{"id":149335,"date":"2025-10-05T23:24:11","date_gmt":"2025-10-05T23:24:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/149335\/"},"modified":"2025-10-05T23:24:11","modified_gmt":"2025-10-05T23:24:11","slug":"sbucato-dal-silenzio-tra-vertigine-e-furore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/149335\/","title":{"rendered":"Sbucato dal silenzio tra vertigine e furore"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"97\" data-end=\"1308\">Luigi carissimo, poco meno di un mese fa amici del manifesto mi hanno chiesto di recensire Il nespolo. La richiesta e le motivazioni che allegavano \u2013 detto in tutta franchezza \u2013 mi hanno commosso. Con l\u2019irresponsabilit\u00e0 della commozione, senza aver letto una riga del libro, ho risposto di s\u00ec. La lettura delle bozze ha poi confermato e moltiplicato pensieri che mi erano passati per la testa leggendo i tuoi due libretti precedenti. Ho cominciato a segnare a margine le bozze e a schedare confusi appunti. So da tempo (e per sempre) come l\u2019esercizio dello stare al mondo costringa di quando in quando a schiacciare il naso sul cristallo gelato della disperazione; il fatto che qualcosa del genere mi sia capitato nelle ultime tre settimane (\u00abtra soffrire e veder soffrire non c\u2019\u00e8 nessuna differenza\u00bb scriveva bene Schopenhauer), se giustifica in qualche modo il ritardo, non ho pensato affatto mi esonerasse dall\u2019impegno di recensire il tuo libro: libro, oltre tutto, di cos\u00ec sobria e perfetta disperazione. Ma mi sto accorgendo che non ci riesco. Prover\u00f2 a scriverti come mai non ci riesco, e questa scrittura privata sar\u00e0 tutto quanto sar\u00f2 stato capace di produrre con onest\u00e0 per i lettori del manifesto.<\/p>\n<p data-start=\"1310\" data-end=\"2346\">Intanto, la struttura del libro \u00e8 stranissima e piuttosto allarmante. Provo a riassumere? Giano, a cent\u2019anni, siede sotto un nespolo e lascia vagare pensieri e ricordi, che figurano intercalati dalla registrazione di eventi pubblici e privati caduti fra il giugno del 1997 e il novembre del 1999. La coincidenza esatta di molti pensieri e moltissimi ricordi di Giano con i tuoi, come li abbiamo frequentati in Servabo e nella Signora Kirchgessner, e la giunta di due impronunciabili lutti la cui credibilit\u00e0 pu\u00f2 essere addebitata soltanto alla fantasiosa e meticolosa efferatezza del reale, sembrerebbero autorizzare la semplificazione per cui Giano sei tu. Non sei Giano. Giano alla fine muore, tu scrivi Il nespolo. Identificarvi sarebbe cancellare il libro, retrocedendolo ai suoi antefatti autobiografici (autobiologici) e all\u2019impossibilit\u00e0 di essere scritto. Il libro invece \u00e8 stato scritto, si presta a moltiplicarsi nei suoi lettori, e voi due siete la stessa persona non pi\u00f9 di quanto il principe Myskin sia Dostoevskij.<\/p>\n<p data-start=\"2348\" data-end=\"2834\">Certo Il nespolo sfida (e rimpiange) il silenzio da cui sbuca a stento con vertigine e furore, sconta il rischio di non esserci e l\u2019arbitrio assoluto di esserci, li confessa instancabilmente, nel confessarli li sfata e timidamente pronuncia la propria inevitabilit\u00e0. In questo, d\u2019altra parte, Il nespolo esaspera e assolutizza prerogative segrete di ogni vero racconto scritto da due secoli in qua. La morte di Giano \u00e8 la metafora del suicidio che tu sostituisci con questo libro.<\/p>\n<p data-start=\"2836\" data-end=\"3815\">A pagina 75 contesti alla saggezza amara di Senior \u2013 il fratello maggiore morto in guerra \u2013 la massima: \u00abnon esistono persone insostituibili o vuoti incolmabili\u00bb: pensare questo di s\u00e9 (non sono insostituibile, lascer\u00f2 un vuoto colmabilissimo) \u00e8 il minimo della decenza. Ma tu sai atrocemente bene, come nel tempo della nostra vita, che include una insostenibile successione di morti (esclusa la nostra), per quanto irrisoria finisca generalmente per essere l\u2019incidenza sul mondo delle azioni e dei pensieri di ogni singola persona, per quanto praticamente inutile risulti alla resa dei conti il suo corto volo sulla terra, l\u2019esperienza primaria del dolore insegna a chi sopravvive che nessuno \u00e8 sostituibile, che nessun vuoto si rimargina. La misteriosa e definitiva unicit\u00e0 della persona che abbiamo amato e con cui non possiamo pi\u00f9 parlare non \u00e8 negoziabile. E questo libro \u00e8 un libro-persona. Non proprio indispensabile, come ogni persona: insostituibile, come ogni persona.<\/p>\n<p data-start=\"3817\" data-end=\"4709\">Sembra blandamente ragionevole, in un paese in cui quasi tutti scrivono e pochissimi leggono, sostenere che \u00abbasta entrare in una biblioteca comunale e guardare le vetrine di un cartolaio per capire che il mondo non ha bisogno di un libro in pi\u00f9\u00bb: e pi\u00f9 esatto sarebbe forse dire che il mondo ha bisogno (v\u00e0lli a capire, i bisogni del mondo!) di molti libri in meno\u2026 Ma scriverlo nelle prime pagine del tuo libro \u00e8 quanto sostenere che basta viaggiare in metropolitana nell\u2019ora di punta o assistere in televisione allo sbarco di un nugolo di profughi da una carretta del mare per capire che il mondo non ha bisogno di una persona in pi\u00f9 (o magari che avrebbe bisogno di molte persone in meno). Per quanto schifosa sia la vita, un aforisma del genere non ha mai visitato n\u00e9 te n\u00e9 me. Abbi l\u2019umilt\u00e0 di non applicarlo al tuo insostituibile libro-persona. E potrei, io, recensire una persona?<\/p>\n<p data-start=\"4711\" data-end=\"5130\">Le autobiografie, beninteso, si possono recensire. Anzi, spesso, non fanno che promuovere recensioni, essendo a loro volta una autorecensione che mendica consensi. Ma per scrivere un\u2019autobiografia bisogna bene o male aver vissuto una biografia, in altre parole aver consumato la vita a braccare con la lingua di fuori i portentosi progressi di una identit\u00e0 che cerca se stessa e, alla buonora, ha finito per trovarsi.<\/p>\n<p>Manifestamente non \u00e8 il caso tuo. Ho idea che tu abbia cercato per tutta la vita di sperperarla, la tua identit\u00e0 timida per eccesso. Cos\u00ec Il nespolo, che disordinatamente e acronicamente ne testimonia qualche smodatezza, e registra la tua costante insofferenza di te e di lei, non \u00e8 abilitato ad essere un\u2019autobiografia, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno degli altri tuoi due libri Boringhieri: semmai, meno. E in questo senso (non c\u2019\u00e8 una caccia all\u2019io con la quale autore e libro dovrebbero misurarsi e in ordine alla quale noi potremmo giudicarli), Il nespolo non offre la falsariga indispensabile per una recensione come si deve. Anche in questo senso.<\/p>\n<p>E d\u2019altronde \u00e8 innegabile che Il nespolo presenti un campionario di \u00abmassime, sentenze, aforismi, epitaffi, epigrammi\u00bb, come \u00abandavano di moda sulle strisce di carta velina che avvolgevano i cioccolatini\u00bb, a quanto si legge a pagina 85. Un recensore onesto dovrebbe assumersi l\u2019onere di dire al proposito la sua, assentire qua, dissentire l\u00e0. Purtroppo quelle \u00abmassime, sentenze\u00bb eccetera \u2013 chiamale come credi! \u2013 non sono opinabili, perch\u00e9 non sono opinioni. In 113 pagine non ho letto un\u2019opinione. Sono percezioni, sono pensieri, o meglio detto, sono emozioni di pensiero, e in quanto tali potrebbero rivendicare il titolo alla profondit\u00e0 che tu contesti al vanitoso rond\u00f2 dei \u00abpensieri che continuano a pensare se stessi ruotando in superficie\u00bb. In ogni caso non si prestano alla confutazione o all\u2019approvazione; salvo incorrere in un unico genere di censura: la volgarit\u00e0, la pi\u00f9 diffusa (e imperdonabile) delle volgarit\u00e0: la volgarit\u00e0 dei sentimenti. Non serve dire ai lettori del manifesto che Pintor, il furente, lo spinoso, il saturnino Pintor \u00e8 una delle persone meno volgari che sia dato conoscere nel tempo presente. La constatazione della tua indifesa assenza di volgarit\u00e0 \u2013 non fatico a confessartelo \u2013 mi ha spesso reso meno penoso sopportarmi uomo qui e ora. E credo di non essere l\u2019unico.<\/p>\n<p>Che poi nei tuoi libri, dove non hai remore ad ammettere di aver molto fallato, di non aver fatto praticamente altro in vita tua che avventarti contro mulini a vento, non c\u2019\u00e8 traccia nemmeno dell\u2019estremo, tenue, alle volte fin quasi elegante esercizio di spocchia \u2013 frequentissimo peraltro a sinistra \u2013 di chi nell\u2019esercizio pubblico dell\u2019autodenuncia, magari nel vezzo dell\u2019autodeprecazione, rivendica a gran voce la continuit\u00e0 del proprio magistero. Non ti recensir\u00f2. Recensire emozioni versate nelle mezze verit\u00e0 dell\u2019aforisma espone al rischio di sovrapporvi le proprie (rischio che mi accorgo di non riuscire ad evitare nemmeno per lettera) o, ben che vada, di parodiarle sommessamente senza l\u2019inappellabile dignit\u00e0 dello stile. E senza stile, in un libro non c\u2019\u00e8 n\u00e9 pensiero, n\u00e9 emozione, n\u00e9 affetto, n\u00e9 moralit\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco, se un\u2019ombra di recensione volessi a tutti i costi spillare dalla lettura del Nespolo verterebbe su certe singolarit\u00e0 stilistiche ridotte ad un catalogo minimo e sommario. Usi due soli segni di interpunzione: il punto e la virgola. Stile soggiuntivo, che si ricusa alle tortuose ambizioni della organizzazione concettuale. S\u00ec, ma le virgole son poi il minimo indispensabile, e lo stile soggiuntivo procede per nuclei compatti che non dissociano l\u2019emozione dall\u2019idea, obbedendo alla disperata passione morale, alla disperazione morale che le fonde. Rinunci a tutti gli espedienti grafici della designazione di valore (n\u00e9 dio, n\u00e9 l\u2019ecclesiaste, e nemmeno il comintern sono maiuscoli): le maiuscole non fanno suono. Rifiuti tutte le armature tipografiche del pensieroso, del dotto, del sarcastico e dell\u2019allusivo: non c\u2019\u00e8 un corsivo nel libro, e non appaiono mai le famigerate virgolette della satira a consumo, che scagliano il sasso e ritirano la mano, lo schifoso \u00abcome diceva quello\u00bb, \u00abcome usa dire ma io non lo sto dicendo\u00bb. Scrivi, e si sente la tua voce. Nell\u2019orizzonte delle nostre lettere, che pullula di moralisti facili alle indignazioni del buon cuore e corrivi all\u2019abbreviazione criminale del pensiero (come dice un amico), il moralismo rapsodico dei tuoi tre libri si isola proprio per la severa leggerezza dello stile, che imprime all\u2019impazienza di s\u00e9 l\u2019inesplicabile eticit\u00e0 di un fraseggio musicale sospeso sulla perfezione.<\/p>\n<p>Alle volte sembri esagerare. Inoculi nella tua prosa versi di poeti di cui non fai il nome, senza nemmeno isolarli con virgolette-caporale (tranne, mi sembra, in un caso), te ne appropri, li assimili. Cos\u00ec non virgoletti il verso omerico (pindemontiano) che il ragazzetto mormora in una sala affollata assistendo alla versione cinematografica dell\u2019incontro di Ulisse col vecchio cane di casa: \u00abed ei di zecche pien corcato stava\u00bb. I grandi lo tacitano sghignazzando. \u00abUn minuto dopo si sfil\u00f2 dalla sedia, attravers\u00f2 a tentoni il buio della sala\u00bb, scrivi, e aggiungi: \u00abe fugg\u00ec via in silenzioso pianto\u00bb: uno dei pi\u00f9 semplici e misteriosi e splendenti endecasillabi del Novecento. Io lo debbo isolare fra virgolette. Tu puoi permetterti di non farlo, e lasciare che si nasconda nella tessitura della tua prosa.<\/p>\n<p>Nel Nespolo c\u2019\u00e8 una ripetizione. Al capitolo del novembre 1997 (il libro \u00e8 distribuito per mesi: \u00e8 una specie di mensuario) sta scritto, a margine della notizia della morte di Junior, il secondogenito di Giano: \u00abChe rapporto c\u2019\u00e8 tra il bambino biondo che usciva di corsa con la sorella (\u2026) e l\u2019uomo sepolto anzitempo nel cimitero della citt\u00e0 lontana? Un rapporto strettissimo, la stessa persona, lo stesso bambino\u00bb. Nel capitolo del novembre 1999, a margine della notizia della morte di Beba, la primogenita di Giano, sta scritto: \u00abChe rapporto c\u2019\u00e8 tra la bambina che guardava gli aquiloni e la donna incenerita in quella piccola urna? La stessa persona, la stessa bambina\u00bb. Discutevano i vecchi teologi sull\u2019et\u00e0 che sarebbe toccata alle anime per l\u2019eternit\u00e0: Agostino sosteneva che avrebbero avuto in eterno gli anni che contavano all\u2019atto della morte, Tommaso propendeva, a qualunque et\u00e0 fossero morti, per il massimo stadio di perfezione che si d\u00e0 nel pieno della vita. Ma il cuore di un padre sa che l\u2019unico aldil\u00e0 immaginabile per i figli perduti (per tutti i figli perduti da tutti) \u00e8 un limbo in cui ognuno torna ad essere il bambino perpetuo che si era dimenticato di essere crescendo. E che in quel limbo, \u00abrimbambinendo\u00bb, brancola lui stesso, vecchio, al buio, parlando da solo.<\/p>\n<p>Per\u00f2 nemmeno quella solitudine \u00e8 perfetta, se la solitudine \u00e8 l\u2019unica esperienza radicale che tutti gli esseri umani condividono, e se una volta pu\u00f2 darsi la strana dolcezza di ascoltare con affetto e stupore e riconoscenza la voce del vecchio che parla da solo per tutti. Non \u00e8 vero che la solitudine non ha amici. Grazie, Luigi.<\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/store.ilmanifesto.it\/collections\/magazine\/products\/essenzialmente-pintor-rivista\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">ACQUISTA IL SUPPLEMENTO SPECIALE SULLO STORE DEL MANIFESTO<\/a><\/strong><\/p>\n<p><img alt=\"La copertina dello speciale \" loading=\"lazy\" width=\"629\" height=\"886\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=1400\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2021\/12\/pintor-prima-pagina.jpg\"\/>La copertina dello speciale \u201cEssenzialmente Pintor\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Luigi carissimo, poco meno di un mese fa amici del manifesto mi hanno chiesto di recensire Il nespolo.&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":149336,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-149335","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/149335","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=149335"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/149335\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/149336"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=149335"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=149335"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=149335"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}