{"id":154290,"date":"2025-10-08T23:19:11","date_gmt":"2025-10-08T23:19:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154290\/"},"modified":"2025-10-08T23:19:11","modified_gmt":"2025-10-08T23:19:11","slug":"loutsider-di-colin-wilson-il-dramma-della-ricerca-di-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154290\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019Outsider\u201d di Colin Wilson: il dramma della ricerca di senso"},"content":{"rendered":"<p>Quando Colin Wilson pubblic\u00f2 L\u2019Outsider nel 1956, la critica lo colloc\u00f2 subito all\u2019interno del movimento degli angry young men, quegli scrittori inglesi che con rabbia e ironia denunciavano l\u2019ipocrisia e la vacuit\u00e0 della societ\u00e0 borghese. Tuttavia, Wilson non pu\u00f2 essere confinato del tutto in questa etichetta. Se John Osborne e Kingsley Amis rappresentano soprattutto il gesto demolitorio, Wilson sembra incarnare, per usare un\u2019espressione di Mario Praz, la figura del \u201clegislatore\u201d: lo scrittore che, accanto alla critica radicale del presente, tenta di indicare anche prospettive costruttive, di proporre soluzioni nuove e audaci.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-25955 alignleft\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/LOutsider.jpg\" alt=\"copertina libro L'Outsider\" width=\"351\" height=\"496\"  \/>Il cuore del suo libro \u00e8 il problema dell\u2019outsider, figura centrale della cultura moderna. L\u2019outsider \u00e8 l\u2019uomo che si accorge dell\u2019irrealt\u00e0 della vita quotidiana: un senso di smarrimento e di perdita di senso che affiora improvvisamente, come accade a un malato cronico che non trova pi\u00f9 continuit\u00e0 tra un giorno e l\u2019altro, o come se all\u2019improvviso lo schermo cinematografico su cui si proiettavano speranze e desideri rimanesse senza immagini. L\u2019outsider scopre di essere al cinema e si domanda: chi siamo? cosa stiamo facendo qui? A questo punto, spezzata l\u2019illusione, si trova di fronte a una libert\u00e0 assoluta e terrificante: per dirla con Sartre, \u00e8 \u00abcondannato a essere libero\u00bb.<\/p>\n<p>Wilson utilizza immagini potenti per descrivere questo stato. Se lo schermo era il mondo illusorio in cui ogni problema trovava una risposta, la sala cinematografica \u2013 il mondo reale \u2013 appare inquietante e priva di garanzie. Ma se anche questo nuovo mondo si rivelasse irreale? L\u2019outsider vive allora il paradosso di Chuang-Tzu, che non sapeva se fosse un uomo che sognava di essere una farfalla o una farfalla che sognava di essere un uomo. \u00c8 lo stesso spaesamento di Novalis, che scrive: \u00abQuando sogniamo di sognare, siamo prossimi a destarci\u00bb.<\/p>\n<p>Questa esperienza di irrealt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 stata descritta in figure letterarie precedenti: dall\u2019outsider di Barbusse a Roquentin de La nausea. Per Wilson, ogni volta che tali interrogativi riaffiorano, \u00e8 segno della presenza di un outsider. Se li consideriamo come domande ultime e insolubili dell\u2019esistenza, allora l\u2019outsider non \u00e8 che l\u2019annunciatore del problema senza risposta. Ma prima di concludere in questo modo, Wilson percorre un ampio ventaglio di tentativi, di voci e testimonianze che meritano di essere esaminate.<\/p>\n<p>Un primo confronto significativo \u00e8 quello con T.E. Lawrence. Egli incarna, secondo Wilson, una sintesi delle due tradizioni dell\u2019outsider: quella di Roquentin e quella di Barbusse. Come il protagonista sartriano, Lawrence percepisce l\u2019irrealt\u00e0 delle cose: \u00abEro come gli altri\u2026 Dicevo come loro \u2018il mare \u00e8 verde; quel punto bianco, lass\u00f9, \u00e8 un gabbiano\u2019, ma non sentivo che ci\u00f2 esisteva\u00bb. E come l\u2019eroe di Barbusse, Lawrence non pu\u00f2 essere felice in societ\u00e0, perch\u00e9 \u00abvede troppo e troppo lontano\u00bb. L\u2019esperienza della guerra gli offre, come a Barbusse, uno spioncino spalancato sul dolore umano, una violenza che, dissipando le contraddizioni di una civilt\u00e0 fondata sul compromesso, lo mette a nudo di fronte alla realt\u00e0. Lawrence, infatti, aborriva il compromesso pi\u00f9 di ogni altra cosa.<\/p>\n<p>In questo percorso Wilson dedica grande attenzione anche a Hemingway, che colloca in dialogo con la tradizione esistenzialista. Nel racconto Una storia naturale dei defunti emerge con chiarezza la sua posizione: \u00abgli uomini muoiono come bestie, non come uomini\u00bb. \u00c8 un rifiuto radicale della concezione umanistica della perfettibilit\u00e0 dell\u2019uomo. Nei suoi scritti, l\u2019unico valore \u00e8 la vita stessa, mentre le idee risultano prive di sostanza. Ci\u00f2 non significa che la vita sia priva di significato, ma che non possiede fondamenti assoluti.<\/p>\n<p>A prima vista, potrebbe sembrare che il contributo di Hemingway al tema dell\u2019outsider sia puramente negativo. In realt\u00e0, nota Wilson, c\u2019\u00e8 molto di positivo nella sua opera: l\u2019onest\u00e0, l\u2019amore profondo per la natura, la freschezza corporea e sensitiva delle sue prime opere, che ricordano una personale ricerca del tempo perduto. Il lettore, trascinato dalla forza della scrittura, prova spesso la speranza che questa ricerca conduca a un esito costruttivo. Ma dopo il 1930, con il successo commerciale e la celebrit\u00e0, Hemingway sembra perdere la strada: n\u00e9 come artista n\u00e9 come pensatore riesce pi\u00f9 a proporre una filosofia di vita coerente. Non \u00e8 per\u00f2 soltanto colpa del successo: anche Sartre, con tutta la sua preparazione filosofica, non arriva a una risposta positiva pi\u00f9 soddisfacente di quella che Hemingway gi\u00e0 aveva intuito. La filosofia dell\u2019engagement sartriano \u2013 scegliere una via qualsiasi e percorrerla fino in fondo, pur sapendo che non porta a nessuna verit\u00e0 ultima \u2013 era gi\u00e0 stata anticipata da Hemingway, quando in Addio alle armi mostra come il protagonista Henry, gettandosi nel combattimento, riesca a dissipare il senso di irrealt\u00e0.<\/p>\n<p>Questo ci riporta a una questione cruciale: l\u2019outsider non \u00e8 soltanto un problema sociologico, ma soprattutto metafisico. Non si tratta solo di esclusione sociale, ma di un\u2019inquietudine radicale riguardo al senso della vita e alla sua forma. Camus e Hemingway insistono proprio su questo aspetto pratico: che forma dare alla vita, quale scopo riconoscerle. L\u2019outsider non pu\u00f2 accettare la vita cos\u00ec com\u2019\u00e8: non la ritiene necessaria, n\u00e9 la propria n\u00e9 quella altrui. Vede troppo, guarda troppo lontano, e questa lucidit\u00e0 diventa una maledizione.<\/p>\n<p>Il dramma dell\u2019outsider \u00e8 dunque sempre una questione di autoespressione. In The Secret Life vediamo un outsider separato dagli altri da un\u2019intelligenza che distrugge spietatamente i suoi valori senza offrirgli alternative. \u00c8 il problema della vanitas vanitatum dell\u2019Ecclesiaste: nulla sembra valere la pena di essere fatto. Il romanticismo ha complicato ulteriormente il quadro: l\u2019outsider romantico non \u00e8 solo il disilluso dalla vita, ma colui che nel tentativo di incarnare un ideale superiore si scontra con il proprio limite. Hesse, in particolare, con il Lupo della steppa, mostra come la via sia quella di una continua autoanalisi, di un ripercorrere \u201cmolte e molte volte l\u2019inferno del mio cuore\u201d.<\/p>\n<p>In questo contesto, Lawrence rappresenta un caso singolare. Non diviso in due come Haller, non odia solo una parte di s\u00e9, ma odia tutto se stesso: corpo, mente, emozioni. Questa sofferenza, ben nota ai mistici, non \u00e8 stata ancora compresa appieno dai suoi biografi. Lawrence stesso, nei Sette pilastri della saggezza, aveva gi\u00e0 intuito che l\u2019uomo non \u00e8 un\u2019unit\u00e0 ma una pluralit\u00e0, e che solo diventando unit\u00e0 la vita acquista senso. La guerra di Lawrence contro la personalit\u00e0 divisa era quindi anche una guerra contro la civilt\u00e0 occidentale, colpevole di aver alimentato questa frammentazione.<\/p>\n<p>Per Wilson, l\u2019outsider non \u00e8 un malato, ma un uomo pi\u00f9 sensibile, dotato di una percezione pi\u00f9 elevata. \u00c8 mosso da tensioni interne che l\u2019uomo comune non conosce. La risposta facile \u2013\u00a0 \u00abmandatelo da uno psichiatra\u00bb \u2013 non basta. Occorre invece trattare la sua condizione come un problema filosofico: come risolvere queste tensioni?<\/p>\n<p>Il punto di partenza, suggerisce Wilson, \u00e8 che l\u2019outsider vuole essere libero. La sua condizione di schiavit\u00f9 \u00e8 l\u2019irrealt\u00e0, perci\u00f2 la via d\u2019uscita deve consistere in una percezione pi\u00f9 autentica della realt\u00e0. Ed ecco che Wilson interroga vari outsider: per Barbusse la realt\u00e0 \u00e8 la conoscenza dei recessi pi\u00f9 profondi dell\u2019animo umano; per Wells \u00e8 lo schermo del cinema, rivelazione della nullit\u00e0 dell\u2019uomo; per Roquentin \u00e8 la nuda esistenza; per Meursault \u00e8 l\u2019indifferenza magnifica dell\u2019universo, nella quale anche l\u2019anima umana \u00e8 immersa. Hemingway, dal canto suo, vi vede un momento di necessit\u00e0 pratica, quando l\u2019uomo fa ci\u00f2 che deve fare, smettendo di essere una pedina insignificante. Per Lawrence, invece, la realt\u00e0 \u00e8 inconoscibile, un lampo che spezza la banalit\u00e0 senza offrire alternative. Per Van Gogh \u00e8 infelicit\u00e0 prometeica, per Nijinsky una tensione eterna tra Dio e dolore.<\/p>\n<p>Queste voci diverse convergono nel delineare la condizione dell\u2019outsider: nato in un mondo senza valori, deve darsene di propri o sar\u00e0 condannato a rimanere un reietto. \u00c8 qui che Wilson introduce Nietzsche, che risolve l\u2019equazione di corpo, sentimenti e intelletto e vede nell\u2019outsider un profeta mascherato. La sua missione \u00e8 scoprire lo scopo pi\u00f9 profondo della propria vita e dedicarvisi con tutte le forze. Non basta, dunque, l\u2019engagement sartriano: serve una missione vera, capace di gridare all\u2019umanit\u00e0 un risveglio.<\/p>\n<p>Il problema, per\u00f2, resta quello dell\u2019identit\u00e0. L\u2019outsider ha trovato un io, ma non \u00e8 il suo vero io. Deve rintracciare la via di ritorno a se stesso, ma non \u00e8 un cammino semplice. Occorre conoscere a fondo la propria prigione interiore, altrimenti si rischia di scavare cunicoli, come l\u2019abate del Conte di Montecristo, solo per ritrovarsi nella cella accanto.<\/p>\n<p>La tradizione letteraria, da Dostoevskij con Memorie dal sottosuolo a Hesse con Il lupo della steppa, ha descritto questa condizione come un continuo oscillare tra disperazione e momenti di lucidit\u00e0. Dostoevskij mostra che dietro l\u2019uomo c\u2019\u00e8 l\u2019abisso del nulla, ma il compito dell\u2019outsider \u00e8 quello di afferrare la vita con pi\u00f9 forza dei borghesi, di costruire nonostante l\u2019assenza di fondamenti.<\/p>\n<p>Alla fine, per Wilson, l\u2019outsider vuole cessare di esserlo: cerca equilibrio, intensit\u00e0, autoespressione. Vorrebbe percepire il mondo con vividezza sensoriale, come Van Gogh o Hemingway, ma anche comprendere l\u2019anima umana, come Barbusse o Dostoevskij. Vuole fuggire dalla trivialit\u00e0 e vivere una maggiore abbondanza di vita. Il suo problema \u00e8, in definitiva, quello di imparare a esprimersi: solo cos\u00ec pu\u00f2 conoscersi davvero e scoprire le proprie potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Dalla via dell\u2019outsider emergono due lezioni fondamentali: che la salvezza non sta nella moderazione ma negli estremi, e che l\u2019uscita dall\u2019irrealt\u00e0 si presenta attraverso momenti di intensit\u00e0, visioni improvvise, lampi che squarciano il velo delle illusioni. L\u2019Outsider non \u00e8 dunque solo un saggio letterario, ma un manifesto filosofico ed esistenziale: un\u2019opera che mette a nudo l\u2019inquietudine dell\u2019uomo moderno e lo invita a guardare in faccia l\u2019abisso, per costruire nonostante tutto.<\/p>\n<p>Colin Wilson, L\u2019Outsider, traduzione di T. Fazi, Atlantide, Roma 2020, pp. 400.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando Colin Wilson pubblic\u00f2 L\u2019Outsider nel 1956, la critica lo colloc\u00f2 subito all\u2019interno del movimento degli angry young&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":154291,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-154290","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/154290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=154290"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/154290\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/154291"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=154290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=154290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=154290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}