{"id":135196,"date":"2025-09-28T10:36:20","date_gmt":"2025-09-28T10:36:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/135196\/"},"modified":"2025-09-28T10:36:20","modified_gmt":"2025-09-28T10:36:20","slug":"martin-parr-e-la-fotografia-di-cibo-nellarte-contemporanea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/135196\/","title":{"rendered":"Martin Parr e la fotografia di cibo nell\u2019arte contemporanea"},"content":{"rendered":"<p>Fagioli, sandwich, cupcakes, pezzi di torta, ciambelle, gelati che si squagliano: sono solo alcuni dei molteplici soggetti gastronomici ritratti da Martin Parr, uno dei pi\u00f9 grandi fotografi dell\u2019epoca contemporanea. Peraltro uno dei pochissimi a far entrare il cibo come soggetto narrativo all\u2019interno di un certo tipo di fotografia. Parr, classe 1972 e originario di Epsom, un paese nella contea inglese del Surrey, ha ritratto per anni le abitudini di vita e di consumo degli inglesi, per poi girare ogni parte del mondo e descrivere, con il suo occhio e i suoi strumenti, il turismo di massa, le persone, i loro luoghi e, ovviamente, anche il cibo. Una scelta fuori dal comune per un artista che usa la fotografia come mezzo espressivo, visto che per tantissimo tempo il cibo \u00e8 stato considerato un soggetto troppo umile, \u201cdi pancia\u201d, poco sfidante e troppo commerciale per un fotografo.<\/p>\n<p><strong>Martin Parr e il rapporto con il cibo nella fotografia<\/strong><\/p>\n<p>\u201cSi ricorda quando \u00e8 stata la prima volta che ha fatto una foto al cibo?\u201d gli chiediamo mentre \u00e8 in viaggio in Italia per presentare tre sue esposizioni. \u201cS\u00ec\u201d ci risponde. Chiediamo dunque che cosa ci fosse in quella prima foto. \u201cNo, non me lo ricordo\u201d dice in modo asciutto. Toccato da un tipico e asciutto umorismo inglese, Parr non ha nulla del divismo <strong>che ha contraddistinto i pi\u00f9 famosi fotografi del suo tempo<\/strong>. Ancora oggi gira con un cappello di paglia in testa, la macchinetta fotografica al collo, e il deambulatore che lo aiuta a camminare, mimetizzandosi perfettamente tra le persone che ha sempre cercato di ritrarre nella loro naturalezza.<\/p>\n<p><strong>Il cibo tipico delle famiglie inglesi finisce in foto<\/strong><\/p>\n<p>Durante l\u2019incontro pubblico svoltosi a Matino, in Salento, per presentare la sua mostra \u201cSnack It!\u201d, in scena dal 26 settembre al 9 novembre all\u2019interno del Palazzo Marchesale <strong>della cittadina in occasione di Yeast Photo Festival<\/strong> (<a href=\"https:\/\/www.cibotoday.it\/storie\/yeast-photo-festival-salento-2025.html\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">ne abbiamo parlato qui<\/a>), Parr ha spiegato meglio come e perch\u00e9 ha iniziato a trattare il cibo, creando un linguaggio che \u00e8 stato di grande impatto per gli anni a venire. \u201cHo cominciato quando sono passato alle lenti macro, una combinazione di solito associata con la fotografia medica, e uno dei progetti fu quello di raccontare il cibo inglese, che ha una reputazione terribile, ma oggi \u00e8 molto meglio\u201d spiega Parr. I suoi primi lavori confluirono in una mostra del 1995, intitolata appunto British Food, in cui si raccoglievano scatti del cibo tipico delle persone comuni in Gran Bretagna.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/10_-martin-parr-_-magnum-photos_gb.jpg\" alt=\"10_\u00a9 Martin Parr _ Magnum Photos_GB\" title=\"10_\u00a9 Martin Parr _ Magnum Photos_GB\"\/><\/p>\n<p><strong>L\u2019ossessione per il cibo spazzatura<\/strong><\/p>\n<p>\u201cFui molto entusiasta di quello che poteva fare la camera. In particolare mi piaceva il cibo spazzatura, il junk food, che spiega tantissimo di quello che siamo e di quello che vogliamo mangiare. \u00c8 veramente semplice come sembra\u201d. Per Parr quello che mangiamo \u00e8 un modo di raccontare il mondo che, anche 25 anni dopo, ha ancora valore e parla chiaramente di noi. Parr \u00e8 infatti tornato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte sul tema del cibo, che attraversa tutta la sua produzione in modo quasi costante. Una delle ultime pubblicazioni significative sul tema \u00e8 stata Real Food, nel 2016, in cui l\u2019approccio di Parr senza filtri e senza estetizzazioni al cibo ha superato i confini del Regno Unito per toccare tutti i suoi viaggi intorno al mondo.<\/p>\n<p>undefined<\/p>\n<p>Secondo Parr, il racconto del cibo, nella chiave in cui ha scelto di esplorarlo, rifugge mitismi ed estetizzazioni, per questo uno dei suoi focus principali \u00e8 sempre stato <strong>il cibo spazzatura e quello delle classi operaie e borghesi<\/strong>, la \u201cmiddle class\u201d a cui lui stesso afferma di appartenere. \u201cCon il junk food si fanno delle bellissime foto. Se prendi del cibo posh, ha un aspetto troppo piacevole, \u00e8 quello che vedi sulle pagine dei giornali, dove ogni cibo sembra delizioso, chiunque vorrebbe mangiarlo. Per molte delle foto che sono qui, credo che nessuno vorrebbe mangiare quel cibo. Per questo preferisco in assoluto il cibo spazzatura per la fotografia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le mostre di Martin Parr in Italia, in Salento<\/strong><\/p>\n<p>Cetriolini e uova sode, salsicce immerse nella salsa, cosce di pollo mangiate da mani di bambino, peraltro con le unghie sporche, persino un costante richiamo a faccine e disegni fatti sul cibo che hanno molto di infantile e ricordano le feste di compleanno delle classi elementari, sono ritratte dalla macchina di Parr in modo quasi neutrale, apparentemente trasandato. Nel tempo questo approccio \u2013 applicato in modo trasversale a quasi tutta la sua produzione &#8211; gli \u00e8 valso non poche critiche, un approccio in cui c\u2019\u00e8 un\u2019estrema \u2013 per taluni eccessiva &#8211; vicinanza al soggetto, senza filtri e senza esclusione di colpi, perch\u00e9, come spiega il fotografo, anche \u201cla bruttezza \u00e8 affascinante\u201d. Parr racconta di aver cominciato con il cibo e di non aver mai smesso, ancora oggi che ha superato i 70 anni e <strong>si sta occupando soprattutto della sua eredit\u00e0 grazie alla Martin Parr Foundation<\/strong>, \u201ccontinuer\u00f2 a farlo, come per il turismo\u201d chiosa. Le sue mostre in Italia a tema sono attualmente tre e fanno parte tutte di Yeast Photo Festival: sei esposizioni sulla spiaggia della Purit\u00e0 a Gallipoli, la mostra Snack It! a Matino, di cui abbiamo gi\u00e0 accennato, infine Wow, la mostra a Lecce che racconta il cibo dei bambini.<\/p>\n<p>  CiboToday \u00e8 anche su Whatsapp, \u00e8 sufficiente <a class=\"u-color-theme\" href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029VaLJevpLY6d74s2v7w1j\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">cliccare qui<\/a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fagioli, sandwich, cupcakes, pezzi di torta, ciambelle, gelati che si squagliano: sono solo alcuni dei molteplici soggetti gastronomici&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":135197,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89,43411],"class_list":{"0":"post-135196","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-martin-parr"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/135196","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=135196"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/135196\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/135197"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=135196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=135196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=135196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}