{"id":150652,"date":"2025-10-06T22:28:09","date_gmt":"2025-10-06T22:28:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/150652\/"},"modified":"2025-10-06T22:28:09","modified_gmt":"2025-10-06T22:28:09","slug":"il-collasso-e-inevitabile-la-transizione-violenta-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/150652\/","title":{"rendered":"Il collasso \u00e8 inevitabile, la transizione violenta no"},"content":{"rendered":"<p>Il passo da uno Stato in crisi alla sua fine pu\u00f2 essere breve. Non prendo con leggerezza il processo che potrebbe portare alla fine di uno Stato di cui sono cittadino e in cui vivono milioni di persone. Gli Stati in realt\u00e0 non finiscono come se niente fosse, e da questo punto di vista parlare di \u00abfine\u00bb potrebbe essere esagerato; nella maggior parte dei casi gli Stati cambiano e a volte lo fanno in modo drastico. \u00c8 di questo che si discute qui. Abbiamo esempi di Stati che non solo si sono disintegrati o sono collassati, ma sono proprio scomparsi: per esempio, la Iugoslavia e il Vietnam del Sud, per citare i due casi pi\u00f9 noti della storia recente.<\/p>\n<p>La fine di uno Stato pu\u00f2 anche significare la fine di un regime, e qui gli esempi abbondano: Sudafrica, Cile, Argentina, Iraq e cos\u00ec via. Dunque, un potenziale crollo di Israele potrebbe essere come la fine del Vietnam del Sud, con la cancellazione totale di uno Stato, oppure ricalcare la vicenda del Sudafrica, con la caduta di un particolare regime ideologico e la sua sostituzione con un altro.<\/p>\n<p>Sono del parere che nel caso di Israele si avranno elementi di entrambi gli scenari prima che molti di noi se ne avvedano o possano prepararsi per farvi fronte. Perch\u00e9 sollevare il problema adesso? Non sono l\u2019unico a essersi posto il problema. Il periodo movimentato avviato con l\u2019attacco di Hamas a Israele, il 7 ottobre 2023, ha sollevato seri dubbi sul futuro dello Stato ebraico.<\/p>\n<p>Alcuni dibattono sulla scorta della grande animosit\u00e0 che nutrono verso questo Stato e ci\u00f2 che esso rappresenta; altri discutono preoccupati per il futuro di Israele. Ma nel 2023 si \u00e8 fatta strada l\u2019idea, tra gli amici tanto quanto tra i nemici, che l\u2019esistenza di Israele non sia mai apparsa cos\u00ec precaria. I segnali di allarme precedono l\u2019attacco devastante di Hamas del 7 ottobre, come dimostrato dall\u2019implosione sociale all\u2019interno della societ\u00e0 israeliana emersa con l\u2019elezione nel novembre 2022 del governo pi\u00f9 di destra nella storia del paese. Molti si domandano se Israele sopravvivr\u00e0 in futuro come uno Stato ebraico e tra gli esperti sono cominciate a circolare alcune ipotesi. Quando alcuni palestinesi e coloro che ne sostengono la lotta rispondono negativamente a questa domanda, \u00e8 con la grande speranza che Israele finir\u00e0 per davvero e sar\u00e0 rimpiazzato da una Palestina libera. Quando invece sono gli israeliani a ipotizzare la fine del loro Stato, lo considerano uno scenario da incubo per s\u00e9 e per gli ebrei di tutto il mondo.<\/p>\n<p>Queste due distinte risposte emotive a uno scenario altamente probabile tendono a ignorare le complessit\u00e0 e le complicazioni che ci attendono prima che si realizzi. Quando si auspica la fine dello Stato o se ne teme l\u2019idea, bisognerebbe avere ben presente, alla luce dei precedenti storici, che questi processi sono sempre caratterizzati da una violenza estrema. E se cos\u00ec fosse, in Palestina sarebbero i palestinesi a pagare il prezzo pi\u00f9 alto di un tale evento. Ma ci\u00f2 non \u00e8 inevitabile. Se ci si addentra in un\u2019analisi pi\u00f9 accurata di una simile traiettoria, emerge anche la possibilit\u00e0 di percorsi non-violenti o meno violenti verso un futuro migliore per tutti coloro che oggi vivono in Israele e in Palestina e per coloro che sono stati espulsi da questi territori a partire dal 1948.<\/p>\n<p>Sebbene io sostenga la visione di un unico Stato democratico per Israele e Palestina, il mio non vuole essere un appello perch\u00e9 si arrivi alla fine di Israele. Da storico, evidenzio che la fine di Israele sembra essere gi\u00e0 cominciata. E la morte di uno Stato o il collasso di un\u2019entit\u00e0 geopolitica creano un vuoto. Alla discussione sui motivi della fine dello Stato o sulle circostanze in cui avverr\u00e0 far\u00e0 dunque seguito un\u2019analisi di chi e che cosa potrebbero e dovrebbero riempire il vuoto inevitabile. E, quanto prima il vuoto sar\u00e0 riempito, tanto meno violento sar\u00e0 il processo di disintegrazione, se la mia valutazione \u00e8 corretta.<\/p>\n<p style=\"text-align:center\">***<\/p>\n<p>Come molti dei miei amici palestinesi, anch\u2019io mi riferisco alla fine di Israele come a un processo di decolonizzazione. In qualit\u00e0 di storico so bene dei casi del passato in cui la decolonizzazione \u00e8 avvenuta attraverso trasformazioni violente e brutali. La storia, la migliore maestra che abbiamo, ci fornisce innumerevoli esempi in cui le lotte per la decolonizzazione e la liberazione sono sfociate nella creazione di nuovi sistemi di ingiustizia, per usare un eufemismo.<\/p>\n<p>Realisticamente, sarebbe ingenuo immaginare una fine del progetto sionista o dello Stato di Israele come una felice e rapida trasformazione da un luogo di occupazione, oppressione e, da ultimo, di genocidio in un paese dove le libert\u00e0 sono garantite a tutti e dove viene ristabilita la giustizia per chi in passato abbia subito dei torti. Ma \u00e8 importante aspirare e adoperarsi per giungere a una transizione che sia la pi\u00f9 pacifica possibile, si dimostri costruttiva e prefiguri un futuro migliore per quante pi\u00f9 persone possibile. Una transizione che vada innanzitutto a beneficio delle vittime dell\u2019oppressione e degli spargimenti di sangue, ma anche di coloro che temono che perdere la propria posizione di privilegio e superiorit\u00e0 li trasformer\u00e0 in vittime, da agiati oppressori quali sono attualmente.<\/p>\n<p>Il progetto sionista si sta sbriciolando e con esso lo Stato di Israele come uno Stato ebraico. E questa idea non \u00e8 una pia illusione n\u00e9 lo scenario a cui si potrebbe arrivare nel peggiore dei casi. \u00c8 qualcosa di inevitabile, non perch\u00e9 io stia adottando una prospettiva determinista sulla storia o perch\u00e9 possieda una sfera di cristallo, ma perch\u00e9 \u00e8 una situazione gi\u00e0 in essere, anche se non se ne parla. Le fondamenta dell\u2019Israele sionista hanno crepe cos\u00ec grosse che nessuna opera di manutenzione potr\u00e0 ripararle. Non si tratta di stabilire se l\u2019edificio croller\u00e0, ma quando ci\u00f2 avverr\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align:center\">***<\/p>\n<p>Il collasso di Israele non \u00e8 una posizione politica, qualcosa che si possa accettare oppure rifiutare. \u00c8 un processo oggettivo che \u00e8 gi\u00e0 cominciato. La sua probabilit\u00e0 dovrebbe essere discussa come argomento principale nella conversazione a lungo termine sul futuro di Israele e della Palestina, anzich\u00e9 concentrarsi \u2013 come facciamo noi \u2013 sul futuro dei palestinesi. La sorte dei palestinesi nei prossimi anni \u00e8 comprensibilmente la nostra pi\u00f9 grande preoccupazione, ma nel lungo periodo sar\u00e0 la sorte degli ebrei nella Palestina storica la questione da risolvere. Il tentativo secolare dell\u2019Occidente, Regno Unito in testa, di imporre uno Stato ebraico su un paese arabo sembra essere arrivato alla fine. \u00c8 riuscito a creare una societ\u00e0 organica di milioni di colonizzatori, molti dei quali ormai di seconda e terza generazione, ma la cui sorte dipende ancora, come quando sono arrivati, dalla capacit\u00e0 di imporre con la forza violenta la loro volont\u00e0 su milioni di palestinesi indigeni che non hanno mai rinunciato al proprio diritto all\u2019autodeterminazione e alla libert\u00e0 sulla propria terra natia. La loro unica speranza per il futuro sar\u00e0 data da una disponibilit\u00e0 a vivere da cittadini con pari diritti in una Palestina liberata e decolonizzata. Sono convinto che molti lo faranno.<\/p>\n<p>Papp\u00e9 \u2013 autore di libri imprescindibili sulla questione palestinese e la storia di Israele \u2013 ha ricevuto il fine settimana scorso il <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/allo-storico-israeliano-ilan-pappe-il-premio-stefano-chiarini-2025\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">premio Stefano Chiarini<\/a>. Giunto alla sua sedicesima edizione, il premio dedicato al giornalista de il manifesto \u00e8 promosso dall\u2019associazione \u00abPer non dimenticare Odv\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il passo da uno Stato in crisi alla sua fine pu\u00f2 essere breve. 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