{"id":155203,"date":"2025-10-09T10:14:12","date_gmt":"2025-10-09T10:14:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/155203\/"},"modified":"2025-10-09T10:14:12","modified_gmt":"2025-10-09T10:14:12","slug":"franco-maresco-regista-per-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/155203\/","title":{"rendered":"Franco Maresco, regista per Bene"},"content":{"rendered":"<p>Sulle prime, lo spettatore di Un film fatto per Bene\u00a0potrebbe essere colto da un leggero senso di deja vu. Come accadeva una decina d&#8217;anni fa con <a href=\"https:\/\/www.filmidee.it\/2014\/10\/belluscone-una-storia-siciliana\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Belluscone<\/a>, anche qui c\u2019\u00e8 un film da fare, un regista (Franco Maresco) che scompare nel nulla e un amico (l\u00e0 il critico Tatti Sanguineti, qui il filmmaker Umberto Cantone) che si mette sulle sue tracce. Un canovaccio wellesiano, alla Quarto potere, se vogliamo, o alla Mr. Arkadin: con la differenza non trascurabile che non c\u2019\u00e8 alcuna \u201cRosebud\u201d da scoprire, n\u00e9 un segreto inconfessabile da rivelare. Maresco per\u00f2 nega con vigore: \u201cIo stesso\u201d, spiega a Fulvio Baglivi in un\u2019intervista apparsa su \u201cFilm TV\u201d in occasione della presentazione del film in concorso a Venezia, \u201cquando ho letto la trama che \u00e8 stata scritta dall\u2019ufficio stampa ho detto che uno spettatore potrebbe pensare di aver sbagliato anno e film\u2026 Qui per\u00f2 siamo in tutt\u2019altra situazione\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Maresco non ha torto. Chi, negli ultimi due anni, ha avuto modo di seguire gli alti e i bassi della sua carriera sa benissimo che il film ha conosciuto una lavorazione tutt\u2019altro che lineare, che le interruzioni a causa del budget insufficiente ci sono state davvero e che le litigate telefoniche con Andrea Occhipinti di Lucky Red (che oggi distribuisce il film), per quanto appositamente ricostruite, non sono affatto un\u2019invenzione narrativa. Il film su Carmelo Bene c\u2019\u00e8 (o meglio, c\u2019era): un Bene visto rigorosamente \u201cda Palermo\u201d, patria odiata-amata dal regista, che allo stesso modo aveva raccontato, in coppia con Daniele Cipr\u00ec, le figure pi\u00f9 diverse, da Samuel Fuller (Il corridore della paura, 1992) a Martin Scorsese (Martin, a Little\u2026, 1992), da Duke Ellington (Noi e il Duca, 1999) a Pier Paolo Pasolini (Arruso, 2000).\u00a0<\/p>\n<p>Anche Bene, in effetti, era gi\u00e0 passato per le forche caudine del dinamico duo, e per la precisione con <a href=\"https:\/\/youtu.be\/OHWMsQdI2IM?si=BnpEkuy8Ay2ak4fN\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Ai Rotoli (1996)<\/a>: sei minuti di carrellate al grandangolo sui colombari del cimitero dei Rotoli, accompagnate dall\u2019inconfondibile voice over di Bene che legge un brano tratto da Signorina Rosina (1956) di Antonio Pizzuto. Stavolta, invece, l\u2019aggancio avrebbe dovuto essere l\u2019incontro fra Bene e un maestro elementare palermitano con la passione per l\u2019agiografia, certo Gaetano Mascellino, e la comune passione dei due per Giuseppe Desa da Copertino (1603-1663), francescano salentino elevato alla gloria degli altari nel 1767 e celebre per le sue levitazioni mistiche.<\/p>\n<p>Strana storia, che Maresco rende ora in forma di docufiction, con l\u2019ausilio di un sosia di Bene, ora attraverso un vero e proprio film-nel-film, protagonista uno dei suoi attori-feticcio, Bernardo Greco, nei panni del frate santo, e girato in un bianco e nero di lancinante bellezza, con un occhio a Bergman (c\u2019\u00e8 pure un omaggio esplicito al Settimo sigillo, con la morte che ha la faccia e la voce inconfondibili di Antonio Rezza) e l\u2019altro a Dreyer. Il tutto, come dicevo all\u2019inizio, incastonato in una detection dove il fedele Cantone cerca di ritrovare l\u2019amico Maresco, datosi alla macchia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"edbea5b9-ca2a-46f8-8794-0884b8b07817\" height=\"421\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fig 1_63.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nAntonio Rezza e Bernardo Greco.<\/p>\n<p>Vero? Falso? In coppia o da solo, da sempre Maresco ci ha abituati (ancora sulla scia di Welles, e in particolare di quello tardo di F for Fake) a singolari mescolanze fra l\u2019uno e l\u2019altro. Falsi che sembrano veri, come il mockumentary\u00a0del 2003 Il ritorno di Cagliostro, ma anche verit\u00e0 talmente assurde e improbabili da sembrare partorite da qualche sceneggiatore con tanta fantasia e una cattiva digestione: per esempio la figura di Enzo Castagna in <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/programmi\/enzodomaniapalermo\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">Enzo, domani a Palermo!\u00a0(1999)<\/a>, organizzatore di feste di piazza e agente dello spettacolo in odore di Cosa Nostra; oppure la tragicomica vicenda umana del jazzista Tony Scott, protagonista del primo Maresco \u201csolista\u201d, Io sono Tony Scott, ovvero: come l\u2019Italia fece fuori il pi\u00f9 grande clarinettista del jazz\u00a0(2010), precipitato dalle altezze di Birdland alle bassezze di un\u2019Italia che non sapeva cosa farsene del suo incommensurabile talento.<\/p>\n<p>Anche qui, il reenactment\u00a0della rocambolesca produzione del film convive con un utilizzo pi\u00f9 o meno esteso del materiale di repertorio, con brani rari e spesso straordinari, alcuni praticamente mai visti prima: i primi esperimenti per le televisioni locali di Palermo (Interno notte, in collaborazione con Cipr\u00ec e Cantone), i dietro le quinte delle riprese di Cinico TV (la trasmissione che rivel\u00f2 Cipr\u00ec e Maresco agli spettatori italiani, oggi fortunatamente reperibile in dvd grazie alla Cineteca di Bologna, e <a href=\"https:\/\/www.raiplay.it\/programmi\/cinicotv\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">sulla piattaforma Raiplay<\/a>) e brani del processo intentato contro il secondo lungometraggio della coppia Tot\u00f2 che visse due volte (1998), uno dei casi pi\u00f9 assurdi e feroci (assurdi perch\u00e9 feroci) di censura nella storia recente del nostro Paese. Nonostante le apparenze, Maresco non intende certo cantare le proprie lodi, men che meno per bocca di Cantone. \u201cUmberto Saba disse una cosa bellissima\u201d, ha ricordato il regista qualche anno fa <a href=\"https:\/\/minimaetmoralia.it\/altro\/la-mafia-non-piu-quella-volta-intervista-franco-maresco\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">in un\u2019intervista con Emiliano Morreale<\/a>: \u201cle vite delle persone sono come quando ti abbottoni la camicia. Se sbagli la prima asola, \u00e8 finita. Io evidentemente l\u2019ho sbagliata\u201d. Ecco,\u00a0da alcuni anni in qua, Maresco sembra ogni volta voler ripercorrere la propria storia, alla ricerca del punto in cui si \u00e8 incasinata.<\/p>\n<p>In questa sorta di coazione a ripetere, di (vano?) rituale apotropaico, il suo cinema, che era cominciato nel segno del pi\u00f9 rigoroso, atemporale equilibrio formale (le inquadrature immobili di Lo Zio di Brooklyn, le composizioni \u201csacrali\u201d di Tot\u00f2 che visse due volte), si \u00e8 andato via via \u201csecolarizzando\u201d: da un lato interrogandosi sempre pi\u00f9 spesso sul senso del proprio fare cinema \u201cin questo mondo di merda\u201d (ipse dixit), ingurgitando sempre pi\u00f9 vaste porzioni di immaginario cinetelevisivo; dall\u2019altro immergendosi nel proprio tempo, indagando alla propria maniera le cause dell\u2019ascesa del berlusconismo e il tramonto del \u201cmito\u201d dell\u2019antimafia (La mafia non \u00e8 pi\u00f9 quella di una volta, 2019). Fino a vincere l&#8217;ultimo tab\u00f9, esponendosi in prima persona (proprio lui, che fin dagli esordi si era manifestato sotto forma di puro voice over, di implacabile verbo divino) allo \u201cscandalo\u201d dell&#8217;incarnazione, ovvero passando davanti alla macchina da presa e accettando addirittura l\u2019onere del primo piano.\u00a0<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"c5a39563-e275-48cf-8199-54fdbd28f812\" height=\"439\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fig 3_34.jpg\" width=\"780\" loading=\"lazy\"\/><br \/>\nFranco Maresco.<\/p>\n<p>Barba da profeta-filosofo e sguardo perso nelle pi\u00f9 imperscrutabili lontananze, Maresco prova a lanciare ancora una volta il suo grido, disperato e inascoltato, contro il cinema: \u201cUn film di questi tempi non si nega a nessuno. I mediocri possono sperare nel cinema\u201d (affermazioni che farei volentieri scrivere almeno un centinaio di volte alla stragrande maggioranza dei registi italiani esordienti, e non solo a loro). Ancora una volta, siamo dalle parti di Welles (\u201cQuello del regista cinematografico \u00e8 il mestiere pi\u00f9 sopravvalutato del mondo\u201d), ma anche dello stesso Bene, che ha praticato il cinema ponendosi testardamente contro il cinema stesso, \u201cputtana putrefatta, morto prima di nascere\u201d.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 un film fatto davvero \u201cper Bene\u201d non poteva che essere un \u201cnon-film\u201d, monco, incompleto, impossibile: in una parola, contro il cinema. Allora ecco che l\u2019accumulo stratificato di materiali e cornici (la detection con tanto di narratage\u00a0della lettera autografa dello stesso Maresco, la docufiction sulla produzione del film-nel-film, i filmati di repertorio\u00a0e infine lo stesso film-nel-film), per quanto in apparenza centrifugo, finisce in qualche modo per andare a posto, per trovare una propria dimensione. Persino la tortura che a un certo punto Maresco infligge al critico (Francesco Puma as himself), all\u2019apparenza poco pi\u00f9 che un inside joke fra cinefili (e per\u00f2, che joke: a Venezia nessuna proiezione ha raccolto pi\u00f9 risate), \u00e8 in realt\u00e0, <a href=\"https:\/\/www.filmidee.it\/2025\/10\/venezia-82-un-film-fatto-per-bene\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">come ha scritto giustamente Marco Grosoli<\/a>, \u201cuna delle pi\u00f9 precise illustrazioni di cosa sia la prassi teatrale beniana [\u2026] che siano mai state prodotte\u201d: non costruire, ma fracassare, demolire, abbattere, senza piet\u00e0 e con impassibile (quindi inevitabilmente comicissimo) distacco.\u00a0<\/p>\n<p>Niente di nuovo, si dir\u00e0, tutto gi\u00e0 visto. E per di pi\u00f9 autoreferenziale, oltre che probabilmente incomprensibile al di fuori dell\u2019Italia. Ma nel cinema italiano per male di oggi, a cominciare da <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/venezia-822-se-niente-importa\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">quello che ci \u00e8 stato servito a Venezia<\/a>, Maresco rimane senz\u2019altro un regista per bene (con la b minuscola). Un cineasta profondamente etico, sempre coerente con se stesso\u00a0e mai prono al compromesso; soprattutto, ancora capace di inventare e pensare esclusivamente per immagini.\u00a0<\/p>\n<p>Ne fa fede il finale, con quel volo forse felliniano (8 \u00bd, ovviamente) con cui Maresco sembra finalmente vincere la pesantezza che lo teneva fatalmente ancorato alla terra, al proprio passato e alle proprie nevrosi, per librarsi al di sopra di tutto, finalmente libero (lo spero) di reinventare e reinventarsi per l\u2019ennesima volta come cineasta.\u00a0\u201cCi sono cretini che hanno visto la Madonna e ci sono cretini che non hanno visto la Madonna. Io sono un cretino che la Madonna non l\u2019ha vista mai. Tutto consiste in questo, vedere la Madonna o non vederla\u2026\u201d, diceva Bene nel suo (contro)film d&#8217;esordio, Nostra Signora dei Turchi. A noi \u00e8 stato concesso di veder volare Franco Maresco.\u00a0<\/p>\n<p><strong>Leggi anche:<\/strong><br \/>Gabriele Gimmelli, Marco Grosoli | <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/lepopea-cinica-di-cipri-maresco\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">\u201cI migliori nani\u201d, dieci anni dopo \/ L&#8217;epopea cinica di Cipr\u00ec &amp; Maresco<\/a>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sulle prime, lo spettatore di Un film fatto per Bene\u00a0potrebbe essere colto da un leggero senso di deja&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":155204,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[640,203,454,204,1537,90,89,1521],"class_list":{"0":"post-155203","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-cinema","9":"tag-entertainment","10":"tag-film","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/155203","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=155203"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/155203\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/155204"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=155203"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=155203"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=155203"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}