{"id":1333,"date":"2025-07-22T19:36:10","date_gmt":"2025-07-22T19:36:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1333\/"},"modified":"2025-07-22T19:36:10","modified_gmt":"2025-07-22T19:36:10","slug":"in-ricordo-di-joseph-beuys-e-alberto-burri-a-gibellina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/1333\/","title":{"rendered":"In ricordo di Joseph Beuys e Alberto Burri a Gibellina"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2026\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/tag\/gibellina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Gibellina<\/a>\u00a0verr\u00e0 proclamata prima\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/arti-visive\/2024\/10\/gibellina-prima-capitale-italiana-arte-contemporanea-2026\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Capitale italiana dell\u2019Arte Contemporanea<\/a><strong>.<\/strong>\u00a0Con questa importante premiazione viene riconosciuto il peculiare valore della citt\u00e0 belicina nel panorama della cultura nazionale. In attesa di questo evento, si \u00e8 reso pi\u00f9 che mai opportuno richiamare alla memoria collettiva un momento fondamentale della sua vicenda artistica. Quello in cui, all\u2019inizio degli Anni \u201980, due mostri sacri dell\u2019arte mondiale,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/joseph-beuys\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Joseph Beuys<\/a><strong>\u00a0e\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.artribune.com\/artista-mostre-biografia\/alberto-burri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener nofollow\">Alberto Burri<\/a><strong>,<\/strong>\u00a0visitarono il paese terremotato: le loro reazioni artistiche furono assai diverse, quanto incredibilmente affascinanti per il loro significato.<\/p>\n<p>Joseph Beuys in visita a Gibellina<\/p>\n<p>Nel\u00a0<strong>Natale del 1981\u00a0<\/strong>Joseph Beuys giunse a Gibellina; un paesaggio di rovine si distendeva davanti ai suoi occhi, ed il dramma di quella cancellazione, operata prima dal terremoto del 1968, poi dall\u2019uomo con le demolizioni volute dallo Stato, sembrava disegnarsi sul suo volto.<br \/>Le intense fotografie di\u00a0<strong>Mimmo Jodice<\/strong>, che documentano questa breve ma significativa visita, ci presentano il celebre artista tedesco come una figura surreale, quasi magrittiana, mentre attraversa, nel suo cappotto nero e il cappello di feltro, quei ruderi silenziosi, ma capaci di esprimere, attraverso la loro presenza, il senso della catastrofe che ha posto inesorabilmente fine ad una storia secolare. Per Beuys, la cui azione artistica rivela sempre una spiccata sensibilit\u00e0 sociale ed ecologica, la vicenda di Gibellina (e dei gibellinesi) non poteva paralizzarsi nel trauma del terremoto; all\u2019evento mortifero doveva necessariamente seguire un processo di rinascita.<\/p>\n<p>    L&#8217;articolo continua pi\u00f9 sotto<\/p>\n<p>Il progetto di\u00a0Joseph Beuys per Gibellina mai realizzato<\/p>\n<p>L\u2019idea di creare il\u00a0<strong>Sacro Bosco<\/strong>\u00a0attraverso la piantumazione di trecento querce nell\u2019area dove era stata sistemata la baraccopoli per gli sfollati rappresenta proprio questo suo messaggio di speranza.<br \/>Tale proposta,\u00a0<strong>purtroppo mai realizzata\u00a0<\/strong>(se si esclude l\u2019unico albero collocato durante la rassegna\u00a0Orestiadidel 2001, con cui si \u00e8 voluto ricordare l\u2019ottantesimo anno di nascita dell\u2019artista), rientrava in un vasto progetto globale volto ad una pi\u00f9 pervasiva consapevolezza del rapporto imprescindibile che lega l\u2019uomo all\u2019ambiente, con il conseguente superamento dell\u2019eterna dicotomia tra natura e cultura.<br \/>Non a caso l\u2019anno successivo, in occasione della settima edizione di\u00a0documenta, l\u2019importate manifestazione internazionale di arte contemporanea che si tiene ogni cinque anni a\u00a0<strong>Kassel<\/strong>, in Germania, Beuys parteciper\u00e0 con un\u2019operazione artistica simile, incentrata sulla progressiva arborizzazione degli spazi urbani attraverso la posa di 7000 querce.<br \/>Questa pianta maestosa, dalla crescita lenta ma incredibilmente longeva, da sempre \u00e8 stata caricata di pregnanti significati spirituali, costituendo un simbolo fondamentale di forza, resistenza e rigenerazione.<br \/>Oggi il paesaggio di Kassel appare fortemente qualificato da quest\u2019opera encomiabile, il cui completamento \u00e8 stato postumo alla morte dell\u2019artista: questi, infatti, morir\u00e0 il 23 gennaio 1986, ma il progetto \u00e8 andato avanti, e l\u2019ultimo albero venne piantato dal figlio Wenzel il 12 giugno 1987, all\u2019apertura di\u00a0documenta 8.<\/p>\n<p>Joseph Beuys e l\u2019Italia<\/p>\n<p>\u00c8 interessante rilevare, anche sul piano aneddotico, che prima di venire a Gibellina un altro movimento tellurico leg\u00f2 Beuys all\u2019Italia.<br \/>Sull\u2019onda emotiva del\u00a0<strong>terremoto che aveva colpito il territorio dell\u2019Irpinia<\/strong>\u00a0il 23 novembre 1980, il brillante gallerista napoletano\u00a0<strong>Lucio Amelio<\/strong>\u00a0aveva chiamato a raccolta numerosi artisti della scena internazionale, invitandoli a rispondere alle forze caotiche della terra con l\u2019energia palingenetica dell\u2019arte: prende cos\u00ec abbrivio l\u2019ambiziosa iniziativa\u00a0<strong>Terrae Motus.<\/strong><br \/>La risposta di Beuys all\u2019appello lanciato da Amelio si concretizz\u00f2 nel suo\u00a0<strong>Terremoto in Palazzo,\u00a0<\/strong>con cui l\u2019artista intese interiorizzare il forte senso di precariet\u00e0 che avviluppava le popolazioni colpite dal sisma, manifestando al contempo la fede sicura riposta nel successo della vita sopra la morte. L\u2019istallazione si componeva di mobili e suppellettili da lavoro recuperati tra le macerie, che, interagendo equilibristicamente con oggetti diversi (vasi di creta, contenitori di vetro \u2013 alcuni dei quali rotti in frammenti \u2013 un uovo) trasmettono un senso perturbante di instabilit\u00e0 e caducit\u00e0. Il 17 aprile 1981 questo set, allestito nella galleria di Lucio Amelio, accolse una performance dello stesso Beuys, il quale, rannicchiandosi sotto un tavolo, si mise a disegnare su un rotolo di carta una sequenza di linee mosse e nervose. Richiamando sia il tracciato di un sismogramma che quello di un cardiogramma, quest\u2019azione aveva un valore esorcizzante, trasformando i nefasti movimenti del suolo in positivi sussulti dell\u2019animo, metafora di un\u2019umanit\u00e0 trionfante sulle avversit\u00e0 che le si oppongono e ne minacciano l\u2019esistenza.<\/p>\n<p>L\u2019intervento di Joseph Beuys per Gibellina\u00a0<\/p>\n<p>Anche a Gibellina l\u2019artista tedesco introiett\u00f2 la stessa desolazione e lo stesso silenzio che aveva sperimentato qualche mese prima nell\u2019Irpinia. Nel paese siciliano, per un vezzo del destino,\u00a0<strong>solo il cimitero era rimasto in piedi,\u00a0<\/strong>paradossalmente la citt\u00e0 dei morti sembrava l\u2019unico segnacolo di una qualche sopravvivenza.<br \/>Coerentemente con la poetica della sua produzione, Beuys vedeva la possibilit\u00e0 di un riscatto solo come conseguenza di un processo di conservazione della memoria e di elaborazione del lutto.<br \/>Quei resti informi di vecchi edifici non erano da dimenticare; la crisi, opportunamente affrontata, avrebbe innescato una vera catarsi, solo cos\u00ec l\u2019avvenire sarebbe stato pi\u00f9 consapevole e luminoso. Il seme deve prima morire per poter dare frutto; ci\u00f2 che lui osservava l\u00ec, in quel paese ormai soppresso, non era un cumulo di macerie, ma il potenziale di un terreno fertile sul quale bisognava intervenire per ottenere un buon raccolto. Egli fu l\u2019unico a vedere tale potenza in quelle rovine.<\/p>\n<p>Alberto Burri in visita a Gibellina<\/p>\n<p>Anche\u00a0<strong>Alberto Burri visit\u00f2 quei luoghi nel 1981,\u00a0<\/strong>ma la risposta artistica da lui messa in campo fu di segno sostanzialmente opposto a quella di Joseph Beuys.<br \/>Mentre, infatti, l\u2019azione di quest\u2019ultimo conteneva una spinta dinamica e vitalistica tesa al superamento del trauma, quella di Burri si concentrava precipuamente sul significato della\u00a0<strong>ferita<\/strong>, analizzandone le caratteristiche fisiologiche, e prognosticandone i possibili postumi.<br \/>Non \u00e8 forse un caso che il noto artista umbro avesse conseguito la laurea in medicina, e qui, sulle membrature sconquassate di Gibellina, sembr\u00f2 in effetti operare con la coscienza propria di un medico. Se il fatidico evento naturale consumato nel 1968 aveva lasciato una profonda, lampante lacerazione, il\u00a0<strong>Grande Cretto<\/strong>\u00a0concepito da Burri intese ricoprirla come una gigantesca crosta protettiva.<br \/>Talvolta, le fenditure che occasionalmente si aprivano sulla superficie cementizia dell\u2019opera, rivelavano, come un\u2019escara che viene prematuramente grattata, la carne viva celata sotto di essa: le vestigia del piccolo borgo rurale.<br \/>Queste infatti erano state agglomerate e tenute insieme da una rete metallica per costituire l\u2019ossatura fondamentale di questa ardita realizzazione artistica.<br \/>Tale inusuale processo di occultamento delle macerie, con cui l\u2019artista comp\u00ec un\u2019operazione contraria a quella dell\u2019attivit\u00e0 archeologica, venne singolarmente descritto dal lui stesso come \u201c<strong>archeologia del futuro<\/strong>\u201c: espressione certo non perfettamente congrua, con cui si prospettava la possibilit\u00e0 di un recupero delle antiche spoglie, non considerando che, nell\u2019eventualit\u00e0, ci\u00f2 avrebbe implicato lo smantellamento del\u00a0Cretto\u00a0stesso.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1920\" height=\"1833\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/grande-cretto-di-gibellina.jpg\" alt=\"Grande Cretto di Gibellina\" class=\"wp-image-1171423\"  \/>Grande Cretto di GibellinaIl significato dell\u2019intervento di Alberto Burri per Gibellina<\/p>\n<p>Ma senza dubbio vi era un sapore archeologico in questa colossale operazione, che richiamava abbastanza da presso la famosa \u201c<strong>colmata persiana\u201d<\/strong>, in cui, alla fine del V sec. a.C., gli Ateniesi deposero le statue e gli ex voto della loro acropoli, distrutti dall\u2019esercito di Serse.<br \/>Accertando la morte di quei poveri resti, Burri intese\u00a0<strong>sostituirli visivamente con un\u2019immensa superficie bianca,<\/strong>\u00a0creando in tal modo, su quella vasta area, un vero e proprio memoriale del terremoto. L\u2019immagine del\u00a0<strong>sudario<\/strong>, al riguardo costantemente evocata, restituisce appieno la dimensione funebre connaturata a questo intervento, nonch\u00e9 la sua esplicita finalit\u00e0 di consegnare ai tempi a venire il ricordo di un accadimento storico che ha per sempre segnato l\u2019intera comunit\u00e0 del Belice.<\/p>\n<p>L\u2019idea di Alberto Burri alla base del progetto per Gibellina<\/p>\n<p>Da parte di Burri si tratt\u00f2 di un\u2019idea geniale, per almeno due motivi: da un lato\u00a0<strong>rappresent\u00f2 una soluzione concreta al problema delle rovine<\/strong>, il cui smaltimento avrebbe richiesto un impegno particolarmente oneroso da affrontare; dall\u2019altro consent\u00ec all\u2019artista l\u2019opportunit\u00e0 di\u00a0<strong>applicare su scala territoriale<\/strong>\u00a0una sua cifra stilistica distintiva, appunto quella dei\u00a0<strong>Cretti<\/strong>, guadagnando alla propria opera il primato, ancora insuperato, di essere la pi\u00f9 grande del genere mai fatta nell\u2019Europa moderna. Nulla di simile Burri avrebbe potuto compiere nella nuova Gibellina, sorta dopo il terremoto, pi\u00f9 a ovest, a otto chilometri di distanza in linea d\u2019aria, dove alcuni tra i pi\u00f9 famosi artisti del panorama contemporaneo stavano ingioiellandone l\u2019anonimo tessuto cittadino con le loro singolari creazioni. Gi\u00e0 affermatosi come l\u2019artista italiano pi\u00f9 importante della seconda met\u00e0 del Novecento (fama condivisa con Lucio Fontana), Burri aveva intuito che, nell\u2019esperimento urbano in atto in quel centro di recentissima costruzione, non avrebbe potuto esprimersi con sufficiente respiro, sicch\u00e9 il suo lavoro si sarebbe confuso con i molti, pur apprezzabili, che l\u00ec si stavano frattanto eseguendo.<br \/>Decise dunque di ritirarsi dalla frenesia e dal chiasso che agitavano Gibellina Nuova, per orientare la sua azione sulla ferma e silente Gibellina Vecchia; e l\u00ec l\u2019artista riusc\u00ec, in modo a dir poco prodigioso, a suggerire simultaneamente l\u2019intricata organizzazione planimetrica del paesino prima del suo crollo, e il movimento delle placche tettoniche che ne aveva decretato la fine.<\/p>\n<p>Il completamento dell\u2019opera di Alberto Burri e le sue conseguenze<\/p>\n<p>Nel\u00a0<strong>2015<\/strong>, a trent\u2019anni dall\u2019inizio dei lavori, e in occasione del centenario della nascita dell\u2019artista (avvenuta il 12 marzo 1915),\u00a0<strong>l\u2019opera \u00e8 stata finalmente completata,\u00a0<\/strong>raggiungendo l\u2019estensione di 86.000 metri quadrati, pressocch\u00e9 quella che Alberto Burri aveva previsto nel suo progetto.<br \/>Tutt\u2019oggi per\u00f2, nonostante il diaframma temporale che ci separa dagli Anni \u201980, permangono con forza gli interrogativi sugli esiti sociologici e paesaggistici determinati dal\u00a0Grande Cretto, che indubbiamente\u00a0<strong>ha privato i gibellinesi dell\u2019unico legame fisico con il loro vecchio insediamento<\/strong>, imponendosi, su quel morbido comprensorio naturale, con un\u2019evidenza plastica esondante e, per certi versi, violenta.<br \/>A differenza dell\u2019opera di Beuys, qui il dissidio esistente tra l\u2019uomo e la natura viene implacabilmente rimarcato, i piani su cui si muovono questi due elementi non sono contigui, e la dialettica tra essi instaurata non pu\u00f2 che essere di tipo oppositivo. Sebbene, dunque, l\u2019artista italiano e quello tedesco, dopo aver visitato questi luoghi, abbiano rispettivamente concepito un\u2019opera d\u2019arte ambientale, le loro proposte qui a Gibellina risultano di polarit\u00e0 nettamente inversa.<\/p>\n<p>Gibellina e Perugia. Due eventi artistici a confronto<\/p>\n<p>\u00c8 come se in questo lembo di Sicilia si ripetesse, in forme diverse, la\u00a0<strong>stessa dinamica<\/strong>\u00a0che si era verificata nel grande evento organizzato il 3 aprile 1980 da Italo Tomassoni, all\u2019interno della\u00a0<strong>Rocca Paolina di Perugia,<\/strong>\u00a0in cui Beuys e Burri avrebbero dovuto intrattenere un dibattito sulla loro visione dell\u2019arte nel mondo contemporaneo. Non senza stupore possiamo oggi cogliere un certo fatalismo nella scelta della fortezza che, per i suoi ambienti ipogei, sembra previamente connettere i due artisti alle forze sotterranee della natura, con cui, di l\u00ec a poco, essi saranno chiamati a misurarsi.<\/p>\n<p>Joseph Beuys a Perugia<\/p>\n<p>Nell\u2019ampia Sala Cannoniera perugina, gremita di un pubblico vasto e variegato,\u00a0<strong>Beuys tenne la sua conferenza:\u00a0<\/strong>argomentando con l\u2019abituale schiettezza, la sua figura singolare e carismatica riusc\u00ec a catalizzare l\u2019attenzione di tutti mentre illustrava le proprie posizioni sui temi fondamentali dell\u2019etica, dell\u2019estetica, dell\u2019ecologia, della politica, della societ\u00e0, della spiritualit\u00e0 e dell\u2019arte; affront\u00f2 tutto con greve seriet\u00e0, conscio dell\u2019importanza di quel momento, veramente storico. Affinch\u00e9 ogni sua riflessione fosse pienamente intellegibile,\u00a0<strong>ricorse financo all\u2019impiego di sei lavagne<\/strong>, sulle quali appunt\u00f2 i concetti chiave, disegn\u00f2 simboli e schemi, con un approccio di profonda lucidit\u00e0 didattica che valorizz\u00f2 ulteriormente la chiarezza del suo messaggio.<\/p>\n<p>Alberto Burri a Perugia<\/p>\n<p>Mentre Beuys, con veemenza profetica, trasmetteva agli astanti il suo pensiero rivoluzionario, additando la possibilit\u00e0 di un mondo nuovo, pi\u00f9 equo e radioso, Burri decise di sottrarsi all\u2019incantesimo che soggiogava la Sala della Cannoniera, ritirandosi in un ambiente remoto della Rocca, per poter l\u00ec svolgere il suo lavoro. Cos\u00ec facendo, quello che doveva essere un incontro dialettico con il collega d\u2019oltralpe, si ridusse essenzialmente in un fascinoso monologo tenuto da quest\u2019ultimo. Ma l\u2019artista tifernate perseguiva altri canali di comunicazione: come sempre accadeva,\u00a0<strong>avrebbe lasciato che le sue opere parlassero per lui.<\/strong>\u00a0Eresse in quell\u2019occasione una stele, il\u00a0<strong>Grande Ferro R.P. 80<\/strong>\u00a0(dove \u201cR.P.\u201d sta per Rocca Paolina), che proprio nel recesso isolato in cui venne posto, trov\u00f2 la dimensione espressiva che gli era massimamente congeniale. Questo alto\u00a0Cretto\u00a0verticale, dal colore nero e dalla massa imponente, dominava quello spazio solitario come una torre nel deserto, anticipando gi\u00e0, nella sinuosit\u00e0 delle sue ampie scanalature, il tracciato labirintico del\u00a0Grande Cretto\u00a0di Gibellina.<\/p>\n<p>Un invito per il futuro di Gibellina<\/p>\n<p>Per quanto sia le\u00a0<strong>lavagne<\/strong>\u00a0di Joseph Beuys, sia il\u00a0<strong>Grande Ferro<\/strong>\u00a0di Alberto Burri, siano oggi conservati in altre sedi (al Palazzo della Penna di Perugia le prime, al Palazzo Albizzini di Citt\u00e0 di Castello il secondo) costituiscono comunque un\u00a0<strong>ricordo<\/strong>\u00a0fattivo di quella giornata cos\u00ec importante, della quale sono una diretta e avvincente emanazione.<br \/>Purtroppo,\u00a0<strong>nel paese del Belice, non \u00e8 ancora possibile godere contestualmente le opere dei due artisti,<\/strong>\u00a0con l\u2019immobile matericit\u00e0 di Burri da una parte, e l\u2019energica spiritualit\u00e0 di Beuys dall\u2019altra.\u00a0<strong>La realizzazione del\u00a0Sacro Bosco,<\/strong>\u00a0che sento vivamente di auspicare, oltre a imprimere sul terreno un ricordo perenne del passaggio del maestro tedesco, garantirebbe questo inedito risultato, arricchendo l\u2019avventura artistica di Gibellina con una nuova suggestione di vibrante poesia.<\/p>\n<p>\u00a0David Camporeale<\/p>\n<p><strong>Libri consigliati:<\/strong><\/p>\n<p>(Grazie all\u2019affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)\u00a0<br \/><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>            Scopri anche<\/p>\n<p class=\"intext-cta\">Artribune \u00e8 anche su Whatsapp.  \u00c8 sufficiente <a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029Va9iaYUEFeXeqRR2yT1y\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nel 2026\u00a0Gibellina\u00a0verr\u00e0 proclamata prima\u00a0Capitale italiana dell\u2019Arte Contemporanea.\u00a0Con questa importante premiazione viene riconosciuto il peculiare valore della citt\u00e0 belicina&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1334,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-1333","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1333","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1333"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1333\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1334"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1333"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1333"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1333"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}