{"id":153023,"date":"2025-10-08T10:02:13","date_gmt":"2025-10-08T10:02:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/153023\/"},"modified":"2025-10-08T10:02:13","modified_gmt":"2025-10-08T10:02:13","slug":"la-nostra-sanita-abdica-al-privato-falso-che-i-medici-manchino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/153023\/","title":{"rendered":"\u00abLa nostra sanit\u00e0 abdica al privato. Falso che i medici manchino\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi tre anni il Fondo sanitario nazionale (Fsn) ha perso 13,1 miliardi. Chiamando spesso a ripianare le famiglie che, solo nel 2024, hanno dirottato sulle spese mediche 41,3 miliardi. Un \u201cprivilegio\u201d per\u00f2 che un italiano su dieci non pu\u00f2 permettersi, infatti rinuncia a curarsi. I medici? Non mancano affatto, anzi, siamo al secondo posto in Europa per numero, semmai mancano gli infermieri. L\u2019ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe descrive una \u00ablenta agonia\u00bb del Servizio sanitario nazionale (Ssn), che attraversa manovre e governi, che spiana la strada al privato e che non riesce a mettere a frutto i benefici dei fondi del Pnrr Salute, visto che \u00absolo il 4,4% della case della comunit\u00e0 \u00e8 davvero attivo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDefinanziamento perenne\u00bb, lo chiama Gimbe. E non inducano in errore i miliardi di euro in progressivo aumento: dai 125,4 del 2022 ai 136,5 del 2025. Perch\u00e9 quelle risorse, dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, sono in buona parte erose dall\u2019inflazione e dall\u2019aumento dai costi energetici. Ci\u00f2 che conta, aggiunge Cartabellotta, <a>\u00e8<\/a> la percentuale del Fsn sul Pil, \u00abscesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, di 3,4 miliardi nel 2024 e di 5 miliardi nel 2025\u00bb. In altre parole, \u00abse \u00e8 certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn \u00e8 aumentato di 11,1 miliardi, \u00e8 altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanit\u00e0 ha lasciato per strada 13,1 miliardi\u00bb.<\/p>\n<p>E se, dal punto di vista previsionale, il Documento programmatico di finanza pubblica 2025 \u00abstima un rapporto spesa sanitaria\/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, e al 6,5% nel 2026\u00bb, la Legge di Bilancio \u00abracconta un\u2019altra storia: la quota di Pil destinata al Fsn scender\u00e0 dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028\u00bb. Un divario \u00abche rischia di scaricarsi\u00bb sui bilanci delle Regioni, in termini di riduzione di servizi o di pressione fiscale. Complessivamente, evidenzia il Rapporto, la spesa sanitaria per il 2024 ha raggiunto i 185,1 miliardi: 137,4 di parte pubblica (74,3%) e 47,6 miliardi privata, di cui 41,3 miliardi pagati direttamente dalle famiglie e 6,3 miliardi da fondi sanitari e assicurazioni. Nel 2024, 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ha rinunciato a curarsi, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia di Bolzano al 17,7% della Sardegna. \u00abE il quadro \u00e8 destinato a peggiorare\u00bb.<\/p>\n<p>Nulla di nuovo sul fronte del divario tra due Italie: solo 13 Regioni, indica il Rapporto, rispettano i Livelli essenziali di assistenza (Lea), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. \u00abAl Sud si salvano Puglia, Campania e Sardegna\u00bb. La cartina al tornasole degli adempimenti Lea \u00e8 la mobilit\u00e0 sanitaria che, nel 2022, ha fatto registrare un valore di oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno raccolto il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo \u00e8 stato concentrato in 5 regioni del Centro-Sud: Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Lazio. Le conseguenze di questa permanente \u201cfrattura strutturale\u201d tra Nord e Sud si riflettono anche nell\u2019aspettativa di vita: 84,7 anni a Trento, 81,7 in Campania. \u00abUn drammatico segnale \u2013 commenta Cartabellotta \u2013 che testimonia la bassa qualit\u00e0 dei servizi sanitari del Sud, oltre al fallimento di Piani di rientro e commissariamenti\u00bb.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 il capitolo \u201cprivato\u201d: \u00abL\u2019indebolimento della sanit\u00e0 pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanit\u00e0 privata convenzionata\u00bb, dichiara Cartabellotta. Secondo il ministero della Salute (2023) su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi, ma in termini percentuali \u00e8 scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero, viene specificato da Gimbe, \u00e8 invece il \u201cprivato puro\u201d: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso queste strutture \u00e8 aumentata del 137%, passando da 3 a 7,2 miliardi.<\/p>\n<p>Quello che stupisce, nel Rapporto Gimbe, \u00e8 che \u00abin Italia non c\u2019\u00e8 affatto carenza di medici\u00bb, c\u2019\u00e8 invece un\u2019autentica \u00abfuga continua dal Ssn e carenze selettive in specialit\u00e0 ritenute poco attrattive e nella medicina generale\u00bb. Numeri alla mano, la fotografia \u00e8 questa: nel nostro Paese, nel 2023, i medici dipendenti erano 109.024 (1,85 per 1.000 abitanti), e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo l\u2019Ocse, che include tutti i medici in attivit\u00e0 compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 camici bianchi (5,4 ogni 1.000 abitanti). \u00abSiamo secondi dopo l\u2019Austria, con un valore nettamente superiore alla media Ocse (3,9) e a quella dei Paesi europei (4,1)\u00bb.<\/p>\n<p>A mancare in realt\u00e0 sono gli infermieri: ne abbiamo 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media Ocse di 9,5. Stando ai dati nazionali, nel 2023 erano 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria. Sul fronte della medicina territoriale, a gennaio 2024 si stimava una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta. Capitolo retribuzioni: quelle di casa nostra restano ben al di sotto della media Ocse. A parit\u00e0 di potere di acquisto per i consumi privati, da noi i medici specialisti ricevono un compenso medio di 117.954 dollari (media Ocse 131.455 dollari), gli infermieri ospedalieri 45.434 dollari (media Ocse 60.260). \u00abRimane incomprensibile \u2013 incalza Cartabellotta \u2013 la scelta di formare pi\u00f9 medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne la fuga dalla sanit\u00e0 pubblica e restituire attrattivit\u00e0 e prestigio alla carriera nel Ssn. Cos\u00ec rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all\u2019estero\u00bb.<\/p>\n<p>Stenta, seppure non manchino avanzamenti, l\u2019assistenza territoriale. L\u2019Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) stima ritardi e disomogeneit\u00e0 regionali. Fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, il cui target \u00e8 stato gi\u00e0 raggiunto, al 30 giugno 2025 delle 1.723 Case della comunit\u00e0 programmate, 218 (12,7%) avevano attivato tutti i servizi previsti e, di queste, solo 46 (2,7%) disponevano di personale medico e infermieristico. Per gli Ospedali di comunit\u00e0, a fronte di 592 strutture programmate, solo 153 (26%) sono state dichiarate attive, per complessivi 2.716 posti letto. Quanto all\u2019Assistenza domiciliare integrata, la copertura formale \u00e8 garantita in tutte le regioni tranne che in Sicilia (78%). Questo nuovo disegno della sanit\u00e0 di prossimit\u00e0 \u00e8 supportato dai fondi del Pnrr ma per portare a termine la \u201cMissione salute\u201d mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026. Dal monitoraggio indipendente Gimbe emerge che 4 target sono in anticipo o gi\u00e0 completati: ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica.<\/p>\n<p>\u00abSiamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale, che spiana la strada a interessi privati di ogni forma \u2013 lamenta Cartabellotta -. Da anni, i Governi di ogni colore politico promettono di difendere il Ssn ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale demotivato che abbandona la sanit\u00e0 pubblica. \u00c8 la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi\u00bb. Per questo, la Fondazione Gimbe invoca \u00abun nuovo patto politico che superi ideologie partitiche e avvicendamenti di Governo, riconoscendo nel Ssn un pilastro della democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo; un patto sociale che renda i cittadini consapevoli del valore della sanit\u00e0 pubblica e li educhi a un uso responsabile dei servizi; un patto professionale in cui tutti gli attori della sanit\u00e0 devono rinunciare ai privilegi di categoria per salvaguardare il bene comune\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Negli ultimi tre anni il Fondo sanitario nazionale (Fsn) ha perso 13,1 miliardi. 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