{"id":140874,"date":"2025-10-01T05:59:10","date_gmt":"2025-10-01T05:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/140874\/"},"modified":"2025-10-01T05:59:10","modified_gmt":"2025-10-01T05:59:10","slug":"sebastien-japrisot-oltre-la-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/140874\/","title":{"rendered":"S\u00e9bastien Japrisot oltre la morale"},"content":{"rendered":"<p>La cattiva strada \u00e8 la via della ribellione. E la via della ribellione \u00e8 quella giusta, ce lo insegna Fabrizio De Andr\u00e9 che, sempre in direzione ostinata e contraria, in una sua celebre canzone faceva della cattiva strada la parabola profetica dell\u2019anti-eroe, ovvero il nuovo Messia, colui che si ribella alla tirannia del pensiero dominante e indica un percorso al di fuori dei confini gi\u00e0 tracciati. Oltre il pregiudizio, oltre la morale.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 di andare oltre la morale comune (\u00absignori benpensanti, spero non vi dispiaccia\u00bb, un\u2019altra citazione di Faber); ecco cosa in fondo accomuna la canzone di De Andr\u00e9 all\u2019omonimo libro scandalo di S\u00e9bastien Japrisot. Non poteva esserci titolo pi\u00f9 appropriato per la nuova edizione italiana del romanzo, Les mal partis, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1950. Adelphi lo ripropone nella traduzione di Simona Mambrini: <a href=\"https:\/\/www.adelphi.it\/libro\/9788845933103\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La cattiva strada<\/a>, appunto.<\/p>\n<p>Quando lo scrisse, l\u2019autore, marsigliese figlio di immigrati italiani, aveva appena diciassette anni, ma una scrittura gi\u00e0 matura. Jean-Baptiste Rossi, questo il vero nome di cui S\u00e9bastien Japrisot sarebbe stato l\u2019anagramma, redasse la prima stesura interamente a mano e poi dovette batterla a macchina per poterla inviare agli editori. Per compiere l\u2019impresa chiese aiuto a una giovane dattilografa, Germaine Huart \u2013 cui il romanzo \u00e8 dedicato, oltre che all\u2019amico Pierre Sempe e a s\u00e9 stesso \u2013 e costei, \u201cgaleotto fu il libro e chi lo scrisse\u201d, sarebbe diventata sua moglie.<\/p>\n<p>La storia editoriale di Les mal partis \u00e8 funambolica e senz\u2019altro degna di nota. Alla sua prima edizione il testo non ebbe fortuna, vendette appena un centinaio di copie e fu ritenuto un mezzo fallimento; tanto che Japrisot, dopo una breve incursione nella carriera pubblicitaria, si afferm\u00f2 come giallista e autore di sceneggiature per il cinema.<\/p>\n<p>Nel 1966, oltre una decina d\u2019anni dopo la pubblicazione, il romanzo fu insignito del Prix dell\u2019Unanimit\u00e9 e ricevette il plauso della giuria di intellettuali, di cui faceva parte Sartre. In seguito al clamore suscitato dal premio il libro ottenne maggior successo, soprattutto negli Stati Uniti, mentre in patria ricevette un\u2019accoglienza tiepida riscattata solo di recente anche per merito dell\u2019interesse di Emmanuel Carr\u00e8re che considerava Japrisot, di cui fu amico, \u00abun grande scrittore, a ogni modo uno dei pi\u00f9 originali della sua epoca\u00bb.<\/p>\n<p>In \u00c8 propizio avere ove recarsi Carr\u00e8re dedica diverse pagine alla memoria di Japrisot ricordando anche altri suoi libri celebri, tra cui il noir Trappola per Cenerentola \u00abuna fiaba dolce e crudele che per quanto mi riguarda rileggo ogni quattro o ogni cinque anni con affascinato disagio\u00bb, ma soprattutto l\u2019attitudine e il temperamento dell\u2019amico scrittore: \u00abAd ogni modo per Japrisot cominciare e finire era la stessa cosa. Procedeva rapidamente, molto rapidamente. Altrimenti scrivere gli pesava\u2026\u00bb.<\/p>\n<p>Fu con furia che Japrisot scrisse infatti il suo primo romanzo, guidato da un\u2019ispirazione spontanea e dalla pura voglia di raccontare: \u00abvoglio fare il cantastorie\u00bb ripeteva fin da quando era bambino. La cattiva strada \u00e8 la storia di un amore impossibile, ispirata in parte alle atmosfere illecite e appassionate di Il diavolo in corpo di Radriguet; ma \u00e8 soprattutto una storia di ideali.<\/p>\n<p>Oggi, grazie alla nuova edizione Adelphi, lo riscopriamo con un\u2019attenzione rinnovata e avvertiamo tutta l\u2019intensit\u00e0, il vivido entusiasmo, il trasporto, l\u2019impulso sovversivo che dovette animare quell\u2019impavido diciassettenne mentre scriveva di getto la sua opera prima imbrattando pagine e pagine di inchiostro. La scrittura scorre come l\u2019acqua ed \u00e8 caratterizzata da una narrazione contemporanea, quasi cinematografica nelle descrizioni \u2013 non a caso l\u2019autore si sarebbe poi affermato come sceneggiatore nel mondo del cinema.<\/p>\n<p>Nella Francia del dopoguerra il romanzo di Japrisot \u2013 che per\u00f2 all\u2019epoca fu pubblicato con il nome vero dell\u2019autore, ovvero Jean-Baptiste Rossi \u2013 appariva fuori sincrono: nell\u2019epoca del neorealismo, dell\u2019impegno politico, della narrazione patriottica, il giovane marsigliese si affacciava sulla scena letteraria con una storia scomoda, volutamente scandalosa, dal sottotesto anticlericale, che oltretutto \u2013 ecco il vero oltraggio \u2013 lasciava la guerra sullo sfondo, mostrando un apparente disimpegno morale. Les mal partis narrava di un amore scomodo, un amore sbagliato, un amore che non sarebbe dovuto esistere.<\/p>\n<p>Nell\u2019introdurre la trama ci viene in aiuto il primo titolo italiano del romanzo, pubblicato da Milano Libri nel 1979, il didascalico Storia d\u2019amore di una suora, che dava ingiustamente all\u2019opera di Japrisot la coloritura a tinte fosche di un romanzetto d\u2019appendice e ne sviliva, in parte, il contenuto. La storia d\u2019amore proibita tra Suor Clotilde e il liceale Denis \u00e8 infatti il fulcro della vicenda; ma non ne rappresenta il vero scandalo che, di contro, \u00e8 dato semmai dalla societ\u00e0 bigotta e ipocrita che mette alla gogna i due protagonisti. Japrisot, nell\u2019innocenza dei suoi diciassette anni, fu abile a scombinare le carte in tavola portando il lettore dalla parte degli amanti ostacolati e spingendolo a parteggiare per loro.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/81XKmHFGwjL._SL1500_.jpg\" data-entity-uuid=\"71d9fe1e-b3d2-4e31-a192-d6f7fc06a18a\" data-entity-type=\"file\" alt=\"k\" width=\"780\" height=\"1277\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Tentativo riuscito dal momento che, a distanza di oltre settant\u2019anni, ci si ritrova ancora a leggere le pagine d\u2019un fiato e a sperare nell\u2019impossibile lieto fine. Agli occhi pi\u00f9 smaliziati dei contemporanei forse la componente scandalosa del romanzo, che fece indignare e inarcare il sopracciglio alla Francia cattolica, viene meno.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che d\u2019un amore immorale infatti La cattiva strada ci parla di una dolorosa ricerca identitaria. Entrambi i personaggi principali, il quattordicenne Denis e Suor Clotilde, appaiono prigionieri di un mondo nel quale non si riconoscono, relegati in ruoli che non hanno scelto. Lui \u00e8 uno studente liceale indisciplinato, bollato ogni anno come quello da \u201ctenere d\u2019occhio\u201d e inserito nella lista nera dal sorvegliante di turno dell\u2019istituto gesuita dove studia; mentre lei \u00e8 una giovane donna costretta a prendere i voti dalle esigenze della sua famiglia, cui si \u00e8 piegata con docile sottomissione e senso del dovere.<\/p>\n<p>I due si incontrano in un ospedale dove lui si reca ogni gioved\u00ec per fare volontariato scolastico. Un incontro e tutto cambia; entrano l\u2019uno nei pensieri dell\u2019altra. Da quel momento Denis non riesce a pensare ad altro che al gioved\u00ec per rivedere Suor Clotilde, l\u2019attesa \u00e8 tutta un palpito.<\/p>\n<p>A questo punto la narrazione si sdoppia mostrandoci il punto di vista di entrambi i protagonisti, dando voce al loro personale tormento e anche alle loro domande. L\u2019amore irrompe nelle loro vite con audacia scombinandole totalmente, entrambi infatti sono totalmente impreparati a comprendere quanto sta accadendo: Denis per la sua giovane et\u00e0, Suor Clotilde per l\u2019inesperienza. \u00ab\u00c8 accaduto qualcosa. \u00c8 arrivato Denis. Lo amo\u00bb pensa lei in preda allo sconvolgimento \u00abLo amo. Non sono pi\u00f9 in grado di dire come, n\u00e9 perch\u00e9, n\u00e9 quanto lo amo\u00bb. Il presunto scandalo della relazione viene sovvertito dall\u2019intensit\u00e0 di un amore assoluto, che forse solo un diciassettenne poteva rendere con tale efficacia e innocenza. La cattiva strada \u00e8 un romanzo puro, non torbido n\u00e9 sconveniente, a dispetto dell\u2019argomento trattato.<\/p>\n<p>L\u2019ambientazione non viene mai nominata: appare onirica, surreale, a tratti evanescente, potrebbe essere Marsiglia \u2013 citt\u00e0 natale di Japrisot \u2013 ma la sua realt\u00e0 emerge solo nelle pagine finali quando la guerra irrompe con il fragore dei bombardamenti e quindi con la distruzione. Il romanzo alla sua uscita fu criticato per il disimpegno politico, eppure, a una lettura pi\u00f9 attenta, si pu\u00f2 notare che La cattiva strada \u00e8 un libro fortemente politico perch\u00e9 d\u00e0 voce ai disertori. C\u2019\u00e8 un episodio preciso, a questo proposito, degno di nota: durante il soggiorno in campagna, in fuga dalla guerra, Suor Clotilde e Denis vengono fermati da un gruppo di soldati tedeschi che, per\u00f2, vengono in pace e chiedono loro degli abiti civili per essere facilitati nella fuga. Sono dei disertori, vogliono abbandonare le armi e tornare a casa in Germania. Si crea una complicit\u00e0 istantanea tra gli amanti clandestini e i soldati disertori, Suor Clotilde si spoglia e accetta di scambiare il proprio vestito con l\u2019uniforme tedesca, imponendo al pi\u00f9 reticente Denis di fare lo stesso. Non lo fa per paura, ma per convinzione: \u00abLe era sembrato di avere qualcosa in comune con quei soldati in fuga: anche loro, per rassicurarsi, si erano messi dei vestiti che non gli appartenevano\u00bb, il gesto anticipa la sua successiva presa di consapevolezza di lei, la decisione di sciogliere i voti. Non \u00e8 vero che la guerra \u00e8 assente dal romanzo. La volont\u00e0 dei soldati di abbandonare le armi entra in profonda risonanza con la sovversiva esclamazione di Denis, che assume dunque una valenza provocatoria: \u00abMa perch\u00e9 questa stupida guerra deve finire?\u00bb, il ragazzo desidera che la guerra duri pi\u00f9 a lungo per continuare a vivere impunito il proprio amore clandestino nel rifugio in campagna. La legge dell\u2019amore si scontra con la dura legge della guerra e, in qualche maniera, la contraddice: dove c\u2019\u00e8 amore non ci pu\u00f2 essere guerra. \u00abHo incontrato dei soldati tedeschi quest\u2019estate\u00bb dice Denis al padre con sfida \u00abNon saprei spiegarti, ma davanti alle vostre regole faccio esattamente come loro: mi tolgo giacca e mostrine e abbandono il campo di battaglia!\u00bb.<\/p>\n<p>La cattiva strada di Japrisot \u00e8 intessuta di sottotrame e ciascuna incarna la ribellione. Tutti i personaggi di questa storia sono dei disertori, perch\u00e9 si oppongono alla morale comune: lo sono Denis e Suor Clotilde con il loro legame; lo sono il compagno Debaucourt e l\u2019effeminato Prieffin che praticano atti sconvenienti in un collegio di gesuiti; lo sono i soldati tedeschi che si spogliano delle uniformi e indossano gli abiti di una suora e di uno studente. La volont\u00e0 dei singoli rappresenta la rivolta contro una societ\u00e0 oppressiva.<\/p>\n<p>In questa cornice la religione cattolica, con i suoi precetti e i suoi dogmi, appare come uno strumento inventato dagli uomini per asservire, addomesticare, plagiare.<\/p>\n<p>Rintanatosi in chiesa a pregare Denis, d\u2019un tratto, guarda la Madonna e vede soltanto una statua di gesso, capisce che non \u00e8 lei a minacciare, a ammonire, a giudicare. Capisce che l\u2019amore non \u00e8 una colpa. Il presunto discorso anticlericale di cui il romanzo \u00e8 intessuto in realt\u00e0 rappresenta un elogio all\u2019umano: \u00abDio \u00e8 morto? Esiste qualcun altro oltre a noi? A noi due insieme? Dio \u00e8 morto. Esistiamo solo noi\u00bb. A questa affermazione fa eco la presa di consapevolezza di Suor Clotilde che all\u2019esclamazione inorridita della madre superiora: \u00abChe Dio la perdoni!\u00bb risponde limpida: \u00abMi ha gi\u00e0 perdonato\u00bb, come chi non ha nulla di cui vergognarsi.<\/p>\n<p>S\u00e9bastien Japrisot, proprio come Fabrizio De Andr\u00e9, diffidava delle convinzioni assolute e lasciava aperta la strada del dubbio. Le domande poste dai suoi protagonisti non hanno risposte e sono eterne come l\u2019uomo, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 vita che non sia stata toccata dalla confusione, dallo smarrimento, dall\u2019incertezza. Ed \u00e8 questo ci\u00f2 merita di essere raccontato: il dubbio. Non esiste giusto o sbagliato in letteratura.<\/p>\n<p>La cattiva strada \u00e8, in definitiva, un romanzo sulla libert\u00e0 dell\u2019individuo. Forse per questo motivo piacque tanto a Jean-Paul Sartre, grande filosofo della libert\u00e0 individuale, che in un\u2019opera teatrale forse poco nota Il diavolo e il buon Dio (Le Diable et Le Bon Dieu), datata 1951 e quasi contemporanea al romanzo, si interrogava sugli stessi temi: l\u2019inesistenza di Dio e la responsabilit\u00e0 individuale. Riprendendo la domanda cardine di Dostoevskij in I demoni: \u00abAllora, se Dio non esiste, tutto \u00e8 permesso?\u00bb, Sartre affermava l\u2019esistenza di un\u2019etica individuale, indipendente da ogni divinit\u00e0 e legge metafisica. Lo stesso cerca di fare S\u00e9bastien Japrisot nell\u2019ambito della finzione romanzesca facendo dire ai suoi protagonisti: \u00abFosse anche la cattiva strada l\u2019abbiamo presa insieme\u00bb, rendendoli artefici del loro destino. Sia Denis che Suor Clotilde solo nell\u2019amore riescono a essere liberi \u00absiamo stati insieme in una casa, eravamo felici (\u2026) ci \u00e8 successo qualcosa di bellissimo, e di buono\u00bb; ecco la verit\u00e0 che sradica, con la forza sovversiva di un vento impetuoso, ogni ipocrisia.<\/p>\n<p>Nella strofa finale della sua canzone, dal ritmo malinconico di una ballata, Fabrizio De Andr\u00e9 diceva: \u00abMa c\u2019\u00e8 amore un po\u2019 per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada, sulla cattiva strada\u00bb.<\/p>\n<p>Le verit\u00e0 assolute non appartengono all\u2019amore, perch\u00e9 ogni relazione con l\u2019altro ci impone di reinventare le verit\u00e0 su noi stessi e aprirci al confronto, quindi al dubbio. De Andr\u00e9 concludeva facendo riferimento al \u201cprocesso per amore\u201d che ritorna, curiosamente, in vari suoi testi anche se in forme diverse: l\u2019amore \u00e8 il sentimento libero, prorompente, per eccellenza, che non conosce regole, neppure quelle degli amanti, dunque naturale che la societ\u00e0 cerchi di imbrigliarlo, di controllarlo.<\/p>\n<p>La precedente traduzione italiana del romanzo di S\u00e9bastien Japrisot difettava di un errore di interpretazione, Storia d\u2019amore di una suora, inchiodava la trama al pregiudizio, facendo prevalere la visione sociale su quella individuale. Invece la morale del \u201clibro immorale\u201d scritto dal diciassettenne di Marsiglia era un\u2019altra: insegnava che dove c\u2019\u00e8 amore c\u2019\u00e8 libert\u00e0, ecco perch\u00e9 La cattiva strada, con la sua intrinseca promessa di ribellione, \u00e8 il titolo giusto. \u00a0 \u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La cattiva strada \u00e8 la via della ribellione. 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