{"id":13742,"date":"2025-07-28T11:44:13","date_gmt":"2025-07-28T11:44:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13742\/"},"modified":"2025-07-28T11:44:13","modified_gmt":"2025-07-28T11:44:13","slug":"roma-come-non-lavete-mai-vista-un-atlante-antropologico-firmato-albert-watson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13742\/","title":{"rendered":"Roma come non l\u2019avete mai vista: un atlante antropologico firmato Albert Watson"},"content":{"rendered":"<p>Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo<\/p>\n<p class=\"atext\">Mi hanno definito il fotografo che ha ritratto quasi tutti i protagonisti del nostro tempo. In realt\u00e0 le star che vengono nel mio studio spesso sono miei amici. Molti li ho fotografati davvero tante volte, si lavora tranquilli, si pranza insieme, si chiacchiera\u00bb. Cos\u00ec mi racconta Albert Watson, mentre camminiamo tra decine e decine di sue fotografie monumentali appese alle pareti. Siamo nelle sale del Palazzo delle Esposizioni a Roma, dove le immagini compongono la mostra Roma Codex, aperta al pubblico fino al 3 agosto. Roma \u00e8 stata per lui come un altro pianeta: strade vuote, marmi luminescenti sotto la luce artificiale, fontane sospese nel tempo. Una citt\u00e0 trasfigurata, perch\u00e9 \u00e8 tra le tre e le cinque del mattino che Albert Watson, per mesi, ha catturato l\u2019anima segreta della Citt\u00e0 Eterna. \u00abLe scalinate di Trinit\u00e0 dei Monti erano completamente vuote. Tutto sembrava leggermente surreale. Roma di notte \u00e8 un luogo che si svela solo se hai la pazienza e la luce giusta per guardarlo\u00bb, mi dice. Dopo oltre mezzo secolo di carriera, con innumerevoli copertine per Vogue, campagne pubblicitarie per Chanel, Prada, Levi\u2019s e poster di film come Kill Bill e Memorie di una Geisha, Albert Watson ha firmato anche alcune immagini entrate nella storia: Alfred Hitchcock con un\u2019oca sotto braccio, Steve Jobs nel suo iconico dolcevita nero, Kate Moss su un tetto a Marrakech. Eppure, alla soglia dei suoi 83 anni, resta pi\u00f9 che mai un grande fotografo e soprattutto un uomo animato da una passione inesauribile per la vita e per tutto ci\u00f2 che riguarda la creativit\u00e0. Tanto da essere stato insignito anche dell\u2019Ordine dell\u2019Impero Britannico dalla regina Elisabetta II, un riconoscimento ufficiale che premia il suo straordinario contributo alla fotografia e alla cultura visiva in oltre mezzo secolo di attivit\u00e0.<\/p>\n<p class=\"atext\">Scozzese di nascita e naturalizzato americano, Albert Watson ha scelto Roma come teatro del suo ultimo progetto fotografico: il risultato di sette mesi di riprese e cinque di post-produzione, distribuiti in quattro viaggi intensi tra New York e la capitale italiana. Durante questo periodo, l\u2019hotel InterContinental Rome Ambasciatori Palace \u00e8 diventato la sua seconda casa. In segno di gratitudine, ha donato all\u2019hotel alcune sue fotografie, due delle quali saranno esposte a fine mostra in cima alla grande scalinata dal tappeto rosso.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/P1740048.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p class=\"aembed-caption\">Watson posa tra due sue fotografie, \u201cChiara Tognarini, School of Silvio D\u2019Amico, National Academy of Dramatic Arts\u201d e, a destra, \u201cYoung Boy Through Wine Glass\u201d, scattata con iPhone al ristorante dell\u2019hotel InterContinental Rome Ambasciatori Palace di Roma. \u00a9Claudio Moschin<\/p>\n<p class=\"atext\">Pi\u00f9 che un diario visivo, quello di Watson \u00e8 stato un vero e proprio atlante antropologico su una Roma non osservata, ma vissuta: dopo la capitale la mostra viagger\u00e0 negli Stati Uniti, dove approder\u00e0 a Washington al Kennedy Center, fortemente voluta da Paolo Zampolli, ambasciatore rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. \u00abNon volevo fare un coffee table book sui monumenti. Certo, ho fotografato il Colosseo, ma ero pi\u00f9 interessato a ci\u00f2 che succede tra i monumenti. Ai corpi, ai volti, alle storie. Sono entrato a Roma dalla porta sul retro, non dalla hall principale\u00bb. Una dichiarazione d\u2019intenti che diventa chiave di lettura: Watson cerca ci\u00f2 che sfugge, ci\u00f2 che si muove tra un punto e l\u2019altro, dentro la Roma dei margini e delle contraddizioni. Tra le storie pi\u00f9 sorprendenti, la donna dei rapaci incontrata a Cinecitt\u00e0 World. \u00abTutti i romani a cui ne ho parlato non sapevano neanche che esistesse. Eppure per me \u00e8 stata importante quanto il Colosseo. Forse di pi\u00f9: ho pi\u00f9 foto dei suoi uccelli che dell\u2019Anfiteatro Flavio\u00bb. Il progetto si costruisce cos\u00ec, per stratificazioni e contrasti. I giovani attori dell\u2019Accademia e le ballerine diciassettenni cresciute nella disciplina. Le drag queen del locale notturno Muccassassina e i tifosi dell\u2019AS Roma in curva. \u00abMi interessava mostrare la citt\u00e0 sospesa tra storia ed edonismo. Tra il marmo eterno e le ombre fuggenti di una discoteca underground\u00bb. Watson alterna la massa e la solitudine, la folla del club e il bacio furtivo di una coppia in strada, cinquemila tifosi in delirio e un volto anonimo sotto la pioggia. \u00abVolevo lavorare sulla molteplicit\u00e0 e sulla singolarit\u00e0. Due persone, otto, venti, cento, mille. Ma anche una. Un bambino, un passante, poi Paolo Sorrentino e Toni Servillo\u00bb.<\/p>\n<p class=\"atext\">Albert Watson crea un dialogo continuo tra opposti: immagini dettagliatissime, lenticolari, che richiamano la precisione ossessiva dei dipinti fiamminghi, accostate a fotografie pi\u00f9 grainy, sfumate, come memorie sbiadite. Questa alternanza non \u00e8 casuale: \u00e8 un gioco di contrappunti, una musica visiva fatta di temi che si intrecciano e si separano. Dal confronto di questi due universi nascono mondi sospesi, derive semantiche e fughe musicali che coinvolgono lo spettatore in una narrazione aperta e senza confini precisi. Watson stesso riflette sulla sua storia personale: \u00abMio padre era un pugile, poi diventato insegnante di educazione fisica. Mia madre era una parrucchiera. C\u2019era gi\u00e0 in famiglia una dialettica tra forza e grazia. Credo che questa dualit\u00e0 sia entrata nel mio modo di vedere e di fotografare il mondo\u00bb. Ma ci\u00f2 che contraddistingue Roma Codex non \u00e8 solo il contenuto. \u00c8 la forma. Watson ha una formazione ibrida, che unisce il cinema al graphic design: ha studiato regia cinematografica e design alla Duncan of Jordanstone College of Art &amp; Design a Dundee, in Scozia, e poi al Royal College of Art. Una doppia matrice visiva che si riflette in ogni scatto. \u00abPer me tutto finisce sempre dentro un rettangolo. Che sia un poster, una pagina di rivista o una fotografia: tutto \u00e8 un rettangolo. Dentro, c\u2019\u00e8 sempre una composizione grafica. E anche una regia. Il soggetto \u00e8 solo l\u2019inizio\u00bb. In mostra, una testa di Costantino dialoga con un pacchetto di sigarette schiacciato nel fango. Una moneta del 200 a.C. \u00e8 accostata a un volto romano contemporaneo. \u00abMi interessa la combinazione tra livelli alti e bassi. Una statua iconica accanto a un oggetto banale, rovinato. Tutto ha valore. Come in una lingua: puoi dire Shakespeare o puoi dire ciao. \u00c8 la stessa grammatica\u00bb. La spontaneit\u00e0, per Watson, \u00e8 un\u2019arte coltivata. \u00abAll\u2019inizio della mia carriera cercavo di compiacere. Una volta stravolsi un\u2019intera fotografia per accontentare un art director. Sembrava la cosa giusta. Per\u00f2 me ne pentii subito. Non ho mai pi\u00f9 commesso quell\u2019errore. Oggi, se vedo qualcosa per strada, grido \u201cferma la macchina!\u201d. Perch\u00e9 magari, due ore dopo, non sar\u00e0 pi\u00f9 l\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><a class=\"aprev aprev--acor aprev--acor-small aprev--shline\" href=\"https:\/\/areautente.ilsole24ore.com\/#newsletter\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/258x258.png\" alt=\"Scopri di pi\u00f9\"\/><\/a><a class=\"aprev aprev--acor aprev--acor-small aprev--shline\" href=\"https:\/\/podcast.ilsole24ore.com\/serie\/start-ADRW1cD\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" class=\"img-fluid\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/258x258.png\" alt=\"Scopri di pi\u00f9\"\/><\/a><\/p>\n<p class=\"atext\">Istinto e rigore si mescolano nei suoi scatti. \u00ab\u00c8 come andare in palestra. All\u2019inizio reggi dieci minuti. Dopo sei mesi, un\u2019ora. Cos\u00ec \u00e8 la fotografia. L\u2019istinto si allena, come un muscolo. Ma anche dopo cinquant\u2019anni, puoi ancora sbagliare. E a volte, l\u2019errore \u00e8 una benedizione. Ricordo un giorno, in Nevada, presi per sbaglio una strada secondaria. Trovai un cartellone con scritto God Bless America. Tornai al tramonto, con il cielo rosso infuocato dietro. Era rimasta solo la parola God. Quello scatto non sarebbe mai esistito senza l\u2019errore. Il caso ha sempre un ruolo\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Ascolta la versione audio dell&#8217;articolo Mi hanno definito il fotografo che ha ritratto quasi tutti i protagonisti del&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":13743,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1446],"tags":[1615,1613,1614,1611,1610,1612,203,204,1537,90,89],"class_list":{"0":"post-13742","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-arte-e-design","8":"tag-arte","9":"tag-arte-e-design","10":"tag-arteedesign","11":"tag-arts","12":"tag-arts-and-design","13":"tag-design","14":"tag-entertainment","15":"tag-intrattenimento","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13742","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=13742"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/13742\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/13743"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=13742"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=13742"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=13742"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}