{"id":156865,"date":"2025-10-10T06:58:09","date_gmt":"2025-10-10T06:58:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/156865\/"},"modified":"2025-10-10T06:58:09","modified_gmt":"2025-10-10T06:58:09","slug":"a-oltre-40-anni-dalla-sua-uscita-questo-film-resta-uno-dei-piu-inquieti-e-visionari-viaggi-nella-memoria-collettiva-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/156865\/","title":{"rendered":"A oltre 40 anni dalla sua uscita, questo film resta uno dei pi\u00f9 inquieti e visionari viaggi nella memoria collettiva del Novecento"},"content":{"rendered":"<p data-start=\"134\" data-end=\"793\">La trincea \u00e8 un altopiano di pietra, il tempo \u00e8 sospeso, l\u2019ordine \u00e8 assurdo. In <strong data-start=\"214\" data-end=\"231\">Uomini contro<\/strong> (1970) <strong data-start=\"239\" data-end=\"257\">Francesco Rosi<\/strong> mette in scena la <strong data-start=\"276\" data-end=\"324\">guerra come macchina istituzionale di follia<\/strong>, dove l\u2019eroismo \u00e8 un alibi e la disciplina diventa un linguaggio di morte. Ispirandosi a Un anno sull\u2019altopiano di <strong data-start=\"442\" data-end=\"458\">Emilio Lussu<\/strong>, il film segue un reparto italiano sul fronte della Prima guerra mondiale: da un lato il <strong data-start=\"548\" data-end=\"566\">generale Leone<\/strong> (Alain Cuny), custode di una strategia arcaica e spietata; dall\u2019altro il <strong data-start=\"640\" data-end=\"657\">tenente Sassu<\/strong> (Mark Frechette), che guarda i soldati disfarsi sotto ordini impossibili e inizia a mettere in discussione il senso stesso del comando.<\/p>\n<p data-start=\"795\" data-end=\"1383\">Rosi non filma la battaglia come spettacolo, ma come <strong data-start=\"848\" data-end=\"871\">rituale burocratico<\/strong>. Le missioni suicide \u2013 i soldati mandati in pieno giorno a tagliare il filo spinato sotto le mitragliatrici, l\u2019idea grottesca di proteggere gli uomini con <strong data-start=\"1027\" data-end=\"1049\">armature medievali<\/strong> \u2013 fanno emergere l\u2019oscenit\u00e0 dell\u2019obbedienza quando diventa fine a s\u00e9 stessa. La <strong data-start=\"1130\" data-end=\"1168\">fotografia di Pasqualino De Santis<\/strong> avvolge tutto in un pulviscolo di fumo e crepuscolo, i boati lontani diventano un respiro meccanico che non molla mai la presa: pi\u00f9 che ricostruire, il film <strong data-start=\"1326\" data-end=\"1335\">evoca<\/strong>. Il fronte non \u00e8 un luogo, \u00e8 uno stato mentale.<\/p>\n<p data-start=\"1385\" data-end=\"1975\">Nel cuore della storia c\u2019\u00e8 lo <strong data-start=\"1415\" data-end=\"1473\">scarto tra le parole del potere e i corpi degli uomini<\/strong>. I soldati non sono codardi n\u00e9 eroi: sono persone trascinate in un ingranaggio dove la sola vera scelta \u00e8 tra la morte in avanti e la morte all\u2019indietro. Rosi li osserva senza paternalismi, rifiuta l\u2019enfasi e lavora per attrito: dettagli, attese, gesti minimi che smascherano l\u2019ideologia del sacrificio. Quando l\u2019ufficio svuota il cassetto di un caduto separando gli oggetti \u201cdell\u2019azienda\u201d da quelli \u201cdell\u2019uomo\u201d, la guerra rivela il suo volto pi\u00f9 <strong data-start=\"1921\" data-end=\"1939\">amministrativo<\/strong>: si contano non vite, ma <strong data-start=\"1965\" data-end=\"1974\">posti<\/strong>.<\/p>\n<p data-start=\"1977\" data-end=\"2527\">Contrariamente al mito che lo vorrebbe \u201csolo\u201d cinema politico, Rosi costruisce qui un <strong data-start=\"2063\" data-end=\"2082\">discorso morale<\/strong>. La lunga conversazione finale tra Leone e Sassu, lontano dal fragore delle armi, \u00e8 la chiave: non \u00e8 un duello di tesi, \u00e8 il punto in cui l\u2019istituzione confessa la propria <strong data-start=\"2255\" data-end=\"2265\">cecit\u00e0<\/strong> e il giovane ufficiale riconosce l\u2019impossibilit\u00e0 di trovare senso nel sangue. \u00c8 anche il momento in cui il film, cos\u00ec fisico fino ad allora, si fa <strong data-start=\"2413\" data-end=\"2425\">astratto<\/strong>: la guerra non \u00e8 pi\u00f9 il 1916 sull\u2019Isonzo, \u00e8 <strong data-start=\"2470\" data-end=\"2485\">ogni guerra<\/strong> che chiede obbedienza in cambio di nulla.<\/p>\n<p data-start=\"2529\" data-end=\"3150\">All\u2019uscita, <strong data-start=\"2541\" data-end=\"2558\">Uomini contro<\/strong> divide, scandalizza, viene accusato di infangare l\u2019esercito. Oggi, proprio per questo, <strong data-start=\"2646\" data-end=\"2657\">resiste<\/strong>: perch\u00e9 non consola, non pacifica, non offre scorciatoie di redenzione. \u00c8 un cinema che <strong data-start=\"2746\" data-end=\"2796\">disumanizza per denunciare la disumanizzazione<\/strong>, che mostra come la retorica dell\u2019onore serva a coprire una <strong data-start=\"2857\" data-end=\"2883\">contabilit\u00e0 di perdite<\/strong>. E nel rivederlo, mentre la storia ripete gli stessi errori con nomi diversi, quel fruscio di carte, quel fumo che inghiotte l\u2019orizzonte, quel passo che esce dalla trincea sapendo gi\u00e0 com\u2019\u00e8 scritto il finale, parlano al nostro presente con una chiarezza che fa male.<\/p>\n<p data-start=\"3152\" data-end=\"3832\">La forza del film non sta solo nelle immagini: sta nel <strong data-start=\"3207\" data-end=\"3243\">montaggio di Ruggero Mastroianni<\/strong> che incastra l\u2019assurdo nella routine; sta nella <strong data-start=\"3292\" data-end=\"3320\">musica di Piero Piccioni<\/strong> che non cerca di nobilitare, ma di <strong data-start=\"3356\" data-end=\"3368\">incidere<\/strong>; sta nella produzione coraggiosa di <strong data-start=\"3405\" data-end=\"3423\">Marina Cicogna<\/strong> che rende possibile un\u2019opera fuori dal coro. Ma soprattutto sta nello sguardo di Rosi, che rifiuta la retorica pacifista tanto quanto quella bellicista e sceglie la strada pi\u00f9 difficile: <strong data-start=\"3611\" data-end=\"3623\">guardare<\/strong>. Guardare come un generale trasforma gli uomini in procedure; come un tenente scopre che obbedire non coincide con essere giusto; come un plotone si muove verso il nulla per occupare <strong data-start=\"3807\" data-end=\"3831\">una collina di sassi<\/strong>.<\/p>\n<p data-start=\"3834\" data-end=\"4262\" data-is-last-node=\"\" data-is-only-node=\"\">A oltre quarant\u2019anni, <strong data-start=\"3856\" data-end=\"3873\">Uomini contro<\/strong> resta un viaggio inquieto e visionario nella <strong data-start=\"3919\" data-end=\"3955\">memoria collettiva del Novecento<\/strong> perch\u00e9 toglie alla guerra il prestigio della leggenda e le lascia il suo peso reale: <strong data-start=\"4041\" data-end=\"4075\">ordine, rumore, polvere, paura<\/strong>. \u00c8 un film che non cerca la lacrima, cerca la <strong data-start=\"4122\" data-end=\"4135\">coscienza<\/strong>. E quando, finiti i colpi, resta solo il silenzio, ci chiede la cosa pi\u00f9 scomoda: <strong data-start=\"4218\" data-end=\"4262\" data-is-last-node=\"\">da che parte dell\u2019ordine vogliamo stare?<\/strong><\/p>\n<p data-start=\"3834\" data-end=\"4262\" data-is-last-node=\"\" data-is-only-node=\"\">Leggi anche: <a href=\"https:\/\/www.bestmovie.it\/news\/a-quasi-50-anni-dalla-sua-uscita-questo-film-italiano-resta-uno-dei-racconti-piu-radicali-sulla-liberta-e-sulleducazione\/942546\/\" rel=\"nofollow noopener\" target=\"_blank\">A quasi 50 anni dalla sua uscita, questo film italiano resta uno dei racconti pi\u00f9 radicali sulla libert\u00e0 e sull\u2019educazione<\/a><\/p>\n<p><b class=\"proprietary\">\u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La trincea \u00e8 un altopiano di pietra, il tempo \u00e8 sospeso, l\u2019ordine \u00e8 assurdo. 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