{"id":145622,"date":"2025-10-03T12:18:08","date_gmt":"2025-10-03T12:18:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/145622\/"},"modified":"2025-10-03T12:18:08","modified_gmt":"2025-10-03T12:18:08","slug":"ascesa-e-caduta-dellimperialismo-dei-libri-in-inglese-vincenzo-latronico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/145622\/","title":{"rendered":"Ascesa e caduta dell\u2019imperialismo dei libri in inglese &#8211; Vincenzo Latronico"},"content":{"rendered":"<p>Quando ho sentito che un grande committente avrebbe prodotto una serie basata su La straniera di Claudia Durastanti, da scrittore italiano suo coetaneo ne sono stato entusiasta. Il libro di Durastanti \u2013 un memoir romanzato che racconta la sua vita tra la Lucania e Brooklyn, e tra identit\u00e0 diverse, in quanto figlia udente di genitori sordi \u2013 \u00e8 stato tra i primi romanzi letterari di autori italiani della mia generazione a raggiungere un pubblico globale. Pubblicato in inglese dall\u2019editore Fitz\u00adcarraldo nel 2022, tradotto da Elizabeth Harris, il suo successo mi pareva un buon auspicio, un segno che gli editori stranieri stavano cominciando a mostrare interesse per una nuova generazione di scrittrici e scrittori del nostro paese.<\/p>\n<p>Un altro motivo del mio entusiasmo era che gran parte della Straniera si svolge in Basilicata, la regione dove \u00e8 nato mio padre e che nell\u2019immaginario letterario italiano occupa pochissimo posto. Per capire quanto poco sia rappresentata basti pensare che la sua raffigurazione pi\u00f9 nota, Cristo si \u00e8 fermato a Eboli di Carlo Levi, deve il suo titolo all\u2019idea che il salvatore, attraversando l\u2019Italia da nord, si sia fermato in un paesino prima del confine della regione: la Basilicata non \u00e8 mai stata salvata.  <\/p>\n<p>            Gabriella Giandelli<\/p>\n<p>Nonostante le gravine di tufo e i templi greci in rovina sulla costa ionica, la regione non offre granch\u00e9 in termini di pittoresco riconoscibilmente italiano, come le colline toscane, i canali veneziani e i vicoli napoletani pieni di panni stesi che spesso il pubblico internazionale cerca nelle storie del nostro paese. La mia speranza, in questo senso, era che La straniera ampliasse la nostra idea di storia italiana, da una parte perch\u00e9 era anche una storia americana dall\u2019altra perch\u00e9 evitava ogni stereotipo sull\u2019Italia.  <\/p>\n<p>Questa speranza non \u00e8 durata molto. Dopo che un episodio pilota \u00e8 stato messo in produzione, il committente ha chiesto una riscrittura. Il fondale italiano, dicevano, era troppo poco noto. Perch\u00e9 non ambientarlo in Irlanda? Sarebbe stato un contesto pi\u00f9 leggibile per il pubblico e nei suoi aspetti cruciali (un paese povero e cattolico) era pi\u00f9 o meno uguale. Alla lunga il progetto \u00e8 stato accantonato.  <\/p>\n<p>La storia del romanzo \u00e8 legata a doppio filo all\u2019evoluzione delle identit\u00e0 nazionali europee. I romanzi di Walter Scott hanno consolidato la storia della Scozia in una mitologia condivisa; I promessi sposi di Alessandro Manzoni \u00e8 ancora studiato nelle scuole in quanto crogiolo in cui una lingua comune si \u00e8 forgiata da una pletora di varianti locali; scrittrici e scrittori come Goethe, Austen, Dostoevskij e Balzac hanno catturato nella loro opera ci\u00f2 che ritenevano fosse la natura di un luogo e di un tempo specifici, offrendo alle nazioni uno specchio in cui vedere o immaginare il proprio spirito.  <\/p>\n<p>Man mano che i loro romanzi venivano tradotti e letti oltre i confini, si \u00e8 andata formando un\u2019idea di lettura su due livelli che covava in s\u00e9 un che di paradossale: i romanzi offrivano, da un lato, una rappresentazione precisa di un luogo, di un tempo e di uno spirito nazionale specifici; ma al di l\u00e0 dei dettagli si poteva coglierci qualcosa di generale su cosa significa essere una persona, il che mi pare una buona approssimazione dell\u2019oggetto profondo dell\u2019arte del romanzo. Da questo \u00e8 emersa un\u2019idea di letteratura come una sorta di scambio o conversazione tra letterature nazionali, ognuna con una manciata di poltrone nel canone: Fernando Pessoa o Robert Musil, Henrik Ibsen o \u00c9mile Zola. Naturalmente, a occupare quelle poltrone erano soprattutto uomini.  <\/p>\n<p>pubblicit\u00e0<\/p>\n<p>La premessa imperialistica in questa idea di letteratura come conversazione ugualitaria tra nazioni \u00e8 evidente: come ha osservato Milan Kundera, ci\u00f2 che serviva a un paese per ottenere la sua letteratura nazionale, invece di finire raggruppato sotto un ombrello generico come \u201cMittel\u00adeuropa\u201d, era un passato coloniale. Eppure, fino a un paio di decenni fa, in Italia la letteratura era ancora insegnata e letta in questo modo. Leggevamo Gustave Flaubert e Georges Perec. Leggevamo Jane Austen e Virginia Woolf. Leggevamo Thomas Mann ed Ernesto Sabato.  <\/p>\n<p>            Gabriella Giandelli<\/p>\n<p>E poi abbiamo smesso di leggerli. Il consolidamento dell\u2019industria editoriale in lingua inglese negli anni novanta ha dato agli scrittori di maggior successo una portata mondiale e un impatto critico a cui nessun autore di altri paesi poteva aspirare. All\u2019inizio del millennio per gli aspiranti scrittori italiani il canone contemporaneo era composto da David Foster Wallace, Zadie Smith e Jonathan Franzen. Il primo programma di scrittura creativa italiano, istituito a met\u00e0 degli anni novanta, prende il nome dal protagonista del Giovane Holden. Ai suoi studenti (alcuni dei quali sono stati anche i miei) viene inculcata la massima statunitense \u201cshow, don\u2019t tell\u201d (mostra, non raccontare), seguendo Ernest Hemingway e Joan Didion pi\u00f9 che Anna Maria Ortese ed Elsa Morante. La sintassi e il lessico del loro italiano, come dimostrato dagli illuminanti studi computazionali di Eleonora Gallitelli, sono influenzati dall\u2019inglese pi\u00f9 di quanto non lo sia l\u2019italiano di chi traduce dall\u2019inglese.  <\/p>\n<p>Questo non \u00e8 successo solo in Europa. Lo ha analizzato la scrittrice Minae Mizumura in The fall of language in the age of english (La caduta della lingua nell\u2019epoca dell\u2019inglese), un saggio autobiografico in cui racconta di aver dovuto scegliere tra essere una scrittrice nordamericana o giapponese, optando per la seconda strada e pentendosene: all\u2019inizio del millennio l\u2019idea di letterature nazionali come sistema di discorsi alla pari ha infatti perso di attualit\u00e0. Una di quelle tradizioni si \u00e8 estesa oltre il livello nazionale, diventando di fatto universale.  <\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nulla d\u2019intrinsecamente deplorevole in questa trasformazione, che pu\u00f2 essere vista come una via d\u2019uscita dai nazionalismi. Ma l\u2019universale \u00e8 per definizione uno solo; e con l\u2019ascesa della tradizione anglofona, le altre letterature nazionali si sono ristrette a una dimensione locale. In un sistema in cui la letteratura in lingua inglese affronta questioni generali al livello transnazionale, le specificit\u00e0 che caratterizzavano le tradizioni degli altri paesi (l\u2019Inghilterra di Austen, la Russia di Dostoevskij) perdono il loro ruolo e diventano colore locale, pittoresco. Quando una storia ha ambizioni universali, come La straniera di Durastanti, ha quindi senso ripensarla in un luogo pi\u00f9 riconoscibile, in un contesto in cui l\u2019esotismo non interferisca con la ricezione.  <\/p>\n<p>\u00c8 successa una cosa simile anche a me. Anni fa, un editore tedesco ha rifiutato di tradurre il mio secondo romanzo \u2013 una storia di speculazioni finanziarie e immobiliari \u2013 perch\u00e9 lo sfondo italiano avrebbe potuto confondere un pubblico tedesco abituato a immaginare i titani della finanza a New York o forse a Francoforte. Ma, ha detto, i capitoli in cui il protagonista visita il padre a Venezia sono fantastici, cos\u00ec poetici. Avevo mai pensato di ambientare un libro a Venezia? Ecco, ai suoi occhi l\u2019Italia aveva cessato di essere un contesto legittimo per uno scalatore aziendale, quale era in Le mosche del capitale di Paolo Volponi, riducendosi a una collezione di fondali esotici: Napoli, Puglia, Roma, le colline toscane o appunto Venezia.  <\/p>\n<p>\tpubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Si tratta di una forma di divisione del lavoro: un modo in cui il mercato internazionale della letteratura ha cercato di diventare pi\u00f9 efficiente, assegnando il discorso generale a un gruppo di autori prevalentemente anglofoni, mentre a una cerchia di colleghi locali viene esternalizzata la fornitura di gondole, papi, madonne che piangono, pizza.  <\/p>\n<p>Il consolidamento dell\u2019industria editoriale in lingua inglese negli anni novanta ha dato agli scrittori una portata mondiale a cui nessun autore di altri paesi poteva aspirare<\/p>\n<p>Ma oggi il panorama descritto da Mizumura quasi due decenni fa si \u00e8 drasticamente trasformato, e il primato della letteratura anglofona sembra essersi affievolito. Gli autori del canone di oggi, celebrati dai critici e imitati dagli aspiranti di tutto il mondo, provengono da contesti molto pi\u00f9 variegati e scrivono in molte pi\u00f9 lingue. Roberto Bola\u00f1o, Annie Ernaux, Han Kang e Karl Ove Knausg\u00e5rd sono i Franzen e i Wallace di vent\u2019anni fa.  <\/p>\n<p>Ovviamente \u00e8 impossibile tracciare una linea precisa per un cambiamento generale di questo tipo, ma la cosiddetta Ferrante fever potrebbe essere un momento di svolta significativo. Elena Ferrante era una scrittrice letteraria relativamente di nicchia prima che uno spettacolare successo nel mondo anglofono la rendesse un fenomeno sostanzialmente globale. A lei si deve anche un accresciuto interesse internazionale per la letteratura italiana, di cui hanno beneficiato sia scrittrici e scrittori pi\u00f9 giovani (come Durastanti o me stesso, se \u00e8 per questo) sia classici \u201cdimenticati\u201d che sono stati tradotti per la prima volta: per presentare al suo pubblico un profilo di Elsa Morante, il New Yorker anni dopo ha scelto il titolo: \u201cLa scrittrice che ha ispirato Elena Ferrante\u201d.  <\/p>\n<p>Potrebbero esserci diverse ragioni per questo. L\u2019ulteriore consolidamento dell\u2019industria editoriale statunitense potrebbe aver reso pi\u00f9 difficile l\u2019emergere di romanzi innovativi e ambiziosi. Potrebbe essere un effetto della moda della \u201cletteratura in traduzione\u201d nel mercato anglofono, anche se l\u2019idea che l\u00ec questo sia un genere a s\u00e9 \u00e8 in gran parte incomprensibile per noi non anglofoni, abituati fin dall\u2019infanzia a leggere letteratura in traduzione e a chiamarla solo letteratura.  <\/p>\n<p>O forse vengono scritti libri diversi. Dall\u2019inizio del secolo, scrittori e scrittrici di tutto il mondo hanno percepito la doppia cittadinanza letteraria di cui scriveva Mizumura: inscrivendosi in una tradizione sia locale sia universale, leggendo Anna Maria Ortese alla scuola Holden. \u00c8 naturale che abbiano cercato di combinare queste due forze a cui si sentivano soggetti, aggiungendo alla propria scrittura una sottile patina di esotismo che permettesse di adescare i lettori per poi condurli pi\u00f9 in profondit\u00e0.  <\/p>\n<p>                pubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Ovviamente sarebbe riduttivo e ingiusto attribuire il successo dei capolavori di Ferrante all\u2019effetto pittoresco di un fondale napoletano. Ma la riconoscibilit\u00e0 di quel fondale e forse perfino la sua pittoresca bellezza potrebbero aver aiutato a renderli accessibili a un pubblico pi\u00f9 ampio. Anche I detective selvaggi di Bola\u00f1o gioca con i clich\u00e9 sul Messico, sovvertendoli e contestualizzandoli in un quadro pi\u00f9 ampio. La vegetariana di Han Kang gioca con un tipo di body  horror  che il pubblico occidentale ha imparato ad associare stereotipicamente alla letteratura dell\u2019Asia orientale, solo per farlo esplodere in una favola straziante e politica sulla resistenza al patriarcato.  <\/p>\n<p>Va detto che questo crescente interesse internazionale per la letteratura non anglofona potrebbe avere un\u2019altra lettura: indipendentemente dalla provenienza, il successo mondiale di questi libri spesso deriva dal loro successo in inglese. \u00c8 stato il caso, per esempio, di Ferrante e Bola\u00f1o, ed \u00e8 particolarmente evidente nel caso di Han: La vegetariana \u00e8 stato pubblicato in Corea del Sud nel 2007, ma ha ottenuto il riconoscimento internazionale quasi dieci anni dopo, nella versione di Deborah Smith. Un dettaglio particolarmente emblematico: l\u2019edizione italiana \u00e8 stata tradotta dalla versione inglese invece che dal coreano, non perch\u00e9 non si trovassero traduttori, ma perch\u00e9 l\u2019editore, che aveva letto quella, trovava la prosa di Smith pi\u00f9 efficace rispetto alle prove commissionate per l\u2019originale.  <\/p>\n<p>Questo non si limita ai successi recenti: due autrici classiche come Natalia Ginzburg e Alba de C\u00e9spedes sono state tradotte nel mondo perlopi\u00f9 dopo le loro edizioni in inglese. Conversamente, la trilogia della danese Tove Ditlevsen \u00e8 apparsa in italiano dopo la sua traduzione negli Stati Uniti. Forse la cultura anglofona non dirama pi\u00f9 la propria letteratura dal centro a quello che Umberto Eco chiamava \u201cla periferia dell\u2019impero\u201d, per\u00f2 funge ancora da snodo doganale, ergendosi ad arbitro di cosa \u00e8 autorizzato a oltrepassare i confini del locale. Anche il mio ultimo romanzo, Le perfezioni, \u00e8 stato acquisito da editori di tutto il mondo \u2013 dalla Thailandia alla Lituania, dalla Svezia all\u2019Egitto \u2013 solo dopo che la sua versione in inglese \u00e8 arrivata in finale all\u2019International Booker prize.  <\/p>\n<p>Questa potrebbe essere vista come una forma pi\u00f9 sottile dell\u2019imperialismo della \u201cletteratura universale\u201d di cui parlava Mizumura; per\u00f2 al suo interno abbiamo maggiori margini di manovra. Se evitiamo di passare dal centro, le nostre periferie si rivelano pi\u00f9 vicine l\u2019una all\u2019altra di quanto non sospettassimo: i lettori di Buenos Aires o Napoli potrebbero trovare una storia ambientata a Seoul pi\u00f9 riconoscibile di una ambientata nel Minnesota di Franzen.  <\/p>\n<p>Anche l\u2019ultimo romanzo di Claudia Durastanti, Missitalia, ha una sezione ambientata in Basilicata, che mescola la storia vera delle briganti che solcavano i suoi boschi durante il risorgimento a quella, immaginaria, di un suo coevo boom petrolifero. Missitalia \u00e8 in corso di traduzione in dieci lingue, tra cui l\u2019inglese; e di recente Durastanti mi ha detto che chi la traduce a volte le chiede dei punti di riferimento per rendere l\u2019atmosfera della regione. \u201c\u00c8 un po\u2019 come gli Appalachi\u201d, \u00e8 la sua risposta. \u25c6 vl  <\/p>\n<p><strong>Vincenzo Latronico<\/strong> \u00e8 uno scrittore e traduttore italiano. Tra i suoi romanzi Ginnastica e rivoluzione (Bompiani 2008), La mentalit\u00e0 dell\u2019alveare (Bompiani 2013), Le perfezioni (Bompiani 2022), La chiave di Berlino (Einaudi 2023). Questo articolo \u00e8 uscito sul Guardian con il titolo \u201cA slice of real life\u201d.  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. 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