile talento, svelto, rapido, veloce. Un attaccante d\u2019area di rigore, ma anche da contropiede. Se non \u00e8 arrivato a grandissimi livelli \u00e8 perch\u00e9 non \u00e8 mai maturato sotto l\u2019aspetto mentale. Ma a livello tecnico e calcistico era un grande talento, un fuoriclasse\u00bb dice Policano. \u00abEra uno che prendeva tutto con allegria e soprattutto si divertiva molto quando c\u2019erano le partitine durante gli allenamenti\u00bb spiega Annoni. \u00abLa cosa pi\u00f9 importante per me fu per\u00f2 che in quel gruppo ognuno di noi rispettava l\u2019altro\u00bb, riprende Mart\u00edn V\u00e1zquez. \u00abE tutti sapevano quale fosse il ruolo di ognuno. Quando andavamo in campo, tutti facevano quello che dovevano fare per il bene della squadra. Eravamo difficili da affrontare. \u00c8 vero che non facevamo tanti gol, per\u00f2 ne prendevamo pochi [il Torino chiuse quel torneo con l\u2019ottavo attacco e con la terza miglior difesa, N.d.A.].<\/p>\n<p>E avevamo giocatori che in ogni momento potevano segnare, anche i difensori sui calci d\u2019angolo e sulle punizioni. Eravamo una squadra equilibrata. Mondonico tatticamente era bravo e c\u2019erano dei giocatori intelligenti, in grado di capire in ogni momento ci\u00f2 di cui aveva bisogno la squadra\u00bb.<\/p>\n<p>Ma come ha fatto una neopromossa, pur blasonata come il Toro, a convincere un nazionale spagnolo e calciatore del Real Madrid a sposare il progetto tecnico granata? \u00abHo subito visto che il club voleva costruire una bella squadra. Quando sono arrivato poi mi hanno accolto tutti benissimo: i compagni, i tifosi, la societ\u00e0&#8230; \u00e8 stato bellissimo sentire che eri voluto dalla piazza. C\u2019erano ovviamente delle differenze per quanto riguardava il tipo di gioco e il campionato. La Serie A in quel momento era il campionato pi\u00f9 importante del mondo, quello dove giocavano i migliori giocatori stranieri. La cosa pi\u00f9 difficile per me fu arrivare da una squadra che lottava per vincere il campionato e che era la squadra da battere. Mi sono ritrovato in un club che voleva vincere, ma che non era fra le favorite\u00bb. Il gioco che si faceva in Italia era pi\u00f9 difensivo rispetto a quello al quale ero abituato. Mi sono dovuto adattare. Per\u00f2 non ho avuto nessun problema\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Europa era un obiettivo gi\u00e0 a inizio anno? \u00abNo, nessuno ci aveva chiesto di arrivare primi, secondi o di centrare la qualificazione in Uefa\u00bb, risponde Mart\u00edn V\u00e1zquez. \u00abIl nostro obiettivo era fare il meglio possibile. Per\u00f2, come professionista vuoi vincere. Man mano che giocavamo ci rendevamo conto che potevamo battere chiunque. E alla fine siamo arrivati quinti\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNo, non c\u2019era l\u2019obiettivo dell\u2019Europa. Siamo rimasti anche noi colpiti dall\u2019inizio di campionato. Molto merito va al mister Mondonico, che ci ha messo molto del suo per far s\u00ec che la squadra riuscisse ad amalgamarsi nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile\u00bb, aggiunge Policano. \u00abC\u2019\u00e8 da dire anche che c\u2019erano giocatori importanti\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019obiettivo dell\u2019Europa \u00e8 venuto strada facendo. Non potevi partire con un obiettivo cos\u00ec grande. Pian piano poi si \u00e8 costruito un gruppo che, con l\u2019unione e anche la qualit\u00e0, \u00e8 arrivato a quei risultati\u00bb dice Benedetti. Per Annoni comunque il progetto era di costruire una squadra entro 4 anni per lottare per lo scudetto.<\/p>\n<p>In quel 1990-91 esplode la stella Lentini. L\u2019esterno di Carmagnola fa colpo sul grande pubblico non soltanto per le sue qualit\u00e0 tecniche e fisiche. Gigi non ebbe nessun problema ad adattarsi a quella Serie A da lui, in precedenza, soltanto assaporata. \u00abSecondo me, rispetto alla Serie B, Lentini aveva anche pi\u00f9 possibilit\u00e0 di esprimere le sue potenzialit\u00e0\u00bb, dice Benedetti. \u00abQuesto perch\u00e9 in Serie B c\u2019erano marcature pi\u00f9 strette. In Serie A le marcature c\u2019erano, ma solo quando c\u2019era maggior pericolo. Al Delle Alpi Gigi, prendendo campo su quella fascia, andava che era una meraviglia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abEra un giocatore di grande personalit\u00e0, esuberante\u00bb ricorda ancora Policano. \u00abAnche se sbagliava un dribbling non teneva gi\u00f9 la testa, ma continuava a giocare. Gi\u00e0 da giovane si vedeva che aveva una bella prospettiva di carriera davanti a s\u00e9\u00bb. \u00abLa vigilia dei derby la si viveva con grande entusiasmo\u00bb sottolinea Rambo Policano. \u00abIl giorno precedente la partita, in albergo, ci riunivamo tutti in una camera, saltavamo sui letti per darci la carica\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abMondonico decideva come schierarci in base alle squadre che incontravamo: 3-5-2 o 3-4-2-1&#8230; i compiti erano quelli del gioco del calcio, difensori, centrocampisti, attaccanti. Sicuramente a me non ha mai dato il compito di attaccante\u2026\u00bb, ricorda divertito Annoni. \u00abGigi veniva utilizzato specialmente sulle fasce: dipendeva dall\u2019avversario. Se a destra l\u2019avversario era meno veloce, allora Gigi giocava a destra, e cos\u00ec anche sulla fascia sinistra\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8, quello del 1991, il torneo delle sorprese. A vincere lo scudetto \u00e8 la Sampdoria di Vialli, Mancini e Bo\u0161kov (l\u2019ultimo vinto in Italia da una outsider), col Toro che si piazza quinto a pari merito col Parma, un punto davanti alla Juventus di Gigi Maifredi. Per granata ed emiliani si tratta di qualificazione alla Coppa Uefa dell\u2019anno successivo (raggiunta insieme all\u2019Inter e al Genoa di Bagnoli), grazie anche alla squalifica europea ricevuta dal Milan per il famoso episodio della notte di Marsiglia.<\/p>\n<p>Il 20 marzo 1991 infatti allo stadio V\u00e9lodrome si spengono i riflettori ed i rossoneri, guidati da Galliani, decidono di abbandonare il campo e di non rientrarvi nemmeno quando l\u2019arbitro svedese Bo Karlsson, a luci parzialmente riaccese, fa intendere che la partita pu\u00f2 proseguire. Risultato? Sconfitta a tavolino 3-0 per il Milan e squalifica per un anno dalle competizioni europee.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 l\u2019ultimo campionato di Arrigo Sacchi alla guida dei rossoneri. Quella squalifica del club milanese apre a fine stagione al Torino le porte della Coppa Uefa dell\u2019anno seguente. Per i tifosi granata, l\u2019occasione di partecipare alle competizioni internazionali con la Juve che resta a casa \u00e8 anche quella per sfoderare lo striscione \u201cJuventino guardati Twin Peaks\u201d, una delle serie di maggior successo trasmesse in Italia in Tv in quegli anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pubblichiamo un estratto da &#8220;Gigi Lentini. 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