{"id":138147,"date":"2025-09-29T21:10:21","date_gmt":"2025-09-29T21:10:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/138147\/"},"modified":"2025-09-29T21:10:21","modified_gmt":"2025-09-29T21:10:21","slug":"manovra-2026-promessi-2-miliardi-aggiuntivi-per-la-sanita-un-miraggio-per-medici-e-infermieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/138147\/","title":{"rendered":"Manovra 2026, promessi 2 miliardi aggiuntivi per la sanit\u00e0: un miraggio per medici e infermieri?"},"content":{"rendered":"<p>Il seguente articolo, pubblicato su QuiFinanza, sottolinea il rischio che i fondi aggiuntivi stanziati per la sanit\u00e0 con la Legge di Bilancio 2026 non si traducano in aumenti stipendiali e nuove assunzioni. Sono trattandosi di fondi in gran parte vincolati per altre voci spesa. Per rilanciare il Ssn servirebbero risorse molto pi\u00f9 elevate.<\/p>\n<p>Quando il ministro dell\u2019Economia, <strong>Giancarlo Giorgetti<\/strong>, ha annunciato che nella <strong>Manovra 2026<\/strong> sarebbero stati stanziati\u00a0<strong>2 miliardi di euro\u00a0aggiuntivi per la\u00a0sanit\u00e0<\/strong>, molti hanno tirato un sospiro di sollievo. Con un Servizio sanitario nazionale in evidente sofferenza, la promessa appariva come un segnale di inversione di rotta. Tuttavia, analizzando nel dettaglio i conti, appare chiaro che <strong>questi soldi non finiranno nelle\u00a0buste paga di medici e infermieri. N\u00e9 saranno impiegati per nuove assunzioni o per rafforzare le dotazioni organiche degli ospedali.<\/strong><\/p>\n<p>Di fatto, si tratta di risorse che rischiano di essere interamente assorbite da <strong>altre\u00a0voci di<\/strong>\u00a0<strong>spesa vincolate<\/strong>. Secondo le prime stime, elaborate dalle Regioni, la destinazione di queste risorse \u00e8 gi\u00e0 in gran parte segnata. Tra i 700 e i 900 milioni dovranno coprire<strong>\u00a0attivit\u00e0 gi\u00e0 avviate\u00a0con il\u00a0Pnrr<\/strong>, che dal 2026 non riceveranno pi\u00f9 finanziamenti europei. \u00c8 il caso, ad esempio, dell\u2019<strong>assistenza domiciliare<\/strong>. Un altro mezzo miliardo sar\u00e0 assorbito da capitoli specifici come la <strong>prevenzione<\/strong>, la <strong>\u201cfarmacia dei servizi\u201d<\/strong> e altre misure gi\u00e0 programmate. Anche in questo caso non si tratta di investimenti discrezionali: sono fondi vincolati, obbligatori, che non lasciano margini di scelta.<\/p>\n<p>Quindi, solo la\u00a0<strong>parte residua<\/strong>, stimata intorno ai\u00a0<strong>500 milioni<\/strong>, potrebbe arrivare\u00a0al <strong>personale sanitario<\/strong>. Ma non per aumenti strutturali: trattandosi di fondi insufficienti a incidere sui contratti nazionali, la soluzione individuata \u00e8 quella gi\u00e0 sperimentata negli anni passati, cio\u00e8 l\u2019aumento delle tariffe per l\u2019<strong>attivit\u00e0 aggiuntiva<\/strong>.<\/p>\n<p>A rendere il quadro ancora pi\u00f9 critico \u00e8 la\u00a0<strong>gestione dei fondi<\/strong>. Nonostante il dibattito sull\u2019<strong>autonomia differenziata<\/strong>, se tutti i fondi sono vincolati a destinazioni specifiche e decise a livello centrale, le Regioni non hanno la libert\u00e0 di utilizzare le risorse. Non possono usarle per i propri bisogni specifici, come\u00a0l\u2019<strong>apertura di nuovi reparti<\/strong>\u00a0o l\u2019<strong>assunzione di personale extra<\/strong>, se questi non rientrano nelle categorie predefinite. Un approccio che limita ulteriormente la capacit\u00e0 di risposta del sistema sanitario a livello locale.<\/p>\n<p>Come sottolineato da numerosi esperti, <strong>il rapporto tra la spesa sanitaria e il prodotto interno lordo (Pil) in Italia si attesta\u00a0intorno al 6,4%<\/strong>. \u00c8\u00a0una percentuale bassa e insufficiente se confrontata con il fabbisogno reale e con gli investimenti di altri Paesi europei avanzati. Francia e Germania superano stabilmente il 7%, e alcuni Paesi arrivano persino all\u20198%. Questo divario significa che, in termini pro capite, l\u2019Italia investe meno per ogni cittadino. E questo deficit si traduce in una\u00a0<strong>costante mancanza di fondi\u00a0per l\u2019assunzione di personale, l\u2019acquisto di nuove tecnologie e l\u2019ammodernamento delle strutture<\/strong>.<\/p>\n<p>Una spesa cos\u00ec contenuta non permette al sistema di funzionare in modo efficiente. Ne conseguono problemi che i cittadini vivono ogni giorno. Per esempio, le<strong>\u00a0lunghe liste d\u2019attesa per visite ed esami<\/strong>, la <strong>carenza di personale medico e infermieristico<\/strong> e il <strong>progressivo invecchiamento delle strutture sanitarie<\/strong>. Il basso investimento per la sanit\u00e0 rende difficile garantire un servizio tempestivo e di alta qualit\u00e0 a tutti. Gli osservatori pi\u00f9 autorevoli concordano sul fatto che, senza raggiungere almeno il 7%, non \u00e8 possibile garantire un sistema pubblico competitivo e sostenibile.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 quindi strutturale. I 4 miliardi aggiuntivi gi\u00e0 previsti dalla precedente manovra e i 2 miliardi annunciati oggi non modificano la cornice complessiva. Infatti, con questa mossa <strong>il\u00a0Fondo sanitario nazionale arriver\u00e0 a 140 miliardi<\/strong>. Questa cifra pu\u00f2 sembrare imponente, ma, se rapportata al fabbisogno reale, non basta neppure a coprire le spese correnti, figuriamoci a rilanciare il settore.<\/p>\n<p>Secondo un recente rapporto dell\u2019<strong>Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano (OASI)<\/strong> della SDA Bocconi, per esempio, per raggiungere i livelli di investimento in sanit\u00e0 degli altri Paesi europei, all\u2019Italia servirebbero <strong>almeno\u00a040 miliardi di euro in pi\u00f9<\/strong>. Questa cifra, che sembra enorme, servirebbe a coprire il divario accumulato nel tempo. Inoltre, finanziare gli investimenti strutturali necessari.<\/p>\n<p>I circa<strong>\u00a0500 milioni di euro destinati a medici e infermieri<\/strong>, a livello nazionale, non solo equivalgono a poco pi\u00f9 di una goccia nel mare, ma non saranno utilizzati per incrementare in modo strutturale gli\u00a0stipendi. Inoltre, non serviranno per nuove assunzioni.\u00a0Quello che sappiamo \u00e8 che saranno utilizzati per\u00a0<strong>straordinari pagati\u00a0a 100 euro l\u2019ora per i medici e 50 per gli infermieri<\/strong>.<\/p>\n<p>Le associazioni di categoria e i sindacati hanno\u00a0criticato duramente questo approccio. Loro sostengono che un compenso extra per gli straordinari non pu\u00f2 risolvere il problema del personale insufficiente n\u00e9 adeguare gli stipendi di base. Questi di base restano tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa. Questa strategia si basa sull\u2019idea di <strong>chiedere a\u00a0chi \u00e8 gi\u00e0 esausto di lavorare di pi\u00f9<\/strong>, anzich\u00e9 risolvere alla radice la mancanza di professionisti e rendere il settore pi\u00f9 attraente e competitivo a livello europeo.<\/p>\n<p><strong>Redazione Nurse Times<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>: QuiFinanza<\/p>\n<p><strong>Articoli correlati<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il seguente articolo, pubblicato su QuiFinanza, sottolinea il rischio che i fondi aggiuntivi stanziati per la sanit\u00e0 con&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":138148,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1481],"tags":[2065,2066,26170,12111,239,2063,2064,31882,1537,90,89,12648,6771,6830,240,301],"class_list":{"0":"post-138147","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-assistenza-sanitaria","8":"tag-assistenza-sanitaria","9":"tag-assistenzasanitaria","10":"tag-assunzioni","11":"tag-busta-paga","12":"tag-health","13":"tag-health-care","14":"tag-healthcare","15":"tag-indennizzi","16":"tag-it","17":"tag-italia","18":"tag-italy","19":"tag-legge-di-bilancio","20":"tag-manovra","21":"tag-nurse-times","22":"tag-salute","23":"tag-sanita"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/138147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=138147"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/138147\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/138148"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=138147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=138147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=138147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}