{"id":154419,"date":"2025-10-09T00:57:34","date_gmt":"2025-10-09T00:57:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154419\/"},"modified":"2025-10-09T00:57:34","modified_gmt":"2025-10-09T00:57:34","slug":"nel-2024-quasi-l11-dei-molisani-ha-rinunciato-alle-cure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154419\/","title":{"rendered":"Nel 2024 quasi l&#8217;11% dei molisani ha rinunciato alle cure"},"content":{"rendered":"<p><strong>TERMOLI.<\/strong> Diffuso l\u2019ottavo rapporto <strong>sul Servizio sanitario nazionale<\/strong>\u00a0con dati, analisi, criticit\u00e0 e proposte su: finanziamento pubblico, riparto del Fondo sanitario nazionale, spesa sanitaria, Livelli essenziali di assistenza, espansione dei soggetti privati, squilibri del personale sanitario, riforma dell\u2019assistenza territoriale, stato di avanzamento del Pnrr, Piano di Rilancio del Ssn.<\/p>\n<p><strong>In Molise:<\/strong><\/p>\n<p>Riparto Fondo Sanitario Nazionale (FSN):<\/p>\n<p>nel 2023 (anno in cui sono stati modificati i criteri di riparto) il FSN pro-capite in regione \u00e8 stato pari a \u20ac 2.154. Rispetto al 2022 la regione ha registrato un incremento del FSN pro-capite di \u20ac 90, superiore alla media nazionale di \u20ac 71;<\/p>\n<p>nel 2024 la regione ha ricevuto \u20ac 2.235 pro-capite, cifra superiore alla media nazionale di \u20ac 2.181. I nuovi criteri di riparto, infatti, assicurano pi\u00f9 risorse alle Regioni con popolazione pi\u00f9 anziana e il Molise possiede un indice di vecchiaia particolarmente elevato.<\/p>\n<p>Rinuncia alle prestazioni sanitarie:<\/p>\n<p>nel 2024 il 10,9% dei cittadini \u2013 oltre 31,5 mila persone \u2013 ha dichiarato di aver rinunciato ad una o pi\u00f9 prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 1,9 punti percentuali rispetto al 2023.<\/p>\n<p>L\u2019aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) \u00e8 pari a 82,5 anni (media nazionale 83,4).<\/p>\n<p>Personale sanitario:<\/p>\n<p>nel 2023, a livello regionale si registrano 9,8 unit\u00e0 di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9);<\/p>\n<p>nel 2023, a livello regionale si registrano 1,45 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85). Ultima fra le regioni;<\/p>\n<p>nel 2023, a livello regionale si registrano 4,6 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7);<\/p>\n<p>nel 2023, a livello regionale, il rapporto medici-infermieri \u00e8 pari a 3,18 (media Italia 2,54).<\/p>\n<p>PNRR (dati Agenas al 30 giugno 2025 e che riguardano servizi e strutture finanziati con risorse PNRR e con risorse diverse dal PNRR):<\/p>\n<p>Case della Comunit\u00e0: a fronte di una programmazione complessiva di 13 Case di Comunit\u00e0, al 30 giugno 2025 2 hanno attivato almeno un servizio, 4 hanno attivato tutti i servizi obbligatori di cui 2 con presenza di medici e infermieri.<\/p>\n<p>Centrali Operative Territoriali: al 30 giugno 2025 il 100% delle Centrali Operative Territoriali sono pienamente funzionanti e certificate.<\/p>\n<p>Ospedali di Comunit\u00e0: a fronte di una programmazione complessiva di 2 Ospedali di Comunit\u00e0, al 30 giugno 2025 entrambi sono stati dichiarati attivi dalla Regione.<\/p>\n<p>Si riportano inoltre i dati presenti nell\u20198\u00b0 Rapporto GIMBE gi\u00e0 oggetto di precedenti comunicati stampa:<\/p>\n<p>Cure essenziali: nel 2023 il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ovvero le prestazioni che il SSN eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, \u00e8 di 193 (punteggio max 300). Secondo l\u2019analisi GIMBE il Molise si posiziona 15a tra le regioni e province autonome ed \u00e8 risultata inadempiente secondo il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) con un punteggio insufficiente nell\u2019area della prevenzione collettiva e sanit\u00e0 pubblica. Rispetto al 2022 (anno in cui la Regione \u00e8 risultata comunque inadempiente), nel 2023 il punteggio totale della Regione \u00e8 migliorato (+15).<\/p>\n<p>In dettaglio, dalla valutazione dei 26 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanit\u00e0 pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Regione si colloca:<\/p>\n<p>\u2022\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 17a per l\u2019area della prevenzione;<\/p>\n<p>\u2022\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 12a per l\u2019area distrettuale;<\/p>\n<p>\u2022\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 18a per l\u2019area ospedaliera.<\/p>\n<p>Mobilit\u00e0 sanitaria: nel 2022 si rileva un saldo positivo moderato della mobilit\u00e0 sanitaria regionale, pari a \u20ac 26,4 milioni \u2013 in riduzione di \u20ac 17,5 milioni rispetto al 2021 \u2013 di cui:<\/p>\n<p>crediti: \u20ac 109.351.329 ovvero la Regione si colloca in 11a posizione\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n<p>debiti: \u20ac 82.970.138 ovvero la Regione si colloca in 18a posizione<\/p>\n<p>Il volume dell\u2019erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private \u00e8 un indicatore della presenza e della capacit\u00e0 attrattiva del privato accreditato. La Regione si colloca in 1a posizione con le strutture private che erogano il 90,6% del valore totale della mobilit\u00e0 sanitaria attiva regionale (media Italia 54,4%).<\/p>\n<p>Medici di Medicina Generale:<\/p>\n<p>il massimale di 1.500 assistiti viene superato dal 21,6% del totale dei MMG della regione. La media nazionale \u00e8 pari al 51,7%;<\/p>\n<p>il numero medio di assistiti per MMG al 1\u00b0 gennaio 2024 nell\u2019intera regione \u00e8 pari a 1.100 (media nazionale 1.374);<\/p>\n<p>secondo la stima GIMBE, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 MMG ogni 1.200 assistiti, al 1\u00b0 gennaio 2024 in regione non si rilevano carenze di MMG;<\/p>\n<p>tra il 2019 e il 2023 i MMG in regione si sono ridotti del 4,3%. La media nazionale della riduzione \u00e8 pari all\u201912,7%;<\/p>\n<p>nel 2024 i partecipanti al concorso nazionale per il Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale sono stati inferiori ai posti disponibili: -12 candidati (-67%) rispetto alle borse finanziate (media Italia -15%).<\/p>\n<p>Pediatri di Libera Scelta:<\/p>\n<p>facendo riferimento al rapporto ottimale di 1 PLS ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall\u2019ultimo Accordo Collettivo Nazionale) al 1\u00b0 gennaio 2024 non si registra una carenza di Pediatri di Libera Scelta;<\/p>\n<p>entro il 2028 9 Pediatri di Libera Scelta raggiungeranno l\u2019et\u00e0 di pensionamento di 70 anni;<\/p>\n<p>il numero medio di assistiti per Pediatra di Libera Scelta \u00e8 pari a 789, sotto media nazionale (900 assistiti per PLS) e al di sotto del massimale senza deroghe (ovvero 1.000 assistiti per PLS);<\/p>\n<p>il 69,4% degli assistiti in carico ai Pediatri di Libera Scelta ha pi\u00f9 di 5 anni (media nazionale 81,2%).<\/p>\n<p>\u00abSiamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre pi\u00f9 demotivato che abbandona la sanit\u00e0 pubblica. \u00c8 la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto \u2013 presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati \u2013 la presentazione dell\u20198\u00b0 Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN).<\/p>\n<p><strong>Definanziamento perenne.<\/strong> Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (FSN) nel triennio 2023-2025 \u00e8 cresciuto di ben \u20ac 11,1 miliardi: da \u20ac 125,4 miliardi del 2022 a \u20ac 136,5 miliardi del 2025 (figura 1). Risorse in buona parte erose dall\u2019inflazione \u2013 che nel 2023 ha toccato il 5,7% \u2013 e dall\u2019aumento dei costi energetici. \u00abMa dietro l\u2019aumento dei miliardi \u2013 afferma Cartabellotta \u2013 si cela un imponente e costante definanziamento, perch\u00e9 cambiando unit\u00e0 di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili\u00bb. <a>Infatti, la percentuale del FSN sul <\/a>PIL al 31 dicembre 2024 \u00e8 scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025 (figura 2), pari a una riduzione in termini assoluti di \u20ac 4,7 miliardi nel 2023, \u20ac 3,4 miliardi nel 2024 e \u20ac 5 miliardi nel 2025. \u00abIn altre parole \u2013 spiega il Presidente \u2013 se \u00e8 certo che nel triennio 2023-2025 il FSN \u00e8 aumentato di \u20ac 11,1 miliardi, \u00e8 altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanit\u00e0 ha lasciato per strada \u20ac 13,1 miliardi\u00bb.<\/p>\n<p>Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2025 del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria\/PIL stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica (tabella 1). \u00a0Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta un\u2019altra storia: la quota di PIL destinata al FSN scender\u00e0 dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: \u20ac 7,5 miliardi per il 2025, \u20ac 9,2 miliardi nel 2026, \u20ac 10,3 miliardi nel 2027, \u20ac 13,4 miliardi nel 2028. \u00abSenza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 \u2013 avverte Cartabellotta \u2013 questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringer\u00e0 le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale\u00bb. Eppure il finanziamento della sanit\u00e0 pubblica non \u00e8 una variabile negoziabile, come ribadito dalla Corte Costituzionale con il netto cambio di passo dal \u201cdiritto finanziariamente condizionato\u201d alla \u201cspesa costituzionalmente necessaria\u201d per finanziare i LEA: la Consulta ha riaffermato che la tutela della salute \u00e8 un diritto incomprimibile che lo Stato deve garantire prioritariamente, recuperando le risorse necessarie da altri capitoli di spesa pubblica.<\/p>\n<p><strong>Riparto del fondo sanitario <\/strong><strong>lontano dall\u2019equit\u00e0<\/strong><strong>.<\/strong> La revisione dei criteri di riparto ha introdotto lievi effetti redistributivi per le Regioni del Mezzogiorno, compensando solo in parte lo svantaggio che assegna pi\u00f9 risorse alle Regioni con popolazione pi\u00f9 anziana. Infatti, in termini di riparto pro-capite, nel 2024 la Liguria (\u20ac 2.261) guida la classifica, seguita da Molise (\u20ac 2.235), Sardegna (\u20ac 2.235) e Umbria (\u20ac 2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni pi\u00f9 giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media nazionale: Campania (\u20ac 2.135), Lombardia (\u20ac 2.154), Lazio (\u20ac 2.164) e Sicilia (\u20ac 2.166) (figura 3). Rispetto alla media nazionale di \u20ac 2.181 pro-capite, nel 2024 il gap va dai +\u20ac 79,84 della Liguria ai -\u20ac 80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +\u20ac 159,5 milioni del Piemonte ai -\u20ac 256,5 milioni della Campania e ai -\u20ac 268,5 milioni della Lombardia (figura 4). \u00abI meccanismi di riparto \u2013 denuncia Cartabellotta \u2013 restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacit\u00e0 di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate. Inoltre, le nuove variabili su mortalit\u00e0 precoce e condizioni socio-economiche pesano troppo poco: solo l\u20191,5% sul riparto complessivo Infine, in assenza di criteri oggettivi e trasparenti, la quota premiale si \u00e8 trasformata in un meccanismo di compensazione politica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Spesa sanitaria: il peso sulle famiglie e le rinunce alle cure<\/strong>. Secondo i dati ISTAT, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a \u20ac 185,12 miliardi: \u20ac 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e \u20ac 47,66 miliardi di spesa privata di cui \u20ac 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e \u20ac 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni (figura 5). Complessivamente l\u201986,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% \u00e8 intermediata. \u00abLa spesa delle famiglie \u2013 spiega Cartabellotta \u2013 viene inoltre \u201carginata\u201d da fenomeni che riducono l\u2019equit\u00e0 dell\u2019accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilit\u00e0 economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie\u00bb. Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna (figura 6). Il quadro \u00e8 destinato a peggiorare, complice l\u2019aumento della povert\u00e0 assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). \u00abL\u2019aumento della spesa a carico delle famiglie \u2013 osserva Cartabellotta \u2013 rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanit\u00e0 di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza pi\u00f9 la sicurezza di poter contare su una sanit\u00e0 pubblica che garantisca certezze\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Livelli Essenziali di Assistenza, mobilit\u00e0 sanitaria e divari Nord-Sud.<\/strong> Il 2023 certifica un\u2019Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna (tabella 2). La cartina al tornasole degli adempimenti LEA \u00e8 la mobilit\u00e0 sanitaria che nel 2022 vale oltre \u20ac 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre \u20ac 100 milioni. Le conseguenze di questa permanente \u201cfrattura strutturale\u201d tra Nord e Sud si riflettono anche nell\u2019aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno \u00e8 pari o inferiore alla media nazionale. Le stime ISTAT per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: dagli 84,7 anni della Provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania, un gap di ben 3 anni. (figura 7). \u00abUn drammatico segnale \u2013 commenta Cartabellotta \u2013 che testimonia la bassa qualit\u00e0 dei servizi sanitari del Mezzogiorno, oltre al fallimento di Piani di rientro e Commissariamenti nella riqualificazione e riorganizzazione sanitaria delle Regioni del Sud: qui i cittadini vivono una sanit\u00e0 peggiore, devono spendere per curarsi altrove e pagano imposte regionali pi\u00f9 alte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Espansione dei soggetti privati. <\/strong>\u00abNessun Governo \u2013 spiega Cartabellotta \u2013 ha mai dichiarato di voler privatizzare il SSN. Ma il continuo indebolimento della sanit\u00e0 pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanit\u00e0 privata convenzionata\u00bb. Oggi i soggetti privati in sanit\u00e0 si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o \u201cprivato puro\u201d), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. \u00abUn ecosistema complesso e intricato \u2013 aggiunge il Presidente \u2013 dove \u00e8 difficile mantenere l\u2019equilibrio tra l\u2019obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profitti\u00bb. Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto \u20ac 28,7 miliardi, ma in termini percentuali \u00e8 scesa al minimo storico del 20,8% (figura 8). A correre davvero \u00e8 invece il \u201cprivato puro\u201d: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture \u00e8 aumentata del 137%, passando da \u20ac 3,05 miliardi a \u20ac 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato \u00e8 cresciuta \u201csolo\u201d del 45%, con un divario che si \u00e8 ridotto da \u20ac 2,2 miliardi nel 2016 a \u20ac 390 milioni nel 2023 (figura 9). \u00abQuesto scenario \u2013 avverte Cartabellotta \u2013 documenta una profonda evoluzione dell\u2019ecosistema dei privati in sanit\u00e0, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi pu\u00f2 permetterselo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Squilibri del personale sanitario: tanti medici, pochissimi infermieri.<\/strong> In Italia nel 2023 i medici dipendenti sono 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo i dati OCSE, che includono tutti i medici in attivit\u00e0 compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. Siamo secondi dopo l\u2019Austria, con un valore nettamente superiore alla media OCSE (3,9) e a quella dei paesi europei (4,1) (figura 10). \u00abQuesti numeri \u2013 osserva Cartabellotta \u2013 dimostrano che in Italia non c\u2019\u00e8 affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal SSN e carenze selettive in specialit\u00e0 ritenute poco attrattive e nella medicina generale\u00bb. Al podio per numero di medici fa da contraltare la posizione di coda del nostro Paese per il numero di infermieri: 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media OCSE di 9,5 (figura 11). Secondo i dati nazionali, nel 2023 sono 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria (figura 12). A peggiorare lo scenario si aggiunge il crollo dell\u2019attrattivit\u00e0 per la professione: per l\u2019anno accademico 2025\/2026 il rapporto tra domande presentate e posti disponibili al Corso di Laurea in Infermieristica \u00e8 crollato a 0,92. Sul fronte della medicina territoriale, al 1\u00b0 gennaio 2024 si stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta, che rende spesso difficile trovare un professionista vicino al proprio domicilio. Infine, le retribuzioni restano ben al di sotto della media OCSE: a parit\u00e0 di potere di acquisto per i consumi privati, per i medici specialisti la retribuzione media in Italia \u00e8 di $ 117.954 (media OCSE $ 131.455) e per gli infermieri ospedalieri di $ 45.434 (media OCSE $ 60.260). \u00abRimane incomprensibile \u2013 commenta Cartabellotta \u2013 la scelta di formare pi\u00f9 medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanit\u00e0 pubblica e restituire attrattivit\u00e0 e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all\u2019estero\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Riforma dell\u2019assistenza territoriale. <\/strong>Il recente <a href=\"http:\/\/www.agenas.gov.it\/images\/2025\/dm77\/Report_Nazionale_DM77_I_semestre_2025.pdf\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">monitoraggio Agenas sull\u2019attuazione del DM 77\/2022<\/a> rileva ritardi e disomogeneit\u00e0 regionali. Fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali il cui target \u00e8 stato gi\u00e0 raggiunto, al 30 giugno 2025 delle 1.723 Case della Comunit\u00e0 programmate, 218 (12,7%) avevano attivato tutti i servizi previsti e di queste solo 46 (2,7%) disponevano di personale medico e infermieristico (tabella 3). Per gli Ospedali di Comunit\u00e0, a fronte di 592 strutture programmate, solo 153 (26%) sono state dichiarate attive, per complessivi 2.716 posti letto (tabella 4). Quanto all\u2019Assistenza Domiciliare Integrata, la copertura formale \u00e8 garantita in tutte le Regioni tranne che in Sicilia (78%). Ma dietro i numeri emergono diseguaglianze nell\u2019erogazione dei singoli servizi, con carenze significative in quelli socio-assistenziali (tabella 5).<\/p>\n<p><strong>Stato di avanzamento del PNRR: <\/strong><strong>luci e ombre<\/strong><strong>.<\/strong> Per portare a termine la Missione Salute mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026, una data che segna non solo la scadenza degli adempimenti burocratici, ma la reale consegna di strutture e servizi ai cittadini. Dal monitoraggio indipendente GIMBE emerge che 4 target sono in anticipo o gi\u00e0 completati: ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica; altri 5 non sono valutabili per mancanza di dati pubblici. 2 i target presentano ritardi: riguardo agli interventi di antisismica, al 25 febbraio 2025 risultano attivi o conclusi circa 86 cantieri, ma la spesa totale non raggiunge l\u201911% del finanziamento e nel Mezzogiorno \u00e8 del 6% circa. Relativamente all\u2019adozione da parte di tutte le Regioni del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), al 31 marzo 2025 solo 6 documenti su 16 \u2013 lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e di radiologia, prescrizione farmaceutica e specialistica e verbale di pronto soccorso \u2013 sono disponibili in tutte le Regioni. Inoltre, solo il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE con un divario enorme tra le Regioni: dall\u20191% in Abruzzo, Calabria e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Infine, 3 target risultano in netto ritardo: potenziamento delle terapie intensive e semi-intensive, attivazione di Case di Comunit\u00e0 e Ospedali di Comunit\u00e0. \u00abNonostante la rimodulazione al ribasso concessa dall\u2019Europa \u2013 osserva Cartabellotta \u2013 i ritardi sono molto preoccupanti, in particolare in alcune Regioni. Anche perch\u00e9, oltre al completamento delle strutture, rimane il nodo del personale: carenza di infermieri e incertezze sulla reale disponibilit\u00e0 dei medici di famiglia a lavorare in queste strutture\u00bb. In dettaglio, il target prevede che dovranno essere pienamente funzionanti almeno 1.038 Case della Comunit\u00e0 e almeno 307 Ospedali di Comunit\u00e0, dotati di servizi e personale sanitari entro il 30 giugno 2026. <a>Al 30 giugno 2025, per 218 Case della Comunit\u00e0 <\/a><a>(21%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi, ma di queste solo 46 (4,4%) dispongono di personale medico e infermieristico<\/a>; gli Ospedali di Comunit\u00e0 dichiarati attivi dalle Regioni erano invece solo 153 (49,8%). \u00abIn questo scenario \u2013 avverte Cartabellotta \u2013 la \u201cvolata finale\u201d del PNRR impone una convergenza di sforzi tra Governo, Regioni e ASL per trasformare le risorse in servizi accessibili per i cittadini. Altrimenti rischiamo di lasciare in eredit\u00e0 alle future generazioni strutture vuote, tecnologie digitali non integrate nel SSN insieme ad un pesante indebitamento, sprecando cos\u00ec un\u2019occasione irripetibile per rafforzare la sanit\u00e0 pubblica\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il Piano di Rilancio del SSN. <\/strong>\u00abIl futuro del SSN \u2013 conclude Cartabellotta \u2013 si gioca su una scelta politica netta: considerare la salute un investimento strategico del Paese o continuare a trattarla come un costo da comprimere. Il Piano di Rilancio della Fondazione GIMBE punta in una direzione chiara: rafforzare e innovare quel modello di SSN istituito nel 1978, finanziato dalla fiscalit\u00e0 generale e basato su princ\u00ecpi di universalit\u00e0, uguaglianza ed equit\u00e0, al fine di garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute a tutte le persone. Ma perch\u00e9 questo Piano sia attuabile, la Fondazione GIMBE invoca un nuovo patto. Un patto politico che superi ideologie partitiche e avvicendamenti di Governo, riconoscendo nel SSN un pilastro della democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo economico; un patto sociale che renda i cittadini consapevoli del valore della sanit\u00e0 pubblica e li educhi a un uso responsabile dei servizi; un patto professionale in cui tutti gli attori della sanit\u00e0 devono rinunciare ai privilegi di categoria per salvaguardare il bene comune\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_01_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" false=\"\" true=\"\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"522\" data-id=\"318398\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_01_20251008.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-318398\"  \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_02_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" false=\"\" true=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"765\" height=\"489\" data-id=\"318397\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_02_20251008.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-318397\"  \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_03_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" false=\"\" true=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"767\" data-id=\"318414\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_03_20251008.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-318414\"  \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_04_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" 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href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_09_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" false=\"\" true=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"731\" height=\"513\" data-id=\"318400\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_09_20251008.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-318400\"  \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_10_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" false=\"\" true=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"717\" height=\"459\" data-id=\"318417\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_10_20251008.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-318417\"  \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Figura_11_20251008.png\" data-fancybox=\"gallery\" data-options=\"{\" toolbar=\"\" 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