{"id":13698,"date":"2025-07-28T11:17:08","date_gmt":"2025-07-28T11:17:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13698\/"},"modified":"2025-07-28T11:17:08","modified_gmt":"2025-07-28T11:17:08","slug":"torino-quadri-falsi-di-pistoletto-e-schifano-sequestrate-le-opere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13698\/","title":{"rendered":"Torino, quadri falsi di Pistoletto e Schifano: sequestrate le opere"},"content":{"rendered":"<p><strong>Quadri del protagonista dell\u2019arte povera Michelangelo Pistoletto<\/strong>. Sculture di <strong>Claudio Costa<\/strong>, l\u2019artista noto per le sue opere d\u2019arte create dal recupero del ferro e dalla manipolazione della materia, che spesso chiama ruggine. Tempere di <strong>Tancredi Parmeggiani<\/strong>, firmatario del manifesto dello Spazialismo del 1952. E ancora, le celebri <strong>palme di Mario Schifano<\/strong>, considerato uno dei maggiori esponenti della Pop art italiana e internazionale.<\/p>\n<p>Si tratterebbe, se fosse vero, di un <strong>patrimonio milionario<\/strong>. Ma per gli inquirenti della <strong>procura di Torino<\/strong>, il gruppo di quadri e installazioni scultoree conservati o venduti da un gallerista torinese come <strong>opere originali di artisti contemporanei di fama mondiale<\/strong> sarebbe al centro di un <strong>grande equivoco<\/strong>. Si tratterebbe di <strong>falsi<\/strong>.<\/p>\n<p>  Accusa di ricettazione, ma inconsapevole <\/p>\n<p>Per questo motivo, il <strong>titolare della galleria<\/strong>, un uomo di origine cuneese che espone anche nel centro di Torino, \u00e8 finito <strong>indagato<\/strong>. Il <strong>pm Giovanni Caspani<\/strong> lo ha scritto anche nel capo di imputazione. Il gallerista <strong>non sapeva che i quadri fossero falsi<\/strong>. Li ha esibiti e venduti <strong>non sospettando che si trattasse di oggetti ricettati<\/strong>. Ma, secondo la normativa italiana, l\u2019uomo \u2013 difeso dagli avvocati <strong>Fulvio Gianaria<\/strong> e <strong>Marcello Ronfani<\/strong> \u2013 va comunque indagato per <strong>ricettazione in concorso con ignoti<\/strong> e per il reato di avere <strong>messo in vendita opere falsificate pur senza sapere che lo fossero<\/strong>.<\/p>\n<p>Era il <strong>dicembre del 2016<\/strong> quando il gallerista, a sorpresa, ricevette la visita dei <strong>carabinieri del comando per la tutela del patrimonio culturale<\/strong>. \u00ab<strong>Sono opere autentiche, altro che falsi. Sono tutte vere<\/strong>\u00bb aveva sostenuto da subito il titolare della galleria, che per ben nove anni ha continuato a ribadire il diritto che <strong>le opere gli vengano restituite<\/strong>. L\u2019ultima volta lo ha fatto, attraverso i suoi legali, <strong>venerd\u00ec scorso<\/strong>, all\u2019incidente d\u2019esecuzione con udienza a porte chiuse al Palagiustizia.<\/p>\n<p>  Inchiesta archiviata per prescrizione <\/p>\n<p>Dopo <strong>quasi dieci anni<\/strong> dall\u2019inizio del procedimento, il caso sembrava chiuso. Il <strong>gip<\/strong>, su richiesta del pm, ha infatti <strong>archiviato<\/strong> da alcuni mesi l\u2019inchiesta. Il <strong>gallerista non \u00e8 pi\u00f9 indagato<\/strong>, quindi, da tempo. Il motivo della richiesta di archiviazione della procura era la <strong>prossimit\u00e0 alla prescrizione<\/strong>. Non ha senso, per un pubblico ministero, chiedere il processo per un indagato se i reati sono gi\u00e0 quasi prescritti.<\/p>\n<p>  Le opere restano sotto sequestro <\/p>\n<p>Ma, nonostante il caso fosse stato chiuso, <strong>le opere sequestrate<\/strong> al gallerista <strong>non gli sono mai state restituite<\/strong>. Tra queste, nella relazione stilata dai carabinieri che avevano svolto gli accertamenti sostenendo che fossero dei <strong>falsi<\/strong>, figurano una <strong>\u201cPorta ruggine\u201d di Claudio Costa<\/strong>, una <strong>\u201cPalma\u201d di Mario Schifano<\/strong>, il celebre <strong>\u201cUomo sul sof\u00e0\u201d di Michelangelo Pistoletto<\/strong>. E ancora, opere di <strong>Pippo Oriani, Tancredi Parmeggiani, Alighiero Boetti<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>L\u2019accusa non ha dubbi<\/strong>: \u00abLe opere sono risultate oggetto di falsificazione di opera d\u2019arte come accertato da esperti\u00bb. Per questo motivo <strong>non vanno restituite<\/strong> al proprietario, secondo gli inquirenti. Ma <strong>sono destinate al macero<\/strong>. Il gallerista continua a opporsi: \u00ab<strong>Restituitemi i miei quadri, sono veri e preziosi<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>  Un enigma mai risolto <\/p>\n<p>Sul caso decider\u00e0 il gip, <strong>probabilmente il prossimo autunno<\/strong>. Il caso, quindi, <strong>resta aperto<\/strong>. Come rimane irrisolto, dopo quasi un decennio, l\u2019enigma sull\u2019<strong>autenticit\u00e0 delle opere<\/strong>. <strong>Una perizia non \u00e8 mai stata ordinata<\/strong>. La procura non lo ha fatto perch\u00e9 <strong>non ha senso giuridico<\/strong>, ed \u00e8 anche <strong>antieconomico<\/strong>, fare pagare allo Stato una consulenza tecnica quando un caso va verso la chiusura per intervenuta prescrizione. Inoltre, secondo gli investigatori, <strong>la presunta falsit\u00e0 delle opere era gi\u00e0 stata accertata nel 2016<\/strong>.<\/p>\n<p>  La battaglia del collezionista continua <\/p>\n<p>Ma il <strong>collezionista d\u2019arte<\/strong> non ha intenzione di interrompere adesso la sua battaglia. Anche all\u2019ultima udienza, l\u2019esperto d\u2019arte ha ribadito la sua tesi. Quelle opere d\u2019arte <strong>vanno assolutamente recuperate<\/strong>, dal suo punto di vista. Perch\u00e9, comunque vada a finire la battaglia in tribunale, <strong>distruggerle sarebbe, per lui, \u00abuno scempio\u00bb<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quadri del protagonista dell\u2019arte povera Michelangelo Pistoletto. 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