{"id":150883,"date":"2025-10-07T03:14:11","date_gmt":"2025-10-07T03:14:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/150883\/"},"modified":"2025-10-07T03:14:11","modified_gmt":"2025-10-07T03:14:11","slug":"straordinaria-la-solidarieta-globale-ora-sanzioni-a-israele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/150883\/","title":{"rendered":"\u00abStraordinaria la solidariet\u00e0 globale, ora sanzioni a Israele\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Mustafa Barghouti \u00e8 il presidente del Medical Relief, storica ong palestinese che da decenni assicura assistenza sanitaria in Cisgiordania e a Gaza. Ma \u00e8 anche un leader politico di spicco e una delle voci pi\u00f9 autorevoli della societ\u00e0 civile palestinese. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio a Ramallah.<\/p>\n<p><strong>Due anni dopo il 7 ottobre e l\u2019inizio dell\u2019offensiva israeliana contro Gaza \u00e8 arrivato il Piano Trump, celebrato un po\u2019 da tutti, inclusi i paesi arabi, come la soluzione che porter\u00e0 alla fine delle sofferenze per due milioni di civili a Gaza e realizzer\u00e0 le aspirazioni dei palestinesi. Cosa ne pensa?<\/strong><br \/>Ho accolto con favore la risposta positiva di Hamas (al Piano Trump) volta a realizzare uno scambio di prigionieri e la formazione di un comitato amministrativo palestinese indipendente a Gaza. Un s\u00ec che ha l\u2019obiettivo immediato di fermare la guerra di sterminio e il piano di sfollamento e pulizia etnica della popolazione di Gaza, garantendo il completo ritiro dell\u2019esercito di occupazione. Allo stesso tempo, \u00e8 necessario tenere presente che Benyamin Netanyahu \u00e8 riuscito a fare pressioni su Trump affinch\u00e9 modificasse radicalmente il suo piano, peraltro concordato in precedenza con i paesi arabi e musulmani. E alla fine Netanyahu ha ottenuto quasi tutto ci\u00f2 che sperava, nonostante il crescente isolamento internazionale in cui si trova. Il Piano Trump \u00e8 molto vago in ci\u00f2 che offre ai palestinesi e, pertanto, va analizzato e giudicato con estrema attenzione. Alla luce di ci\u00f2, ho sollecitato tutte le forze politiche palestinesi a concordare una posizione unitaria volta a garantire i diritti del nostro popolo all\u2019autodeterminazione, alla libert\u00e0 e all\u2019indipendenza. Occorre impedire il progetto che vuole imporre una amministrazione straniera sulla Striscia di Gaza o a separarla dalla Cisgiordania. E dobbiamo stare in guardia contro i trucchi di Netanyahu che tenter\u00e0, come in passato, di impedire la fine della guerra di sterminio. Non dobbiamo mai smettere di rendere omaggio al popolo di Gaza, che resiste coraggiosamente alla pulizia etnica, al genocidio e alla fame. La sua eroica fermezza ha innescato una rivoluzione globale di solidariet\u00e0 con la Palestina che deve essere intensificata ed estesa fino alla fine dell\u2019occupazione e del sistema coloniale di insediamento.<\/p>\n<p><strong>A proposito della solidariet\u00e0 internazionale, il mese scorso c\u2019\u00e8 stata un\u2019ondata di riconoscimenti dello Stato di Palestina da parte di leader occidentali. Vi aspettate di pi\u00f9?<\/strong><br \/>Certo, molto di pi\u00f9. Indubbiamente il riconoscimento ufficiale della Palestina da parte di tutti questi paesi \u00e8 importante, perch\u00e9 ribadisce il diritto all\u2019autodeterminazione del popolo palestinese e respinge le politiche e le leggi israeliane che negano la nostra indipendenza e libert\u00e0 in terra di Palestina. Per\u00f2 non \u00e8 sufficiente, perch\u00e9 non fermer\u00e0 Israele da ci\u00f2 che sta facendo, non solo a Gaza. Mi riferisco alla colonizzazione e agli attacchi dei coloni in Cisgiordania. Il terrore dei coloni \u00e8 aumentato in maniera drammatica dopo il 7 ottobre. Hanno gi\u00e0 cacciato 60 comunit\u00e0 palestinesi dalle loro case e confiscato oltre il 16% delle terre della Cisgiordania, oltre a dare vita a numerosi avamposti coloniali. La mia preoccupazione \u00e8 che la regola del terrore per cacciare via la nostra gente possa intensificarsi. Per questo dico che il riconoscimento della Palestina non \u00e8 sufficiente: deve essere accompagnato da sanzioni.<\/p>\n<p><strong>Tra i paesi europei che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina c\u2019\u00e8 l\u2019Italia.<\/strong><br \/>Infatti, e ne sono sorpreso. La Francia, il Belgio, il Portogallo, perfino la Gran Bretagna, l\u2019Australia, la Nuova Zelanda e il Canada, paesi che sono sempre stati vicini a Israele, ora riconoscono lo Stato di Palestina. Non riesco a spiegarmi la posizione dell\u2019Italia. Il popolo italiano vuole un passo deciso verso il riconoscimento: lo dicono a gran voce le manifestazioni enormi per Gaza e la Palestina che si sono svolte in questi ultimi giorni a Roma, Napoli e in tante altre citt\u00e0 italiane. \u00c8 davvero incomprensibile che il governo italiano abbia scelto di non far parte della famiglia europea che ha deciso di riconoscere la Palestina.<\/p>\n<p><strong>La solidariet\u00e0 di tanti popoli, mai cos\u00ec ampia come in questi mesi, risulter\u00e0 decisiva per il raggiungimento delle vostre aspirazioni?<\/strong><br \/>Ne sono convinto. Gi\u00e0 pi\u00f9 di vent\u2019anni fa sostenevo che la situazione in Palestina sarebbe diventata simile a quella del sistema di apartheid in Sudafrica. E, come per quella causa la mobilitazione internazionale fu fondamentale, altrettanto avverr\u00e0 con i palestinesi. Le persone comuni hanno una grande forza: con la loro mobilitazione possono cambiare i parlamenti, e i parlamenti poi cambiano i governi. Gli ultimi a prendere questa strada saranno gli Stati uniti, i principali sostenitori delle politiche e delle azioni di Israele. Ma stanno cominciando a cambiare anche loro. Lo vediamo dai sondaggi: la maggioranza dei Democratici afferma che ci\u00f2 che accade a Gaza \u00e8 un genocidio e il 75% chiede un embargo militare a Israele. Anche il 37% dei Repubblicani chiede di non mandare pi\u00f9 armi. Lo stesso processo che ha portato diversi governi europei a cambiare almeno in parte la loro linea ora sta avvenendo negli Stati uniti. Quella di Trump \u00e8 un\u2019amministrazione particolarmente difficile, a causa anche dell\u2019alleanza evangelica con l\u2019establishment israeliano e per le tendenze fasciste condivise. Ma alla fine dovranno cambiare.<\/p>\n<p><strong>Cosa dovranno invece fare i palestinesi per dare sostegno alla loro causa nella loro terra?<\/strong><br \/>Ci\u00f2 che ci manca pi\u00f9 di ogni altra cosa \u00e8 una leadership palestinese unificata, come avevamo nella prima Intifada. Ed \u00e8 una grande mancanza: la frattura interna \u00e8 il nostro punto pi\u00f9 debole. Ma penso che la comunit\u00e0 palestinese si stia riorganizzando. E sta tornando agli stessi tre principi della prima Intifada: autorganizzazione, autosufficienza e sfida alle azioni israeliane. Se ne vedono ottimi esempi a Sinjl (a nord-est di Ramallah, ndr), dove la popolazione \u00e8 capace di muoversi come una squadra per difendere le proprie terre. Lo si vede anche a Maghayyer. La gente si mobilita da sola, senza aspettare nessun altro, assumendosi la propria responsabilit\u00e0. Spero che questo vada avanti. Ma dobbiamo mai non smettere di chiedere anche una leadership politica unificata. Nell\u2019incontro a Pechino delle fazioni palestinesi avevamo raggiunto un ottimo accordo in quella direzione e dobbiamo applicarlo. L\u2019altro obiettivo centrale per i palestinesi \u00e8 restare in Palestina e impedire la pulizia etnica. Se non fosse stato per la resilienza, la resistenza e la fermezza dei palestinesi sul terreno, non avremmo visto tutti questi paesi del mondo riconoscere la Palestina. Dunque, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 restare saldi e unificare i nostri sforzi e spingere il mondo a sanzionare concretamente Israele. Se restiamo nella nostra terra, gli israeliani saranno costretti ad accettare o la soluzione dei due Stati o quella di un unico Stato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Mustafa Barghouti \u00e8 il presidente del Medical Relief, storica ong palestinese che da decenni assicura assistenza sanitaria in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":150884,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1481],"tags":[2065,2066,239,2063,2064,1537,90,89,240],"class_list":{"0":"post-150883","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-assistenza-sanitaria","8":"tag-assistenza-sanitaria","9":"tag-assistenzasanitaria","10":"tag-health","11":"tag-health-care","12":"tag-healthcare","13":"tag-it","14":"tag-italia","15":"tag-italy","16":"tag-salute"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150883","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=150883"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150883\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/150884"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=150883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=150883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=150883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}