{"id":155028,"date":"2025-10-09T08:22:15","date_gmt":"2025-10-09T08:22:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/155028\/"},"modified":"2025-10-09T08:22:15","modified_gmt":"2025-10-09T08:22:15","slug":"lartista-bruno-catalano-il-vuoto-che-ho-scolpito-e-quello-che-avevo-dentro-siamo-tutti-fatti-di-cio-che-abbiamo-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/155028\/","title":{"rendered":"L&#8217;artista Bruno Catalano: \u00abIl vuoto che ho scolpito \u00e8 quello che avevo dentro. Siamo tutti fatti di ci\u00f2 che abbiamo perduto\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><strong>Lei ha detto:<\/strong> \u00ab<strong>Mi sono salvato grazie all\u2019arte<\/strong>\u00bb<strong>. Che cosa intende?<\/strong><br \/>\u00abAvevo toccato il fondo. Era il 1988. Non sapevo cosa fare della mia vita. <strong>Volevo parlare al mondo, ma non avevo le parole. Le mani s\u00ec, per\u00f2. Le mani sapevano fare. E io ho deciso di fidarmi.<\/strong> Ho iniziato a modellare il gesso, poi la terracotta. Ho studiato da solo. Ho lavorato in fonderia, ho osservato, copiato, sbagliato. E poi, un giorno, tutto \u00e8 esploso. <strong>Era come se dentro di me ci fosse un\u2019intelligenza che non voleva pi\u00f9 restare zitta<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei crede in <a href=\"https:\/\/www.vanityfair.it\/article\/il-filosofo-rick-dufer-dio-non-e-morto-siamo-noi-ad-aver-smesso-di-farci-le-domande-viviamo-era-anestesia-spirituale\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Dio<\/a>?<\/strong><br \/>\u00abS\u00ec. Ci credo profondamente. <strong>Penso di essere stato guidato. Quando ho lasciato che le mani parlassero, tutto ha cominciato a fluire. Le mie opere sono nate cos\u00ec: non da un progetto, ma da un\u2019urgenza.<\/strong> Non le ho cercate io. Sono loro che hanno trovato me\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il pubblico, davanti alle sue opere, vede le sue figure monumentali, le valigie, le sacche, ma anche la mancanza. Che reazioni ha osservato?<\/strong><br \/>\u00abMolte persone si commuovono. Ricordo, una volta, due migranti a Marsiglia, stavano guardando la mia scultura. Hanno letto la targa, poi uno ha detto all\u2019altro: <strong>\u201cQuesta \u00e8 una brava persona\u201d. Mi ha commosso. Le mie sculture parlano alla pelle.<\/strong> Non hanno bisogno di spiegazioni. <strong>E forse per questo non vengono mai vandalizzate, anche quando sono esposte all\u2019aperto.<\/strong> Sono incomplete, come noi. E chi le guarda si riconosce\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Vivere e creare con l\u2019errore richiede coraggio. \u00c8 una ferita aperta, oppure \u00e8 una ferita che si trasforma?<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 entrambe le cose. <strong>\u00c8 ferita aperta perch\u00e9 un pezzo non torna mai. Ma \u00e8 anche trasformazione. Perch\u00e9 il dolore, se restasse solo dolore, paralizzerebbe.<\/strong> Io ho scelto di farlo diventare materia, forma, scultura. Non per forza bellezza nel senso convenzionale, ma una bellezza che commuove, che fa pensare. <strong>Quando creo, non cerco di mascherare l\u2019errore: lo celebro, lo metto in valore.<\/strong> \u00c8 da l\u00ec che nascono le mie opere pi\u00f9 forti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lei ha detto che non crede in un\u2019arte politica di denuncia diretta. Allora quale \u00e8 il ruolo dell\u2019artista oggi, secondo lei, in un mondo segnato da migrazioni, guerre, identit\u00e0 frammentate?<\/strong><br \/>\u00abCredo che l\u2019arte debba testimoniare. Non necessariamente urlare. <strong>Testimoniare con la presenza. Con le forme, con il vuoto che resta, con la mancanza visibile.<\/strong> L\u2019arte \u00e8 un luogo sacro della memoria, dell\u2019appartenenza, dell\u2019umano che non si rende strumento. E, nella Giornata del Migrante e Rifugiato, penso che queste mostre \u2014 queste figure \u2014 possano essere porte aperte al <strong>dialogo<\/strong>: <strong>per vedere l\u2019altro con empatia, per sentire che il dolore dell\u2019altro pu\u00f2 risuonare in noi, per riconoscere che tutti portiamo una valigia \u2014 materiale o intima \u2014 e in quella valigia c\u2019\u00e8 chi siamo<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 oggi, guardando il suo percorso, il suo dialogo interiore con quel passato di sradicamento?<\/strong><br \/>\u00ab\u00c8 un dialogo permanente. Non ho ricette per guarire, n\u00e9 per arrendermi. <strong>Vivo nel presente con una coscienza del vuoto che ho, ma che non temo. Lo uso come energia.<\/strong> Lo vivo come lente di ingrandimento: mi permette di vedere le parti di me che funzionano, che costruiscono, che resistono. E quando qualcuno osserva una mia scultura e riconosce il vuoto, riconosce la perdita. ma anche la speranza: capisco che arte e vita sono intrecciate. <strong>Io creo per questo: per condividere quel percorso, perch\u00e9 nessuno resti solo con le sue valigie invisibili<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Oggi la sua valigia si \u00e8 alleggerita?<\/strong><br \/>\u00abUn po\u2019 s\u00ec. Forse perch\u00e9 ora riesco a raccontare. A tirare fuori. A dare conforto. E <strong>quando sento che le mie opere parlano al cuore di qualcuno, quel vuoto si riempie \u2014 almeno per un momento \u2014 di senso<\/strong>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lei ha detto: \u00abMi sono salvato grazie all\u2019arte\u00bb. Che cosa intende?\u00abAvevo toccato il fondo. Era il 1988. 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