{"id":148292,"date":"2025-10-05T05:31:09","date_gmt":"2025-10-05T05:31:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/148292\/"},"modified":"2025-10-05T05:31:09","modified_gmt":"2025-10-05T05:31:09","slug":"il-lusso-italiano-a-prezzi-di-saldo-crolla-in-borsa-il-titolo-di-aeffe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/148292\/","title":{"rendered":"Il lusso italiano a prezzi di saldo. Crolla in borsa il titolo di Aeffe"},"content":{"rendered":"<p>Il gruppo che controlla i marchi Alberta Ferretti, Moschino e Pollini ieri ha perso il 43,3%, toccando il minimo storico. La caduta dopo l\u2019annuncio della richiesta di accesso alla composizione negoziata della crisi d\u2019azienda.Il lusso italiano sembra un grande armadio da svuotare: ogni tanto cade un vestito, una borsa, un marchio. Questa volta tocca ad Aeffe, la maison che ha fatto sfilare sulle passerelle il sogno di Alberta Ferretti e la follia creativa di Moschino. Adesso, per\u00f2, il sogno rischia di finire in saldo. Il titolo del gruppo che controlla i marchi Alberta Ferretti, Moschino e Pollini ha perso il 43,3% a fine seduta toccando un nuovo minimo storico a 0,25 euro. A innescare le vendite l\u2019annuncio dell\u2019azienda di chiedere l\u2019accesso alla composizione negoziata della crisi d\u2019impresa. Una procedura che serve alla protezione dai debitori sul modello dello \u00abChapter 11\u00bb del diritto Usa. In realt\u00e0 ultimo tentativo prima di bussare alla porta del tribunale fallimentare. Cinquecento dipendenti su 600 gi\u00e0 in cassa integrazione: un\u2019azienda che fino a ieri vestiva dive e star internazionali oggi non ha pi\u00f9 visibilit\u00e0 sul futuro. Una parabola che dice molto pi\u00f9 di qualsiasi statistica: il lusso italiano \u00e8 fragile, vulnerabile e &#8211; soprattutto &#8211; in vendita.La storia di Aeffe \u00e8 anche una saga familiare. Da una parte Alberta, la stilista di abiti da sogno, da tappeto rosso. Dall\u2019altra Massimo Ferretti, il fratello imprenditore. Uniti in un impero della moda, divisi poi da litigi e rancori che hanno portato alla spartizione dei beni come in un divorzio grigio. Lei con la creativit\u00e0, lui la gestione. A luglio dell\u2019anno scorso i due fratelli hanno diviso il patrimonio. La cassaforte Ffh (Fratelli Ferretti Holding) ha chiuso i battenti e il 61% di Aeffe \u00e8 stato diviso in parti uguali fra i due fratelli Alberta Ferretti (con la societ\u00e0 Colloportus) e Massimo Ferretti (con la societ\u00e0 FQuattro) Risultato: un\u2019azienda senza un\u2019anima forte a guidarla. A settembre dell\u2019anno scorso Alberta lascia la direzione creativa. I successori non sono all\u2019altezza. I marchi si perdono. I conti precipitano. Nel 2024 i ricavi si sono fermati a 251 milioni, in calo del 21,2% rispetto ai 319 milioni del 2023. Nel primo trimestre del 2025 il fatturato \u00e8 sceso ulteriormente rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno scorso a 100 milioni (-27,8% sul 2024) e la perdita netta di gruppo \u00e8 salita a 28,5 milioni (da -20,4 milioni), nonostante un miglioramento dell\u2019indebitamento netto a 95,7 milioni (contro i 135,2 milioni di euro al 30 giugno 2024) e un patrimonio netto di 72 milioni. Ed eccoci al punto dolente: il made in Italy, da decenni motore di fascino globale, rischia di diventare l\u2019outlet preferito dei colossi stranieri. Perch\u00e9 i marchi internazionali non vedono crisi: hanno i capitali, hanno i mercati, hanno la potenza di fuoco. L\u2019Italia ha la creativit\u00e0, certo, ma non basta pi\u00f9. Senza capitali, anche il talento finisce in saldo.Il paradosso \u00e8 che proprio mentre Aeffe si arrampica sugli specchi per non farsi rottamare, nel cuore di Milano si muove un gigante. E non uno qualunque: Giorgio Armani. Il re Giorgio, colui che per decenni aveva respinto qualsiasi corteggiamento, chiudendo la porta in faccia a banche d\u2019affari e multinazionali, ha lasciato scritto nel testamento che il futuro del gruppo passer\u00e0 da un compratore straniero. Quasi certamente francese. E cos\u00ec, a poche settimane dalla sua scomparsa, la macchina si \u00e8 gi\u00e0 messa in moto.Reuters lo ha scritto, fonti lo hanno confermato: ci sono contatti con L\u2019Or\u00e9al, partner storico per i profumi. Colloqui ancora preliminari, esplorativi, sotto la regia discreta di Rothschild. E qui la domanda \u00e8 inevitabile: dopo Armani, chi resta? Quale baluardo del lusso tricolore potr\u00e0 ancora resistere alla tentazione &#8211; o alla necessit\u00e0 &#8211; di vendere? Gucci \u00e8 gi\u00e0 francese. Valentino ha fatto la valigia anni fa. Fendi, Bulgari, Loro Piana: tutti parcheggiati nel garage di Lvmh. Persino Ferrari &#8211; che lusso non \u00e8, ma icona s\u00ec &#8211; ha sede sociale ad Amsterdam. Restano pochi marchi, ma il destino sembra scritto: l\u2019Italia crea, il mondo compra.Certo, i comunicati parlano di \u00abvisioni comuni\u00bb, di \u00abpartner strategici\u00bb, di \u00aborizzonti di lungo periodo\u00bb. Ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 semplice e meno patinata: senza soldi, nessun marchio pu\u00f2 reggere la competizione globale. E cos\u00ec le nostre maison finiscono in saldo, mentre i colossi francesi o americani allungano le mani.La fotografia \u00e8 crudele ma reale: da Rimini a Milano, il made in Italy non detta pi\u00f9 legge, la subisce. Aeffe si salva (forse) con la composizione negoziata. Armani si apre (finalmente) a un socio industriale. Il resto \u00e8 un rosario di cessioni che continueremo a recitare nei prossimi mesi.E allora la morale \u00e8 questa: il lusso italiano, che per decenni ha vestito il mondo, oggi rischia di diventare lui stesso un abito logoro, appeso nell\u2019armadio di qualcun altro. Il sipario si abbassa, ma non \u00e8 la fine della sfilata: \u00e8 solo l\u2019inizio del grande saldi di stagione.E la prima, piccola ma storica fetta di Armani \u00e8 gi\u00e0 pronta per essere servita al banchetto globale.\n<\/p>\n<p>\n        Il cardinale italiano e patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa (Ansa)\n    <\/p>\n<p>\n        Benjamin Netanyahu (Ansa)\n    <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il gruppo che controlla i marchi Alberta Ferretti, Moschino e Pollini ieri ha perso il 43,3%, toccando il&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":148293,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[172],"tags":[92174,178,86930,23422,177,1537,90,89,92175],"class_list":{"0":"post-148292","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-affari","8":"tag-aeffe","9":"tag-affari","10":"tag-alberta-ferretti","11":"tag-armani","12":"tag-business","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-moschino"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/148292","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=148292"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/148292\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/148293"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=148292"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=148292"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=148292"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}