{"id":15512,"date":"2025-07-29T08:11:13","date_gmt":"2025-07-29T08:11:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/15512\/"},"modified":"2025-07-29T08:11:13","modified_gmt":"2025-07-29T08:11:13","slug":"un-carcere-che-non-sembra-un-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/15512\/","title":{"rendered":"Un carcere che non sembra un carcere"},"content":{"rendered":"<p>Il carcere di Mariefred si trova a poco pi\u00f9 di un\u2019ora da Stoccolma, a qualche chilometro dal centro dell\u2019omonima cittadina, una localit\u00e0 tranquilla affacciata sul lago M\u00e4laren e con un ritmo di vita piuttosto lento. Il carcere \u00e8 composto da pi\u00f9 edifici separati, bassi, disposti lungo vialetti ordinati, con spazi verdi ben curati. Non ci sono torri di guardia n\u00e9 recinzioni visibili dalla strada.<\/p>\n<p>Per chi arriva dall\u2019Italia, l\u2019aspetto pu\u00f2 colpire per la sua sobriet\u00e0 e per l\u2019assenza di sbarre alle finestre, alte mura di cemento, cancelli blindati e altri elementi tipici dell\u2019immaginario oppressivo delle carceri italiane e di altri paesi europei.<\/p>\n<p>Come altri paesi del Nord Europa, la Svezia ha un sistema carcerario molto pi\u00f9 centrato sulla riabilitazione e sul rispetto della dignit\u00e0 dei detenuti. Viene spesso citato come esempio virtuoso di approccio meno punitivo dagli esperti di diritto, mentre altre volte le condizioni pi\u00f9 confortevoli rispetto alla media vengono sottolineate come un tratto eccessivamente permissivo. Il carcere norvegese in cui \u00e8 detenuto Anders Breivik, responsabile della strage di <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/tag\/utoya-2\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ut\u00f8ya<\/a>, venne definito <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/gallery\/esteri\/07-2011\/oslo\/10\/per-breivik-carcere-5-stelle_70d0dfcc-b813-11e0-a142-4db684210d8b.shtml\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u00aba cinque stelle\u00bb<\/a> dai giornali italiani.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3366726 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753091397-dallalto.jpg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"664\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">Una vista dall\u2019altro del carcere di Mariefred (Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>Entrando a Mariefred \u00e8 facile imbattersi nella scritta <a href=\"https:\/\/www.kriminalvarden.se\/om-kriminalvarden\/kriminalvardens-uppdrag\/kriminalvardens-vision\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">B\u00e4ttre ut<\/a>, \u00abuscirne migliori\u00bb, presente su muri, cartelli, materiali informativi e negli spazi comuni. \u00c8 il motto ufficiale del sistema penitenziario svedese.<\/p>\n<p>In Svezia e pi\u00f9 in generale nei paesi nordici l\u2019obiettivo \u00e8 soprattutto aiutare le persone detenute a trovare o ritrovare un posto nella societ\u00e0: il sistema carcerario insomma \u00e8 stato costruito come un\u2019estensione del gi\u00e0 ampio welfare statale presente in questi paesi. L\u2019idea che in carcere una persona possa essere aiutata e cambiare vita \u00e8 ormai radicata, e le istituzioni sono abituate a lavorare in quella direzione. Dice Annika Wulff, responsabile dei rapporti con i detenuti del carcere: \u00abIl nostro obiettivo \u00e8 che una persona, una volta uscita dalla struttura, sia in una condizione migliore rispetto a quando \u00e8 entrata\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3369018 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753343455-carcere-Anstalten-Mariefred-3.jpg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"653\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">(Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>Un\u2019altra consuetudine molto diffusa tra chi lavora nel carcere \u00e8 riferirsi ai detenuti come klient, cio\u00e8 clienti. Wulff dice che il sistema penitenziario svedese adotta questa norma linguistica per rendere la detenzione \u00abmeno stigmatizzante\u00bb.<\/p>\n<p>Il carcere di Mariefred \u00e8 gestito dal Kriminalv\u00e5rden, l\u2019Agenzia svedese per i servizi penitenziari e di reinserimento. \u00c8 stato costruito nel 1958 per ospitare un massimo di 80 detenuti. Oggi ne accoglie 144, suddivisi in sei reparti: quattro da venti posti ciascuno e due da trentadue, realizzati nel 1994, in cui le stanze sono condivise da due persone. Negli altri quattro reparti, invece, le sistemazioni sono individuali. La struttura dispone anche di sei celle per l\u2019isolamento temporaneo.<\/p>\n<p>Le celle sono semplici ma curate: un letto in legno chiaro, scaffalature aperte, una scrivania, una sedia, una piccola televisione e una finestra ampia con grate interne. L\u2019ambiente \u00e8 luminoso, ordinato, privo di elementi oppressivi o barriere visive marcate. Le docce, invece, sono in comune, collocate in spazi condivisi all\u2019interno di ciascun reparto.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3369020 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753343558-carcere-Anstalten-Mariefred-4.jpg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"653\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">Una cella singola del carcere di Mariefred (Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>In Svezia in realt\u00e0 i detenuti che vivono in un carcere come quello di Mariefred sono solo una piccola parte del totale. L\u2019Agenzia svedese per i servizi penitenziari gestisce circa 16.300 persone con misure alternative alla detenzione, 7.750 nelle carceri e 3.345 in custodia cautelare. \u00c8 un dato che racconta bene la filosofia del sistema, e che si riflette nella gestione quotidiana di strutture come Mariefred.<\/p>\n<p>Dal punto di vista giuridico Mariefred \u00e8 classificato come carcere di categoria due, cio\u00e8 di media sicurezza. In Svezia il sistema penitenziario \u00e8 suddiviso in tre livelli, sulla base di una valutazione individuale del rischio. La categoria uno \u00e8 la pi\u00f9 restrittiva: ospita persone condannate per reati molto gravi, come omicidi o stupri, spesso con pene lunghe e un alto rischio di recidiva o evasione. A Mariefred invece ci sono detenuti (tutti uomini) condannati per reati come traffico di droga, aggressioni e furti, ritenuti compatibili con un contesto meno rigido.<\/p>\n<p>\u00abSono persone che hanno alle spalle storie difficili, spesso legate alla dipendenza da sostanze o a situazioni di esclusione sociale\u00bb, spiega Wulff. Circa il 70 per cento degli uomini detenuti ha avuto o ha ancora problemi legati alle dipendenze da alcol o dalle droghe, mentre il 75 per cento era senza lavoro o ne aveva uno in nero al momento dell\u2019arresto.<\/p>\n<p>Molti hanno attraversato anche forme di fragilit\u00e0 psichica: il 30 per cento ha ricevuto assistenza psichiatrica in forma ambulatoriale. L\u2019et\u00e0 media \u00e8 di 34 anni.<\/p>\n<p>Tra le attivit\u00e0 proposte ai detenuti, un ruolo centrale \u00e8 occupato dal lavoro. All\u2019interno del carcere \u00e8 attivo un laboratorio di falegnameria. \u00c8 un\u2019officina ben attrezzata, dove si producono arredi e altri manufatti in legno che poi vengono venduti a scuole e uffici pubblici. Per lavorarci i detenuti ricevono uno stipendio mensile di circa 1.000 euro (piuttosto basso, in realt\u00e0: in Svezia lo stipendio medio \u00e8 di circa 3.400 euro).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3366741 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753092465-attrezzi.jpg\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"800\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 600px\">Il laboratorio di falegnameria (Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 un vero impiego: ognuno ha un ruolo, degli orari da rispettare, dei compiti precisi\u00bb, spiega comunque Wulff. Oltre al lavoro in falegnameria o in altri luoghi il programma giornaliero prevede corsi scolastici o di formazione professionale, e percorsi di riabilitazione personalizzati. \u00abC\u2019\u00e8 una routine molto regolare, che alterna momenti di attivit\u00e0 a pause, tempo all\u2019aperto e momenti di socialit\u00e0 controllata\u00bb, dice Wulff. L\u2019obiettivo \u00e8 creare un ritmo di vita il pi\u00f9 possibile simile a quello esterno.<\/p>\n<p>Uno dei padiglioni \u00e8 dedicato alle attivit\u00e0 ricreative. Dopo la fine del proprio turno di lavoro, i detenuti possono giocare a scacchi, fare una partita a ping pong, lavorare con la ceramica. C\u2019\u00e8 anche chi si trattiene nei laboratori di falegnameria per costruire dei giocattoli rudimentali da regalare ai propri figli, o un mobile da spedire a casa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3366753 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753093034-sala-ricreativa-.jpeg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"654\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">La sala ricreativa e una scacchiera a disposizione nella stanza (Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>La giornata inizia alle 7 del mattino, con l\u2019apertura delle stanze e la colazione. Dalle 8:20 alle 11:10 si tengono le attivit\u00e0: scuola, lavoro o percorsi riabilitativi. Dopo il pranzo, le persone detenute trascorrono un\u2019ora all\u2019aperto nel cortile interno, seguita da un breve momento di tempo libero individuale. Le attivit\u00e0 riprendono nel pomeriggio fino alle 15:50, poi di nuovo tempo per s\u00e9 e per cenare. Le celle-stanze vengono chiuse alle 19.<\/p>\n<p>Una parte della struttura \u00e8 dedicata ai rapporti familiari, con stanze per gli incontri affettivi, ossia momenti in cui i detenuti possono avere rapporti intimi con i loro partner, in uno spazio riservato e non sorvegliato.<\/p>\n<p>Per le visite dei figli l\u2019attenzione \u00e8 ancora maggiore. \u00abQuando i bambini entrano, non devono capire che si trovano in un carcere\u00bb, spiega Wulff. \u00c8 questa la regola che guida l\u2019organizzazione degli ambienti: ci sono giochi, libri, una piccola cucina, arredi semplici ma familiari. Per rispetto dell\u2019intimit\u00e0 di queste situazioni, ai giornalisti non \u00e8 consentito fotografare gli spazi.<\/p>\n<p>Nel carcere ci sono anche luoghi dedicati alla preghiera, accessibili in base al credo religioso dei detenuti. \u00abRiconoscere il diritto alla spiritualit\u00e0 fa parte della nostra visione del carcere come luogo di passaggio\u00bb, dice Wulff.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-3366763 size-full\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/1753093338-chiesa.jpg\" alt=\"\" width=\"980\" height=\"735\"  \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\" style=\"--width: 100%\">La cappella del carcere, dove ogni domenica viene celebrata la messa (Anstalten Mariefred)<\/p>\n<p>Pur restando uno dei modelli penitenziari pi\u00f9 avanzati d\u2019Europa, anche il sistema svedese sta comunque attraversando una fase di difficolt\u00e0. L\u2019aumento della popolazione detenuta \u2014 in parte legato all\u2019aumento delle pene per reati connessi alla criminalit\u00e0 organizzata \u2014 ha portato a un forte sovraffollamento, con tassi di occupazione che in alcune strutture hanno superato il 140 per cento, anche se rimangono pi\u00f9 contenuti rispetto a quelli italiani (e in spazi decisamente migliori).<\/p>\n<p>Per alleggerire la pressione le autorit\u00e0 hanno avviato trattative con l\u2019Estonia per affittare centinaia di posti nelle sue carceri. A questo si aggiunge una carenza di personale, che rende pi\u00f9 difficile garantire a tutti l\u2019accesso ai programmi individuali, da sempre uno degli elementi centrali della filosofia penitenziaria svedese.<\/p>\n<p>Stabilire quanto un sistema penitenziario funzioni non \u00e8 semplice, ma in Svezia i dati sono incoraggianti.<\/p>\n<p>Circa il <a href=\"https:\/\/bra.se\/amnen\/aterfall-i-brottslighet#:~:text=Det%20%C3%A4r%20mycket%20vanligt%20att,efter%20att%20ha%20l%C3%A4mnat%20anstalten\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">30 per cento<\/a> degli ex detenuti torna a delinquere entro tre anni dalla scarcerazione. Il rischio aumenta con il numero di precedenti, ma rimane generalmente inferiore rispetto agli altri paesi europei. Per esempio, in Francia il tasso di recidiva entro tre anni \u00e8 del <a href=\"https:\/\/worldpopulationreview.com\/country-rankings\/recidivism-rates-by-country\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">48 per cento<\/a>. In Italia si calcola che circa il 68,7 per cento degli ex detenuti <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2024\/02\/08\/lavoro-carcere-recidiva\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">torna a delinquere<\/a> nel corso della propria vita, una volta tornato in libert\u00e0.<\/p>\n<p><strong>\u2013 Leggi anche:<\/strong> <a class=\"leggi-anche\" href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/2025\/07\/16\/cashless-stoccolma\/?utm_source=ilpost&amp;utm_medium=leggi_anche&amp;utm_campaign=leggi_anche\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">A Stoccolma la scomparsa dei contanti ha creato vari problemi<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il carcere di Mariefred si trova a poco pi\u00f9 di un\u2019ora da Stoccolma, a qualche chilometro dal centro&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":15513,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[160],"tags":[14,164,165,166,7,15,11,167,12,168,161,162,163],"class_list":{"0":"post-15512","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-mondo","8":"tag-cronaca","9":"tag-dal-mondo","10":"tag-dalmondo","11":"tag-mondo","12":"tag-news","13":"tag-notizie","14":"tag-ultime-notizie","15":"tag-ultime-notizie-di-mondo","16":"tag-ultimenotizie","17":"tag-ultimenotiziedimondo","18":"tag-world","19":"tag-world-news","20":"tag-worldnews"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15512"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15512\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15513"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}