{"id":13996,"date":"2025-07-28T14:26:08","date_gmt":"2025-07-28T14:26:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13996\/"},"modified":"2025-07-28T14:26:08","modified_gmt":"2025-07-28T14:26:08","slug":"se-la-generazione-z-sulle-foto-ha-riscoperto-il-gusto-dellaspettare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/13996\/","title":{"rendered":"Se la generazione Z sulle foto ha riscoperto il gusto dell&#8217;aspettare"},"content":{"rendered":"<p>\u201cYou drop the roll, we do the rest\u201d. Recita cos\u00ec lo slogan sui dorsi di alcune strane cassettine postali in giro per la citt\u00e0 di Firenze. Invitano gli utenti a imbucare rullini fotografici per lo sviluppo e la stampa. Un gesto d\u2019altri tempi, che ricordano bene i fotografi pi\u00f9 \u00e2g\u00e9 e che si \u00e8 perso con gli automatismi veloci dell\u2019epoca digitale. In realt\u00e0, per dovere di cronaca ricordiamo che un ritorno al passato dell\u2019arte fotografica \u00e8 gi\u00e0 avviato da anni: fotocamere in stile retr\u00f2 prodotte da diverse aziende del digital imaging, toy-instant-camera che sviluppano e stampano come le Polaroid degli anni Settanta, App che ne imitano i filtri, corsi di cianotipia e stampa, tutto gi\u00e0 faceva pensare che la fotografia analogica non si fosse mai estinta.<\/p>\n<p>La Generazione Z, che sul web e sui social \u00e8 abituata a consumare contenuti in frazioni di secondo, ha ormai riscoperto il gusto di quel lento aspettare, delle foto scattate da non condividere, che non le vedi se non quando vengono stampate e quindi ne scatti meno per non sprecare le pose\u2026 24 o 36, poi il rullino si chiude e devi caricarne un altro con gesti manuali che pensavamo di vedere solo in certi filmati d\u2019epoca. Una produzione romantica, che costringe al pensiero e a dosare le scelte dei fotografi, che li fa andare alla ricerca del rullino perduto e raro da acquistare.<\/p>\n<p>Devono averlo ben compreso i due fotografi Antonio Logarzo e Niccol\u00f2 Romagnoli, appassionati di scatto a pellicola che qualche tempo fa hanno avuto l\u2019intuizione di inventarsi queste rollbox (cos\u00ec si chiamano). Utilizzando un altro oggetto in via d\u2019estinzione, le cassette postali appunto, questi due amici sognatori ci riconducono a un rapporto pi\u00f9 materico con le immagini: raccolgono i rullini che custodiscono i nostri ricordi, funzione primaria di questa giovane arte, e ce li restituiscono stampati e salvati per sempre su carta. Altro che i folder sul pc, altro che gli album sullo smartphon sempre a rischio smarrimento, per non parlare dei Giga pagati sui Cloud, qui siamo pi\u00f9 al sicuro che in banca.<\/p>\n<p>Le rollbox non sono antitecnologiche: hanno uno sportello con un codice Qr che si apre su un modulo da compilare con i dati degli utenti e la scelta del tipo di servizio che vogliono richiedere, un po\u2019 di pazienza e attesa durante la quale gli scatti vengono \u201ccullati\u201d in un laboratorio di sviluppo e nel giro di qualche giorno il processo si compie. Si pu\u00f2 scegliere se bianco e nero o colore, il formato e il tipo di carta, dalla pi\u00f9 semplice al fine art, quello che conta \u00e8 conservare momenti preziosi, divertirsi e, in un\u2019era connotata dall\u2019immaterialit\u00e0 liquida di molto aspetti della nostra esistenza \u2013 basti pensare a film, musica, immagini, notizie \u2013 tornare a qualcosa che possa essere toccato e tenuto tra le mani.\n<\/p>\n<p> Quell\u2019inquadratura di noi amici in riva al mare, un raro ritratto alla mamma che ci sorride, al nonno in piedi nel suo giardino, un clic dopo l\u2019altro ogni immagine della nostra vita potr\u00e0 avere una forma e finir\u00e0 magari in qualche scatola di famiglia per non perdersi mai. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cYou drop the roll, we do the rest\u201d. 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