{"id":146777,"date":"2025-10-04T04:31:09","date_gmt":"2025-10-04T04:31:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/146777\/"},"modified":"2025-10-04T04:31:09","modified_gmt":"2025-10-04T04:31:09","slug":"laudomia-bonanni-in-cima-al-mondo-tra-guerra-e-assedio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/146777\/","title":{"rendered":"Laudomia Bonanni, in cima al mondo tra guerra e assedio"},"content":{"rendered":"<p>Abruzzo, 1943. Un luogo e un anno che raccontano quel mutare degli eventi dopo l\u2019armistizio, in un territorio tagliato dalla linea Gustav (cadr\u00e0 solo nel maggio dell\u2019anno successivo), ancora occupato dai tedeschi e in cui le brigate partigiane erano attive, dalle pi\u00f9 strutturate e note \u2013 come quella della Maiella \u2013 ai gruppi presenti seppure meno organizzati. Nel pescarese, intorno alla zona di Roccamorice, si pu\u00f2 visitare ci\u00f2 che resta: le miniere di bitume di Acquafredda, ora un sito di archeologia industriale, e uno dei quindici campi di prigionia esistenti durante la seconda guerra mondiale. Proprio dall\u2019eremo di Acquafredda si avvia la storia che Laudomia Bonanni ci racconta nel suo La rappresaglia, romanzo concluso alla met\u00e0 degli anni Ottanta che Bompiani scelse di non pubblicare e edito nel 2003 da Textus \u2013 un anno dopo la morte dell\u2019autrice.<\/p>\n<p><strong>GRANDE SCRITTRICE<\/strong> di origini aquilane e maestra (il trasferimento a Roma avviene nel 1969), Bonanni conosceva l\u2019asperit\u00e0 dei suoi luoghi, il significato della guerra e della lotta di liberazione dal nazifascismo, aveva coscienza, infine, della tracotanza degli uomini. Oggi, grazie alle cure sapienti di Laura Fortini, possiamo accedere a questo pezzo importante di memoria, che nel caso di una scrittrice come Bonanni \u00e8 operazione di rammendo vivente. Romanzo unico, per spessore letterario e storico, La rappresaglia ritorna in libreria nel catalogo delle edizioni Cliquot (pp. 176, euro 18 \u2013 nel 2021 sempre per Cliquot esce Il bambino di pietra, e nel 2023 Le droghe) e Laura Fortini, nella sua impeccabile prefazione, al contempo critica e politica, lo inserisce all\u2019interno di una esatta genealogia di scrittrici italiane che legano l\u2019indimenticabile protagonista di Bonanni, La Rossa, alla Agnese di Renata Vigan\u00f2 e la Ida di Elsa Morante, fino alle pagine di Gianna Manzini e Alba de C\u00e9spedes. Del resto, per avere contezza del protagonismo delle donne in quegli anni, basterebbe citare due testi come La Resistenza taciuta di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina (1976) e Compagne di Bianca Guidetti Serra (1977), quest\u2019ultimo il racconto, in prima persona, di cinquantuno donne che hanno partecipato alla Resistenza (ripubblicato per Einaudi pochi mesi fa con una introduzione di Benedetta Tobagi).<\/p>\n<p>Nell\u2019inverno del 1943, lungo la strada per arrivare all\u2019eremo di Acquafredda, un gruppetto di fascisti incontra una donna incinta; arriva da lontano con un\u2019asina carica di legna sotto cui sono nascosti dei fucili. La rappresaglia \u00e8 il racconto delle giornate che la Rossa trascorre con questo manipolo di uomini, maschile \u00e8 anche la voce narrante di uno di loro che, da impassibile testimone con velleit\u00e0 letterarie, dopo anni riordina quei resoconti: \u00abuna storia balorda, se non ci si fossero messi di mezzo donne e bambini. Le donne fanno tragedia. I bambini sono l\u2019agnello\u00bb. Portata all\u2019eremo, la Rossa viene imprigionata e processata. Il verdetto definitivo sulla sua sorte arriver\u00e0 in seguito, nel frattempo giunge alla prigione rocciosa un seminarista, \u00abun pretuccio\u00bb. Nel ritratto di una guerra civile in corso, la presenza della Rossa \u2013 \u00abvestita proprio da contadina, infagottata nell\u2019incappatura nera fino agli occhi, da cui lampeggiavano sguardi bianchi\u00bb \u2013 diventa s\u00ec monumentale.<\/p>\n<p><strong>NON SOLO PERCH\u00c9<\/strong> \u00abgli uomini contemplavano muti quel ventre che occupava enorme i loro pensieri\u00bb \u2013 una immagine del perturbante perfetta, in ogni epoca \u2013 ma perch\u00e9 Bonanni riesce a consegnarci il grembo potente di un parto a venire e, insieme, l\u2019insurrezione della Storia. Come tale scompigliante ogni cosa, a partire dall\u2019aridit\u00e0 della guerra non a caso indicata come un evento che \u00absvezza\u00bb anzitempo.<\/p>\n<p>Scrive bene Fortini quando avvisa dei diversi elementi che concorrono a riconoscere nella Rossa una strega, seppure nel testo il termine non compaia mai esplicitamente, \u00abcon l\u2019augurio profetico da vera strega e sibilla quale essa \u00e8\u00bb. Ad esempio quando la sua lezione politica, civile e affettiva, si connette a un sogno ricorrente fin da ragazzina: essere un occhio in un bastone.<\/p>\n<p>Quei sorveglianti che le stanno intorno vogliono forse sapere chi lei sia, dopo essere stata a servizio, dopo aver rubato giornali e riviste anche se si sentiva \u00aborba e muta\u00bb, dopo aver sempre svolto \u00ablavoro di braccia\u00bb e studiato come poteva. In quella che all\u2019apparenza \u00e8 una trascurabile fantasticheria notturna, la Rossa indica la costrizione in un pezzo di legno con un occhio in alto che le consente di vedersi nella condizione della sua prigionia, \u00abin cima alla pi\u00f9 nera impotenza\u00bb. Ed \u00e8 proprio il bastone in cui risuona uno sfondo di sapienza popolare antica, si pianta a terra e vigila sul male che arriva addosso dal mondo, protegge in virt\u00f9 di questa seconda vista. Chiss\u00e0.<\/p>\n<p><strong>OGNI PAROLA DELLA ROSSA<\/strong> sgorga furente e libera, dal massiccio corpo di un eremo incassato nella roccia in cui alcune donne, per voto e prima della guerra, vi si arrampicavano in ginocchio. \u00c8 una forza capace di esondare condivisa dalla Rossa con alcuni racconti dei processi per stregoneria, con l\u2019efficacia del dire di s\u00e9 che, nel caso di Bonanni, si mescola alla coscienza di una scrittrice che gi\u00e0 nel 1960, con il suo romanzo (L\u2019imputata, diventato un successo internazionale) attraversava dedita l\u2019esistenza delle sue simili. Con qualche certezza: \u00ab\u00e8 un fatto che la rivoluzione \u00e8 femmina\u00bb, dice la Rossa e poco pi\u00f9 avanti aggiunge: \u00abIl nostro sesso \u00e8 profondo e fecondo come la natura (\u2026) Ecco: a via di truffarla, la natura, si potrebbe finire di imbrogliarla del tutto\u00bb.<\/p>\n<p>Non ha paura, si accorge delle stelle, pensa se quegli uomini davvero saranno \u00abgli imbecilli\u00bb che la uccideranno, domanda al seminarista quale sia il nome che le ha dato sua madre non il ruolo che ha deciso per s\u00e9, li osserva e li vede, impossibile ignorare ci\u00f2 che sono. E quando all\u2019eremo arrivano altre donne non perde lucidit\u00e0, anche davanti all\u2019ineluttabile sa di s\u00e9 stessa. L\u2019angoscia, il dolore dell\u2019abominio fascista contro cui si combatte, non diventano mai celebrazione eroica n\u00e9 resa ma, nella penna di Laudomia Bonanni, una occasione di resistenza essenziale: \u00abal mondo si nasce e poi comunque si trova da coprirsi e il cibo viene e viene la vita e si va nella vita. Una sbalorditiva semplicit\u00e0\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Abruzzo, 1943. 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