{"id":152113,"date":"2025-10-07T23:53:32","date_gmt":"2025-10-07T23:53:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/152113\/"},"modified":"2025-10-07T23:53:32","modified_gmt":"2025-10-07T23:53:32","slug":"non-solo-i-nazisti-il-potere-vuole-ancora-bruciare-libri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/152113\/","title":{"rendered":"Non solo i nazisti: il potere vuole ancora bruciare libri"},"content":{"rendered":"<p>Di:\u00a0Alice \/ Michele R. Serra\u00a0<\/p>\n<p>Bebelplatz \u00e8 il titolo dell\u2019ultimo libro dello scrittore romano Fabio Stassi, e la piazza di Berlino dove avviene il primo rogo di libri (B\u00fccherverbrennung)<b> <\/b>da parte dei nazisti, nel 1933. Da l\u00ec parte un viaggio narrato in prima persona, che si allarga da Berlino alla Germania, dalla Seconda guerra mondiale al resto della storia, e racconta la distruzione dei libri, in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Ragionando poi su cosa significhi distruggere i libri, su quale sia il valore e la potenza della letteratura, ma anche sul perch\u00e9 certi autori vengono considerati da distruggere, e altri no. <\/p>\n<p>Un libro che l\u2019autore definisce \u00abornitorinco. Perch\u00e9 l\u2019ornitorinco \u00e8 un animale composto di parti di altri animali, e questo libro \u00e8 un ibrido. \u00c8 un romanzo senza finzione, ed \u00e8 il libro che io volevo scrivere da sempre, anche se me ne accorgo solo adesso, dopo averlo scritto. Prima quando scrivevo cercavo di rappresentare il presente, di parlare del presente. Ma il presente sfugge sempre. Avevo cercato di farlo, con romanzi e saggi. Ma, ad esempio, non avevo mai usato la prima persona, qui \u00e8 la prima volta che dico: io, che non uso la maschera di un personaggio. Sono io che vado a fare questo viaggio, che provo questa crisi identit\u00e0 come lettore, che sono smarrito di fronte al ritorno dei fantasmi del passato, alla violenza\u00bb. <\/p>\n<p><b>Fabio Stassi:<\/b> Bebelplatz \u00e8 un libro sul fuoco, sul fuoco che brucia i libri e che incenerisce anche la speranza di un mondo migliore. Mi rendo conto solo adesso che c\u2019\u00e8 una ragione intima che lo muove, al di l\u00e0 di quella storica, politica o civile. Nel senso che qualcosa \u00e8 andato a fuoco nella mia vita durante il Covid: sono andate a fuoco in quel periodo tante certezze, un\u2019idea di mondo, tanti affetti. Abbiamo perso delle cose, e io in quel momento ho sentito proprio mancare la terra sotto i piedi. A ripensarci ora, mi sembra che sia andata a fuoco anche una parola che era stata decisiva, importante negli ultimi 75-80 anni: la parola pace. \u00c8 andata a fuoco la pace, siamo ripiombati nella guerra, anche in Europa abbiamo la minaccia della guerra che incombe, addirittura della guerra atomica. Credo che Bebelplatz nasca da questo stato d\u2019animo, che \u00e8 personale, ma riguarda tutti; e per questo, \u00e8 uno stato d\u2019animo pi\u00f9 da romanzo che da saggio. <\/p>\n<p>Poi Bebelplatz \u00e8 anche un saggio, un diario di viaggio, un reportage, tante cose insieme. \u00c8 il diario di un lettore, che per me \u00e8 sempre il vero detective: \u00e8 il lettore che legge, il lettore che si legge, \u00e8 il lettore che, quando legge, apre sempre un\u2019inchiesta su se stesso, ma anche sulla storia, sul tempo in cui in cui vive. <\/p>\n<p>Bebelplatz poi \u00e8 un luogo simbolico e una parola simbolica: \u00e8 la piazza in cui un secolo fa i nazisti bruciarono i libri, l\u2019epicentro del rogo dei libri in Germania, ma anche una parola simbolica che si rinnova oggi, ogni volta che gli scrittori vengono censurati, ogni volta che un poeta viene messo a tacere, ogni volta che lo spettro della guerra si riaffaccia sulle nostre vite. La letteratura \u00e8 stata sempre \u2013 e ancora di pi\u00f9 nei tempi pi\u00f9 vicini a noi, dalla Prima guerra mondiale in poi \u2013 una protesta permanente contro la guerra, contro l\u2019idea che la violenza sia l\u2019unico modo per dirimere le questioni umane. <\/p>\n<p>I libri sono sempre stati perseguitati. I libri, chi li scrive e anche chi li legge! <br \/>Le ragioni si capiscono chiaramente leggendo le parole di un Gran Cancelliere cinese (Li Si, ndr) di oltre 2000 anni fa, che disse: \u00abChiunque usi la storia per criticare il presente sar\u00e0 giustiziato insieme alla sua famiglia\u00bb. E cos\u00ec fece. Era il cancelliere dell\u2019imperatore che aveva unificato la Cina, che aveva cominciato la costruzione della Muraglia, dell\u2019esercito di terracotta\u2026 e come hanno fatto spesso i grandi poteri totalitari, voleva azzerare la storia: prima di me, non c\u2019\u00e8 nulla. Voleva che la storia iniziasse da lui, quindi fece distruggere tutti i libri di storia precedenti, e tutti quelli che in qualche modo la storia la usavano. <\/p>\n<p>Cosa vuol dire, usare la storia? Vuol dire usare la memoria, ma anche usare l\u2019immaginazione, la fantasia \u2013 insomma, la letteratura \u2013 per criticare il presente. Il centro del discorso \u00e8 in queste tre parole: criticare il presente. \u00c8 questo che si vuole impedire.<br \/>La vera funzione della letteratura, seguendo questo ragionamento, \u00e8 quindi quella di pungolare, di tenere acceso il lume della ragione, di criticare sempre il presente, e ogni potere. <\/p>\n<p>Quando ho trovato il nome di Emilio Salgari ho provato un moto d\u2019orgoglio, perch\u00e9 sono molto legato a Salgari, come scrittore, ho imparato a leggere con i suoi libri. Trovarlo nelle liste nere dei nazisti \u00e8 stato come una conferma. I libri che leggiamo, e soprattutto i libri che leggiamo da bambini e da adolescenti, ci formano. Ci danno lo sguardo sul mondo che continueremo ad avere per il resto della vita, anche in maniera involontaria. <\/p>\n<p>Riflettendoci, dal punto di vista dei nazisti Emilio Salgari era uno scrittore pericolosissimo, perch\u00e9 \u00e8 uno scrittore innanzitutto antimilitarista, che mette sempre alla berlina le gerarchie militari, l\u2019idea militare del mondo, e poi \u00e8 anche antimperialista e anticolonialista. <\/p>\n<p>L\u2019imperialismo, il colonialismo, sono parole tornate di moda \u2013 anche se pensavamo fossero relegate al Novecento pi\u00f9 tragico \u2013 sotto la spinta dei nuovi nazionalismi. Invece la letteratura \u00e8 di per s\u00e9 antinazionalista: perch\u00e9 \u00e8 un fenomeno sovranazionale, perch\u00e9 leggiamo \u2013 attraverso il lavoro di traduttori e traduttrici \u2013 scrittori di tutto il mondo. Le biblioteche sono come le ambasciate: danno asilo e rifugio a chiunque. Emilio Salgari \u00e8 stato lo scrittore di quel romanzo del Risorgimento che non abbiamo avuto in Italia, che tratteneva tutti quegli ideali di slancio libertario, di solidariet\u00e0, di ribellione. Salgari \u00e8 un ribelle e ama i ribelli. C\u2019\u00e8 un proverbio spagnolo, che dice: la ribellione si impara leggendo. <\/p>\n<p>Sono molto affezionato a Zurigo, mia figlia ci vive da dodici anni, \u00e8 diventata la mia seconda citt\u00e0. Mi sono chiesto spesso quale sia la vera natura di Zurigo, che ha vissuto \u2013 come la Svizzera \u2013 un lunghissimo periodo di pace, a differenza di altre citt\u00e0 europee. <\/p>\n<p>Mi sono dato questa risposta: Zurigo \u00e8 per me una citt\u00e0 di esuli, mai anche la Svizzera in generale assomiglia ad altri luoghi come il Brasile o gli Stati Uniti: un luogo dove vivono persone che parlano molte lingue diverse, che vengono da molte parti diverse del mondo, che possono convivere. Credo che per Zurigo sia una vocazione antica: se penso al Risorgimento, Zurigo accoglieva i fuoriusciti italiani, cos\u00ec come li accolse anche durante il fascismo, nel Novecento. <\/p>\n<p>Zurigo negli anni Trenta \u00e8 piena di storie bellissime: quella di Ignazio Silone, che dopo essere stato perseguitato dai fascisti lo sar\u00e0 anche dalla censura dei comunisti, ma l\u00ec trova questo libraio che pubblica tutti i dissidenti, tutti i fuoriusciti. E che il giorno dopo il rogo nazista, espone i libri che erano stati bruciati nella sua vetrina. E ancora, compra un teatro dove Brecht mette in scena le sue opere. <\/p>\n<p>Oggi vedo Zurigo abitata da tanti mediorientali, curdi, iracheni: persone che provengono a volte da luoghi dove leggere non \u00e8 un diritto. Noi lo diamo per scontato, perch\u00e9 abitiamo in una parte del mondo fortunata, e non corriamo alcun rischio nell\u2019entrare in una biblioteca. Ma non \u00e8 cos\u00ec In tutto il mondo: in certe parti del Medio Oriente, la polizia politica controlla i registri dei prestiti. Io faccio anche il bibliotecario nella vita, e il pensiero mi fa venire la pelle d\u2019oca: vogliono sapere cosa leggi, e a seconda di cosa leggi ti schedano, e rischi pene che possono andare dal carcere alla tortura, alla morte. <\/p>\n<p>Molti scrittori mediorientali mi hanno detto di essere stati costretti a distruggere la propria biblioteca privata, per non correre questi rischi. Leggere \u00e8 sempre un atto politico. <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo vero, come sempre, non sono i libri. I libri, di per s\u00e9, sono degli oggetti di carta abbastanza innocui. Il vero obiettivo sono i lettori. <\/p>\n<p>Studiando queste storie, imbattendomi in quello che \u00e8 accaduto che \u00e8 gi\u00e0 accaduto nella storia dell\u2019umanit\u00e0, mi sono convinto pi\u00f9 che mai che il potere vuole impedire che si formino dei lettori. Il lettore fa paura sempre al potere \u2013 autocratico, dittatoriale, imperialista, sistemico, economico che sia \u2013 perch\u00e9 il il lettore \u00e8 un individuo che ragiona con la sua testa. Nel bene e nel male, sbagliando, balbettando, \u00e8 abituato a ragionare con la propria testa, a non accettare per buona la narrazione di chi detiene i sistemi di informazione. Qualcuno che adopera la coscienza: la letteratura, diceva Elsa Morante, cerca di \u00abimpedire la disintegrazione della coscienza\u00bb. <\/p>\n<p>Oggi pensiamo alla rassegnazione che tendiamo a vivere: questo sistema non si pu\u00f2 cambiare, e quindi lo si subisce. E non ci si sforza neanche di pensare alternative possibili, di immaginare. Viviamo nella societ\u00e0 dell\u2019immagine e siamo i pi\u00f9 poveri di immaginazione di sempre. <\/p>\n<p>Christopher Isherwood, che si trovava a Berlino gli anni Trenta, proprio mentre si stava affermando il nazismo, descrive un episodio che mi ha molto colpito: ragazzi nazisti che entrano e saccheggiano una libreria, buttando tutti i libri su un camion. Uno di questi libri \u00e8 un libro pacifista, contro la Prima guerra mondiale. Passa una signora, vede che stanno buttando quel libro contro la guerra, e gli dice: \u00abRipudiare la guerra, che assurdit\u00e0!\u00bb. Ecco, quello \u00e8 il momento in cui il nazismo vince: la gente comune non crede pi\u00f9 possibile un\u2019alternativa alla guerra. <\/p>\n<p>Invece, un lettore continua sempre a sperare. E l\u2019obiettivo di ogni censura \u00e8 il lettore, che \u00e8 da sempre il protagonista del romanzo moderno, che nasce con Don Chisciotte: un lettore. Amleto entra in scena leggendo un libro. La coscienza moderna quindi \u00e8 quella del lettore. <\/p>\n<p>Se posso, il mio piccolo appello \u00e8 proprio quello di tornare, tutti quanti, dentro alla biblioteca di Don Chisciotte, a farsi contagiare un po\u2019 dalla sua follia. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Di:\u00a0Alice \/ Michele R. Serra\u00a0 Bebelplatz \u00e8 il titolo dell\u2019ultimo libro dello scrittore romano Fabio Stassi, e la&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":152114,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-152113","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/152113","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=152113"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/152113\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/152114"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=152113"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=152113"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=152113"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}