{"id":157438,"date":"2025-10-10T13:45:20","date_gmt":"2025-10-10T13:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/157438\/"},"modified":"2025-10-10T13:45:20","modified_gmt":"2025-10-10T13:45:20","slug":"bruce-springsteen-la-recensione-di-nebraska-82-expanded-edition","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/157438\/","title":{"rendered":"Bruce Springsteen, la recensione di \u2018Nebraska \u201982: Expanded Edition\u2019"},"content":{"rendered":"<p>Fine aprile, primi di maggio 1982. Studi di registrazione Power Station, New York. <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/bruce-springsteen\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Bruce Springsteen<\/a> comincia a provare delle nuove canzoni con la E Street Band. \u00c8 svuotato, forse sull\u2019orlo di un abisso. Una crisi profonda \u2013 tra passato e presente \u2013 sta affiorando, ma non ne \u00e8 del tutto consapevole. Se ne render\u00e0 conto circa <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/musica\/recensioni-album\/la-garage-sessions-83-la-fine-del-sogno-americano-e-delle-illusioni-di-bruce-springsteen\/992285\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">un anno dopo<\/a>. Il doppio The River e il tour relativo sono stati un successo e ne preconizzano un altro, se possibile ancora maggiore. \u00c8 l\u2019inevitabile \u2013 e tossico \u2013 refrain dell\u2019industria discografica. Nei mesi precedenti Springsteen si \u00e8 rifugiato a Colts Neck, dopo aver affittato a scatola chiusa una ranch house \u2014 una casa a un piano immersa in un bacino idrico \u2014 in seguito allo sfratto mentre era in tour in Europa dalla cascina di Holmdel, dove viveva da cinque anni. In quel periodo nemmeno i suoi musicisti sono certi di dove viva.<\/p>\n<p>Impaurito da un destino gi\u00e0 scritto, quello di rockstar globale, si \u00e8 fatto clandestino nella propria vita. Chi sta diventando? \u00c8 il figlio fortunato della classe operaia e, per questo, oppresso dai sensi di colpa? L\u2019artista che cerca di nascondere sotto il manto delle canzoni i traumi dell\u2019infanzia? O l\u2019uomo di 32 anni con una voragine dentro, che deve cominciare a prendersi cura di s\u00e9? Probabilmente tutte e tre le cose.<\/p>\n<p>In quei giorni di aprile negli studi porta con s\u00e9 una specie di talismano dentro cui ha riversato la narrazione del suo inconscio ribollente: una cassetta Maxell senza custodia. La tiene in tasca, ormai piena di pelucchi. Sopra ci sono una quindicina di demo acustici, registrati a una velocit\u00e0 inconsuetamente bassa, che diventer\u00e0 il tratto distintivo del disco, insieme agli effetti echoplex che ricordano le Sun Sessions di Elvis Presley o i dischi dei Suicide (in quel periodo Alan Vega e Springsteen hanno stretto amicizia nei corridoi dei Power Station). Le tracce, per lo pi\u00f9 ballate folk minimaliste influenzate da country e rock, conservano rumori di fondo come lo scricchiolio di una sedia. Le canzoni sono mini-racconti, talvolta narrati in prima persona, che alternano vicende di cronaca nera a sguardi infantili e biografici.<\/p>\n<p>Dalla scia di sangue \u2014 quella che Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, ripresa nel debutto di Terrence Malick Badlands (La rabbia giovane), hanno lasciato dietro di s\u00e9 nel biennio \u201957-\u201958 uccidendo 11 persone \u2014 alla casa sulla collina (Mansion on the Hill, titolo \u201crubato\u201d a Hank Williams), cos\u00ec magica ma inarrivabile, fino a quella onirica del padre Douglas Springsteen, da cui cercava invano protezione (My Father\u2019s House); di gente che ha debiti che \u201cun uomo onesto non pu\u00f2 saldare\u201d in una Atlantic City del gioco d\u2019azzardo dove regna la malavita; alle macchine usate (Used Cars) con cui Douglas cercava di sbarcare il lunario; all\u2019operaio della Ford che perde il lavoro e uccide per disperazione, ma poi si pente (Johnny 99, la Frankie Teardrop di Springsteen); al dilemma morale dell\u2019agente di Highway Patrolman; fino a Open All Night, in stile Chuck Berry, dove il cantante chiede al dj (e al rock and roll) di \u201cliberarlo dal nulla\u201d.<\/p>\n<p>Sono il frutto di un\u2019incisione casalinga datata 3 gennaio di quell\u2019anno, registrata su un Tascam quattro piste nella camera da letto della nuova casa, con la complicit\u00e0 del suo tecnico delle chitarre, Mike Batlan. Ed \u00e8 l\u2019unica copia esistente.<\/p>\n<p>La E Street Band, Jon Landau e lo stesso Springsteen si scervellano per cavarne fuori un album full band, tentando l\u2019elettrificazione, ma senza esiti soddisfacenti. A un certo punto il Boss ha come una rivelazione, tira fuori la cassetta dalla tasca ed esclama: \u00abUsiamo questa\u00bb. Il disco sar\u00e0 pubblicato cos\u00ec com\u2019\u00e8. Dieci brani, scelti da quel nastro, comporranno la tracklist di Nebraska, uscito il 30 settembre di quell\u2019anno. \u00c8 la prima e unica volta nella sua carriera che il Boss realizza un album \u2014 considerato da molti il suo pi\u00f9 grande capolavoro \u2014 senza rendersene conto.<\/p>\n<p>Oggi quella cassetta consunta, e il magico intrico che si porta dietro, simbolo forse del momento pi\u00f9 incredibile della storia della musica lo-fi, torna al centro della scena. E lo fa in modo luculliano con Nebraska \u201982: Expanded Edition, il box set che scava nelle viscere del disco del 1982 \u2013 in uscita il 24 ottobre, una settimana dopo Deliver Me from Nowhere (in italiano: Springsteen \u2013 Liberami dal nulla), il biopic di cui tutti parlano, tratto dal bellissimo saggio omonimo di Warren Zanes, gi\u00e0 membro con il fratello Dan dei semi-dimenticati Del Fuegos e produttore esecutivo del film.<\/p>\n<p>Il box \u2013 quattro LP\/CD e un Blu-ray \u2013 raccoglie tutta la storia: Electric Nebraska, ovvero un estratto dalle session al Power Station con la E Street Band mai comparse prima (nemmeno sotto forma di bootleg) e su cui, negli anni, tanto si \u00e8 speculato (a un certo punto Springsteen stesso aveva completamente dimenticato della loro esistenza); le registrazioni di Colts Neck rimaste inedite (Nebraska Outtakes) con l\u2019eccezione di On a Prowl e Gun in Every Home registrate in studio; il remaster 2025 dell\u2019album originale; e una recente performance ripresa dal regista Thom Zimny al Count Basie Center for the Arts, in cui Bruce, quasi per colmare un gap storico (a Nebraska non segu\u00ec un tour), presenta in sequenza tutti e dieci i brani, accompagnato alle tastiere dall\u2019E Streeter Charlie Giordano e <a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/musica\/storie-musica\/ciao-sono-il-marito-di-patti-scialfa-mi-serve-un-chitarrista\/1006822\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">dal chitarrista Larry Campbell<\/a>.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 del live \u2013 impresa lodevole ma tardiva \u2013 sono gli inediti, gi\u00e0 circolati in vari bootleg, a fare gola, insieme ovviamente alle versioni full band di Nebraska. Si apre con il demo di Born in the U.S.A., l\u2019unico pezzo che Springsteen, a posteriori, rimpiange di non aver inserito nel disco (inizialmente si era persino ventilata l\u2019ipotesi di realizzare un altro doppio album, dopo appunto The River, con i demo acustici e le nuove canzoni poi confluite in Born in the U.S.A., ma l\u2019idea \u00e8 stata accantonata). La versione \u00e8 scarnificata, ululante e allucinata come non l\u2019avevamo mai sentita: gi\u00e0 apparsa su Tracks del 1998, il nuovo trattamento sonoro la rende quasi un altro demo rispetto al passato. Spogliata delle vesti della futura hit \u2013 title track del blockbuster del 1984 \u2013 che diventer\u00e0, suo malgrado, il simbolo della sua intera carriera, il brano si mostra come un manifesto programmatico, destinato a essere rivisitato negli anni nelle performance acustiche dal vivo.<\/p>\n<p>La storia del veterano del Vietnam, alienato nel Paese per cui ha combattuto, \u00e8 la cifra stilistica che Springsteen sta cercando di mettere a fuoco: fondere politico e personale, misurare la distanza fra sogno americano e realt\u00e0 con uno stile austero e antimelodico. Siamo a pochi giorni dall\u2019insediamento di Ronald Reagan, il 20 gennaio 1981, ma, anche se l\u2019era reaganiana ha influenzato l\u2019analisi e la storia di Nebraska (e pi\u00f9 tardi Born in the U.S.A., la versione \u201cpompata\u201d del disco del 1984, sar\u00e0 strumentalizzata in un famigerato discorso presidenziale), la collocazione temporale non \u00e8 cos\u00ec indispensabile. Tutte le storie di Nebraska, comprese quelle dei brani poi scartati, spaziano dagli anni \u201950 all\u2019inizio del decennio degli yuppies: pi\u00f9 che un\u2019America precisa \u2013 quella, in questo caso, del \u201cLet\u2019s Make America Great Again\u201d (claim poi riutilizzato da Trump) di reaganiana memoria \u2013 \u00e8 un\u2019America cristallizzata, soffocata nelle sue contraddizioni.<\/p>\n<p>Losin\u2019 Kind, un\u2019altra outtake, contiene l\u2019embrione di Highway Patrolman ma \u00e8 decisamente pi\u00f9 malinconica. La versione rockabilly di Downbound Train, con i suoi lamenti blues \u2014 di cui State Trooper era l\u2019esempio pi\u00f9 fulgido sul Nebraska originale \u2014 non \u00e8 sviluppata al meglio e cede il passo alla sorella pi\u00f9 popolare con le tastiere. Child Bride, dove l\u2019io narrante viola il Mann Act (una legge federale che punisce lo sfruttamento sessuale), \u00e8 una ballata dolce e avvolgente, grazie all\u2019uso del glockenspiel, che contiene i semi di Working on the Highway e cita quell\u2019insensatezza del mondo reclamata in tribunale da Starkweather per dare una cornice di senso ai suoi crimini. Pink Cadillac \u00e8 al rallentatore, ipnotica, e offre una prospettiva completamente differente rispetto alla versione pubblicata in seguito come B-side di Dancing in the Dark.<\/p>\n<p>Working on the Highway, punk-acustica e tambureggiante, \u201cignorante\u201d diremmo, si rivela pi\u00f9 curiosa della famosa sorella minore messa su disco nel 1984 e ormai completamente esaurita a furia di \u201ckaraoke\u201d live. On the Prowl \u00e8 un rock and roll selvaggio che sembra uscito da un disco di Jerry Lee Lewis con la chitarra al posto del piano. Si chiude con un grido espressionista in stile Vega, seguito da una risata. Gun in Every Home \u00e8 la ballata struggente, forse la cosa pi\u00f9 bella di Nebraska \u201982: Expanded Edition. Ricorda sorprendentemente Signora aquilone di Francesco De Gregori.<\/p>\n<p>Electric Nebraska non copre tutta la tracklist dell\u2019album, ma solo otto brani, e al posto di alcune tracce presenti sul disco originale compaiono Downbound Train e Born in the U.S.A. Mentre le ballate (Nebraska, Mansion on the Hill) non presentano scarti significativi, diverso \u00e8 il discorso per i brani pi\u00f9 uptempo. Le versioni elettriche di Atlantic City, Johnny 99, Open All Night e Reason to Believe potrebbero valere \u201cil prezzo del biglietto\u201d. Quelle che per\u00f2 si fanno ascoltare in loop sono soprattutto le prime due, con Atlantic City che brilla sopra tutte. Born in the U.S.A. e Downbound Train suonano oggettivamente come \u201ccorpi estranei\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Succede spesso che, quando si fantastica su qualcosa, il risultato rischia di deludere: Electric Nebraska non fa eccezione. Del resto, se tutto l\u2019entourage di Springsteen ha condiviso l\u2019idea che fosse meglio pensare a un progetto solista (e qui c\u2019\u00e8 la solita gara: Stevie Van Zandt sostiene di essere stato il primo a dirlo; Springsteen rivendica che fu una sua decisione; forse fu Landau; nessuno lo sa con assoluta certezza), un motivo ci sar\u00e0 stato.<\/p>\n<p>In ogni caso, la sorpresa nell\u2019ascoltare i brani elettrici di Nebraska \u00e8 relativa: in 43 anni ci sono state molte occasioni per suonarli dal vivo, e questi demo elettrici rappresentano il blueprint di ci\u00f2 che la E Street Band e il Boss avrebbero poi portato sul palco.<\/p>\n<p>Nebraska \u201982: Expanded Edition \u00e8 un viaggio nella camera oscura in cui l\u2019album Nebraska ha preso forma. Un disco che \u00e8 laboratorio sonoro e letterario, ricco degli influssi di autori che Springsteen ha scoperto in quel periodo: i racconti di Flannery O\u2019Connor, il noir di James M. Cain e Jim Thompson, e l\u2019estetica di registi come Terrence Malick, Charles Laughton, John Ford e John Huston. Springsteen si immerge anche nella storia americana \u2013 da Ron Kovic a Howard Zinn, da Joe Klein a Allan Nevins e Henry Steele Commager \u2013 e riscopre Woody Guthrie, Bob Dylan e Hank Williams, cercando storie da trasformare in canzoni universali. Non a caso, Nebraska \u00e8 l\u2019unico disco di Springsteen che piace anche a chi non ama Springsteen.<\/p>\n<p>La copertina, decisamente non da disco di una rockstar, mostra un cielo cupo visto dalla prospettiva del parabrezza di un\u2019auto (scatto in bianco e nero di David Michael Kennedy, risalente al 1975) e l\u2019inconfondibile lettering rosso e nero inventato da Andrea Klein. \u00c8 l\u2019unica nella discografia di Springsteen \u2013 assieme al debutto e a Western Stars \u2013 in cui non compare il Boss.\u00a0<\/p>\n<p>Springsteen decide di affrontare delitto e castigo, alienazione e colpa, punti di vista infantili e sognanti con l\u2019ausilio del portastudio Teac 144, una chitarra Gibson J-200, armonica, tamburello e glockenspiel, pi\u00f9 l\u2019effetto echoplex, con la registrazione finale passata attraverso un boombox Panasonic. La nuova frontiera, a quei tempi, dell\u2019autoproduzione si rivela l\u2019epifania di tutta la vicenda. Scelto per abbattere costi e tempi di studio (l\u2019unica cosa per cui fino a quel momento aveva speso soldi in vita sua), l\u2019allestimento di Mike Batlan gli regala quello che Bob Ross avrebbe definito l\u2019incidente pi\u00f9 felice della sua carriera.<\/p>\n<p>Viene poi affrontato il problema di riversare tutto su vinile, ma ne vengono fuori grazie agli Atlantic Studios e a Dennis King, che, non riuscendo a stare al passo coi tempi, dispone ancora di attrezzature vintage adatte allo scopo: un altro incidente felice.<\/p>\n<p>Come scrive Warren Zanes in Liberami dal nulla,\u00a0\u00abNebraska aveva una prerogativa: era un disco a rilascio graduale. Rivelava i suoi strani poteri con il passare del tempo\u00bb. Direi che \u00e8 stato proprio cos\u00ec. E oggi, ancor di pi\u00f9.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1007225\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/nebraska-82.jpg\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"852\"  \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fine aprile, primi di maggio 1982. Studi di registrazione Power Station, New York. 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