{"id":154677,"date":"2025-10-09T04:20:13","date_gmt":"2025-10-09T04:20:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154677\/"},"modified":"2025-10-09T04:20:13","modified_gmt":"2025-10-09T04:20:13","slug":"alessandro-baricco-laddio-al-novecento-dei-ragazzi-nelle-piazze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/154677\/","title":{"rendered":"Alessandro Baricco: l\u2019addio al Novecento dei ragazzi nelle piazze"},"content":{"rendered":"<p>Questo testo \u00e8 stato pubblicato dall&#8217;autore su Substack. E&#8217; di libera circolazione e appartiene a tutti.<\/p>\n<p>Adesso \u00e8 difficile individuarlo, ma c\u2019\u00e8 stato un giorno, recente, in cui <strong>Gaza <\/strong>ha smesso di essere il nome di una terra per diventare la definizione di un limite: la linea rossa che molti di noi hanno scelto come confine invalicabile. Da quel giorno, lottare al fianco di Gaza non \u00e8 pi\u00f9 stata una <strong>scelta politica<\/strong>, da legittimare o da porre in discussione. <\/p>\n<p>\u00c8 diventata una mossa mentale in cui una certa umanit\u00e0 ha preso distanza da un\u2019altra, rivendicando una propria idea della Storia e richiedendo indietro il mondo a chi glielo stava scippando. <\/p>\n<p>Non \u00e8 contato pi\u00f9 niente quel che eventualmente si pensava del <strong>conflitto tra Hamas e Israele<\/strong>, e neppure i pregiudizi che si potevano avere sugli ebrei o sul terrorismo: si \u00e8 tutto spento come una candela in una casa che brucia, da quando <strong>Gaza \u00e8 divenuta molto di pi\u00f9 che una situazione geopolitica<\/strong> su cui prendere posizione: oggi \u00e8 il nome di un certo modo di stare al mondo.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/010931042-b9ae4d4a-61e4-4624-87d2-ea00a2191d13.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>I primi a capirlo, mi \u00e8 sembrato, sono stati <strong>i giovani, quelli tra i 15 e i 25 anni.<\/strong> Faceva strano vederli tirare fuori quelle bandiere palestinesi, d\u2019improvviso usciti dal loro <strong>letargo politico<\/strong>. Voglio dire, erano ragazzi con cui era difficile parlare di Salvini, di Meloni, perfino di Trump. Non sembravano interessati. <strong>Cambiamento climatico e identit\u00e0 di genere<\/strong>, quelle erano le cose che li appassionavano. Poi, un giorno, te li ritrovi in piazza, quattro gatti, con quella bandiera di una terra lontana di cui, obiettivamente, non sapevano quasi nulla. Oggi che centinaia di migliaia di persone, in tutto il mondo, scendono in piazza con quella bandiera addosso, bisogna ammettere che quei ragazzi erano un quarto d\u2019ora davanti a tutti: e adesso \u00e8 molto, davvero molto importante capire in cosa <strong>hanno anticipato gli altri<\/strong>, e qual \u00e8 il salto concettuale che hanno fatto con una velocit\u00e0 di cui nessun altro \u00e8 stato capace.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> C\u2019\u00e8 una falda, e noi ci abitiamo giusto sopra. Da una parte la terra emersa del <strong>Novecento<\/strong>, con i suoi valori, i suoi principi e la sua storia tragica. E dall\u2019altra un continente, ancora spesso sommerso, che sta staccandosi dal Novecento, spinto della <strong>rivoluzione digitale<\/strong>, motivato dal disprezzo per gli orrori passati e diretto da un\u2019intelligenza di tipo nuovo. Dove si consuma la frattura, la terra trema. Il Novecento non cede, e il <strong>nuovo continente<\/strong> continua a strappare. Non nutrirei grandi dubbi su come andr\u00e0 a finire: <strong>il Novecento andr\u00e0 alla deriva<\/strong>, continente quasi inabitato, destinato ad essere studiato nei libri e nei musei. <\/p>\n<p>Ma in questi ultimi mesi siamo stati costretti a ricordare una verit\u00e0 scomoda, che forse avevamo rimosso: non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 pericoloso di un animale morente.  Entrato in <strong>agonia<\/strong>, il Novecento ha iniziato ad abbandonare la <strong>composta resistenza <\/strong>che aveva declinato con fermezza e, fiutata la fine, ha iniziato a menare colpi violenti, diventando estremamente aggressivo. Lo ha fatto resuscitando uno dei suoi tratti identitari pi\u00f9 forti: <strong>credere che la guerra sia una soluzione<\/strong>, e la sofferenza dei civili un prezzo accettabile con cui finanziare lo scontro tra le \u00e9lites. Sia l\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina sia la guerra tra Hamas e Israele affondano le loro origini in pieno Novecento. Ancora vi si percepisce l\u2019onda d\u2019urto di fenomeni come <strong>l\u2019Imperialismo e il Colonialismo<\/strong> che sono stati marchi di fabbrica del pensare Otto-Novecentesco. Vi si riconoscono facilmente conti rimasti aperti dalla Seconda Guerra Mondiale o dalla Guerra Fredda. E vi risulta spalancato il catalogo di prodotti con cui il Novecento ha venduto se stesso per lungo tempo: <strong>il culto dei confini, la centralit\u00e0 delle armi e degli eserciti, la religione del nazionalismo<\/strong>. \u00c8 tutto un unico pacchetto: \u00e8 il colpo di coda dell\u2019animale morente. L\u2019onda lunga di un disastro.<\/p>\n<p><strong>3. <\/strong>Di fronte a tutto ci\u00f2, all\u2019inizio \u00e8 stato difficile <strong>capire<\/strong>. Sembravano scosse sismiche, assestamenti del terreno. \u00c8 stato il momento in cui aveva senso schierarsi, o tirare linee tra buoni e cattivi. Lo abbiamo fatto, ognuno secondo le proprie convinzioni. <strong>Poi \u00e8 arrivata Gaza<\/strong>. Allora, d\u2019istinto, si \u00e8 sentito che <strong>c\u2019era una sola linea, in realt\u00e0<\/strong>, ed era quella tracciata dalla falda su cui stiamo in bilico. Un mondo morente, da una parte, un nuovo continente, dall\u2019altra.  \u00c8 sembrato urgente dire da che parte stavamo. E Gaza ci ha aiutato a farlo, perch\u00e9 \u00e8 una sintesi rovente, chiarissima, di una <strong>spaccatura enorme<\/strong> \u2013 \u00e8 dove un intero terremoto trema una volta sola, in un solo posto, in un solo momento.<\/p>\n<p><strong>4. <\/strong>Molti, nel prendere partito, si sono schierati dalla parte del continente che si sta staccando. Ancora una volta mi piace chiarire <strong>un concetto che mi sembra prezioso<\/strong>. Nulla ci garantisce che la civilt\u00e0 che stiamo costruendo sar\u00e0, alla resa dei conti, migliore di quella che l\u2019ha preceduta: ma possiamo dire con una certa sicurezza che \u00e8 nata per smantellare gli schemi che hanno reso possibile <strong>il disastro del Novecento <\/strong>(due guerre mondiali, i campi di sterminio, la bomba atomica, la Guerra Fredda, l\u2019epoca d\u2019oro dei totalitarismi \u2013 voglio ricordare.) Della cosiddetta <strong>rivoluzione digitale<\/strong> si pu\u00f2 pensare quello che si vuole ma sarebbe sciocco non ammettere che, consapevolmente o meno, ha fatto saltare i bunker strutturali e culturali su cui il Novecento aveva potuto edificare il proprio disastro: attraverso il digitale abbiamo scelto un <strong>mondo immensamente pi\u00f9 liquido, pi\u00f9 trasparente<\/strong>, in cui muri e confini perdono di consistenza; abbiamo accettato il rischio di liberare tutte le informazioni e le opinioni mettendole in circolo quasi <strong>senza cautele<\/strong>; abbiamo accelerato tutti i tempi generando di fatto un tavolo da gioco che si modifica in continuazione impedendo alle idee di <strong>sclerotizzarsi <\/strong>o di assurgere a miti; abbiamo reso estremamente difficile creare sacche protette dove far accadere la Storia al riparo da sguardi indiscreti; e abbiamo reso pi\u00f9 impervio <strong>l\u2019esercizio del dominio<\/strong> da parte di qualsiasi \u00e9lite. Nessuna di queste mosse \u00e8 esente dal rischio di drammatici effetti collaterali: ma se le abbiamo fatte \u00e8 per una ragione che non dobbiamo mai perdere di vista: ci \u00e8 sembrato <strong>urgente<\/strong> provare a vivere in modo diverso, per non morire nello stesso modo dei padri. <\/p>\n<p>E ci era chiaro che il <strong>cuore <\/strong>della faccenda era proprio l\u00ec dove guerra, violenza e armi formavano un gorgo primitivo di cui volevamo cancellare ogni traccia. Se c\u2019era un modo <strong>traumatico <\/strong>ma definitivo di ricordarci tutto questo, <strong>Gaza \u00e8 quel modo<\/strong>. Ha ricordato a molti di noi che stiamo gi\u00e0 vivendo in un mondo diverso &#8211; con le nostre menti, coi nostri gesti quotidiani \u2013 un mondo diverso dove Gaza non \u00e8 possibile. Di pi\u00f9:<strong> non siamo disposti ad accettare<\/strong> che l\u2019animale morente riprenda il centro della scacchiera, e ci riporti indietro, e tenga in ostaggio le nostre visioni. Al di l\u00e0 dell\u2019istintiva e dolorosa pietas che Gaza ispira, l\u2019insulto vero \u00e8 sentirsi scippare &#8211; con violenza, arroganza e ferocia &#8211; di una cosa troppo preziosa: <strong>il futuro che vogliamo<\/strong>. Chi poteva capirlo meglio che dei ragazzini?<\/p>\n<p><strong>5. <\/strong>Poi in una protesta di piazza defluiscono motivazioni, e risentimenti, di ogni tipo, va da s\u00e9. Ma resto convinto che la<strong> spinta centrale <\/strong>dell\u2019adesione alla causa di Gaza sia costituita da una precisa scelta di campo su questa storia di due civilt\u00e0 a confronto, che in Gaza si scontrano col massimo dell\u2019evidenza. Mi rendo d\u2019altronde conto che non si tratta di un\u2019adesione maggioritaria, per quanto sorprendentemente massiccia. Ma l\u00ec entra in gioco un altro fenomeno che mi ha sorpreso e che avevo intravisto solo in parte: la <strong>tremenda resistenza del Novecento<\/strong>. Se provo a spiegarla, mi viene in mente questo: c\u2019\u00e8 un enorme parte del tessuto economico, politico, intellettuale e sociale che sapeva giocare il gioco del Novecento ma non sa ancora giocare quello della <strong>nuova civilt\u00e0<\/strong>. Quindi si acquatta tra le pieghe dell\u2019animale morente. Faccio un caso molto concreto:<strong> c\u2019\u00e8 molta gente che sa fare i soldi nell\u2019habitat del Novecento<\/strong> e che non sa ancora come farli nella civilt\u00e0 digitale<\/p>\n<p>. Un esempio facile:<strong> i media<\/strong>. I grandi, tradizionali media del passato, intendo. I<strong> giornali cartacei<\/strong>, per dire, altri animali morenti (e lo dico con tristezza). La leggerezza con cui spesso soffiano sui venti di guerra tradisce l\u2019istinto ad andarsi a rifugiare nei toni, e nelle idee, che a lungo hanno assicurato loro una qualche <strong>centralit\u00e0<\/strong>, e dunque dei solidi profitti. Comprensibile, ma <strong>pericolosissimo<\/strong>. Non meno trasparente \u00e8 la volutt\u00e0 con cui intere <strong>\u00e9lites intellettuali<\/strong> \u2013 per le quali la lucidit\u00e0 dovrebbe essere un dovere \u2013 vengono sedotte e ipnotizzate dall\u2019animale morente e lo ricollocano al centro del gioco. Non sembra essere alla loro portata articolare visioni, o anche solo analisi, applicabili alla mappa del mondo nuovo: continuano ad <strong>articolare partite raffinate<\/strong> su una scacchiera che dovrebbero essere i primi a distruggere. Lo fanno con una voluttuosa propensione all\u2019autodistruzione. \u00c8 un fenomeno doloroso.  Di fatto, gli scontri di civilt\u00e0 si decidono in buona parte sulla capacit\u00e0 di narrazione, cio\u00e8 sull\u2019efficacia con cui alcuni riescono a <strong>convertire <\/strong>una nebulosa di fatti in una storia convincente, e dunque in realt\u00e0. Che cos\u00ec tanti narratori di talento lavorino in queste ore per portare ossigeno a una <strong>narrazione esausta <\/strong>come quella del Novecento \u2013 lei e la sua desolante <strong>epica guerriera<\/strong> \u2013 e cosa che inclina a reazioni durissime.<\/p>\n<p><strong>6. <\/strong>Se le cose stanno anche solo lontanamente come ho cercato di descrivere, \u00e8 ovvio che <strong>l\u2019Europa <\/strong>avrebbe, in questo momento storico, un ruolo <strong>fondamentale<\/strong>. \u00c8 vero che il nostro continente \u00e8 molto vecchio e quindi necessariamente piegato sotto il peso della <strong>nostalgia<\/strong>. Ma \u00e8 anche vero che noi siamo il Novecento e che quindi nessuno lo conosce come noi: dove il Novecento \u00e8 stato <strong>tragedia<\/strong>, e dove \u00e8 stato <strong>meraviglia<\/strong>, noi c\u2019eravamo, pi\u00f9 di chiunque altro. Sappiamo esattamente dove sono le trappole, dove sono gli errori e dov\u2019\u00e8 il trucco. Ci basta un minimo di lucidit\u00e0 per capire come funziona l\u2019animale morente e per questo nulla dovrebbe essere pi\u00f9 lontano da noi che averne paura: una sola cosa dovremmo fare e avremmo la capacit\u00e0 di fare: finirlo. <br \/>Vorrei essere chiaro: non significa<strong> consegnarsi ciecamente alla civilt\u00e0 digitale<\/strong>, significa usarla per sfilarsi via per sempre dai nostri errori. Ma non \u00e8 quello che stiamo facendo. Sentire la parola <strong>riarmo<\/strong> filtrare dalle pi\u00f9 rappresentative menti del continente \u00e8 una vergogna, e a livello intellettuale un<strong> fenomeno incomprensibile<\/strong>. Essere costretti ad ascoltare i toni virili con cui si promette di difendere ogni singolo metro della nostra amata terra europea \u00e8 inaccettabile. Piuttosto, ci sarebbe da dire con tutt\u2019altra mitezza che <strong>difenderemo <\/strong>ogni singolo metro della civilt\u00e0 che stiamo immaginando, e non lo faremo con le armi, ma con <strong>l\u2019ottusa pazienza<\/strong> con cui l\u2019animale cerca l\u2019acqua e i fiumi il mare.<\/p>\n<p><strong>7. <\/strong>Ci sarebbe anche <strong>Trump<\/strong>, osserva qualcuno. E soprattutto<strong> l\u2019America trumpiana<\/strong>. Giusto. Ma l\u00ec, sono sincero, <strong>non riesco a capire molto<\/strong>, mi mancano gli elementi. Credo che si dovrebbe vivere a lungo negli Stati Uniti, in questi anni, per capire. Da lontano colgo giusto l\u2019urgenza di non scambiare il trumpismo \u2013 cos\u00ec come certi populismi europei \u2013 come l\u2019ennesima zampata dell\u2019animale morente. Non \u00e8 cos\u00ec semplice. L\u00ec dentro c\u2019\u00e8<strong> un incrocio di correnti <\/strong>che \u00e8 difficile da analizzare. Sicuramente c\u2019\u00e8 <strong>un\u2019istintiva regressione a schemi di pensiero novecenteschi<\/strong>, tanto rudimentali quanto utili nei momenti di confusione. Il ritorno al culto dei muri e dei confini ne \u00e8 un chiaro esempio. Ma questa regressione non si d\u00e0 in purezza, come avrebbe fatto nel Novecento, e piuttosto viaggia costantemente diluita in sostanze che sembrano piuttosto arrivare da certa chimica tipica della nuova civilt\u00e0: il sospetto per le \u00e9lites, <strong>l\u2019individualismo di massa,<\/strong> perfino una certa inclinazione a interpretare la realt\u00e0 con gli schemi formali del gioco, spostando su una superficie vagamente ludica il baricentro delle cose e <strong>diffidando della profondit\u00e0 <\/strong>come codice di lettura del reale. Certo, l\u2019assemblaggio \u00e8 duro da digerire per la sua tendenza a virare sul volgare, il protervo, l\u2019adolescenziale e il semplicemente imbecille. Ma <strong>le rivoluzioni, \u00e8 inevitabile, producono spettacolari contromovimenti <\/strong>di cui non sempre si pu\u00f2 controllare il design. Quella francese del 1789, per dire \u2013 una rivoluzione che ha cambiato mezzo mondo \u2013 rimbalz\u00f2 in una turgida acrobazia il cui kitsch \u00e8 splendidamente riassunto nel <strong>quadro di Ingres dedicato a Napoleone imperatore<\/strong>. Vale la pena dargli un\u2019occhiata.<\/p>\n<p>    <img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/010935998-b259fec2-5f0b-4693-bb8a-e110b7343a97.jpg\" class=\"lazyload\"\/><\/p>\n<p>Tra la presa della Bastiglia e quel quadro passarono 17 anni. Gli stessi che sono passati dalla presentazione del primo iPhone alla vittoria di Trump alle presidenziali del 2024. (S\u00ec, mi rendo conto che il paragone delizierebbe il vecchio Donald. Mi scuso. Ma rendeva l\u2019idea).<\/p>\n<p>Se questo testo vi piace, <strong>diffondetelo<\/strong>. Se vi piace molto, traducetelo, prima che lo faccia l\u2019IA, e fatelo girare. Grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo testo \u00e8 stato pubblicato dall&#8217;autore su Substack. E&#8217; di libera circolazione e appartiene a tutti. 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