{"id":147096,"date":"2025-10-04T09:16:09","date_gmt":"2025-10-04T09:16:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/147096\/"},"modified":"2025-10-04T09:16:09","modified_gmt":"2025-10-04T09:16:09","slug":"linnovazione-necessaria-per-la-salute-delle-donne-alessandro-lubello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/147096\/","title":{"rendered":"L\u2019innovazione necessaria per la salute delle donne &#8211; Alessandro Lubello"},"content":{"rendered":"<p>Fino alla scorsa primavera non conoscevo il termine FemTech. Ora ne so qualcosa di pi\u00f9 grazie al primo <a href=\"https:\/\/internazionale.us16.list-manage.com\/track\/click?u=9606152151dbc9a1003b9d59b&amp;id=fab9c03b6c&amp;e=62edbcfdd4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Osservatorio FemTech permanente in Italia<\/a>, fondato da Tech4Fem con l\u2019obiettivo di mappare, misurare e raccontare le aziende e le startup che operano nel settore della salute e del benessere femminile. Tech4Fem \u00e8 la prima associazione non profit in Italia dedicata alla crescita delle female technologies (FemTech). Si tratta di innovazioni riguardanti condizioni e patologie che sono specifiche delle donne, che colpiscono le donne diversamente dagli uomini oppure le colpiscono in modo sproporzionato rispetto agli uomini. Il settore \u00e8 giovane, visto che \u00e8 nato nel 2016 grazie all\u2019imprenditrice danese Ida Tin, fondatrice dell\u2019app per il monitoraggio delle mestruazioni Clue e ideatrice del termine FemTech. Oggi include tredici segmenti, combinando dispositivi medici, diagnostica, software, app, prodotti e servizi studiati per esigenze specifiche, come la salute riproduttiva e la menopausa.  <\/p>\n<p>Nel giro di una decina d\u2019anni il FemTech ha registrato una crescita significativa. Alcune stime parlano di un mercato nell\u2019ordine di 10\u201330 miliardi di dollari a seconda della regione e del segmento, con tassi di crescita annui compresi tra il 15 e il 18 per cento fino al 2030\u20132032. Altri studi calcolano cifre intorno ai 30\u201350 miliardi di dollari e prevedono il superamento della soglia dei cento miliardi entro il 2030.   <\/p>\n<p>Ne parlava gi\u00e0 nel 2021 l\u2019<a href=\"https:\/\/internazionale.us16.list-manage.com\/track\/click?u=9606152151dbc9a1003b9d59b&amp;id=9cbef8266e&amp;e=62edbcfdd4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Economist<\/a>, che citava la relaxina, un ormone prodotto dalle donne (dalle ovaie, dalla mammella e dalla placenta durante la gravidanza), ma in piccole quantit\u00e0 anche dagli uomini (dalla prostata). Il suo ruolo pi\u00f9 noto \u00e8 quello di rilassare i legamenti e le articolazioni, preparando il bacino al parto e facilitando la nascita del bambino ma, agendo ancora per un anno dopo il parto, rende le neomamme pi\u00f9 esposte a vari tipi di infortunio. Per questo nel 2019 Jessica Ennis-Hill, ex olimpionica britannica di eptatlon e mamma da cinque anni, aveva lanciato Jennis, un\u2019app che offriva esercizi per aiutare le donne, e le mamme in particolare, a rafforzare il proprio fisico.  <\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 successo per lo pi\u00f9 lontano dall\u2019Italia, che non \u00e8 mai comparsa nelle classifiche internazionali del settore. Presto, per\u00f2, potrebbe non essere pi\u00f9 cos\u00ec, visto che qualcosa si muove anche nel nostro paese. Il censimento dell\u2019Osservatorio FemTech ha individuato 92 startup e imprese attive nel settore. La maggioranza (72 per cento) \u00e8 costituita da aziende di piccole dimensioni, in particolare da societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata; circa il 10 per cento \u00e8 ancora in fase di costituzione, mentre l\u20198 per cento \u00e8 rappresentato da imprese individuali, spesso gestite direttamente da chi le ha fondate; il 38 per cento non ha mai fatto raccolta di finanziamenti; il 64 per cento si autofinanzia e solo il 13 per cento ha raccolto pi\u00f9 un milione di euro; il 50 per cento fattura meno di cinquantamila euro all\u2019anno; il 79 per cento ha almeno una donna tra i fondatori, mentre nel 21 per cento ci sono solo uomini.  <\/p>\n<p>I protagonisti del settore sono giovani: il 50 per cento dei fondatori ha tra i 25 e i 34 anni e il 31 per cento tra i 35 e i 44 anni, mentre solo il 19 per cento supera i 45 anni. Il 45 per cento delle aziende \u00e8 stato fondato negli ultimi due anni. La distribuzione geografica mostra una forte concentrazione nel nord dell\u2019Italia: la Lombardia ospita il 37 per cento delle realt\u00e0 censite, seguita da Lazio (13 per cento), Piemonte (10 per cento), Veneto (8 per cento) e Trentino-Alto Adige (7 per cento); le regioni del centro e del sud hanno percentuali comprese tra l\u20191 e il 4 per cento.  <\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec importante investire nelle tecnologie FemTech? Non bastano gli strumenti e i servizi offerti dalla sanit\u00e0 pubblica e dalle strutture private o i prodotti sviluppati dalle aziende tradizionali? La realt\u00e0 \u00e8 che la salute femminile non \u00e8 sempre \u201cuna priorit\u00e0 sociale, economica e di salute pubblica\u201d, si legge nel rapporto. La fondazione di una startup e la ricerca di finanziatori \u00e8 una via per concentrarsi su problemi che riguardano specificatamente le donne.  <\/p>\n<p>Negli ultimi due secoli l\u2019aspettativa di vita \u00e8 passata da 30 a 73 anni, ma dietro questo dato si nasconde una disuguaglianza persistente: le donne vivono pi\u00f9 a lungo degli uomini, eppure trascorrono il 25 per cento in pi\u00f9 della loro vita in cattiva salute, pari a circa nove anni di vita, con limitazioni fisiche o malattie croniche. Colmare questo divario non \u00e8 solo una questione di equit\u00e0 sanitaria: migliorare la salute femminile potrebbe restituire in media sette giorni di vita sana all\u2019anno a ogni donna (pi\u00f9 di cinquecento giorni in una vita) e generare un impatto economico globale di almeno mille miliardi di dollari all\u2019anno entro il 2040.  <\/p>\n<p>Le differenze di genere per alcune patologie sono ormai note, ma gli investimenti in ricerche focalizzate sulle donne sono ancora irrilevanti: il 78 per cento delle persone con patologie autoimmuni \u00e8 costituito da donne, ma solo il 7 per cento del budget sull\u2019artrite reumatoide va a ricerche focalizzate sulle donne; le donne hanno il 50 per cento in pi\u00f9 di mortalit\u00e0 a un anno da un attacco cardiaco rispetto agli uomini, ma solo il 4,5 per cento del budget di ricerca sulle malattie cardiovascolari viene discriminato per genere; l\u2019Alzheimer colpisce le donne nel 66 per cento dei casi, ma gli studi clinici di genere non superano il 30 per cento.  <\/p>\n<p>\tpubblicit\u00e0<\/p>\n<p>Il divario esiste anche per problemi come la menopausa, la sindrome premestruale, l\u2019endometriosi, il cancro cervicale e le patologie materne: rappresentano il 14 per cento del carico di malattia femminile, ma tra il 2019 e il 2023 hanno ricevuto meno dell\u20191 per cento dei finanziamenti globali alla ricerca. Le disparit\u00e0 non si fermano qui: solo il 22 per cento delle persone che partecipano alle sperimentazioni cliniche di fase 1 sono donne, e nel 64 per cento dei casi gli interventi medici analizzati mostrano minore efficacia o accesso per le donne rispetto agli uomini. Questo, unito a premi assicurativi pi\u00f9 alti in paesi come l\u2019India e la Svizzera e a spese non coperte da assicurazione sanitaria maggiori di 135 dollari all\u2019anno negli Stati Uniti, aumenta ulteriormente le disparit\u00e0.  <\/p>\n<p>L\u2019Osservatorio FemTech permette anche di seguire progetti di ricerca e problemi che sfuggono a qualsiasi tracciamento. \u00c8 il caso delle conseguenze nel lungo periodo della violenza contro le donne: \u00e8 dimostrato, infatti, che come altri eventi di natura traumatica la violenza \u00e8 in grado di modificare la struttura e la funzionalit\u00e0 del genoma. Produce delle modificazioni biologiche difficili da identificare, ma che possono essere rilevate attraverso lo studio epigenomico del dna delle donne che l\u2019hanno subita. Sugli effetti a lungo termine si concentra un progetto guidato da Simona Gaudi, ricercatrice dell\u2019Istituto superiore di sanit\u00e0.   <\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/internazionale.us16.list-manage.com\/track\/click?u=9606152151dbc9a1003b9d59b&amp;id=342ecb6d33&amp;e=62edbcfdd4\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">EpiWE<\/a> (Epigenetics for WomEn, epigenetica per le donne) si propone di affrontare le conseguenze negative della violenza di genere anche nel lungo periodo, studiando i marcatori epigenetici in specifici geni associati al disturbo da stress post-traumatico. Queste informazioni, insieme alla valutazione psicologica, potrebbero offrire un nuovo strumento per protocolli terapeutici che tengano conto della differenza di genere e per attuare strategie di prevenzione degli eventuali effetti a lungo termine. Evidenze scientifiche mostrano che la violenza domestica, inducendo uno stress cronico nelle vittime, potrebbe favorire lo sviluppo di tumori, non solo durante il periodo di stress ma anche negli anni successivi.  <\/p>\n<p>Questo testo \u00e8 tratto dalla newsletter Economica.<\/p>\n<p>Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo.<br \/>\n                Scrivici a: <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/alessandro-lubello\/2025\/10\/04\/mailto:posta@internazionale.it?subject=L\u2019innovazione necessaria per la salute delle donne\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">posta@internazionale.it<\/a>\n                <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fino alla scorsa primavera non conoscevo il termine FemTech. 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