{"id":148055,"date":"2025-10-05T00:51:10","date_gmt":"2025-10-05T00:51:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/148055\/"},"modified":"2025-10-05T00:51:10","modified_gmt":"2025-10-05T00:51:10","slug":"giulio-paolini-antologia-impersonale-e-simultaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/148055\/","title":{"rendered":"Giulio Paolini, antologia: impersonale e simultaneo"},"content":{"rendered":"<p>Per i letterati il gesto dell\u2019auto-antologia ha sempre qualcosa di doloroso, per non dire sacrificale. Rinunciare a una parte di s\u00e9 pu\u00f2 equivalere (esagerava ilare il Manganelli dell\u2019Antologia privata, l\u2019anno prima del congedo) al banchetto atroce di Tieste che nel mito (messo in scena, fra gli altri, da Seneca e Foscolo) si nutre delle carni dei propri figli: \u00abuna legittima strage\u00bb per mezzo della quale \u00abil cos\u00ec detto autore pu\u00f2 dar sfogo alla parte pi\u00f9 cruda della sua ambivalenza verso quei libri\u00bb. Meno splatter parrebbe il gesto della retro-spettiva negli artisti. Guardare al proprio lavoro da dopo consente loro di gustarsele come fossero quelle di qualcun altro; selezionando quella porzione di s\u00e9 che paia corrispondere, senza residui, al loro s\u00e9 di adesso. (\u00abOra per allora\u00bb, come si dice: dove allora \u00e8 sia il passato che prefigurava questo presente, sia il futuro che lo stesso prefigura).<\/p>\n<p>Fra gli \u00abartisti del nostro tempo\u00bb (una formula che pare fatta apposta per irritarlo), chi ha portato alle estreme conseguenze questo paradigma di impersonalit\u00e0, e insieme simultaneit\u00e0, \u00e8 senz\u2019altro Giulio Paolini. Il libro pubblicato dalla Fondazione Giulio e Anna Paolini (<strong>Eccomi. Qui dove sono<\/strong>, pp. 141, ill. col., \u20ac 35,00) \u00e8 un manufatto niveo e come sempre impeccabile. Ed \u00e8 insieme il catalogo di una retro-spettiva ideale nonch\u00e9 l\u2019auto-antologia pi\u00f9 aggiornata dei suoi scritti (ne urge un\u2019edizione \u00abragionata\u00bb che prosegua La voce del pittore, curata da Maddalena Disch ormai trent\u2019anni fa). L\u2019impersonalit\u00e0 \u00e8 collegata alla sua negazione del \u00abtempo\u00ab come asse evolutivo del linguaggio (non \u00e8 casuale il suo culto per de Chirico, l\u2019anacronico per antonomasia: si veda la raccolta Un incontro mancato, Aragno 2019).<\/p>\n<p>Quando Italo Calvino, nel testo premesso nel \u201975 a Idem (completato della sua inedita seconda parte nella riedizione Electa del \u201923), indicava in Paolini la volont\u00e0 di \u00abannullare l\u2019io individuale per identificarsi con l\u2019io della pittura d\u2019ogni tempo, l\u2019io collettivo dei grandi pittori del passato, la potenzialit\u00e0 stessa della pittura\u00bb, scopriva un\u2019anima gemella (nelle Lezioni americane vaghegger\u00e0 \u00abun\u2019opera concepita al di fuori del self\u00bb; ma gi\u00e0 in Se una notte d\u2019inverno un viaggiatore \u2013 l\u2019\u00abiper-romanzo\u00bb rampollato proprio dalla riflessione su Paolini, che lo porta in scena come larvato antagonista \u2013 si lamentava: \u00abCome scriverei bene se non ci fossi!\u00bb). Ma ripeteva il pi\u00f9 citato assunto dell\u2019artista: quando nel \u201968 \u00abinvocava nel suo lavoro la trasparenza etimologica delle opere di Beato Angelico, Johannes Vermeer, Nicolas Poussin, Lorenzo Lotto, Jacques-Louis David\u00bb. \u00c8 il medesimo concetto espresso quello stesso anno con l\u2019Autoritratto con il Doganiere: dove Henri Rousseau \u00e8 al centro di una piccola folla di artisti e intellettuali amici (in prima fila Lucio Fontana e Carla Lonzi) dalla quale brilla per la sua assenza proprio colui che firma questo paradossale Autoritratto (la stessa Lonzi, nell\u2019intitolare l\u2019anno dopo Autoritratto, proprio, il suo libro decisivo e \u00abcorale\u00bb faceva suo questo witz davvero \u00abmetafisico\u00bb). Una comunit\u00e0 che poi, ha visto Michele Dantini, si muter\u00e0 nel pantheon meta-classico che da allora Paolini continua malinconicamente ad allestire.<\/p>\n<p>La \u00abconfutazione del tempo\u00bb di Paolini (per parafrasare una formula del suo phare, Borges) gli detta anche la composizione di questo libro che, avverte la nota esplicitaria, remixa \u00abpassaggi tratti da precedenti interviste o pubblicazioni\u00bb, cos\u00ec come \u00able illustrazioni, nella loro sequenza, corrispondono a un criterio arbitrario e personale\u00bb: prive di titoli e date, pagina dopo pagina le opere di Paolini (sino alle ultimissime, come Parole di fuoco alla collettiva Le ferite di Torino, sino al 12 ottobre curata da Spazio Taverna alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) diventano nuove opere \u2013 dove l\u2019aggettivo, si capisce, ha un sottinteso ironico.<\/p>\n<p>Anche il dogma dell\u2019impersonalit\u00e0 viene ribadito. Per esempio ripetendo l\u2019aforisma di James Whistler che tanto piaceva a Borges, \u00ab\u201cArt happens\u201d, l\u2019arte succede, accade\u00bb, prescinde dalla storia e \u00abnon dipende dall\u2019artista\u00bb; mentre contro la \u00abdissennata volont\u00e0 d\u2019esprimersi\u00bb Paolini ruba le parole di bocca a Carmelo Bene. In un\u2019altra occasione (a Zurigo nel 2000) aveva invece anticipato, Paolini, un\u2019agudeza a venire di Jean-Luc Nancy: \u00abl\u2019autore abdica, si apparta, si ritrae (proprio nel doppio senso di \u201ctirarsi indietro\u201d e di appartenere, di \u201cassegnarsi\u201d all\u2019immagine dell\u2019opera)\u00bb. L\u2019autoritratto \u00e8 sempre un altro ritratto (L\u2019altro ritratto s\u2019intitol\u00f2 al MART, nel 2013, la mostra curata dal filosofo), cio\u00e8 il ritratto di un Altro: che sia il Doganiere, Poussin oppure un anonimo mercante arabo.<\/p>\n<p>Eppure quello inscenato e performato da Paolini in quest\u2019ultimo libro \u00e8, a ben vedere, un doppio legame. L\u2019ultimo suo testo recita (con uno degli \u00abappunti a capo\u00bb cui sempre pi\u00f9 indulge): \u00abMi sento un altro, \/ cio\u00e8 quello di prima\u00bb. Prima, certo, c\u2019\u00e8 la Tradizione; ma la frase capovolge anche il bon mot di Rimbaud. Je est un autre proprio perch\u00e9, qui, coincide col s\u00e9 stesso di prima (secondo le due diverse nozioni di identit\u00e0 messe a fuoco da Paul Ric\u0153ur in S\u00e9 come un altro): se il dogma bandisce con orrore la centratura dell\u2019ipse, ammette invece l\u2019idem (gi\u00e0!) della continuit\u00e0 nel tempo del proprio riferirsi a s\u00e9 stesso. Nella conversazione all\u2019Accademia di San Luca del \u201923 notava Antonella Soldaini il ricorrere sempre pi\u00f9 frequente di immagini dell\u2019infanzia, e Paolini ammetteva: \u00abinoltrandomi nell\u2019ultima stagione, sempre pi\u00f9 mi trovo a mettere a fuoco pensieri e immagini di quel tempo, che prendono posto dove la memoria sembra spodestare l\u2019esperienza dell\u2019oggi\u00bb. Ma anche alla bellissima mostra dell\u2019anno prima al Museo Novecento di Firenze, Quando \u00e8 il presente?, l\u2019opera-clou era il disegno del quadrante di un orologio trasformato in vertigine hitchcockiana: ma quell\u2019orologio cingeva il polso allo stesso individuo che disegnava quel vortice.<\/p>\n<p>Sin dal titolo doppiamente deittico e illocutivo, l\u2019uomo senza volto si presenta in scena, infatti, persino baldanzoso: Eccomi. A un certo punto del libro (non so quale autore lo abbia mai fatto!) vi riproduce persino la sua carta d\u2019identit\u00e0; e in fondo tutto il libro non \u00e8 che un interrogativo circa l\u2019identit\u00e0, appunto, che il pi\u00f9 antinarciso degli artisti, proditorio, mette al centro del proscenio. Certo, si diceva, da questa identit\u00e0 traspare tutta la filiera della sua etimologia; ma nondimeno \u00e8 presente (eccomi qui!). Eloquente fra tutte, nel nuovo libro, la riproduzione di un\u2019opera del \u201974, Isfahan: una scena che aveva colpito Paolini per la \u00abdoppia prospettiva\u00bb che dominava quel \u00abdisegno vuoto\u00bb. Ma ora la serigrafia viene fotografata col cellulare, nel suo studio, dall\u2019artista \u2013 la cui immagine si proietta spettrale sul vetro che la protegge. Quella filigrana sottilissima, quel vetro politissimo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec trasparente quale si voleva un tempo. Ed \u00e8 davvero una doppia prospettiva quella che attrae irresistibilmente l\u2019autore, lo voglia o meno, all\u2019interno della rappresentazione.<\/p>\n<p>Alla fine della nota conclusiva scrive Paolini: \u00abMi piace pensare a un\u2019ipotetica, virtuale sovrapposizione delle diverse immagini fino a poterne vedere una sola\u00bb. Il suo Borges, alla fine, aveva dovuto arrendersi; e nell\u2019Artefice aveva scritto di quell\u2019artista che \u00abnel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l\u2019immagine del suo volto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per i letterati il gesto dell\u2019auto-antologia ha sempre qualcosa di doloroso, per non dire sacrificale. 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