{"id":131839,"date":"2025-09-26T17:11:24","date_gmt":"2025-09-26T17:11:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/131839\/"},"modified":"2025-09-26T17:11:24","modified_gmt":"2025-09-26T17:11:24","slug":"camminare-sullorlo-di-un-abisso-dialogo-con-corrado-delia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/131839\/","title":{"rendered":"\u201cCamminare sull\u2019orlo di un abisso\u201d. Dialogo con Corrado d\u2019Elia"},"content":{"rendered":"<p>Corrado d\u2019Elia, al contempo, ha qualcosa di Mangiafuoco e qualcosa di Don Chisciotte. Suo \u00e8 il genio del\u00a0terribile: quando gli parli, impalca castelli in aria cos\u00ec\u00a0concreti\u00a0che sei pronto a imbarcarti con lui verso un qualsiasi nessundove. \u00c8 il talento di chi maneggia il fuoco come un burattino e rende feconda la cova dei mulini a vento. In fondo, ama il pensare transoceanico, d\u2019Elia: per me \u2013 anche per le sue movenze da saltimbanco, da imbonitore di leoni, da infallibile equilibrista \u2013 \u00e8 il Philippe Petit del teatro italiano contemporaneo.\u00a0<\/p>\n<p>Milanese, uscito dalla \u2018Paolo Grassi\u2019, Corrado d\u2019Elia somma strategia e umore lunare. Nel 1995 fonda Teatri Possibili \u2013 che \u00e8 poi un inseguire l\u2019impossibile \u2013 che oggi si chiama\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/corradodelia.it\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Compagnia Corrado d\u2019Elia<\/a><\/strong>; da tempo, in particolare, Corrado d\u2019Elia indaga i\u00a0personaggi, gli uomini che al posto di lasciare il cuore a maggese l\u2019hanno messo a fruttificare velieri, visioni, varchi. Ha messo in scena \u2013 con acume da entomologo del meraviglioso \u2013 Mozart e Beethoven, Van Gogh e Steve Jobs. Ora sta inseguendo Macbeth; ha da poco dato voce a Galileo. Ama i grandi libri, Corrado d\u2019Elia, i libri che infiammano fino a forgiare in spada e in capodoglio l\u2019anima di chi li legge. Cos\u00ec, con spericolata indole, ha riscritto l\u2019Iliade\u00a0e\u00a0Moby Dick, Don Chisciotte, Le notti bianche, Il piccolo principe. Ha l\u2019energia dell\u2019ispirato \u2013 cio\u00e8: di chi sa ispirare.\u00a0<\/p>\n<p>A volte, le sue sceneggiature prendono la via del libro.\u00a0Io, Moby Dick\u00a0(Ares, 2024) \u00e8 forse il pi\u00f9 affascinante;\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.edizioniares.it\/prodotto\/galileo-oltre-le-stelle\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Galileo, oltre le stelle\u00a0(Ares, 2025)<\/a>,<\/strong>\u00a0l\u2019ultimo, \u00e8 un tentativo di sconfinamento dai greti di una grande anima. Quali sono i legami tra scienza e fede, tra parola e calcolo, tra opportunit\u00e0 e opportunismo, tra s\u00e9 e cosmo? Galileo \u00e8 allo zenit dell\u2019uomo \u2013 Galileo \u00e8 figura che ha in Amleto un emblema nel mondo letterario: entrambi fondano la\u00a0modernit\u00e0, che \u00e8 poi il discorso sull\u2019essere e sul non essere, sulla possibilit\u00e0 di esplorare gli impossibili. Amleto crea un microscopio interiore per sondare i miraggi e i deliri dell\u2019anima; Galileo forgia un cannocchiale per auscultare i mugolii dell\u2019universo.\u00a0<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 carne che trema di fronte all\u2019infinito\u201d, dice Corrado d\u2019Elia di Galileo. Il libro comincia con una finestra e finisce con una marmellata. Sulla soglia dell\u2019abiura e dell\u2019umiliazione, il sapiente parla di fragole, limoni e lamponi; \u201cNessuno ha visto pi\u00f9 lontano di me\u201d, sussurra. Gli astri sono i frutti maturi dei nostri occhi.\u00a0<\/p>\n<p>Corrado d\u2019Elia scrive in versi. La sua scrittura, per\u00f2, ha poco a che fare con il teatro \u2018poetico\u2019 (o neomelodico) \u2013 che siano le scritture vertiginose di Mario Luzi o gli spettacoli \u2018di parola\u2019 di Mariangela Gualtieri. L\u2019andar per versi \u00e8 utile, qui, a creare il ritmo narrativo esatto. I versi sono uno \u2018strumento\u2019: cembalo e cetra, tamburo e corno; sussurri e grida. Come i canti attorno al fuoco: e il fuoco, di volta in volta, si fa volto e muraglia. Un fuoco argilla, intendo, in cui le ombre hanno la belt\u00e0 di un corpo, di un torsolo d\u2019uomo \u2013 innamorano.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Beethoven, Van Gogh, Galileo, Mozart. Mi pare di capire che ti piacciono i grandi uomini, che confidi nel \u2018terribile\u2019 genio dell\u2019uomo. \u00c8 cos\u00ec? Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>La parola \u201cgenio\u201d porta con s\u00e9 un\u2019ambiguit\u00e0 affascinante. Genio non significa solo capacit\u00e0 tecnica o talento straordinario: implica una tensione, un\u2019inquietudine, una ferita. Beethoven, Van Gogh, Galileo, Mozart \u2013 e potrei aggiungere Steve Jobs, figura altrettanto contraddittoria e perturbante \u2013 sono stati uomini che hanno vissuto in una sorta di scarto rispetto al mondo comune. Hanno visto pi\u00f9 lontano, hanno pagato sulla propria pelle il prezzo di quella visione, e per questo hanno toccato vertici che noi possiamo soltanto sfiorare. Incontrare il genio significa entrare in contatto con l\u2019ebbrezza di una grandezza che non \u00e8 mai pienamente accessibile. \u00c8 come camminare sull\u2019orlo di un abisso: non possiamo appropriarsene, ma possiamo lasciarci colpire da quella vertigine. Galileo, in particolare, rappresenta per me questa condizione: uomo di scienza, ma anche poeta della visione, capace di scardinare dogmi e di aprire nuove prospettive sul mondo, pur pagando il prezzo dell\u2019isolamento e della condanna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"686\" alt=\"\" class=\"wp-image-104996 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/unnamed-1-1024x686.jpg\"  data-\/>Lui \u00e8 Corrado d\u2019Elia<\/p>\n<p><strong>Iliade, Moby Dick, Divina Commedia<\/strong><strong>. Mi par di capire che ti piacciano le grandi opere. \u00c8 cos\u00ec? Che senso ha, oggi, una vita \u2018epica\u2019, una grande opera?<\/strong><\/p>\n<p>I classici sono la nostra arch\u00e8, il nostro conio originario. Non appartengono al passato, ma al futuro. Essi non cessano mai di parlarci, perch\u00e9 custodiscono domande che restano aperte. Omero, Dante, Joyce, Dostoevskij, Melville non ci consegnano risposte definitive, ma ci offrono la vertigine di interrogativi che ancora oggi ci parlano e ci fanno riflettere. In un\u2019epoca che sembra aver smarrito i propri maestri e che spesso rifugge dalle grandi domande, parlare di \u201cvita epica\u201d significa restituire al presente il senso di un orizzonte pi\u00f9 vasto. Non \u00e8 questione di eroismo in senso tradizionale, ma di profondit\u00e0: l\u2019epica oggi \u00e8 la capacit\u00e0 di vivere con consapevolezza, di cercare un senso che vada oltre il consumo immediato. Una grande opera, nel nostro tempo, \u00e8 quella che invece riesce a interrogarci e a resistere al logorio dell\u2019oblio e della dimenticanza.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il libro che ti ha folgorato da bambino? E quello che ti ha folgorato da adulto?<\/strong><\/p>\n<p>Da bambino mi hanno colpito libri che mi hanno insegnato a guardare il mondo con stupore. Non era tanto un titolo preciso, ma il gesto stesso del leggere che apriva mondi. Ogni pagina era una porta. Da adulto, invece, ricordo come folgorazione\u00a0Moby Dick: non solo per la potenza narrativa, ma perch\u00e9 in quell\u2019ossessione vedevo riflessa la nostra sete inesausta, la tensione verso l\u2019impossibile. Melville, come Dante, come Galileo, ci mostra che la conoscenza \u00e8 anche naufragio, che non si pu\u00f2 inseguire la verit\u00e0 senza rischiare di perdersi. Non \u00e8 un caso che il mio\u00a0Io, Moby Dick, inizi con un uomo seduto sulle proprie sconfitte.<\/p>\n<p><strong>Galileo. Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Galileo \u00e8 un simbolo del nostro tempo. Non solo perch\u00e9 ha incarnato la rivoluzione del pensiero scientifico, ma perch\u00e9 ha vissuto sulla propria pelle il conflitto tra fede e ragione, tra libert\u00e0 di ricerca e potere istituzionale. \u00c8 un uomo del passato che parla al presente: la sua vicenda interroga ancora oggi il rapporto tra scienza e coscienza, tra visione e resistenza. Portarlo in scena significa restituirgli la sua duplice natura: l\u2019uomo forte e convinto delle sue idee, ma anche l\u2019essere fragile, intimo, spesso solo, che si misura con i limiti propri e del proprio tempo. Galileo \u00e8 il paradigma dell\u2019artista e dello scienziato: colui che guarda oltre e che, proprio per questo, paga un prezzo altissimo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"598\" height=\"1024\" alt=\"\" class=\"wp-image-104997 lazyload\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/Copertina_DElia_Galileo_pianeta-1-598x1024.jpg\"  data-\/><\/p>\n<p><strong>Come inizi a scrivere un testo, questa specie di biografia lirica, di monologare poetico? Da dove \u00e8 iniziato Galileo?<\/strong><\/p>\n<p>La scrittura nasce sempre da una ferita, e quindi da un\u2019urgenza. Non \u00e8 mai un progetto meditato, ma piuttosto un incendio che divampa da una scintilla. Nel caso di Galileo, la scintilla \u00e8 stata una conversazione con amici sul rapporto tra fede e scienza: un tema che, lungi dall\u2019essere archiviato, resta bruciante e contemporaneo. Io scrivo ovunque: nei bar, negli aeroporti, sui treni, in camerino. La scrittura mi divora. Non \u00e8 mai casuale la mia scelta di andare a capo: il verso \u00e8 la forma naturale del mio pensiero. \u00c8 un ritmo che segue il respiro. Galileo \u00e8 nato proprio cos\u00ec: dal bisogno di dare voce a una tensione interiore, di unire la lirica al racconto, il pensiero alla carne viva del teatro.<\/p>\n<p><strong>Che rapporto c\u2019\u00e8 tra scrittura scenica e poetica?<\/strong><\/p>\n<p>Sono due forme sorelle. Entrambe vivono del togliere, dell\u2019evocare pi\u00f9 che del descrivere. La scrittura poetica genera immagini che vivono nella mente del lettore. La scrittura scenica deve invece incarnarsi subito, diventare visione immediata per lo spettatore. La differenza \u00e8 nel tempo: la poesia si legge in solitudine, lentamente, e pu\u00f2 essere riletta infinite volte. Il teatro vive nell\u2019istante, chiede di catturare e trattenere un pubblico per un\u2019ora o due, senza tregua. Ma in entrambi i casi si tratta di rendere visibile l\u2019invisibile, di rivelare, di trasformare il silenzio in qualcos\u2019altro.<\/p>\n<p><strong>Che senso ha l\u2019arte in un mondo che rimanda soltanto orrore, morte?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019arte \u00e8 il braciere che deve restare acceso, anche quando tutto intorno \u00e8 buio. Adorno nel \u201949 scriveva che dopo Auschwitz fosse impossibile scrivere poesia, addirittura un atto di barbarie. Ma la poesia stessa ha dimostrato il contrario: proprio nell\u2019abisso, la parola trova una ragione per esistere. Oggi pi\u00f9 che mai l\u2019arte \u00e8 dunque resistenza. \u00c8 atto politico, oltre che poetico. Non consola, ma tiene accesa una luce. Senza arte, senza cultura, senza educazione, la societ\u00e0 resta prigioniera della violenza e dell\u2019ignoranza. L\u2019arte \u00e8 la nostra forma di sopravvivenza.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la tua poesia del cuore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire. Probabilmente se devo scegliere,\u00a0Forse il cuore\u00a0di Salvatore Quasimodo, scritta nel 1947, nel dopoguerra, quando il mondo era allo stesso modo lacerato e le ferite sembravano insanabili. Si chiude con quei versi che non risuonano terribili nel dubbio: \u00abforse il cuore ci resta, forse il cuore\u2026\u00bb. Io ci sento tutta la precariet\u00e0 dell\u2019umano, ma anche la sua possibilit\u00e0. Ci offre una chiave che sta a noi prendere o rifiutare.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stato il personaggio pi\u00f9 difficile da investigare?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni personaggio porta con s\u00e9 un abisso, ma se devo pensarne uno in particolare, cito il\u00a0Caligola\u00a0di Camus. Qui la caduta non ha appigli: \u00e8 verticale, brutale, inesorabile. Camus non ci consegna solo l\u2019immagine storica di un imperatore folle, ma ne fa un archetipo della condizione umana: un uomo che, perso l\u2019amore e il senso delle cose, si spinge fino all\u2019estremo, fino al capriccio assoluto, fino all\u2019assurdo. La crudelt\u00e0 di Caligola \u00e8 profondamente umana. E tutto questo, questa frizione \u00e8 terribile. Perch\u00e9 la puoi spiegare. La sua violenza non nasce da una ferita, da un lutto che si trasforma in ossessione metafisica: la ricerca di un\u2019impossibile libert\u00e0 assoluta. Nel suo delirio, Caligola non \u00e8 lontano da noi: ci mostra che quando l\u2019uomo smarrisce il senso, quando non accetta i limiti, quando non ha punti di riferimento, umani o spirituali pu\u00f2 trasformarsi in mostro. \u00c8 l\u2019abisso del potere, ma anche l\u2019abisso del vuoto interiore.<\/p>\n<p><strong>\u2026e ora, quale nuovo uomo stai tenendo in agguato, vorresti agguantare?<\/strong><\/p>\n<p>Il prossimo incontro \u00e8 con Macbeth, o meglio con la sua ombra. Non la tragedia shakespeariana in senso tradizionale, ma il suo incubo, il suo sogno pi\u00f9 nero. Macbeth diventa per me un uomo intrappolato in un rito ancestrale, una vittima sacrificale in balia di qualcosa pi\u00f9 grande di lui. Per questo, nel suo disorientamento \u00e8 un uomo contemporaneo. Una dimensione rituale, alchemica, dove la parola si fa liturgia e il gesto invocazione. Uno spettacolo visionario a cui lo spettatore non assiste, ma attraversa.<\/p>\n<p>**<\/p>\n<p>Si pubblica per gentile concessione, l\u2019attacco di \u201cGalileo, oltre le stelle\u201d, testo di Corrado d\u2019Elia edito da Ares (2025).<\/p>\n<p>Quando ero bambino,<br \/>come per istinto,<br \/>aprivo la finestra e guardavo il cielo.<br \/>Allora, tutte le volte,<br \/>lo stupore, il mistero,<br \/>per quel foglio immenso e nero,<br \/>mi avvolgeva.<br \/>Ogni stella era un enigma da decifrare,<br \/>ogni costellazione<br \/>una frase da indagare.<br \/>Cosa cercassi io non lo so,<br \/>ma gi\u00e0 sentivo<br \/>che in quel vasto tacere,<br \/>in quel silenzio che sapeva di sapere,<br \/>un senso d\u2019eterno c\u2019era,<br \/>di assoluto,<br \/>un frammento di verit\u00e0<br \/>che mi lasciava disorientato, incantato,<br \/>muto.<\/p>\n<p>\u00abCosa siete, stelle?<br \/>E che cosa mi volete dire?<br \/>Siete solo lanterne accese nel buio<br \/>o una traccia da seguire?<br \/>L\u2019universo \u00e8 tanto vasto,<br \/>sembravate suggerire,<br \/>pi\u00f9 di quello che pensi<br \/>pi\u00f9 di quello che puoi capire<br \/>e la vita, la vita,<br \/>\u00e8 un meraviglioso viaggio,<br \/>sempre in divenire\u00bb.<\/p>\n<p>E in quel parlare del cielo,<br \/>in quell\u2019estasi in cui mi perdevo,<br \/>io leggevo una chiamata, un invito,<br \/>a esplorare<br \/>un disegno oltre il nostro,<br \/>un ordine nascosto<br \/>dietro quel velo d\u2019infinito.<br \/>Cos\u00ec ogni notte lo facevo<br \/>e il cuore, guardando, piano piano si calmava.<\/p>\n<p>La domanda ancora oggi \u00e8 sempre la stessa:<br \/>che cos\u2019\u00e8 questo libro che mai si chiude?<br \/>Quest\u2019oceano celeste sopra di noi<br \/>che ancora mi incanta<br \/>e mai mi delude?<br \/>Un\u2019opera d\u2019arte, certo, un capolavoro.<br \/>Un mistero.<br \/>Il riflesso dell\u2019animo mio<br \/>inquieto.<br \/>L\u2019eco di qualcosa<br \/>che ancora ci \u00e8 segreto.<br \/>E davanti a voi, luminose stelle<br \/>la mia emozione si fa sempre meraviglia.<br \/>Un uomo cos\u00ec piccolo,<br \/>in mezzo alla sua grande famiglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Corrado d\u2019Elia, al contempo, ha qualcosa di Mangiafuoco e qualcosa di Don Chisciotte. 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