{"id":153589,"date":"2025-10-08T15:39:23","date_gmt":"2025-10-08T15:39:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/153589\/"},"modified":"2025-10-08T15:39:23","modified_gmt":"2025-10-08T15:39:23","slug":"lo-scarpone-claudio-smiraglia-protagonista-di-un-libro-per-ragazzi-una-vita-per-la-montagna-lintervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/153589\/","title":{"rendered":"Lo Scarpone &#8211; Claudio Smiraglia protagonista di un libro per ragazzi: una vita per la montagna. L\u2019intervista"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"ow-gallery-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Smiraglia.jpg\" alt=\"\"\/>Clauidio Smiraglia<img decoding=\"async\" class=\"ow-gallery-img\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/1759937963_249_Sei vette.jpeg\" alt=\"\"\/>La copertina del libro.<img decoding=\"async\" class=\"ow-gallery-img\" src=\"https:\/\/www.loscarpone.cai.it\/Sites\/435\/Media\/2025\/10\/La rettrice Alessandra Petrucci con Claudio Smiraglia \u00a9 Universita\u0300 degli Studi di Firenze.jpg\" alt=\"\"\/>La rettrice Alessandra Petrucci con Claudio Smiraglia. \u00a9 Universita\u0300 degli Studi di Firenze<\/p>\n<p>Non avrebbe forse mai immaginato Claudio Smiraglia, glaciologo italiano di fama mondiale, che un giorno sarebbe diventato il protagonista di un romanzo per bambini: ci ha pensato <strong>Chiara Lossani<\/strong>, scrivendo <strong>Le sei vette<\/strong><strong> (pp. 208, 14,90 euro, Editoriale Scienza 2025, dagli 8 anni)<\/strong>. Una storia che ha il dono del ritmo, mescolando con maestria realt\u00e0 e fantasia nel rispecchiare quasi fedelmente la vita e la carriera professionale di Smiraglia, in un riuscito incastro narrativo con temi importanti, trasmessi ai giovani lettori con semplicit\u00e0 e senza mai dare l\u2019impressione che siano l\u00ec per forza, perch\u00e9 si deve: la passione come motore di un\u2019intera vita, tanto da farne poi un lavoro, anche se inizia quando si \u00e8 bambini, l\u2019entusiasmo verso la conoscenza, il desiderio di incontrare altre culture, ma anche il cambiamento climatico e tutto ci\u00f2 che comporta. Ne abbiamo parlato con Claudio Smiraglia, Professore ordinario di Geografia fisica all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano in pensione, con una laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie Geologiche ricevuta nel 2023 dall\u2019Universit\u00e0 degli studi di Firenze, gi\u00e0 Presidente del Comitato Glaciologico Italiano e del Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano, con centinaia di pubblicazioni all\u2019attivo, ma anche uomo di cultura, appassionato di letteratura e musica classica, di un\u2019umanit\u00e0 pulsante, convinto che il futuro sia in mano ai giovani.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Professor Smiraglia, il libro \u00e8 un omaggio a un\u2019intera esistenza dedicata alla montagna. La ricorda ancora, l\u2019emozione del primo incontro con un ghiacciaio che ha dato senso a tutta la sua vita, come si legge?<\/strong><\/p>\n<p>La ricerca scientifica \u00e8 affascinante, soprattutto nel nostro campo, ma se non c\u2019\u00e8 emozione manca qualcosa. Io la provo ancora che esco in montagna. Mi ritengo estremamente fortunato, perch\u00e9 ho potuto abbinare una passione giovanile, scaturita in quel modo un po\u2019 pittoresco che viene raccontato nel libro, con una professione. Fare un lavoro che ti entusiasma \u00e8 la cosa pi\u00f9 bella in assoluto.\u00a0<br \/>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ha mantenuto il legame \u201c<\/strong><strong>affettivo<\/strong><strong>\u201d con la Sforzellina?<\/strong><\/p>\n<p>Sembra sciocco, ma negli ultimi anni con la Sforzellina, ma pure con gli altri ghiacciai e con gli alberi, ho iniziato a parlarci. Ormai non riesco pi\u00f9 ad approfondire le tematiche scientifiche in senso stretto, che portano avanti i miei allievi, ma trovarmi in montagna per me rimane un\u2019emozione. \u00c8 da tempo che mi interrogo su quando arriver\u00e0 il fatidico momento in cui non potr\u00f2 pi\u00f9 vedere le valli dall\u2019alto, e pian piano ci stiamo avvicinando, anche se quest\u2019estate un paio di vette di tremila metri le ho salite. Prendo consapevolezza dei miei limiti, al di l\u00e0 della tristezza che inevitabilmente questo genera.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come vive questo limite personale?<\/strong><\/p>\n<p>Sfioro ormai gli 80 anni, i venti per quattro come dico, c\u2019\u00e8 un inevitabile decadimento fisiologico e psicologico. \u00c8 in atto una \u201corogenesi rapidissima\u201d, le montagne per me si stanno sollevando sempre di pi\u00f9: dove prima ci mettevo due ore adesso ne servono tre\u2026 In ambito universitario mi rendo conto che faccio pi\u00f9 fatica a valutare gli studi dei miei allievi, sia a livello strumentale, che di conoscenze, perch\u00e9 queste si evolvono molto rapidamente. Se non altro continuo a scrivere articoli divulgativi, per il CAI e altre associazioni che mi danno un po\u2019 di soddisfazione. Sto perdendo la memoria e non ho pi\u00f9 voglia di girare il mondo.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Il titolo del libro in effetti richiama proprio la sua esperienza di studioso internazionale, raccontando le missioni scientifiche in Antartide, Kenya, Nepal\u2026<\/strong><\/p>\n<p>Grazie alla mia professione ho viaggiato in termini che quel ragazzino protagonista del libro non avrebbe mai immaginato, e l\u2019ho sempre fatto con due obiettivi: uno era la voglia di approfondire gli aspetti pi\u00f9 scientifici relativi al glacialismo, alla geologia e altro. L\u2019altro era soprattutto nei primi tempi la convinzione che girare il mondo ed entrare in contatto con altre culture, in Nepal, in Groenlandia, nelle Ande come in Africa, avrebbe giovato alla conoscenza dell\u2019umanit\u00e0, oltre che mia personale. Invece ho dovuto pian piano smorzare questo mio entusiasmo, vedendo crescere negli anni l\u2019importanza dell\u2019aspetto economico come motore primario di ogni azione e dei soldi nelle relazioni fra persone. Ma lei non dovrebbe scrivere queste cose, perch\u00e9 sono le riflessioni pessimistiche di un vecchio.\u00a0<br \/>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei ha avuto modo di visitare il Nepal prima che si affermasse il \u201c<\/strong><strong>turismo d\u2019alta quota<\/strong><strong>\u201d, come lo chiama Messner. Come era allora da quelle parti?<\/strong><\/p>\n<p>Ho iniziato a frequentare il mondo delle grandi montagne al di fuori delle Alpi per vent\u2019anni circa, fra gli anni \u201970 e \u201990. Ricordo la prima volta all\u2019Everest: a Namche Bazar di notte c\u2019era una sola luce in fondo dove funzionava il generatore. Quando sono tornato negli anni \u201990 sembrava di stare a Chamonix. Ho visto la transizione dal piccolo turismo di lodge e alberghetti all\u2019affollamento delle strade, che si riflette poi su quello che succede al campo base. Sulle Alpi il fenomeno \u00e8 ancora pi\u00f9 accentuato: ultimamente mi sono appassionato del tema dell\u2019overtourism, ma questo ha scatenato in me molte domande.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Cosa la colpisce del fenomeno dell\u2019overtourism?<\/strong><\/p>\n<p>Mi chiedo se sia stato giusto che per tutta la vita io, con le mie ricerche, nel tentativo per me positivo di aggiungere un piccolissimo tassello al mosaico gigantesco della conoscenza delle montagne, abbia spinto amici, studenti e colleghi ad andarci. Fino a pochi anni fa ogni domenica prendevo il treno e andavo in cerca delle zone pi\u00f9 isolate. Ai giovani consiglio di conoscere certamente le aree pi\u00f9 belle e acclamate, senza scordare che \u00e8 in quelle meno frequentate che \u00e8 pi\u00f9 possibile raggiungere un rapporto pi\u00f9 intimo con la montagna e con il nostro Pianeta in generale. Non sono mai stato in cima all\u2019Everest, ma l\u2019idea di mettermi in coda a ottomila metri mi sembra folle. Meglio quote minori ma meno gente, mi sembra questo l\u2019orientamento dell\u2019alpinismo degli ultimi anni, credo di altrettanta soddisfazione.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Dal libro traspare un rapporto alla pari con i suoi studenti e la voglia di trasmetter loro le sue conoscenze, non ha paura di perdere qualcosa?<\/strong><\/p>\n<p>La voglia di trasmettere agli altri mi ha guidato in tutta la mia carriera universitaria, perch\u00e9 nasce da lontano. La mia famiglia era economicamente piuttosto disagiata, dopo la fine della guerra si faceva davvero fatica a tirare avanti. Eppure i miei hanno deciso di farmi studiare, per fortuna ero figlio unico. Sono andato addirittura al liceo classico, all\u2019esclusivo Beccaria di Milano, ma per la mia classe sociale non era consueto, e ho sofferto terribilmente le barriere sociali che esistevano, da un lato con i miei compagni, appartenenti alla borghesia milanese, dall\u2019altro con i professori, molti erano veri e propri \u201cbaroni\u201d del liceo. Quello di greco la prima volta che mi ha visto mi ha chiamato \u201cpigmeo\u201d, io ero bassino di statura, e ogni volta che entrava mi terrorizzava. Mi sono allora ripromesso che avrei fatto un lavoro che mi avrebbe consentito di insegnare in maniera diversa. Ho avuto la fortuna di incontrare all\u2019universit\u00e0 dei professori straordinari che hanno capito la mia passione per la montagna e mi hanno sempre sostenuto, anche se pure in quel contesto c\u2019erano certi un po\u2019 sussieguosi\u2026\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>\u00c8 vero che qualcuno all\u2019inizio le disse di lasciar perdere, che la geografia non faceva per lei?<\/strong><\/p>\n<p>Vero, fu un assistente molto rigoroso! Fu a uno dei miei primi esami, quando ancora frequentavo Lettere Moderne, in pochi sanno che la mia prima laurea \u00e8 stata quella, con una tesi sulla letteratura dell\u2019alpinismo, da Guido Rey in poi: 110, ma non la lode, perch\u00e9 uno dei commissari si era risentito che non avessi parlato di Pio XI, un Papa alpinista che per\u00f2 non aveva scritto molto al proposito. Lui era un prete e io ero in Cattolica, e la cosa pes\u00f2. A Lettere il corso di Geografia era tenuto dal professor Nangeroni, famoso studioso di ghiacciai, socio onorario del CAI: fu lui a capire la mia passione per la montagna indirizzandomi verso i geologi, persone straordinarie, come il professor Desio. Cos\u00ec \u00e8 iniziata la seconda parte della mia istruzione.\u00a0<br \/>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come ricorda Ardito Desio?<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto voglio precisare che io non sono allievo di Desio, se no sarei molto pi\u00f9 vecchio\u2026 Lo conoscevo di fama, dopo la salita del K2. E mi dispiace molto che i \u201cprofani\u201d lo abbiano da allora associato solo alle polemiche derivate da quella vicenda, trascurando completamente il suo enorme contributo alla conoscenza della montagna. Era gi\u00e0 in pensione quando negli anni \u201970 ebbi l\u2019occasione di conoscerlo, ma era ancora il \u201csovrano\u201d: ero assistente alla cattedra di Geografia e contemporaneamente ero iscritto a Geologia in Statale, su suggerimento dei miei maestri in Cattolica. Quindi da un lato insegnavo, dall\u2019altro imparavo, collaborando con gli allievi di Desio, fra cui Giuseppe Orombelli, per me il Professore con la P maiuscola, che mi ha sempre sostenuto e aiutato, e che mi mand\u00f2 in Antartide. Poi un giorno Desio mi chiam\u00f2 nel suo studio: entrai inchinandomi, perch\u00e9 sono basso ma Desio pi\u00f9 di me, con lui bisognava sempre sedersi, e al suo fianco c\u2019era un giovanotto di nome Agostino da Polenza. Mi disse: \u201cLei, Smiraglia, il prossimo giugno va in Karakorum al K2 a ripetere le misure che ho fatto io negli anni\u201920 e \u201950, se lo ritiene\u201d. Il nostro rapporto \u00e8 cominciato cos\u00ec. I dati che ho raccolto gli sono piaciuti e li abbiamo pubblicati. Con Da Polenza sono poi andato anche all\u2019Everest. Desio aveva la capacit\u00e0 di affrontare e risolvere ogni problema, adeguandosi al futuro, ma non tollerava rifiuti, nemmeno nei rapporti umani, quindi immagino le difficolt\u00e0 degli alpinisti nel \u201954. Aveva un carattere difficile: una volta mentre stavamo pranzando con Da Polenza in un ristorante, un cameriere gli port\u00f2 un piatto che non grad\u00ec e se la prese con lui. Invece a me successe un episodio che non ho raccontato quasi a nessuno.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Quale episodio?<\/strong><\/p>\n<p>Negli anni \u201990 ho scritto un libro, Guida ai ghiacciai e alla glaciologia, per Zanichelli, il primo manuale italiano di glaciologia divulgativa, e finora l\u2019unico. Chiesi a Desio di presentarlo in Regione Lombardia, lui accett\u00f2, lo lesse, ma quando fu il momento di entrare nel Palazzo della Regione si arrabbi\u00f2 moltissimo perch\u00e9 gli avevo dedicato solo quattro righe. Mi difesi argomentando che si trattava di un\u2019opera divulgativa, ma non fu facile convincerlo a presentare il volume, come poi per fortuna fece. Questo era il suo carattere, ma senza di lui al K2 non ci saremmo andati.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>La glaciologia si \u00e8 molto evoluta, diventando sempre pi\u00f9 multidisciplinare. Forse \u00e8 per questo che \u00e8 pi\u00f9 difficile scriverne in maniera divulgativa?<\/strong><\/p>\n<p>Grazie alla mia formazione pluridisciplinare ho forse intuito fra i primi, negli ultimi dieci anni di attivit\u00e0, che i ghiacciai sono un sistema di cui stavamo cogliendo solo l\u2019aspetto strettamente glaciologico. Invece \u00e8 la testimonianza di un mondo molto pi\u00f9 complesso e cos\u00ec ho iniziato a coinvolgere nelle ricerche anche i microbiologi. Abbiamo iniziato a campionare il terriccio sopra glaciale, trovando una grande quantit\u00e0 di vita. Il ghiacciaio non \u00e8 una cosa sterile come spesso si dice, \u00e8 ricchissimo di vita, solo che non la vediamo a occhio nudo, oppure ci fa schifo, come i vermi, i ragni, gli insetti. Poi abbiamo coinvolto i chimici per studiare la presenza di microplastiche. Forse questa complessit\u00e0 rende la glaciologia pi\u00f9 difficile da divulgare, ma c\u2019\u00e8 anche un altro aspetto legato alla montagna.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Come cambia la montagna del glaciologo?<\/strong><\/p>\n<p>Fino a 10 anni fa salire su un ghiacciaio era semplice, l\u2019ho fatto centinaia di volte portando decine di studenti, ai Forni non c\u2019erano crepacci. Oggi anche solo mettere piede su un ghiacciaio \u00e8 un\u2019escursione che comporta pericoli. Si sale solo in cordata e con le Guide Alpine, bisogna sentirsela. Anche io del resto facevo un mio personale test ai giovani: li calavo assicurati sul ripido versante di una morena per raccogliere dei ciottoli, se quando risalivano erano pallidi per il timore consigliavo loro una tesi di laboratorio.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>I ghiacciai scompariranno, le previsioni sono catastrofiche, scompariranno anche i glaciologi?<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un intero sistema solare zeppo di ghiaccio da esplorare, tanti colleghi li stanno gi\u00e0 studiando, ovviamente da immagini satellitari, e quindi ci sar\u00e0 spazio per la glaciologia in futuro, non so ancora in che termini. Per\u00f2 mi permetto di fare una puntualizzazione a livello semantico. La scomparsa dei ghiacciai non \u00e8 una previsione, \u00e8 uno scenario: le previsioni possiamo farle per il tempo meteorologico, perch\u00e9 si basano su modelli fisico-matematici che partono dai dati delle stazioni meteorologiche, con un orizzonte che va da domani a una settimana. Nel caso dei ghiacciai, i tempi sono molto pi\u00f9 lunghi e dobbiamo allora parlare di scenari risultanti da modelli fisico-matematici basati su quanto sappiamo oggi, che \u00e8 sempre poco, dobbiamo restare umili. I ghiacciai potrebbero scomparire fra 50 o 100 anni se i modelli che usiamo oggi saranno ancora validi, se la temperatura continuer\u00e0 a incrementare al ritmo di oggi a causa dell\u2019attivit\u00e0 antropica, se continueremo a scaricare gas serra nell\u2019atmosfera come stiamo facendo\u2026 Dire che i ghiacciai scompariranno quindi non \u00e8 un dato di fatto, ma uno scenario molto probabile.\u00a0<br \/>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Questo ci lascia un margine di speranza?<\/strong><\/p>\n<p>Non lo so, sinceramente, non dipende tutto dall\u2019uomo. Potrebbe accadere un grosso evento planetario, come eruzioni vulcaniche o bolidi extraterrestri che si schianteranno sulla Terra, sollevando una tale quantit\u00e0 di polveri da ridurre le radiazioni solari, \u00e8 gi\u00e0 successo alla scala dei tempi geologici.\u00a0<br \/>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 allora non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessun glaciologo a raccontarlo, vorremo salvare i ghiacciai, ma anche l\u2019uomo\u2026<\/strong><\/p>\n<p>E qui torniamo alle difficolt\u00e0 di cui parlavamo di trovare un equilibrio rispetto alle esigenze di crescita globale. Il cosiddetto Homo sapiens sapiens, il \u201csapientissimo\u201d, \u00e8 semplicemente una delle tante specie, con istinti primordiali comuni: mangiare, riprodursi e avere un proprio spazio. E vediamo bene in questi tempi che ripercussioni possono avere queste tre leggi. Dipende tutto dai giovani, ora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Clauidio SmiragliaLa copertina del libro.La rettrice Alessandra Petrucci con Claudio Smiraglia. \u00a9 Universita\u0300 degli Studi di Firenze Non&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":152489,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,94313,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-153589","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-claudio-smiraglia","10":"tag-entertainment","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/153589","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=153589"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/153589\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/152489"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=153589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=153589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=153589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}