{"id":159009,"date":"2025-10-11T11:00:10","date_gmt":"2025-10-11T11:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/159009\/"},"modified":"2025-10-11T11:00:10","modified_gmt":"2025-10-11T11:00:10","slug":"valeria-luiselli-voci-dal-confine-di-unassurdita-logica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/159009\/","title":{"rendered":"Valeria Luiselli, voci dal confine di un\u2019assurdit\u00e0 logica"},"content":{"rendered":"<p>Al tempo in cui Valeria Luiselli pubblic\u00f2 Volti nella folla \u2013 \u00abil romanzo silenzioso per non svegliare i bambini\u00bb in cui una giovane donna messicana rievoca il suo felice passato newyorkese \u2013 era gi\u00e0 abbastanza nota da indurre un collettivo indipendente di artisti visuali messicani a fare proprio il titolo del libro in spagnolo: si chiamarono dunque Los Ingravidos e, da allora, ad eccezione della loro portavoce, tutti lavorano nell\u2019anonimato, cercando di smantellare gli aspetti pi\u00f9 commerciali e convenzionali della produzione cinematografica di oggi. Si ispirano alle avanguardie storiche, combinano immagini digitali e analogiche, materiali d\u2019archivio e documentari, con un linguaggio sperimentale dalle immediate ricadute politiche. Comincia da qui la nostra conversazione \u2013 al Circolo dei lettori di Torino \u2013 con Valeria Luiselli, che ha da poco ritirato il Premio Mondello, e sta passando qualche giorno in Italia.<\/p>\n<p><strong>Dunque, non solo ha ispirato un collettivo di artisti visuali, ma ne ha formato lei stessa uno, pi\u00f9 orientato, tuttavia, verso l\u2019ambito uditivo. Ce ne parla?<\/strong><br \/>S\u00ec, sapevo di Los Ingravidos, anche se non li conosco personalmente. Quanto a noi, ci chiamiamo Echos from the border lands (Echi dalle terre dei confini) e dal gennaio del 2020 abbiamo cominciato a registrare i suoni della frontiera tra Messico e Stati Uniti. Inizialmente, a chi incontravamo facevamo sempre una stessa domanda prestabilita sulla paura e la violenza. Cos\u00ec abbiamo cominciato a creare una specie di tessuto narrativo, attorno a questa sola idea. Ma dopo quasi un anno ci siamo resi conto che stavamo sbagliando. La domanda davvero importante che dovevamo farci era pi\u00f9 semplice, e allo stesso tempo pi\u00f9 complessa: dovevamo domandarci come suona il confine. E se lo pensiamo come qualcosa che emana un suono, che parla con voci multiple, cosa dice? Cos\u00ec adesso le domande che facciamo sono diverse, pi\u00f9 aperte. Alla fine di questo lavoro vorremmo produrre un saggio sonoro della durata di 24 ore, che \u00e8 il tempo necessario per guidare da Tijuana\/San Diego fino a Brownsville in Texas: i due estremi del confine. Una specie di guida sonora ma anche di archivio storico della frontiera. Nel frattempo abbiamo fatto altre cose, come un piccolo libro che si intitola Studio n. 1 e che comprime la prima parte del viaggio sul confine: dalla California a El Paso. Dura quasi due ore, che corrispondono a 12 ore di viaggio, durante le quali abbiamo registrato il suono delle persone, delle tempeste di vento e di sabbia, dei coyote, della polizia, degli specchi d\u2019acqua, della riserva Apache Mescalero, il luogo in cui la bomba atomica fu testata per la prima volta. Ogni pagina del libro dura un minuto: si ascolta e si legge nello stesso momento. Leggi una sorta di trascrizione di ci\u00f2 che senti. E poi abbiamo creato anche un\u2019installazione in una galleria, che \u00e8 un modo per invitare le persone a viaggiare senza farlo veramente. Ma ci\u00f2 che ci interessa di pi\u00f9 \u00e8 la possibilit\u00e0 di arrivare a riprodurre le intere 24 ore del progetto via radio, lungo il confine, grazie a diverse antenne, cos\u00ec che si possa catturare il frammento corrispondente a ciascun miglio e riprodurlo in loop. L\u2019idea \u00e8 di arrivare a fare un viaggio di alcuni giorni, con qualche fermata qua e l\u00e0, ascoltando l\u2019intero \u00abborder lands\u00bb.<\/p>\n<p><strong><img alt=\"\" loading=\"lazy\" width=\"453\" height=\"512\" decoding=\"async\" data-nimg=\"1\" class=\"h-auto w-full cursor-zoom-in object-contain\" style=\"color:transparent;object-position:center\"  src=\"\/cdn-cgi\/image\/format=auto,width=992\/https:\/\/static.ilmanifesto.it\/2025\/10\/11clt1quellaaltrafoto-453x512.jpg\"\/>A proposito di confini, a lei suonano come qualcosa di reale?<\/strong><br \/>Le faccio vedere una foto che ho mandato a una persona amica pochi giorni fa, con la quale discutevo proprio di questo concetto di confine. Eccola: c\u2019\u00e8 un obelisco tra Arizona e Messico. \u00c8 stata scattata nel 1892. Avevano iniziato a disegnare il confine dopo il 1846, durante l\u2019intervento degli Stati Uniti in Messico, e all\u2019epoca misero in piedi questa cosa ridicola, in qualche modo anche buffa, chiamata \u00abCommissione per l\u2019amicizia e i confini\u00bb. Una commissione formata dai due paesi, che si era incaricata di posizionare l\u2019obelisco lungo il confine per iniziare la delimitazione. \u00c8 cos\u00ec che \u00e8 nato quel confine. Sembra una storia uscita da un romanzo di Kafka, o di Buzzati, con questo personaggio in cima a una roccia che mette una piccola bandiera per indicare \u00abquesti sono gli Stati Uniti e questo \u00e8 il Messico\u00bb. Da questo tipo di assurdit\u00e0 prende forma un muro, che poi diventa un centro di detenzione di massa, per trasformarsi in videosorveglianza e in interventi militari. Tutto ha inizio, dunque, con la pretesa di tirare una riga in mezzo al deserto. Se non soffriamo troppo di amnesia storica, forse tutto diventa pi\u00f9 chiaro ed \u00e8 pi\u00f9 facile smontare strutture che sentiamo, alla fin fine, come sempre pi\u00f9 obsolete. Per esempio, appunto, l\u2019idea di un paese estremamente chiuso di fronte a un mondo inondato sempre di pi\u00f9 da fattori come il cambiamento climatico, come le guerre. L\u2019idea di confine \u00e8 obsoleta, e non riflette la realt\u00e0 del mondo in cui viviamo.<\/p>\n<p><strong>E tuttavia quelle righe assurdamente tirate in mezzo al deserto sono sempre pi\u00f9 difficili da attraversare. Per di pi\u00f9, il fatto stesso di dirlo \u2013 in America e non solo \u2013 \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile. Persino gli atenei statunitensi sembrano avere rinunciato ad avere una voce. Secondo lei cosa bisognerebbe fare?<\/strong><br \/>Dobbiamo non avere paura. Ma non \u00e8 facile, perch\u00e9 specialmente se non sei nato negli Stati Uniti, o se hai, come nel mio caso, una nazionalit\u00e0 che pu\u00f2 venire revocata, le conseguenze possono essere molto gravi. Negli Stati Uniti, dove vivo, siamo ancora sbigottiti, esterrefatti, come un cervo colpito dai fari nella notte; siamo ancora in quello stato di shock, incapaci di organizzare una reazione sistemica. Ho fiducia che ci arriveremo, perch\u00e9 parliamo di un paese con una grande classe media, intelligente e determinata. C\u2019\u00e8, ma \u00e8 stordita. Magari, l\u2019ondata che c\u2019\u00e8 qui attraverser\u00e0 l\u2019Atlantico e ci investir\u00e0 laggi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 vero che in Europa le persone non hanno affatto rinunciato a far sentire la propria voce. Ma la classe politica sembra del tutto distaccata.<\/strong><br \/>\u00c8 evidente che c\u2019\u00e8 un enorme d\u00e9calage tra noi e i politici, che dovrebbero rappresentarci e non lo fanno. Tutti percepiamo un divario di rappresentanza sempre pi\u00f9 profondo: non solo non ci sentiamo rappresentati, ma ci sentiamo costantemente traditi, e questa guerra a Gaza particolarmente atroce, questo genocidio contro la gente palestinese lo ha dimostrato ripetutamente. Certo, c\u2019\u00e8 anche un\u2019altra parte che lo nega; ma a fronte di un numero grandissimo di persone in tutto il mondo che fanno pressione perch\u00e9 questa guerra finisca, i nostri governi tacciono e sembrano vivere in una bolla: non rappresentano in alcun modo ci\u00f2 che viene loro richiesto; ma la bolla deve rompersi, si romper\u00e0, scoppier\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Il suo nuovo libro, che sar\u00e0 pubblicato in Italia da Einaudi l\u2019anno prossimo, \u00abBeginning, middle, end\u00bb racconta il viaggio in Sicilia di una madre e di una figlia. Secondo la sua esperienza, viaggiare con un genitore funziona pi\u00f9 come occasione per costruire memorie future, o per ricostruire ricordi del passato?<\/strong><br \/>Entrambe le cose: \u00e8 essere nel mezzo. Nello stesso momento in cui la mia narratrice ricostruisce il passato pi\u00f9 remoto della famiglia perch\u00e9 la sua bambina possa conoscerlo e da qui cominciare a costruire la propria versione delle cose, sua madre sta perdendo la memoria a causa dell\u2019Alzheimer. \u00c8 un romanzo che come Giano vede i due estremi della vita: l\u2019inizio in cui la memoria si crea, e il momento in cui la memoria evapora.<\/p>\n<p><strong>Per la prima volta, il libro che sta scrivendo, non sar\u00e0 in lingua inglese. Come \u00e8 arrivata a questa decisione?<\/strong><br \/>\u00c8 un libro che ho provato a scrivere negli ultimi anni e che costruisce un panorama dei centri di detenzione negli Stati Uniti. Per un certo periodo, nel 2019, ho lavorato come insegnante di un corso di scrittura creativa in un centro di detenzione giovanile per ragazze. Il libro viene fuori da quell\u2019esperienza. Lo stavo scrivendo in inglese e in spagnolo contemporaneamente, come talvolta faccio; ma mi sono resa conto che non mi sentirei a mio agio se fosse pubblicato nell\u2019America di oggi, dove si \u00e8 verificato un cambiamento enorme rispetto a ci\u00f2 che credevamo possibile negli Stati Uniti. Per esempio, fino a poco tempo fa sarebbe stato inconcepibile il divieto di pubblicare un libro. Per cui s\u00ec, poich\u00e9 \u00e8 possibile che quel che scrivo mi creer\u00e0 dei problemi, penso che se lo scrivo in spagnolo, le persone che negli Stati Uniti sono deputate alla censura, alla sorveglianza, e che sono monolingue e ignoranti del mondo esterno, non si preoccuperanno di un libro pubblicato in spagnolo in Messico, che avr\u00e0 fatalmente una minore visibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al tempo in cui Valeria Luiselli pubblic\u00f2 Volti nella folla \u2013 \u00abil romanzo silenzioso per non svegliare i&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":159010,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-159009","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159009","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=159009"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159009\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/159010"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=159009"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=159009"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=159009"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}