{"id":143354,"date":"2025-10-02T10:52:18","date_gmt":"2025-10-02T10:52:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/143354\/"},"modified":"2025-10-02T10:52:18","modified_gmt":"2025-10-02T10:52:18","slug":"italia-hub-strategico-ricerca-e-cure-ma-piu-prevenzione-e-innovazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/143354\/","title":{"rendered":"\u201dItalia hub strategico ricerca e cure, ma pi\u00f9 prevenzione e innovazione\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\nRoma, 2 ott. (askanews) \u2013 Rafforzare gli investimenti in prevenzione, superare le annose questioni strutturali e di governance, promuovere interventi per rendere le professioni mediche e sanitarie pi\u00f9 attrattive, e favorire le condizioni per valorizzare l\u2019innovazione. \u00c8 questa la chiave per affrontare le sfide alle quali \u00e8 chiamato il settore della salute in Italia, in un contesto geopolitico in cui i dazi introdotti dagli Stati Uniti rischiano di colpire duramente il Paese, quarto esportatore di farmaci in Europa e settimo nel mondo, con perdite stimate tra i 2,5 e i 4 miliardi di euro. Per coordinarne gli esiti risulta quindi non pi\u00f9 rimandabile la creazione di una Strategia Nazionale sulle scienze della vita, fondamentale sia per garantire cure e terapie, sia per favorire competitivit\u00e0 e rilancio al settore produttivo. \u00c8 quanto sottolinea il rapporto annuale dell\u2019Osservatorio In-Salute dal titolo \u2018ORIZZONTI DELLA CURA: innovazione nella diagnosi tempestiva e nelle terapie di eccellenza\u2019 realizzato dall\u2019Istituto per la Competitivit\u00e0 (I-Com). Lo studio \u00e8 stato presentato a Roma nel corso di un convegno pubblico organizzato in collaborazione con Abbott, Edwards, Merck, Philips, Sanofi e Santhera e con la media partnership di Askanews, al quale hanno preso parte numerosi relatori tra accademici, esperti e rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo delle imprese.\n<\/p>\n<p> I-Com ha condotto un aggiornamento del proprio monitoraggio sullo stato di salute degli italiani e del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), analizzando le principali tendenze demografiche ed epidemiologiche, la condizione delle risorse e delle strutture sanitarie, e mettendo in evidenza la necessit\u00e0 di rafforzare la competitivit\u00e0 del settore e rendere l\u2019Italia un hub strategico per la ricerca e la produzione globale. Con una popolazione sempre pi\u00f9 anziana e affetta da cronicit\u00e0, la riduzione dell\u2019esposizione a fattori di rischio \u00e8 essenziale per orientare le politiche sanitarie. In particolare, preoccupa l\u2019obesit\u00e0 che riguarda oggi 6 milioni di adulti e pesa sul SSN per 13,34 miliardi di euro l\u2019anno (0,8% del PIL). Anche la sedentariet\u00e0 \u00e8 in forte aumento, con oltre l\u201980% degli adulti e il 92% degli adolescenti sotto i livelli minimi di attivit\u00e0 fisica. Inoltre, il consumo di alcol interessa quasi un italiano su tre e genera costi pari allo 0,7% della spesa sanitaria e allo 0,68% del PIL. In calo invece il fumo, oggi al 19,8%. In questo senso, la prevenzione si conferma la strategia pi\u00f9 redditizia, con un ritorno fino a 16 euro per ogni euro investito. Particolarmente grave, infine, la diffusione in Italia dell\u2019antibiotico-resistenza, alimentata dall\u2019eccessivo uso di farmaci ad alto rischio, che a livello globale \u00e8 associata a oltre 4,7 milioni di morti l\u2019anno.\n<\/p>\n<p> Nonostante l\u2019importante aumento della spesa, l\u2019Italia investe in sanit\u00e0 meno di altri grandi Paesi europei in rapporto al PIL, con un divario che limita la capacit\u00e0 di investimento e la resilienza del SSN. La Legge di Bilancio 2025 ha previsto un aumento del Fondo Sanitario Nazionale fino a 142,3 miliardi nel 2026, ma si confermano difficolt\u00e0 nel garantire equit\u00e0 e accesso uniforme ai servizi, come mostrano i LEA e l\u2019aumento della mobilit\u00e0 sanitaria interregionale. La spesa farmaceutica \u00e8 molto alta (36,2 miliardi nel 2023), seconda solo alla Spagna, ma solo il 64% \u00e8 coperto dal SSN e il resto grava sulle famiglie. Inoltre, la spesa italiana \u00e8 fortemente sbilanciata verso l\u2019ambito ospedaliero che assorbe quasi il 70% del totale. Complessivamente, l\u2019auspicata transizione a un nuovo paradigma di accesso alle cure, incentrato sulla deospedalizzazione e su servizi pi\u00f9 prossimi e basati sulla rilevazione delle nuove tendenze sociosanitarie, risulta ancora un miraggio.\n<\/p>\n<p> Particolarmente allarmanti i dati sulle professioni. La situazione resta critica a causa dei numerosi abbandoni della professione, che ne confermano la sempre minore attrattivit\u00e0: nel 2024 oltre 7.000 medici hanno lasciato il SSN, con un incremento del 133% rispetto al 2022, con passaggi al privato o con emigrazioni all\u2019estero. Le dimissioni sono legate a turni usuranti, carichi di lavoro eccessivi, scarsa autonomia decisionale e, non da ultimo, una retribuzione percepita come poco gratificante. Anche la situazione degli infermieri \u00e8 delicata: il nostro Paese impiega meno professionisti rispetto alla media europea, con 6,8 infermieri ogni 1.000 abitanti contro gli 8,2 della UE, ne deriva un forte squilibrio tra pensionamenti e nuovi ingressi, poich\u00e9 ogni anno lasciano la professione circa 30-33 mila infermieri mentre le universit\u00e0 ne formano solo 10 mila. Non pu\u00f2 essere trascurata in tal senso la riduzione delle domande universitarie che per la prima volta sono scese sotto l\u2019offerta formativa, con meno di 19.000 candidati a fronte di oltre 20.600 posti disponibili per l\u2019anno accademico 2025\/2026.\n<\/p>\n<p> \u2018Sebbene i dati riguardanti il contesto demografico e le capacit\u00e0 del SSN evidenzino tendenze da attenzionare, l\u2019Italia si conferma un\u2019eccellenza mondiale, e non solo europea, nei campi delle life sciences. Le sfide poste dai mercati emergenti e dagli USA, per\u00f2, richiedono ora interventi coraggiosi per cogliere nuove opportunit\u00e0 di sviluppo e, soprattutto, per evitare che alcuni degli annosi problemi che gravano da anni sul mondo delle cure in Italia diventino delle voragini\u2019 ha commentato il direttore Area Salute I-Com Thomas Osborn. \u2018In questi turbolenti scenari geopolitici oltre che sanitari, l\u2019analisi I-Com individua nell\u2019innovazione, e nell\u2019apertura terapeutica e normativa ad essa, la bussola che pu\u00f2 consentire all\u2019Italia di raggiungere quei nuovi \u2018Orizzonti della Cura\u2019 auspicati e attesi da anni, ma che ora non sono pi\u00f9 rimandabili\u2019.\n<\/p>\n<p> Una novit\u00e0 di questa edizione del rapporto In-Salute \u00e8 l\u2019analisi del comparto delle scienze della vita italiane e della sua capacit\u00e0 di affrontare un contesto mondiale e geopolitico in rapida trasformazione. L\u2019Italia vanta un ecosistema sanitario di grande rilevanza economica e sociale, con il settore Life Science che si conferma un\u2019eccellenza: la produzione farmaceutica \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata in dieci anni, raggiungendo i 54 miliardi di euro, pari al 2% del PIL, mentre l\u2019industria dei dispositivi medici vale 12,4 miliardi sul mercato interno e 6,9 miliardi di produzione, per oltre 200 mila occupati complessivi. Farmaceutica e dispositivi rappresentano dunque pilastri strategici per l\u2019economia e la salute pubblica, ma il settore \u00e8 minacciato da criticit\u00e0 strutturali e dal nuovo scenario geopolitico. Oltre ai mercati emergenti (in particolare asiatici), preoccupanti sono i dazi introdotti dagli Stati Uniti che rischiano di colpire duramente l\u2019Italia, quarto esportatore di farmaci in Europa e settimo nel mondo, con perdite stimate tra i 2,5 e i 4 miliardi di euro, incidendo sulla competitivit\u00e0 e sulla capacit\u00e0 di investimento in ricerca e sviluppo. E se nel breve periodo le ricadute graveranno su aziende e produttori, nel medio e lungo termine si rilevano rischi per i cittadini in termini di maggiore esposizione a carenze e dipendenze da paesi extra-UE. In questo scenario complesso, la bussola verso i nuovi \u2018orizzonti della cura\u2019 si rivela essere l\u2019innovazione. Per rafforzare la competitivit\u00e0 del comparto, \u00e8 infatti necessaria una strategia integrata che semplifichi il quadro normativo e favorisca incentivi fiscali mirati.\n<\/p>\n<p> L\u2019intelligenza artificiale rappresenta uno degli ambiti pi\u00f9 promettenti per trasformare la sanit\u00e0, migliorando diagnosi, percorsi terapeutici e organizzazione dei servizi, cos\u00ec da sostenere la sostenibilit\u00e0 del modello di cura. Le applicazioni pi\u00f9 rilevanti riguardano lo sviluppo dei farmaci e l\u2019analisi diagnostica delle immagini mediche, con un mercato globale cresciuto da 1,1 miliardi di dollari nel 2016 a 32,3 miliardi nel 2024, trainato dagli Stati Uniti e con la Cina in forte espansione. In Italia il mercato resta limitato, con un valore di 97 milioni nel 2023 e una previsione di 740 milioni entro il 2030, ma i professionisti mostrano apertura: oltre il 60% dei medici prevede di utilizzare l\u2019IA per monitoraggio e cure preventive, e la met\u00e0 per migliorare le diagnosi. Anche la ricerca \u00e8 attiva, con l\u2019Italia al terzo posto mondiale per numero di studi clinici con IA.\n<\/p>\n<p> Accanto alle opportunit\u00e0 restano per\u00f2 criticit\u00e0 strutturali, dai dazi commerciali statunitensi all\u2019eccessiva frammentazione e burocrazia che rallenta bandi e progetti (i tempi sono del 30% superiori rispetto alla media UE), fino a un sistema di procurement troppo orientato al contenimento dei costi e poco alla valorizzazione dell\u2019innovazione. Occorre soprattutto dare sempre pi\u00f9 centralit\u00e0 e valore a quelle tecnologie capaci di garantire la qualit\u00e0 del trattamento e i maggiori progressi terapeutici, prevedendo canali accelerati che premino l\u2019innovazione e superando la limitante logica del \u2018ribasso\u2019 e del solo contenimento economico.\n<\/p>\n<p> Il focus sulle malattie rare mette in evidenza come l\u2019innovazione sia fondamentale per trasformare i limiti in opportunit\u00e0 e garantire terapie accessibili, efficaci ed eque a patologie che colpiscono oltre 2 milioni di italiani, per il 75% bambini. Sebbene la copertura dei Registri Regionali delle Malattie Rare (RRMR) sia cresciuta, restano circa 130 mila persone non registrate e persistono forti disuguaglianze territoriali nei percorsi di cura, nei centri accreditati e nella spesa sanitaria, molto pi\u00f9 bassa al Sud. L\u2019Italia \u00e8 tra i Paesi UE con la maggiore disponibilit\u00e0 di farmaci innovativi e orfani, ma i tempi di accesso restano lunghi. Dei 173 farmaci EMA, 146 sono disponibili (75%), ma servono in media 439 giorni contro i 128 della Germania. Anche per i farmaci orfani l\u2019Italia \u00e8 seconda solo alla Germania, ma i tempi di attesa regionali sono triplicati dal 2016 al 2023, arrivando a 466 giorni. Per ridurre le barriere si propone l\u2019adozione di strumenti innovativi di market access per evitare ritardi che possono lasciare i pazienti senza terapie salvavita.\n<\/p>\n<p> Lo studio individua tre macroaree di intervento per il rilancio delle scienze della vita in Italia: affrontare invecchiamento e cronicit\u00e0 con pi\u00f9 prevenzione, superare le criticit\u00e0 strutturali del SSN e aprirsi all\u2019innovazione, dall\u2019intelligenza artificiale alle terapie avanzate. Si sottolinea l\u2019importanza di aumentare la spesa in prevenzione fino al 7% del Fondo Sanitario Nazionale, escludendola dal calcolo del debito pubblico grazie alle nuove prospettive europee, e di introdurre regole pi\u00f9 favorevoli all\u2019innovazione e alla R&amp;S con percorsi rapidi per farmaci e device innovativi. Il Rapporto invita pertanto anche l\u2019Italia a dotarsi, come gi\u00e0 fatto da 9 paesi europei, nonch\u00e9 dalla stessa UE, di una Strategia nazionale sulle Scienze della Vita, per attrarre investimenti e rafforzare competitivit\u00e0, trasformando l\u2019Italia in un hub internazionale della ricerca e della produzione. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Roma, 2 ott. 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