{"id":146775,"date":"2025-10-04T04:29:13","date_gmt":"2025-10-04T04:29:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/146775\/"},"modified":"2025-10-04T04:29:13","modified_gmt":"2025-10-04T04:29:13","slug":"beatrice-e-il-volto-della-nuova-musica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/146775\/","title":{"rendered":"Beatrice \u00e8 il volto della nuova musica"},"content":{"rendered":"<p>Due cose non si possono fare: trattare un direttore artistico come se fosse solo un manager da spoil system (da sostituire come un prefetto) e illudersi che un direttore artistico viva comunque in un limbo apolitico, come se i teatri d&#8217;opera non sopravvivessero grazie a fondi statali e nomine calate dall&#8217;alto. Una terza cosa che non si pu\u00f2 fare (e che invece si fa) \u00e8 raccontarsi che in questo pianeta sia cambiato tutto, compresa la politica e il giornalismo, ma la direzione d&#8217;orchestra invece no, macch\u00e9, \u00e8 sempre la stessa che pure era vecchia cinquant&#8217;anni fa: raccontarsi, quindi, che certa presenza sul podio incarni ancora il genio demiurgico del passato e che non gli si chieda, invece, oggi, di garantire un repertorio che porti la gente a teatro, rinnovi gli abbonamenti e aiuti a contenere i disavanzi di un&#8217;attivit\u00e0 museale. Proprio cos\u00ec, museale. Su questa base, ecco, possiamo anche discutere il &#8220;caso&#8221; di Beatrice Venezi, neo direttrice del teatro La Fenice di Venezia (dall&#8217;ottobre 2026) per decisione della Fondazione del teatro e del sovrintendente Nicola Colabianchi.<\/p>\n<p>Messa cos\u00ec, la discussione torna all&#8217;oggi e non al mondo trapassato in cui, nei giorni scorsi, circolavano dei volantini con scritto &#8220;La musica \u00e8 arte, non intrattenimento&#8221;, roba che ricordava quanto raccontava Riccardo Muti a Philadelphia dal 1981 al 1992, quando i giornali relegavano le recensioni dei suoi concerti nella pagina degli &#8220;intrattenimenti&#8221; e a lui non piaceva: &#8220;Come se la musica&#8221;, diceva, &#8220;fosse il mezzo di passare bene una serata&#8221;. Muti, mezzo secolo fa, aveva diritto di dirlo: oggi la musica invece \u00e8 questo, un modo di passare bene una serata. Lo scrive, nota personale, chi decenni fa andava ai Festival di Bayreuth (Franconia tedesca, 10 anni d&#8217;attesa per un biglietto) che per atmosfera mistica faceva sembrare il pellegrinaggio alla Mecca una scampagnata.<\/p>\n<p>Ancora oggi c&#8217;\u00e8 chi parla di &#8220;arte&#8221; o del concetto di &#8220;interpretazione&#8221; di Theodor Adorno, o cerca di ridurre il caso Venezi a una &#8220;questione tecnica&#8221;: lo scrivono ex critici musicali della Stampa che oggi sono ridotti a commentare Sanremo: perch\u00e9 il mondo \u00e8 cambiato. Il mondo della musica poi \u00e8 cambiatissimo, e non da oggi, e non solo in Italia. Valery Gergiev, noto per il gesto slabbrato e la tendenza ad azzerare le prove, \u00e8 stato il caso pi\u00f9 vistoso di direttore che c&#8217;era pi\u00f9 di quanto faceva; Sergiu Celibidache, negli anni della mitizzazione, costruiva sinfonie interminabili pi\u00f9 per un&#8217;idea filosofica che per un lavoro interpretativo: l&#8217;orchestra lo seguiva e il pubblico lo venerava, ma la sua direzione era pi\u00f9 contemplazione che scavo. Lorin Maazel, in tanti suoi concerti, si limitava a garantire tempi esatti e pulizia d&#8217;attacco, ci\u00f2 che il 90 per cento del pubblico \u00e8 solamente in grado di cogliere oggi. Lo svedese Herbert Blomstedt, novantottenne, ha fatto dell&#8217;affidabilit\u00e0 la propria cifra: entra, dirige con chiarezza e non sbaglia n\u00e9 rischia mai. Seiji Ozawa, pi\u00f9 elegante che incisivo, ha spesso dato l&#8217;impressione di lasciare all&#8217;orchestra la responsabilit\u00e0 del suono. E persino Riccardo Chailly, nelle sue stagioni scaligere, ha mostrato una disciplina poco incline alle sbavature, ma pochi di quei colpi d&#8217;ala che un tempo dividevano il pubblico e la critica. Dettaglio: oggi pubblico e critica non contano pi\u00f9 nulla, a meno che si parli del numero di abbonamenti.<\/p>\n<p>Con il che, domanda: vogliamo forse paragonare Beatrice Venezi a Gergiev, Celibidache, Maazel, Chailly e gli altri? No, nemmeno minimamente. Ma questo non toglie, oggi, che una Venezi accusata di dirigere &#8220;come un metronomo&#8221; non inventerebbe nulla, perch\u00e9 riporterebbe in superficie un filone che l&#8217;orchestristica internazionale conosce bene. E qui osiamo citare la Staatsoper di Vienna coi suoi Wiener Philharmoniker che da sempre sono considerati un corpo sonoro capace di suonare da solo: talmente coeso e autosufficiente che il direttore ha un ruolo pi\u00f9 cerimoniale che sostanziale. Chi dirige i Wiener si adatta alle bacchette, non viceversa, e il direttore-demiurgo evapora da sempre: con il che, domanda: vogliamo forse paragonare l&#8217;orchestra della Fenice ai Wiener? \u00c8 una domanda che l&#8217;Orchestra di Venezia si merita tutta.<\/p>\n<p>Detto questo, Beatrice Venezi non \u00e8 una bacchetta famosa nel mondo: ma ci\u00f2 che rendeva le bacchette famose nel mondo, oggi, serve a poco, e garantisce anche meno. Tanti immensi e celebrati nomi, in passato, sono stati accusati proprio di quello che tanti faziosi incompetenti (sui giornali) stanno rimproverando a lei, ossia di non interpretare, dirigere &#8220;a tempo&#8221;, ridurre le orchestre a macchine perfette, anzi meglio, a &#8220;orchestre tutte uguali come un men\u00f9 alberghiero&#8221;, diceva ancora Muti mezzo secolo fa: e sono le orchestre di oggi, quando va bene.\n<\/p>\n<p> I venerati maestri, coi loro curricula ormai inservibili, nessuno osa ancora metterli in discussione: ci si sfoga contro le Venezi che hanno pure l&#8217;aggravante di amicizie poco in linea. Tutti, naturalmente, hanno il diritto di sostenere che qualcuno non debba dirigere un&#8217;orchestra: possono dirlo, ma non possono pi\u00f9 deciderlo. Quel tempo \u00e8 finito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Due cose non si possono fare: trattare un direttore artistico come se fosse solo un manager da spoil&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":146776,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1451],"tags":[88017,1621,1620,203,204,1537,90,89,88493,26673,3968],"class_list":{"0":"post-146775","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-celebrita","8":"tag-beatrice-venezi","9":"tag-celebrita","10":"tag-celebrities","11":"tag-entertainment","12":"tag-intrattenimento","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-la-fenice","17":"tag-nomina","18":"tag-polemica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/146775","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=146775"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/146775\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/146776"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=146775"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=146775"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=146775"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}