{"id":14243,"date":"2025-07-28T16:57:09","date_gmt":"2025-07-28T16:57:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/14243\/"},"modified":"2025-07-28T16:57:09","modified_gmt":"2025-07-28T16:57:09","slug":"lappello-di-uil-calabria-alla-garante-regionale-russo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/14243\/","title":{"rendered":"l&#8217;appello di Uil Calabria alla garante regionale Russo"},"content":{"rendered":"<p>La coordinatrice delle pari opportunit\u00e0 Uil Calabria Anna Comi in dopo il report presentato sull&#8217;accesso agli screening oncologici per le donne calabresi sia ancora limitato, si \u00e8 interrogata su quale fosse la saturazione per le donne detenute nella nostra regione.<\/p>\n<p>&#8220;In Calabria -spiega Comi- non esistono istituti penitenziari autonomi ma sezioni femminili collocate in istituti a prevalenza maschile a Reggio Calabria e Castrovillari.<\/p>\n<p>A Reggio Calabria si tratta di un istituto penitenziario misto, la Casa Circondariale &#8220;Giuseppe Panzera&#8221;, che ospita sia uomini che donne, con sezioni femminili interne (la sezione Nausicaa, la sottosezione Penelope e la sezione Athena che risulta attualmente chiusa).<\/p>\n<p>A Castrovillari, invece, la sezione femminile si trova all\u2019interno della Casa Circondariale &#8220;Rosetta Sisca&#8221;, anch\u2019essa un istituto prevalentemente maschile, con una singola sezione dedicata alle donne. Dall\u2019analisi di queste due uniche strutture carcerarie femminili calabresi \u00e8 emerso un quadro disomogeneo e poco rassicurante: sebbene in entrambi gli istituti sia previsto il servizio di ginecologia, la sua erogazione \u00e8 sporadica (una volta al mese), manca del tutto un servizio ostetrico continuativo.<\/p>\n<p>Inoltre non risultano attivati screening oncologici strutturati, come il Pap test o la mammografia, a conferma di quanto gi\u00e0 denunciato nel rapporto Antigone, che ne richiede l\u2019introduzione come diritto essenziale e paritario per le donne private della libert\u00e0. Una situazione che pone interrogativi gravi in termini di diritto alla salute, equit\u00e0 e dignit\u00e0, specie per una popolazione gi\u00e0 fortemente vulnerabile.<\/p>\n<p>Come spiega l\u2019ultimo rapporto Antigone, in Italia, come in molti altri Paesi, il carcere \u00e8 stato storicamente pensato per una popolazione detenuta maschile. Le donne rappresentano una minoranza numerica e, per questo, si trovano spesso a vivere in strutture marginali, sezioni adattate, o in istituti promiscui dove la loro presenza risulta secondaria.<\/p>\n<p>Il carcere non si \u00e8 mai modellato realmente sulla detenzione femminile, e ci\u00f2 si riflette nella carenza di norme, prassi, spazi e servizi adeguati ai loro bisogni. Antigone ha visitato tutti e tre gli istituti penitenziari esclusivamente femminili operanti in Italia, 44 sezioni femminili situate in carceri a prevalenza maschile, tre carceri minorili dove si trovano ragazze, sei sezioni per detenute trans in istituti maschili e cinque Icam (Istituti a Custodia Attenuata per Madri).<\/p>\n<p>Nella nostra regione ha visitato sia Castrovillari che Reggio Calabria. Questo viaggio ha permesso di raccogliere dati, osservazioni e testimonianze fondamentali per comprendere la condizione delle donne detenute nel nostro Paese e nella nostra regione.<\/p>\n<p>Una delle criticit\u00e0 centrali emerse \u00e8 che le donne recluse hanno, nella maggioranza dei casi, uno scarso spessore criminale e una bassa pericolosit\u00e0 penitenziaria.<\/p>\n<p>Provengono spesso da contesti di forte marginalit\u00e0 sociale, con situazioni pregresse di povert\u00e0 economica, disagio educativo, violenze subite e percorsi di vita spezzati. Il carcere, in queste condizioni, rischia di non rappresentare una possibilit\u00e0 di recupero, ma di diventare un ulteriore fattore di esclusione.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto Antigone, entrambe le strutture calabresi riflettono l\u2019inadeguatezza di un sistema carcerario non progettato sulle esigenze specifiche delle donne e necessitano interventi urgenti, sia materiali che normativi, per garantire una detenzione pi\u00f9 dignitosa, inclusiva e orientata al reinserimento.<\/p>\n<p>Reggio Calabria, secondo i dati di Antigone, soffre particolarmente per l\u2019obsolescenza strutturale e l\u2019assenza di programmazione trattamento, mentre Castrovillari, pur meglio organizzato, presenta carenze sistemiche sul piano sanitario e del personale specializzato.<\/p>\n<p>Andiamo nello specifico. La sezione femminile della Casa Circondariale di Reggio Calabria, articolata in due sezioni \u2013 \u201cAtena\u201d (attualmente chiusa) e \u201cNausicaa\u201d \u2013 ospitava al momento della visita 39 donne, di cui una parte in attesa di giudizio e una minoranza straniera. La struttura \u00e8 molto datata, risalente agli anni \u201930, e presenta gravi carenze strutturali, tra cui celle in cattive condizioni, spazi angusti, e talvolta mancanza del minimo di 3 mq calpestabili a persona. Inoltre, non sempre \u00e8 garantita l\u2019acqua calda.<\/p>\n<p>Tra le principali criticit\u00e0, spiccano l\u2019assenza quasi totale di attivit\u00e0 trattamentali e lavorative (lo spazio per le lavorazioni non \u00e8 mai stato avviato), una grave carenza di personale, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria sia in termini di mediatori culturali e sanitari, l\u2019assenza di un medico 24h e cartella clinica non informatizzata, un\u2019alta incidenza di uso di psicofarmaci (oltre il 50% delle detenute) con presenza di pi\u00f9 casi di diagnosi psichiatrica.<\/p>\n<p>Risulta inoltre una biblioteca poco fruibile come spazio comune e una zona per l\u2019aria ristretta e non attrezzata. Sul piano educativo, \u00e8 attivo solo un corso di alfabetizzazione e il biennio delle scuole superiori, con poche iscritte. Le opportunit\u00e0 lavorative interne sono minime e non vi sono contratti con datori esterni.<\/p>\n<p>Le attivit\u00e0 ricreative e culturali sono poche e sporadiche. Non vi \u00e8 accesso al web n\u00e9 un\u2019area verde per i colloqui estivi. La sezione per le madri con figli \u201cPenelope\u201d \u00e8 ben attrezzata, ma al momento della visita non vi erano detenute madri presenti. La sezione femminile della Casa circondariale di Castrovillari \u201cRosetta Sisca\u201d, all\u2019interno di un carcere prevalentemente maschile, \u00e8 collocata in una palazzina autonoma su tre livelli e ospitava 30 donne a fronte di una capienza regolamentare di 17 posti.<\/p>\n<p>Si registra quindi una situazione di sovraffollamento. La struttura, sebbene in buone condizioni generali, presenta criticit\u00e0 importanti come l\u2019assenza di docce nelle celle, la carenza di personale psichiatrico e assenza totale di mediatori culturali, la riduzione della presenza medica a orari parziali, con servizio ginecologico mensile ma assenza di ostetricia.<\/p>\n<p>Nonostante alcune lacune, la struttura appare pi\u00f9 organizzata rispetto a Reggio Calabria. Gli spazi comuni (come biblioteca, sartoria, aule scolastiche e sala socialit\u00e0) sono ben arredati e curati. La presenza di una ludoteca e di una sezione nido ben attrezzata rappresenta un elemento positivo, sebbene al momento inutilizzato per mancanza di madri con prole.<\/p>\n<p>Sono attivi corsi scolastici di ogni ordine e grado, e un laboratorio di sartoria dove sono impiegate alcune detenute, anche se mancano percorsi professionalizzanti strutturati. Una sola donna \u00e8 impiegata da un datore esterno al momento della visita. Le attivit\u00e0 culturali e sportive, sebbene presenti, sono limitate dalla condivisione degli spazi con la sezione maschile.<\/p>\n<p>A livello di salute mentale, si segnalano numerosi casi di autolesionismo e tentativi di suicidio nel passato, a fronte di una struttura psichiatrica non sufficientemente attrezzata. Entrambe le strutture, quindi, mostrano caratteristiche comuni di criticit\u00e0, come il sovraffollamento, la carenze nei servizi sanitari e psicologici, la mancanza di figure specializzate come mediatori culturali o personale formato sul genere, l\u2019accesso molto limitato a formazione, lavoro e attivit\u00e0 trattamentali.<\/p>\n<p>Alla luce delle criticit\u00e0 riscontrate nelle sezioni femminili degli istituti penitenziari calabresi di Reggio Calabria e Castrovillari \u2014 in particolare l\u2019assenza di screening oncologici strutturati, di servizi sanitari continuativi e di adeguate opportunit\u00e0 trattamentali e formative \u2014 auspichiamo un deciso cambio di passo nelle politiche penitenziarie regionali.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da specificare anche che con l\u2019approvazione del decreto sicurezza diventa facoltativo l&#8217;attuale obbligo di rinvio della pena per le donne in gravidanza e le mamme con figli sotto i tre anni, che andranno negli istituti a custodia attenuata per detenute madri (Icam). Con la chiusura dell\u2019Icam di Avellino, unico al sud, adesso gli Icam sono solo tre, tutti al Nord.<\/p>\n<p>Questo vuol dire, per tante donne con bambini piccoli, allontanarsi centinaia di chilometri dal resto della famiglia e da altri eventuali figli. Inoltre, la relazione della Cassazione sul cosiddetto \u201cDecreto sicurezza\u201d \u00e8 molto critica sulle norme che riducono o rendono pi\u00f9 rigido il rinvio dell\u2019esecuzione della pena per donne incinte o madri con figli piccoli perch\u00e9 la riforma andrebbe contro una giurisprudenza consolidata minando un equilibrio costituzionalmente orientato.<\/p>\n<p>In sostanza la riforma non rafforza gli strumenti alternativi n\u00e9 la funzione educativa, ma si limita a togliere diritti e lasciare tutto sulle spalle dei giudici. Ci rivolgiamo quindi alla garante regionale per i diritti delle persone detenute, Giovanna Francesca Russo, chiedendo di farsi promotrice di un\u2019azione concreta su questi temi che riguardano la parit\u00e0 di genere affinch\u00e9 si possa garantire alle donne detenute nella nostra regione il diritto alla salute e un accesso equo a percorsi di custodia attenuata, riabilitazione e reinserimento sociale&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La coordinatrice delle pari opportunit\u00e0 Uil Calabria Anna Comi in dopo il report presentato sull&#8217;accesso agli screening oncologici&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":14244,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1480],"tags":[2339,1944,239,1537,90,89,17697,17696,240,1942,1943,1650,1940,1941],"class_list":{"0":"post-14243","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-salute-femminile","8":"tag-cure","9":"tag-femminile","10":"tag-health","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-mammografie","15":"tag-pap-tes","16":"tag-salute","17":"tag-salute-femminile","18":"tag-salutefemminile","19":"tag-screening","20":"tag-womens-health","21":"tag-womenshealth"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14243","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14243"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14243\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/14244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14243"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14243"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14243"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}