{"id":145637,"date":"2025-10-03T12:27:09","date_gmt":"2025-10-03T12:27:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/145637\/"},"modified":"2025-10-03T12:27:09","modified_gmt":"2025-10-03T12:27:09","slug":"il-mondo-dalla-parte-di-gaza-antonio-pita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/145637\/","title":{"rendered":"Il mondo dalla parte di Gaza &#8211; Antonio Pita"},"content":{"rendered":"<p>\u201cNonostante l\u2019annuncio di uno tsunami diplomatico fosse arrivato gi\u00e0 da mesi, con tanto di data esatta, stamattina Gerusalemme sembrava sorpresa dalle prime ondate del maremoto\u201d, ha scritto il 26 settembre sul quotidiano Yedioth Ahronoth Michael Milshtein, esperto israeliano di questioni mediorientali e direttore del Forum sugli studi palestinesi nel centro Dayan dell\u2019universit\u00e0 di Tel Aviv. Pur non trattandosi di un vero tsunami, secondo Milshtein le ondate sono sempre pi\u00f9 alte e violente, e assumono forme diverse, come succede in mare.<\/p>\n<p>        &#13;<\/p>\n<tr class=\"cta_podcast_row_mobile\">&#13;<\/p>\n<td>&#13;<br \/>\n                    <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\/a-voce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img class=\"podcast--a-voce\"\/><\/a>&#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<tr>&#13;<br \/>\n                &#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<tr>&#13;<\/p>\n<td class=\"cta_nl_description_cell podcast\">&#13;<\/p>\n<p>                        &#13;<br \/>\n                            Questo articolo si pu\u00f2 ascoltare nel podcast di Internazionale A voce.&#13;<br \/>\n                            \u00c8 disponibile ogni venerd\u00ec nell\u2019app di Internazionale e su <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">internazionale.it\/podcast<\/a>&#13;<\/p>\n<p>                    &#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<\/p>\n<td class=\"cta_podcast_cell\">&#13;<br \/>\n                   <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/podcast\/a-voce\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\"><img class=\"podcast--a-voce\"\/><\/a>&#13;\n                <\/td>\n<p>&#13;<br \/>\n            <\/tr>\n<p>&#13;<\/p>\n<p>L\u2019immagine pi\u00f9 simbolica \u00e8 arrivata nel pomeriggio dello stesso giorno, quando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso arrogante e autocompiaciuto davanti a un\u2019assemblea generale delle Nazioni Unite mezza vuota. Centinaia di diplomatici, infatti, hanno abbandonato la sala prima del suo intervento, in una delle pi\u00f9 clamorose manifestazioni politiche della crescente indignazione globale per il massacro compiuto a Gaza. E questo \u00e8 accaduto pochi giorni dopo che una commissione d\u2019inchiesta dell\u2019Onu ha accusato Israele per la prima volta di commettere un genocidio nella Striscia. Israele non \u00e8 uno stato paria o isolato, soprattutto grazie all\u2019appoggio di quella che \u00e8 \u2013 ancora \u2013 la prima potenza mondiale, gli Stati Uniti, e degli alleati europei che, in contrasto con la loro fretta di sanzionare la Russia dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, oggi esitano a toccare gli accordi commerciali con Israele. Ma nell\u2019ultima settimana di settembre un senso di indignazione repressa si \u00e8 cristallizzato nella politica, nell\u2019economia, nella cultura e nello sport, alla vigilia del secondo anniversario dell\u2019invasione della Striscia di Gaza successiva agli attacchi di Hamas.  <\/p>\n<p>La Slovenia, per esempio, ha dichiarato Netanyahu \u201cpersona non grata\u201d, per \u201criaffermare il suo impegno a rispettare il diritto internazionale, i valori universali dei diritti umani e una politica estera coerente con i propri princ\u00ecpi\u201d, come ha detto la segretaria di stato del ministero degli esteri Neva Gra\u0161i\u010d. La Slovenia \u00e8 uno dei quattro paesi (insieme a Spagna, Norvegia e Irlanda) ad aver riconosciuto lo stato di Palestina nel 2024. Il 25 settembre il suo governo, di centrosinistra, ha vietato l\u2019ingresso nel paese al primo ministro israeliano, ricordando il proprio obbligo di arrestarlo se dovesse trovarsi nel territorio nazionale. Netanyahu \u00e8 ricercato per crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 commessi a Gaza fin dal novembre 2024, quando la Corte penale internazionale (Cpi) ne ha chiesto l\u2019arresto insieme al ministro della difesa dell\u2019epoca Yoav Gallant e a tre leader di Hamas, uccisi da Israele nei mesi successivi.  <\/p>\n<p>Da allora Netanyahu ha visitato solo gli Stati Uniti (che non riconoscono la giurisdizione della Cpi) e l\u2019Ungheria di Viktor Orb\u00e1n, dopo essersi assicurato che nessun tribunale ungherese avrebbe spiccato un ordine d\u2019arresto nei suoi confronti. Per questo motivo, in una nuova manifestazione del crescente isolamento dello stato ebraico, l\u2019aereo ufficiale di Netanyahu, Ali di Sion, ha compiuto un\u2019ampia deviazione sul Mediterraneo nella rotta verso New York, dove il primo ministro ha pronunciato il suo discorso all\u2019Onu. L\u2019aereo ha evitato di sorvolare lo spazio aereo di Francia e Spagna, nel timore che un problema tecnico lo obbligasse a un atterraggio di emergenza. Ha percorso seimila chilometri in pi\u00f9 rispetto al percorso abituale, impiegandoci tredici ore invece delle consuete dieci.  <\/p>\n<p>Nei suoi viaggi precedenti negli Stati Uniti dopo l\u2019ordine di arresto, Ali di Sion aveva gi\u00e0 evitato lo spazio aereo spagnolo, perch\u00e9 il governo di Pedro S\u00e1nchez ha sempre ribadito che avrebbe dato applicazione alla richiesta di arresto della Cpi. Parigi, invece, aveva mantenuto un atteggiamento pi\u00f9 ambiguo. Stavolta, alla luce di uno scontro sempre pi\u00f9 aperto con Emmanuel Macron (che ha appena riconosciuto lo stato palestinese), Netanyahu ha voluto evitare anche la Francia, preferendo attraversare lo stretto di Gibilterra. L\u2019ambasciata francese a Tel Aviv ha dichiarato che il governo israeliano aveva chiesto a Parigi un\u2019autorizzazione di sorvolo, che era stata concessa, ma alla fine ha deciso di non usarla.  <\/p>\n<p>\u201cNetanyahu ha dimostrato di non volere un dialogo con gli altri paesi\u201d<\/p>\n<p>Insieme all\u2019Arabia Saudita, la Francia ha organizzato una conferenza per difendere la soluzione dei due stati, che la comunit\u00e0 internazionale sostiene sulla carta da decenni. Questa soluzione, per\u00f2, si scontra con sfide senza precedenti: la costruzione sfrenata di colonie israeliane illegali, le crescenti invocazioni all\u2019interno del governo israeliano ad annettere almeno parzialmente la Cisgiordania (ovvero dichiararla formalmente parte di Israele e non pi\u00f9 un territorio su cui negoziare) e l\u2019aggressivit\u00e0 con cui Netanyahu afferma che non esister\u00e0 mai uno stato palestinese. \u201cHo un messaggio per voi: non succeder\u00e0\u201d, ha dichiarato con tono di sfida quando sono arrivati gli ultimi riconoscimenti dello stato di Palestina. Oltre al Portogallo, tra il 22 e il 23 settembre si \u00e8 aggiunta un\u2019altra decina di paesi, tra cui alcuni di grande peso come il Regno Unito, il Canada e il Belgio.  <\/p>\n<p>\u201cSe questa decisione fosse inutile, senza fondamento n\u00e9 ripercussioni, gli israeliani non vi avrebbero prestato cos\u00ec tanta attenzione\u201d, ha scritto il 25 settembre l\u2019opinionista politico palestinese Mohammad Ayesh sul quotidiano Al Quds. \u201cTutto questo movimento globale rappresenta un cambiamento importante nell\u2019atteggiamento politico internazionale rispetto a quello che sta succedendo nei Territori palestinesi occupati. Chi vive nei paesi occidentali lo percepisce chiaramente ogni giorno\u201d. Ad alcuni governi serve per dimostrare di non essere immobili senza dover ricorrere a misure pi\u00f9 drastiche (le sanzioni); mentre per altri \u00e8 un modo di far presente ai palestinesi che alla fine di questa lunga notte ci saranno la pace e uno stato indipendente.  <\/p>\n<p>Il 26 settembre Netanyahu ha accusato sia gli uni sia gli altri di \u201cpromuovere il terrorismo\u201d e di promuovere il messaggio che \u201cuccidere gli ebrei porta ricompense\u201d. Milshtein, invece, parla di una \u201cverit\u00e0 complicata\u201d: \u201cRibattere meccanicamente che si tratta di un premio per Hamas, di antisemitismo e di tentativi dei leader occidentali di evitare crisi interne, maschera una verit\u00e0 complicata: la maggior parte del mondo (eccetto Trump) non comprende quale sia la strategia di Israele, oltre a combattere guerre, in particolare quando si tratta della questione palestinese\u201d.  <\/p>\n<p>Il cambio di tono \u00e8 palpabile, anche tra i principali alleati di Israele. Dopo la Spagna, anche l\u2019Italia ha inviato una nave militare per assistere la flotilla guidata da cinquecento attivisti e diretta a Gaza. Le navi non costituiscono una scorta e non si scontrerebbero con le forze israeliane, ma si tratta comunque di un gesto simbolico e inusuale. Giorgia Meloni, tra i leader europei pi\u00f9 vicini a Israele, \u00e8 intervenuta all\u2019Onu mostrando disagio ed esasperazione. Israele, ha detto, ha trasformato la sua reazione agli attacchi di Hamas in \u201cuna guerra su vasta scala che sta colpendo smisuratamente la popolazione civile palestinese\u201d e che \u201cha finito per violare le norme umanitarie, causando un massacro di civili\u201d. Il presidente del governo spagnolo Pedro S\u00e1nchez ha infranto un tab\u00f9 dell\u2019Unione europea parlando di genocidio.  <\/p>\n<p>\u201cDavanti alle Nazioni Unite Netanyahu ha dimostrato ancora una volta di non avere un messaggio per il mondo n\u00e9 di volere un dialogo con gli altri paesi\u201d, ha scritto il 27 settembre la corrispondente diplomatica del quotidiano israeliano Haaretz, Liza Rozovsky. \u201cLe sue speranze, i suoi timori e i suoi sforzi sono rivolti in una sola direzione: la Casa Bianca, da cui il governo israeliano \u00e8 ormai completamente dipendente\u201d.  <\/p>\n<p>Il cambiamento non si limita alla politica. Il 25 settembre il gigante tecnologico Microsoft ha annunciato di aver smesso di fornire alcuni servizi di archiviazione cloud e di intelligenza artificiale che consentivano all\u2019unit\u00e0 di \u00e9lite israeliana di sorvegliare in massa i civili palestinesi.  <\/p>\n<p>L\u2019attrice statunitense Jennifer Lawrence ha dichiarato, nel corso del festival di San Sebasti\u00e1n, che \u201cquello che sta succedendo a Gaza non \u00e8 altro che un genocidio\u201d, un termine che alcuni mesi fa era usato solo dagli artisti pi\u00f9 legati alla causa palestinese, come Susan Sarandon, Mark Ruffalo o Javier Bardem. Due settimane prima 4.500 attori di Hollywood avevano firmato un manifesto per la pace in Palestina che contiene parole come \u201crazzismo\u201d e \u201cdisumanizzazione\u201d.  <\/p>\n<p>Un altro terreno di scontro \u00e8 l\u2019Eurovision. L\u2019Unione europea di radiodiffusione (Uer), che organizza l\u2019evento, ha convocato una riunione straordinaria per anticipare all\u2019inizio di novembre la votazione sulla partecipazione di Israele, dopo che Spagna, Paesi Bassi, Irlanda, Slovenia e Islanda hanno avvertito che boicotteranno il festival se non sar\u00e0 escluso. Il 18 settembre pi\u00f9 di 50 eurodeputati hanno chiesto all\u2019Uer di espellere Israele dall\u2019Eurovision, come aveva fatto con la Russia nel 2022 dopo l\u2019invasione dell\u2019Ucraina.  <\/p>\n<p>Nell\u2019arco di appena due settimane \u00e8 cambiato anche il dibattito sull\u2019espulsione dai tornei internazionali della nazionale maschile di calcio israeliana (impegnata nella fase di qualificazione per il mondiale del 2026) e delle categorie inferiori, oltre a quella dei club nazionali (al momento il Maccabi Tel Aviv, che compete in Europa league). L\u2019Uefa e la Fifa stanno valutando la possibilit\u00e0 e hanno ricevuto anche una richiesta scritta del presidente della federazione turca \u0130brahim Hac\u0131osmano\u011flu. Secondo fonti citate dall\u2019agenzia Associated Press, la maggioranza dei venti componenti del comitato esecutivo dell\u2019Uefa voter\u00e0 presto a favore dell\u2019esclusione.  <\/p>\n<p>Da quando le continue proteste contro la partecipazione della squadra Israel-Premier Tech hanno provocato la fine anticipata della Vuelta a Espa\u00f1a, la corsa ciclistica che si disputa in Spagna, lo sponsor principale della formazione, Premier Tech, sta imponendo un cambio di nome, perch\u00e9 ritiene che quello attuale, associato a un paese la cui immagine \u00e8 in caduta libera, \u201cnon \u00e8 pi\u00f9 sostenibile\u201d. \u25c6 as  <\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/magazine\/antonio-pita\/2025\/10\/02\/mailto:posta@internazionale.it?subject=Il mondo dalla parte di Gaza\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cNonostante l\u2019annuncio di uno tsunami diplomatico fosse arrivato gi\u00e0 da mesi, con tanto di data esatta, stamattina Gerusalemme&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":145638,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[91312,18044,14,164,165,73,46635,72,166,8647,7,15,76,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-145637","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-antonio-pita","9":"tag-boicottaggio","10":"tag-cronaca","11":"tag-dal-mondo","12":"tag-dalmondo","13":"tag-gaza","14":"tag-isolamento","15":"tag-israele","16":"tag-mondo","17":"tag-nazioni-unite","18":"tag-news","19":"tag-notizie","20":"tag-palestina","21":"tag-ultime-notizie","22":"tag-ultime-notizie-di-mondo","23":"tag-ultimenotizie","24":"tag-ultimenotiziedimondo","25":"tag-world","26":"tag-world-news","27":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/145637","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=145637"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/145637\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/145638"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=145637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=145637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=145637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}