{"id":143788,"date":"2025-10-02T15:21:11","date_gmt":"2025-10-02T15:21:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/143788\/"},"modified":"2025-10-02T15:21:11","modified_gmt":"2025-10-02T15:21:11","slug":"la-psichiatria-e-poesia-e-compassione-parola-delle-eredi-di-borgna-e-basaglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/143788\/","title":{"rendered":"La psichiatria \u00e8 poesia e compassione, parola delle eredi di Borgna e Basaglia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Q<\/strong><strong>uant\u2019\u00e8 diventato difficile parlarci, e intenderci<\/strong>. Tra amici e amanti, tra genitori e figli, tra chi difende e chi si difende, tra chi ferisce e chi cura, tra medici e pazienti, tra medici e medici. Intenderci, forse, ci importa poco: ci interessa di pi\u00f9 parlare che parlarci, sebbene parlarci sia ci\u00f2 che ci rende umani. <\/p>\n<p><strong>Noi siamo un colloquio e quindi ci ascoltiamo, scrisse H\u00f6lderlin, poeta, schizofrenico per buona parte della sua vita: era uno dei versi preferiti di Eugenio Borgna, lo psichiatra della tenerezza e della fragilit\u00e0<\/strong>, uno dei pi\u00f9 importanti della psichiatria italiana, piemontese (di Borgomanero), morto a dicembre scorso, a 94 anni, dopo una vita spesa per una comprensione umana della follia, e una dimensione etica della cura della malattia mentale.  <\/p>\n<p>\t\t\tIL SAGGIO<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/08\/30\/news\/l_invisibile_che_si_fonde_con_il_visibile_cosi_il_corpo_crea_il_nostro_mondo-15288652\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">L\u2019invisibile che si fonde con il visibile. Cos\u00ec il corpo crea il nostro mondo<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\tVITTORIO LINGIARDI<\/p>\n<p>\t\t\t30 Agosto 2025<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/08\/30\/news\/l_invisibile_che_si_fonde_con_il_visibile_cosi_il_corpo_crea_il_nostro_mondo-15288652\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/100546212-c70bdbc3-344f-4f8a-a8f8-efdcb0f8a656.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"125\" height=\"125\"\/> <\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p>\u00abMio zio vi affida un compito di resistenza: <strong>non lasciatevi travolgere da logiche efficientiste, che sacrificano la relazione umana, perch\u00e9 la cura autentica richiede tempo, presenza, disponibilit\u00e0 ad abitare la zona d\u2019ombra dell\u2019altro<\/strong>. La sua voce, sulla scia di quanto il professor Basaglia gli ha insegnato, vi chiama a un compito etico e culturale, a una responsabilit\u00e0 alta ma necessaria: custodire l\u2019umanit\u00e0 della cura perch\u00e9 solo cos\u00ec la scienza diventa davvero servizio alla vita\u00bb, ha detto ieri Serena Borgna, nipote di Eugenio, nel suo<strong> intervento alla cerimonia di apertura dell\u2019anno accademico della facolt\u00e0 di Medicina e Psicologia dell\u2019Universit\u00e0 La Sapienza di Roma<\/strong>. <\/p>\n<p><strong>Con lei, Alberta Basaglia, figlia di Franco, il padre della legge 180, che chiuse i manicomi e rivoluzion\u00f2 la psichiatria italiana, e Vittorio Lingiardi, ordinario di Psicologia dinamica nella stessa universit\u00e0<\/strong>, e ideatore (insieme alla preside di facolt\u00e0 Tiziana Pascucci e grazie alla rettrice Antonella Polimeni) dell\u2019incontro tra queste due donne e le loro eredit\u00e0 e testimonianze, pensato per dare il benvenuto alle matricole, far conoscere loro Basaglia e Borgna, e soprattutto discutere della \u00abFragilit\u00e0 che \u00e8 in noi\u00bb e degli acceleratori di quella difficolt\u00e0 nel comunicare, entrare in relazione, ascoltare, ai quali la nostra vita ci espone ed espone la scienza che di noi si prende cura, e chi la fa, la studia, e agisce.  <\/p>\n<p>\t\t\tLA LETTURA<\/p>\n<p>\t\t\t<a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/04\/14\/news\/vienna_lingiardi_femminismo_patriarcato-15101876\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">La Vienna fin de si\u00e8cle culla dell\u2019uguaglianza erotica<\/a><\/p>\n<p>\t\t\t\tVITTORIO LINGIARDI<\/p>\n<p>\t\t\t13 Aprile 2025<\/p>\n<p>                <a href=\"https:\/\/www.lastampa.it\/cultura\/2025\/04\/14\/news\/vienna_lingiardi_femminismo_patriarcato-15101876\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/221232697-cba77c0d-ca1c-4fd4-9fb1-135a856b5cb9.jpg\" alt=\"\" class=\"lazyload\" width=\"125\" height=\"125\"\/> <\/p>\n<p>                <\/a><\/p>\n<p><strong>Serena Borgna ha detto agli studenti e alle studentesse che hanno il compito etico e culturale di essere \u00abcompetenti, ma pure donne e uomini capaci di compassione e poesia\u00bb<\/strong>, e di ricordare sempre che la medicina e la psicologia servono a fare le diagnosi, ma non sono scienze esatte: vanno <strong>sempre integrate con l\u2019arte e la letteratura, che servono a capire il senso della vita e del dolore, e a lasciare viva la domanda su entrambi<\/strong>. <\/p>\n<p>Alla fine del suo intervento, <strong>uno studente \u00e8 intervenuto per dire quanto \u00e8 importante e urgente che l\u2019empatia diventi, nel loro mestiere, \u00abun metodo elettivo\u00bb<\/strong>, e quanto la vede, invece, almeno nell\u2019insegnamento, carente: le competenze tecniche restano l\u2019acquisizione principale degli studi universitari. Da quello che la cronaca ci racconta, da quello che avvertiamo nella nostra vita quotidiana, da quello che<strong> ciascuno di noi sperimenta quando entra in relazione con un medico o uno psichiatra, sono quelle tecniche la parte preponderante, a volte quasi integrale, della cura, a detrimento dell\u2019aspetto umano, umanistico<\/strong>, che, in una travisamento culturale che ha finito con l\u2019essere anti-culturale, si ritiene una specie di supplemento superfluo, un placebo, un contorno estetizzante. Il covid lo ha evidenziato e il post covid, incredibilmente, lo ha aggravato. <\/p>\n<p><strong>L\u2019approccio tecnico-scientifico e la sua mancata sinergia con quello umanistico viene rilevato spesso nella cura dei disturbi dei ragazzi, del loro malessere<\/strong> (Michela Marzano lo ha raccontato nel suo ultimo romanzo, Qualcosa che brilla, che \u00e8 un\u2019opera di fiction basata sull\u2019ascolto di decine di ragazzi in cura presso centri specializzati: molti di loro non vengono ascoltati, n\u00e9 visti, sono appiattiti e identificati con diagnosi omologate, protocollari, e vengono curati il pi\u00f9 delle volte con terapie farmacologiche che, di fatto, li zittiscono). <\/p>\n<p><strong>I ragazzi sono tra le persone che, secondo Alberta Basaglia, non hanno voce<\/strong>: a non avere voce, nelle nostre societ\u00e0 sono per lei \u00abtutti coloro che vengono riconosciute come diverse\u00bb e male accolte come tutti coloro che hanno un sintomo psichiatrico e soffrono. Oltre ai ragazzi, ci sono per lei le donne \u00abche da quando hanno cominciato ad avere pi\u00f9 voce, vengono ammazzate\u00bb, <strong>i bambini \u00abche sono diversi perch\u00e9 guardano il mondo da un\u2019altezza diversa, e il mondo visto da laggi\u00f9 \u00e8 tutta un\u2019altra cosa\u00bb <\/strong>(e viene da chiedersi: chi si incarica di comprendere la loro prospettiva, cos\u00ec da aiutarli a esprimerla?); le persone straniere, \u00aballe quali riserviamo un\u2019accoglienza simile a quella che si dava nei manicomi\u00bb.  <\/p>\n<p><strong>La rivoluzione di Franco Basaglia, che sua figlia Alberta definisce un\u2019avventura, sembra oggi ferma<\/strong>, forse persino incastrata: la battaglia affinch\u00e9 non solo i luoghi di cura e accoglienza non siano recinti di segregazione, ma pure non esista pi\u00f9 nemmeno il concetto di segregazione, sembra molto lontana dalla vittoria. Per Alberta Basaglia, \u00ab<strong>Negli anni Settanta, un gruppo di persone tra cui mio padre capirono che nei manicomi avvenivano delle ingiustizie, e che era arrivato il momento di fermarle<\/strong>. Quel fervore civile e quella rabbia, che si rimprovera alle nuove generazioni di aver estinto, a me sembra invece che siano tornati, vivi e pulsanti\u00bb. <\/p>\n<p><strong>All\u2019umanizzazione a cui siamo chiamati<\/strong>, e della quale sembriamo desiderosi, ma per la quale, forse, non siamo preparati, contribuir\u00e0 l\u2019uso delle tecnologie: quando uno studente ha chiesto in quale momento, nelle nostre coscienze, ha iniziato a diradarsi la capacit\u00e0 empatica, <strong>rendendoci inaccorti e aggressivi verso le fragilit\u00e0<\/strong>, Lingiardi ha risposto che il passaggio dalla vita analogica a quella digitale, e quindi il passaggio dalle relazioni toccanti a quelle smaterializzate, ha reso meno quotidiane le esperienze della comprensione, della gentilezza, dell\u2019immedesimazione, che dell\u2019empatia sono strumenti.<strong> Tuttavia, per Lingiardi, la tecnologia \u00e8 un mezzo straordinario per l\u2019indagine antropologica e psichica<\/strong>, cos\u00ec come per la relazione tra individui: la funzione far\u00e0 l\u2019uso, se lo vorremo.  <\/p>\n<p>Nel cortile dell\u2019Universit\u00e0 \u00e8 stato<strong> esposto Marco Cavallo, la scultura di 4 metri che nel 1973 i degenti (non pi\u00f9 \u201cinternati\u201d )del manicomio di Trieste realizzarono in omaggio al cavallino che nei reparti veniva usato per trasportare la biancheria<\/strong>: volevano simboleggiare i loro sogni, e il desiderio che tra dentro e fuori ci fosse movimento, non barriera. Quando si decise che la scultura avrebbe dovuto uscire dall\u2019ospedale e andare fuori &#8211; come poi, da allora, ha fatto, per andare a presidiare tutti gli spazi di reclusione (di recente \u00e8 stato presso i Cpr di Ponte Galeria) -, si vide che le sue dimensioni impedivano l\u2019operazione. Prima si pens\u00f2 di tagliare la testa, poi di abbattere il muro della sala in cui si trovava. E cos\u00ec fu fatto.  <\/p>\n<p><strong>Abbattere i muri, prima di ogni cosa quelli tra noi, \u00e8 la grande poesia che possiamo scrivere tutti ma \u00e8 pure, soprattutto, il dialogo che ogni giorno possiamo e dobbiamo costruire<\/strong>. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quant\u2019\u00e8 diventato difficile parlarci, e intenderci. 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