{"id":158759,"date":"2025-10-11T07:46:19","date_gmt":"2025-10-11T07:46:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/158759\/"},"modified":"2025-10-11T07:46:19","modified_gmt":"2025-10-11T07:46:19","slug":"lamerica-in-18-quadri-sbilanciamoci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/158759\/","title":{"rendered":"L&#8217;America in 18 quadri &#8211; Sbilanciamoci"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p>Per gentile concessione dell\u2019editore Laterza e dell\u2019autore pubblichiamo una parte dell\u2019Introduzione del libro di Fabrizio Tonello L\u2019America in 18 quadri. Dalle piantagioni a Silicon Valley (Laterza, 2025, \u20ac20).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Questo non \u00e8 un libro di storia dell\u2019arte, \u00e8 un libro di storia del conflitto sociale negli Stati Uniti: dalle idee di uguaglianza e libert\u00e0 scolpite nella Dichiarazione di Indipendenza del 1776 fino al governo dei miliardari dell\u2019amministrazione Trump nel 2025. Un conflitto tra gli oligarchi e il popolo, tra bianchi e nativi americani, tra bianchi e afroamericani. Ma anche un conflitto con la natura, come le storie di trivellazione del petrolio e di sfruttamento dissennato del suolo delle Grandi praterie ci dicono.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un libro di storia degli Stati Uniti, ammesso che sia possibile tenere insieme \u2013 e dare un senso \u2013 a due secoli e mezzo di avvenimenti in un territorio che, nel 1776, era costituito da una stretta striscia costiera lungo l\u2019Atlantico, mentre oggi sfiora i 10 milioni di chilometri quadrati. Un paese che alla data dell\u2019indipendenza aveva circa 3 milioni di abitanti, fra cui 500.000 schiavi, e oggi ne ha 334 milioni, centodieci volte di pi\u00f9. Una nazione che da una parte era abitata solo poco pi\u00f9 a Nord di Boston e, dall\u2019altra, finiva nelle piantagioni di cotone presso Savannah, in Georgia. Oggi gli Stati Uniti toccano il Circolo polare artico con l\u2019Alaska e finiscono nel Golfo del Messico, mentre la loro isola di Guam, nel Pacifico, \u00e8 assai pi\u00f9 vicina al Giappone che alla California. Ci\u00f2 nonostante, alcune costanti, alcuni fili interpretativi si possono trovare. Una narrazione non convenzionale \u00e8 possibile. (\u2026)\u00a0<\/p>\n<p>La nostra memoria di ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto negli Stati Uniti si nutre sostanzialmente di ci\u00f2 che gli sceneggiatori di Hollywood hanno prodotto fra il 1920 e oggi: grossolane falsificazioni. Per ricordare, l\u2019immagine \u00e8 sempre pi\u00f9 potente della parola, anche perch\u00e9 si sottrae agli strumenti disciplinari ristretti della sociologia, della storia politica, della storia dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Grazie al Whitney Museum \u00e8 stato possibile trovare un archivio storico che non dicesse il suo nome, un luogo dove ci fossero tutti gli stimoli necessari ma non la cacofonia in cui siamo immersi. Un museo che, grazie ai suoi oltre 26.000 pezzi di arte americana, \u00e8 adatto a cercare il filo rosso di una storia alternativa degli Stati Uniti. La vera immagine del passato ci appare sempre di sfuggita, occorre coglierla in un istante: \u201cIn ogni ambito dell\u2019arte [\u00e8] compito degli artisti separare ci\u00f2 che \u00e8 essenziale e permanente da ci\u00f2 che \u00e8 accidentale e fugace e, di conseguenza, eliminare dalle loro composizioni le superficialit\u00e0 e le banalit\u00e0 a beneficio dei tratti essenziali\u201d (\u2026)\u00a0<\/p>\n<p>Per esempio, un giovane artista afroamericano, Cameron Rowland, ha trasformato una bilancia ottocentesca per pesare il cotone in objet d\u2019art. Una stad\u00e8ra d\u2019epoca ribattezzata Price per pound, che nella solitudine delle sale del museo ci ricorda il prezzo di sangue pagato dagli schiavi per ogni libbra di cotone raccolto nelle piantagioni del Sud. Ci ricorda il razzismo sistemico che ancora ferisce la societ\u00e0 americana. Un razzismo di cui possiamo tracciare la mappa guardando alle localit\u00e0 dove fu proiettato, cento anni fa, Birth of A Nation, il film di David W. Griffith considerato un capolavoro della storia del cinema e nello stesso tempo responsabile di violenze contro le minoranze etniche ancora oggi.<\/p>\n<p>Nelle collezioni del Whitney troviamo un piccolo quadro del 1934 di William Palmer, un artista poco conosciuto: Dust,Drought and Destruction (Polvere, siccit\u00e0 e distruzione). Un\u2019immagine che ci trasmette la violenza dei tornado che devastarono le grandi praterie all\u2019epoca: vediamo alberi abbattuti, una casa distrutta, un mulino divelto. Se cerchiamo altre fonti sugli anni Trenta del Novecento troviamo le foto di Arthur Rothstein, uno dei primi fotogiornalisti americani, che ha prodotto centinaia di scatti su quel periodo, tra cui Dust Bowl Cimarron County, Oklahoma, anch\u2019esso presente nelle collezioni del Whitney.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Dust Bowl, che letteralmente vuol dire \u201cscodella di polvere\u201d? \u00c8 la storia di un\u2019area inadatta all\u2019agricoltura che nei periodi di siccit\u00e0 perde il suo suolo superficiale e crea immense nuvole di polvere che viaggiano per migliaia di chilometri, come appunto accadde novant\u2019anni fa. Gli insediamenti in un clima che a ovest del 100\u00b0 meridiano \u00e8 semidesertico trasformarono la siccit\u00e0 degli anni Trenta in una catastrofe sociale: furono milioni i contadini costretti ad abbandonare le loro case in rovina e i loro campi inariditi. Furono loro, gli abitanti dell\u2019Oklahoma, del Texas, del Kansas e del Nebraska i primi profughi climatici dell\u2019era moderna, le prime vittime dell\u2019ignoranza e della malafede nel nostro rapporto con il clima. Sta a noi ascoltare attentamente quello che gli artisti ci dicono e usare la storia per capire il presente.\u00a0<\/p>\n<p>I 18 capitoli che seguono sono collocati in ordine cronologico ma, nello stesso tempo, si estendono alle conseguenze odierne di molti processi di lunga durata. Un altro quadro su cui riflettere\u00e8 Conference at Night, un\u2019opera di Edward Hopper del 1949, che ci mostra tre persone in un interno spoglio: una donna e un uomo in piedi, un uomo seduto che sta parlando e gesticolando come se stesse dando istruzioni agli altri due. L\u2019opera, come moltissimi dei lavori di Hopper, \u00e8 enigmatica, si presta a molteplici interpretazioni. Nella paranoia della Guerra fredda, per\u00f2, un abituale cliente del pittore, Stephen Clark, restitu\u00ec il quadro alla galleria perch\u00e9 secondo la moglie il quadro \u201csembrava un po\u2019 troppo una riunione comunista\u201d. L\u2019episodio ci dice molto sulla paranoia per le attivit\u00e0 delle spie russe, e pi\u00f9 in generale dei \u201csovversivi\u201d negli Stati Uniti. Un panico che sarebbe diventato isteria collettiva negli anni Cinquanta, in particolare dopo l\u2019esplosione della prima testata nucleare in Russia, il 29 agosto 1949, e la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese il 1\u00b0 ottobre 1949. Un\u2019isteria collettiva che \u00e8 quella oggi attizzata dall\u2019amministrazione Trump\u00a0sul tema della presunta invasione di \u201cmilioni\u201d di immigrati latinoamericani provenienti dal Messico.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"683\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/tonello-cover-683x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42001\"  \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Per gentile concessione dell\u2019editore Laterza e dell\u2019autore pubblichiamo una parte dell\u2019Introduzione del libro di Fabrizio Tonello L\u2019America in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":158760,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-158759","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/158759","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=158759"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/158759\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/158760"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=158759"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=158759"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=158759"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}