{"id":137832,"date":"2025-09-29T17:46:09","date_gmt":"2025-09-29T17:46:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/137832\/"},"modified":"2025-09-29T17:46:09","modified_gmt":"2025-09-29T17:46:09","slug":"marco-casamonti-lo-stato-ha-smesso-da-tempo-di-commissionare-la-bellezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/137832\/","title":{"rendered":"Marco Casamonti: \u00abLo Stato ha smesso da tempo di commissionare la bellezza\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>\n        Il quartiere Qt8 di Milano in costruzione. Nel riquadro, l&#8217;architetto Marco Casamonti\n    <\/p>\n<p>L\u2019architetto, che non vuol essere chiamato \u00abarchistar\u00bb: \u00abNelle case popolari di Fanfani doveva esserci sempre una statua. La norma c\u2019\u00e8 ancora, ma \u00e8 disattesa\u00bb.Quel ramo del lungarno che volge al Ponente\u2026 Eh s\u00ec, ci vorrebbe un incipit manzoniano per rendere l\u2019armonia subitanea che avvolge appena si varca la spalletta del ponte. Comincia da l\u00ec il muro del giardino di Boboli e, accoccolata tra alcune facciate ottocentesche, si scorge una costruzione bassa, luminosa di cristalli, in grisaglia benpensante. \u00c8 la nuova bottega del Verrocchio. Come la bottega del maestro di Botticelli, del Ghirlandaio, di Lorenzo di Credi produce manufatti e talenti, concetti e intenti. \u00c8 Archea, studio di progettazione e non solo nato da una spontanea necessit\u00e0 di comunit\u00e0 d\u2019idee tra tre architetti quasi coetanei: Laura Andreini, Marco Casamonti e Giovanni Polazzi, formati all\u2019universit\u00e0 gigliata ma, soprattutto, formati da Firenze. A loro si \u00e8 aggiunta Silvia Fabi dal 2001 e Archea si \u00e8 se trasformata in Archea Associati. Marco Casamonti, che \u00e8 il front man del gruppo, sussurra: \u00abFosse vero che siamo come la bottega del Verrocchio, potrei incontrare Leonardo; noi non speriamo altro di trovare un allievo che superi il maestro, ma \u00e8 vero che come il Verrocchio faceva pittura e architettura, oggetti e progetti, anche noi abbiamo inteso Archea come un luogo di creativit\u00e0 ragionata, come una bottega rinascimentale. Facciamo progetti, anche urbanistici, e oggetti, barche, mostre d\u2019arte, videoarte, editoria. Se nasci a Firenze vivi in un luogo \u201cDe Divina Proportione\u201d, immerso in un perenne bello\u00bb. Marco Casamonti non \u00e8 solo un geniale architetto, ma \u00e8 anche professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana presso la Scuola politecnica dell\u2019Universit\u00e0 di Genova e direttore ed editore di Area, una delle poche riviste di architettura rimaste in Italia.Professor Casamonti, dunque lei \u00e8, o si sente, un\u2019archistar? \u00abOddio, ma non si pu\u00f2 trovare una definizione un po\u2019 meno spocchiosa?\u00bb. (Casamonti parla un fiorentino educato; la lingua \u00e8 funzionale allo scorrere, come l\u2019Arno, delle idee, con un flusso incessante e ordinato tra la riva della creativit\u00e0 e quella delle razionalit\u00e0, ndr)Per esempio? \u00abA me piace tanto la definizione di Adolf Loos: l\u2019architetto \u00e8 un muratore che parla latino. Come muratore, sa dove mettere le mani ma, attraverso il latino, conosce il perch\u00e9 della sua arte\u00bb.Qui ad Archea si ha l\u2019impressione nonostante i rendering, i modelli in 3D, una foresta di computer, di essere a bottega. Ma quanti siete? \u00abSiamo oltre 250, quasi tutti architetti, e siamo divisi tra Firenze, Roma, Milano, Genova e Parigi e poi abbiamo studi a Tirana, Pechino, Dubai e San Paolo. Il nostro impegno \u00e8 multiforme, noi diamo tantissima importanza alla ricerca. L\u2019uso della tecnologia pi\u00f9 avanzata \u00e8 inteso come uno strumento, ma non deve venire mai meno il pensiero, l\u2019elaborazione fatta dall\u2019uomo, la stratificazione della conoscenza\u00bb.In effetti, qui \u00e8 anche pieno di libri e di riviste\u2026 \u00abAccompagno sempre il progetto con un libro che lo documenta dal primo schizzo ideativo fino alla realizzazione. Quando ho assunto la direzione di Area, ho capito che la rivista come tale non sarebbe sopravvissuta, incalzata da forme di comunicazione pi\u00f9 veloci. Ed ecco che Area di cui sono orgogliosamente direttore si \u00e8 trasformata in una serie di approfondimenti monografici. Prendiamo un tema progettuale e lo sviluppiamo attraverso i pi\u00f9 autorevoli contenuti\u00bb.Da pi\u00f9 parti si parla di un nuovo Rinascimento italiano come modello possibile in Europa e nel mondo; c\u2019\u00e8 spazio per un rinnovato umanesimo mentre quasi si idolatra l\u2019Intelligenza artificiale? \u00abL\u2019Intelligenza artificiale \u00e8 uno strumento, potentissimo, affascinante, ma \u00e8 deve rimanere uno strumento. Parlare a un fiorentino di Rinascimento \u00e8 parlare di casa. I Medici riuscirono a fare dell\u2019arte uno strumento di dialogo, di narrazione dei loro valori. Questa \u00e8 una citt\u00e0 dove arrivano 14 milioni di turisti che, come l\u2019Italia, vive di bellezza. Il nuovo Umanesimo sta nella capacit\u00e0 di reinterpretare quella visione. Paolo Portoghesi diceva che l\u2019architetto non deve avere solo occhi, ma deve avere orecchi, per ascoltare il mondo e interpretarlo. Sono convinto che non si pu\u00f2 fare architettura senza arte, l\u2019arte \u00e8 il principio dell\u2019architettura. Tutti i grandi del Rinascimento sono stati contemporaneamente artisti e architetti. Da fiorentino, vivo immerso in questo ambiente e quando progetto cerco di esprimerlo\u00bb.In che senso? \u00abMi spiego con un esempio. Un giorno riceviamo una richiesta dal Vietnam. Ci chiedono di progettare per poi costruire un luogo, una sorta di ponte da cui osservare un nuovo insediamento dove c\u2019\u00e8 anche una grottesca riproduzione di architetture italiane. Vado e, osservando ma soprattutto ascoltando, ribalto la loro l\u2019idea, il punto di vista: facciamo una struttura che debba essere guardata dalla riva. \u00c8 nato cos\u00ec il Kiss Bridge che \u00e8 un ponte che non si attraversa: \u00e8 interrotto. Attira milioni di turisti che lo percorrono da un lato all\u2019altro senza incontrarsi. Da cosa \u00e8 nata l\u2019idea e, soprattutto, come l\u2019ho comunicata? Ricordando Michelangelo. L\u2019idea del ponte dei baci \u00e8 quella del dito di Adamo e del dito di Dio che nella Creazione della Cappella Sistina non s\u2019incontrano, ma vanno oltre l\u2019incontro: diventano forza generatrice. Questo, semplificando ed esemplificando, \u00e8 per me il nuovo Rinascimento\u00bb.Esiste uno stile architettonico italiano che disegna e costruisce il mondo? \u00abCi vorrebbe un\u2019intera enciclopedia per parlarne, magari \u00e8 un\u2019idea. Sicuramente \u00e8 riconosciuta una capacit\u00e0 italiana sia nel progettare sia nel realizzare di altissimo profilo. Anche in architettura ci sono state le mode, ci sono le correnti di pensiero. La globalizzazione ha portato anche a una contaminazione. Ma se vieni dal Paese di Vitruvio, del Brunelleschi, di Bernini o del Palladio, li hai dentro, li hai nel tuo Dna e certamente questa attitudine all\u2019arte e il pensiero (il bello e conseguenza dell\u2019arte e del pensiero per questo) emerge. Per quanto riguarda noi, abbiamo costruito ovunque. In Cina, in una zona dove avevano spianato una collina per produrre ceramiche, abbiamo immaginato edifici a forma di vaso cinese. In un altro contesto, il committente aveva un problema legato all\u2019abbattimento di un albero secolare e noi abbiamo progettato girando il palazzo attorno all\u2019albero ovviamente senza abbatterlo. Abbiamo realizzato progetti dalla Cina agli Emirati Arabi, dal Vietnam al Brasile. Misurandoci volta per volta con funzioni diversissime: dal polo produttivo al contenitore culturale, dal centro di ricerca alla struttura industriale, dal quartiere residenziale al centro commerciale. E ogni volta non abbiamo imposto un\u2019idea, ma abbiamo lasciato che il luogo generasse in noi l\u2019idea. Quando Mark Aug\u00e8 parla dei non luoghi, non definisce l\u2019assenza di luogo ma codifica la presenza del non luogo che \u00e8 l\u2019esatto opposto dell\u2019idea dell\u2019Umanesimo\u00bb.Lei ha progettato ai quattro angoli della terra, ma Firenze resta il suo motore ispirativo. \u00c8 cos\u00ec? \u00abFirenze mi appartiene come io le appartengo, \u00e8 la Firenze medicea quella che s\u2019affida all\u2019arte per essere. Noi a Firenze abbiamo fatto pochi progetti: dal Viola Park alla Cantina Antinori, che ci \u00e8 valsa molti premi: la sua scala elicoidale \u00e8 ormai un\u2019icona. Abbiamo fatto la trasformazione della manovia della Salvatore Ferragamo. In un tunnel che era un rifugio antiaereo, abbiano realizzato una galleria di video-art. Ora stiamo restaurando un teatro a due passi da Palazzo Vecchio. Abbiamo investito in un contenitore culturale che Firenze rischiava di perdere per produrre un luogo per l\u2019arte\u00bb.L\u2019architettura, con l\u2019inchiesta di Milano e ora con la polemica su Firenze sembra sotto accusa. Sta scadendo la qualit\u00e0 architettonica? \u00abAnche qui il ragionamento sarebbe molto complesso. Mi limito a osservare che l\u2019architettura dipende molto dalla committenza pubblica o comunque dallo Stato, inteso nella sua accezione di potere decisionale. Influenza la qualit\u00e0 e anche lo scopo dell\u2019architettura. Abbiamo una legge urbanistica che risale al 1942. L\u201980% del nostro patrimonio abitativo \u00e8 influenzato dall\u2019idea di questa architettura funzionale. Negli edifici pubblici, cosi come nelle case popolari conseguenti alla legge Fanfani, ogni edificio doveva accogliere un\u2019opera d\u2019arte ma questa norma che ancora esiste e quasi sempre disattesa. La concezione urbanistica secondo cui la citt\u00e0 produttiva va separata dalla citt\u00e0 dove si vive ha generato le periferie di cui oggi noi ci lamentiamo. Anche con il Pnrr non si sono colte tutte le opportunit\u00e0. Resto legato all\u2019idea di Franco Purini, che l\u2019architettura \u00e8 un\u2019arte che ha una sua particolare modalit\u00e0 espressiva e che dobbiamo guardare alle periferie con occhi nuovi. A questo dovrebbe guardare la committenza pubblica. Succede in Spagna, in Francia e poi c\u2019\u00e8 un caso europeo che vivo quotidianamente con grande interesse: l\u2019Albania\u00bb.L\u2019Albania? Possibile che sia un esempio per l\u2019architettura? \u00abS\u00ec, lo \u00e8, e torniamo alla committenza pubblica come innesco del bello, esattamente come i Medici. Edi Rama ha riunito 300 architetti per progettare la nuova Albania e chiede ai migliori architetti del mondo, chiamati scherzosamente \u201cAlbanian arch army\u201d, di aiutarlo nella costruzione del nuovo volto del Paese, aderente per\u00f2 alla cultura e all\u2019identit\u00e0 albanese. Questo deve fare la committenza pubblica. In Italia, col pregiudizio sul fascismo, si \u00e8 dimenticato che il regime ha prodotto una nuova immagine urbana che invece resta, relativamente all\u2019architettura, una testimonianza di valore. Il compito della committenza pubblica \u00e8 di generare occasioni per migliorare la vita delle persone, l\u2019abitare, attraverso l\u2019architettura. Rivelo un piccolo aneddoto. Ho chiesto a Edi Rama: come fai, tu, socialista, a dialogare cos\u00ec strettamente con Giorgia Meloni? Mi ha risposto: per noi l\u2019Italia \u00e8 un esempio di bellezza e di cultura, l\u2019Italia per noi \u00e8 casa, italiani sono gli architetti che hanno disegnato e dato vita alla nostra capitale\u00bb. Viene in mente Paolo Conte che, dalla nebbia del Nord, guarda il mare: per molti l\u2019Italia \u00e8 un lampo giallo al parabrise.\n<\/p>\n<p>\n        (Totaleu)\n    <\/p>\n<p>\u00abServe autonomia strategica Ue, batterie fondamentali\u00bb. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy <strong>Adolfo Urso<\/strong> durante un punto stampa al Consiglio Competitivit\u00e0 di Bruxelles.<\/p>\n<p>Ecco #DimmiLaVerit\u00e0 del 29 settembre 2025. Il responsabile nazionale automotive della Lega, Alberto Di Rubba, commenta le follie green e il divieto di circolazione dei motorini a Milano.<\/p>\n<p>A fine novembre si vota in tre regioni. Ma Il centrodestra prende tempo. Meglio far presto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il quartiere Qt8 di Milano in costruzione. 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