{"id":159142,"date":"2025-10-11T12:50:31","date_gmt":"2025-10-11T12:50:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/159142\/"},"modified":"2025-10-11T12:50:31","modified_gmt":"2025-10-11T12:50:31","slug":"recensione-the-necks-disquiet","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/159142\/","title":{"rendered":"Recensione: The Necks &#8211; Disquiet"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8<br \/>\novviamente la prima volta <strong>Chris Abrahams<\/strong>, <strong>Lloyd Swanton<\/strong><br \/>\ne <strong>Tony Buck<\/strong> fanno uscire due dischi in due anni. Non \u00e8<br \/>\nnemmeno la prima volta che un loro album presenta un minutaggio<br \/>\nbestiale. La capacit\u00e0 di superarsi \u00e8 propria della loro natura. In<br \/>\nnumeri spicci: ai 117 minuti di \u201cSilent Night\u201d e ai 123 di<br \/>\n\u201cMosquito\/See Through\u201d contrappongono tutto il carico dei<br \/>\n190 di \u201c<strong>Disquiet<\/strong>\u201d. Bisogna essere pronti, rilassati.<br \/>\nAperti.\n<\/p>\n<p>\u201cNon<br \/>\nci sono un \u2018disco uno\u2019, \u2018disco due\u2019 e \u2018disco tre\u2019\u201d, ci assicura<br \/>\nil trio australiano. No. Questo \u00e8 un viaggio interstellare che<br \/>\nprocede a una velocit\u00e0 e suddivisione tutta sua. I brani, infatti,<br \/>\nsono quattro. A passo lento, in un ambiente ampio, Rapid Eye<br \/>\nMovement tradisce il titolo. Timing rallentato, come se la<br \/>\nvelocit\u00e0 del colpo d\u2019occhio superasse i limiti delle possibilit\u00e0<br \/>\numane e vedesse l\u2019universo in slowmotion. Synth a sospensione,<br \/>\npianoforte che stralcia temi dolci e carezzevoli danzano tra<br \/>\ncontrappunti ritmici, sonagli e miraggi in graduale costruzione.<br \/>\nGhost Net parla un\u2019altra lingua. <strong>Swanton<\/strong> e <strong>Buck<\/strong><br \/>\ngiocano con gli accenti, danno l\u2019imprinting e il via a un\u2019ora e un<br \/>\nquarto di gioco dronico, quando per drone si intende una porzione di<br \/>\nbrano ripetuto, un pedale \u201cfuori tempo\u201d. Attorno a contrabbasso e<br \/>\nbatteria si affastellano, via via, una serie di intrusioni<br \/>\npercussive, acustiche, farfisiche, un linguaggio Sixties e psicotropo<br \/>\ne ipnagogico che manco Arthur Brown, non lesina in tensione e, quando<br \/>\nvuole, di un certo grado di oscura presenza, non una pausa, un<br \/>\nsilenzio. Impossibile.<\/p>\n<p>Causeway,<br \/>\naria amara, lacrimevole, veicolata da suoni che si muovono eterei<br \/>\nrasente le pareti, arpeggi che sanno di post-rock, ambience che si<br \/>\nespande in ampiezza col piano elettrico a formare arazzi in trame di<br \/>\n\u201cblues\u201d incorporeo che ricoprono l\u2019intera architettura (Monk in<br \/>\ntesta e nel cuore) e che, ben presto, diventa fuga verso l\u2019orizzonte.<br \/>\nForse il momento pi\u00f9 toccante di tutto \u201c<strong>Disquiet<\/strong>\u201d, sicuro<br \/>\nil pi\u00f9 intenso, e ce ne vuole. Non meno intenso il jazz a grana<br \/>\ngrossa che permea i 32 minuti di Warm Running Sunlight, non<br \/>\ntradisce il titolo, melodie rarefatte che scaldano, il mondo fuori<br \/>\nche si infiltra in quello interiore, voci che si stagliano sullo<br \/>\nsfondo, realt\u00e0 atipiche come atipico \u00e8 il viaggio intrapreso fino a<br \/>\nquesto punto.<\/p>\n<p>In un mondo in cui la velocit\u00e0 fa da padrona assoluta di tutto, in cui il tempo non ha pi\u00f9 nessun dannatissimo valore, <strong>The Necks<\/strong> ne rivalutano tutto il peso e l\u2019importanza. In un mondo in cui numi tutelari della musica che un tempo fu d\u2019avanguardia e che ancora oggi, forse, non smette d\u2019esserlo (che so, Pauline Oliveros, Steve Reich e LaMonte Young, giusto per citarne tre), <strong>The Necks<\/strong> si prendono uno spazio che in passato era affollato.  <\/p>\n<p>Il seguito di un disco tanto enorme quanto lo \u00e8 \u201cBleed\u201d sarebbe, per chiunque, la tipica \u201cfatica di Ercole\u201d, non per i tre australiani. Loro no. Il loro livello \u00e8 cos\u00ec alto che, a guardare in basso, si sverrebbe per le vertigini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Non \u00e8 ovviamente la prima volta Chris Abrahams, Lloyd Swanton e Tony Buck fanno uscire due dischi in&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":159143,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1443],"tags":[203,204,1537,90,89,1538,1539],"class_list":{"0":"post-159142","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-musica","8":"tag-entertainment","9":"tag-intrattenimento","10":"tag-it","11":"tag-italia","12":"tag-italy","13":"tag-music","14":"tag-musica"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159142","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=159142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/159142\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/159143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=159142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=159142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=159142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}