{"id":135433,"date":"2025-09-28T13:25:11","date_gmt":"2025-09-28T13:25:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/135433\/"},"modified":"2025-09-28T13:25:11","modified_gmt":"2025-09-28T13:25:11","slug":"urne-aperte-in-valle-daosta-e-nelle-marche-occhi-puntati-sulla-sfida-acquaroli-ricci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/135433\/","title":{"rendered":"Urne aperte in Valle d\u2019Aosta e nelle Marche: occhi puntati sulla sfida Acquaroli-Ricci"},"content":{"rendered":"<p>In caso di sconfitta, Schlein rischia la fronda interna e il tramonto del campo largo. Il centrodestra vuole replicare l\u2019impresa di cinque anni fa. Gara anche tra Lega e Fi.Ci siamo: stamane dalle 7 seggi aperti nelle Marche fino alle 23 (anche in Valle d\u2019Aosta, dove si vota per\u00f2 solo oggi) per poi riprendere domani sempre dalle 7 alle 15 quando, solo per le Marche, ci saranno gli exit poll. La platea dei votanti marchigiani \u00e8 di 1,33 milioni e spiccioli, ma la posta in gioco \u00e8 altissima. In Valle d\u2019Aosta a votare sono un decimo dei marchigiani, eppure anche questa piccola regione \u00e8 un test, soprattutto per il sistema elettorale, che sotto l\u2019ombra del Monte Bianco non prevede l\u2019elezione diretta del presidente della Regione e, dunque, rende possibile misurare la capacit\u00e0 attrattiva dei partiti maggiori nel costruire coalizioni, con l\u2019Union Vald\u00f4taine (il partito identitario, peraltro spaccato) a fare da ago della bilancia. Per la consultazione in riva all\u2019Adriatico il riflesso nazionale \u00e8 invece evidente. Si \u00e8 partiti con l\u2019idea che fosse decisiva per Giorgia Meloni, si \u00e8 arrivati ora a pensare che chi rischia di pi\u00f9 sia Elly Schlein. La segretaria del Pd si \u00e8 fatta vedere moltissimo in campagna elettorale tra Ancona ed Ascoli. Anche Matteo Salvini, sull\u2019altro fronte, \u00e8 stato assai attivo: deve impattare la sfida con Forza Italia. Se perde nelle Marche, la Schlein deve fronteggiare una doppia offensiva: quella dei riformisti all\u2019interno del Pd e il \u00abfallimento\u00bb del campo largo. Si \u00e8 detto, per interpretare il voto delle Marche, che questa regione \u00e8 l\u2019Ohio d\u2019Italia: la ragione sta nella contendibilit\u00e0. Il centrosinistra spera infatti di rifarsi. Cinque anni fa, dopo un trentennio di dominio, era stato sfrattato da Palazzo Raffaello da Francesco Acquaroli, uno dei fondatori di Fratelli d\u2019Italia e amico di adolescenza di Giorgia Meloni, alla testa di una coalizione di centrodestra che aveva prevalso col 49,13% (con la Lega primo motore al 22,4%). Dunque se Elly Schlein in alleanza &#8211; elettorale, ci tiene a precisare Giuseppe Conte &#8211; con i 5 Stelle e Avs si riprende la Regione pu\u00f2 aprire una nuova stagione di opposizione al governo, altrimenti dovr\u00e0 fronteggiare la fronda interna al Pd. Un risultato di eccezionalit\u00e0, per\u00f2, queste elezioni marchigiane lo hanno gi\u00e0 raggiunto: \u00e8 la prima volta che il garantismo ha tenuto davvero. A contendere la presidenza delle Marche a Francesco Acquaroli \u00e8 Matteo Ricci, per dieci anni sindaco di Pesaro, dirigente di peso nazionale del Pd e da un anno eurodeputato. Ricci \u00e8 sotto inchiesta da parte della procura della Repubblica di Pesaro con l\u2019accusa di concorso in corruzione. Ebbene Acquaroli si \u00e8 tenuto lontanissimo da ogni polemica su questo aspetto. Pure il Movimento 5 stelle si \u00e8 convertito al garantismo. Giuseppe Conte prima di dire s\u00ec a Matteo Ricci ha voluto vedere le carte. Esaminata l\u2019inchiesta ha detto: un avviso di garanzia non pu\u00f2 fermare la candidatura. E ha varato il campo largo. Forse anche perch\u00e9 la Procura di Pesaro ha deciso di non pigliare alcun ulteriore provvedimento fin quando non si fossero chiuse le urne. Cos\u00ec, per quanto sia stato polemico il tono del confronto elettorale, non \u00e8 mai trasceso nonostante la tensione. Cinque anni fa il candidato del centrosinistra Maurizio Mangialardi prese il 37% di coalizione e il suo Pd si conferm\u00f2 primo partito con il 25,1% dei voti. Anche per Giuseppe Conte questa elezione \u00e8 esiziale. Nel settembre 2020 i pentastellati andarono da soli con Gian Mario Mercorelli, che raccolse l\u20198,5% dei consensi (il 7,1 fu il risultato della lista). Se non \u00e8 l\u2019Ohio, dunque, di certo il voto ad Ancona e dintorni ha importanti risvolti per il campo largo che oltre a Pd, 5 Stelle e Avs schiera \u00abProgetto Marche\u00bb con parte di Italia Viva, \u00abAvanti con Ricci\u00bb sostenuta da Pi\u00f9 Europa, \u00abPace Salute Lavoro\u00bb con Rifondazione Comunista e la civica \u00abMatteo Ricci Presidente\u00bb. Anche sul fronte del centrodestra si gioca una partita non secondaria tra Forza Italia (data in ascesa e che parte dal 5,9% di cinque anni fa) e la Lega, che deve capire quanto le \u00e8 rimasto di quel 22,4%. Poi c\u2019\u00e8 un elemento di forte novit\u00e0: la lista civica messa in piedi da Guido Castelli, senatore di Fratelli d\u2019Italia ex sindaco di Ascoli Piceno e Commissario alla ricostruzione dal terremoto del 2016, di assoluto sostegno a Francesco Acquaroli, ma che pu\u00f2 riprofilare tutto il centrodestra (dove va segnalata anche la presenza in coalizione della lista dell\u2019ex presidente regionale Mario Spacca). Con Acquaroli stanno l\u2019Unione di centro (Udc) e le civiche \u00abI marchigiani per Acquaroli\u00bb e \u00abCivici Marche-Acquaroli presidente\u00bb. Sull\u2019altro fronte Giuseppe Conte ha un problema con una parte dei pentastellati che contestano l\u2019appoggio a Matteo Ricci. Potrebbero determinare una diaspora di consensi verso un candidato che pu\u00f2 essere la (relativa) sorpresa: Claudio Bolletta per Democrazia sovrana popolare, molto sostenuto da Marco Rizzo (anche lui assiduo nelle Marche). In lizza ci sono anche altri tre candidati presidenti: Francesco Gerardi con Forza del Popolo, Lidia Magnani per il Partito comunista italiano e Beatrice Marinelli per Evoluzione della rivoluzione. La legge elettorale non prevede ballottaggi n\u00e9 il voto disgiunto. In Valle d\u2019Aosta invece non c\u2019\u00e8 l\u2019elezione diretta del presidente. Si vota col proporzionale con sbarramento al 5%. In caso di vittoria del centrodestra, favorito \u00e8 Alberto Zucchi, coordinatore di Fratelli d\u2019Italia. Il Pd appoggia una possibile maggioranza autonomista &#8211; molto dipende dalle logiche interne dell\u2019Union Vald\u00f4taine &#8211; con chance di vittoria per Renzo Testolin (presidente uscente), anche se emerge il veterano (della politica regionale) Aurelio Marguerettaz.\n<\/p>\n<p>\n        Un momento della manifestazione pro pal di Torino (Ansa)\n    <\/p>\n<p>\n        Maria Elena Delia (Getty Images)\n    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In caso di sconfitta, Schlein rischia la fronda interna e il tramonto del campo largo. 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