{"id":160126,"date":"2025-10-12T03:43:15","date_gmt":"2025-10-12T03:43:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/160126\/"},"modified":"2025-10-12T03:43:15","modified_gmt":"2025-10-12T03:43:15","slug":"le-citta-di-pianura-che-bellissimo-film-di-non-inquadrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/160126\/","title":{"rendered":"\u2018Le citt\u00e0 di pianura\u2019, che bellissimo film di non inquadrati"},"content":{"rendered":"<p>Un nuovo film compare scrollando gli infiniti feed Instagram dei Millennial e della Gen Z, e non \u00e8 l\u2019acclamatissimo colosso americano con DiCaprio. \u00c8 per\u00f2 un film sull\u2019americanizzazione, sul dilagare dei capannoni in quella che era la culla del Rinascimento e soprattutto un film sull\u2019amicizia ambientato e vissuto in Veneto, ghesboro.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 di pianura non \u00e8 semplicemente un road movie come \u00e8 definito ovunque, ma qualcosa di pi\u00f9 simile al nuovo Amici miei di Monicelli che a Mark Fisher.<\/p>\n<p>I tempi sono cambiati dal conte Mascetti, l\u2019umorismo \u00e8 cambiato, il cinema non ne parliamo, ma il bisogno che abbiamo di sognare in sala \u00e8 sempre pi\u00f9 grande e chiede di essere svincolato dai messaggi educativi, politici, moralistici. Per questo il film scavalca l\u2019ostacolo della narrazione mandandola all\u2019aria, annullando la trama, mettendo in scena l\u2019incontro che tutti noi abbiamo letto da bambini: quello tra Pinocchio con il Gatto e la Volpe. Come Giulio, il protagonista, chiunque sulla soglia dei trent\u2019anni si \u00e8 trovato di fronte a una scelta: crescere o no? Farci traviare dai vizi e godere o diventare degli ottimi consumatori e pagatori di tasse?<\/p>\n<p>Una coppia di sessantenni veneti: Doriano (<a href=\"https:\/\/www.rollingstone.it\/artista\/pierpaolo-capovilla\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Pierpaolo Capovilla<\/a>) e Carlobianchi (Sergio Romano), esemplari di maschio del secolo scorso tutto scorribande, sbronze, donne e notti insonni, deve andare in aeroporto a riprendere il vecchio amico Eugenio (Andrea Pennacchi detto Genio) scappato in Argentina dopo una truffa. Tutto regolare! Abbiamo la cronaca locale piena zeppa di storie simili. Ma anche compiere un viaggio del genere \u00e8 troppo, se si vive su una nuvola come Dori e Carlo. Infatti all\u2019aeroporto non arrivano, anzi vanno in quello sbagliato tanto che son rintronati dal bere. E ridono, ridono e ridono.<\/p>\n<p>Nel tragitto, che conta infiniti pit stop in localetti e bar a bere e bere e vomitare e ribere, i due bukowskiani inconcludenti e bellissimi antieroi scoprono la loro poesia interiore. A un pit stop per l\u2019ultima bevuta, che poi non \u00e8 mai l\u2019ultima, Carlobianchi parla con un tedesco che gli dice: \u00abSono venuto a vivere qui prima che voi italiani roviniate questo posto del tutto\u00bb. \u00abSei arrivato tardi\u00bb, risponde il nostro, un divorziato, che fuma di nascosto, limona un maschio a met\u00e0 film, vive con i genitori a sessant\u2019anni ed \u00e8 fighissimo. Poesia!<\/p>\n<p>Capovilla fa da contraltare perfetto a Carlobianchi nella parte del folletto alcolico, dello spiritello furbello; si rivela un Beetlejuice padano calmo e saggio. Non parla nemmeno\u2026 gorgoglia. Dopo quattro bottiglie sbotta perch\u00e9 la sbronza non gli sale: \u00abSignorina, questa birra \u00e8 strrrana\u00bb, detta con tre \u201cerre\u201d arrotondate tipiche del dialetto veneto. \u00abS\u00ec, \u00e8 analcolica\u00bb, fa la barista. E gi\u00f9 a ridere e bestemmiare.<\/p>\n<p>Carlo e Dori sono due uomini che non si curano pi\u00f9 di essere fuori moda, sovrappeso, alcolizzati, brutti, vestiti a caso, quasi i matti del paese, e cos\u00ec si imbucano in una festa di laurea di ventenni sconosciuti. Qui inizia la loro vera missione. Alla festa incontrano Giulio, un Gen Z napoletano, secchione, alcohol free, rispettoso, coltissimo, sensibilissimo et educatissimo. Con la scusa di un passaggio a casa, Carlobianchi e Dori lo tengono quasi in ostaggio per un paio di giorni, portandolo in una missione segreta e insensata che tiene incollati allo schermo un\u2019ora e mezza. Il viaggio \u00e8 il battesimo spirituale di Giulio a cui \u00e8 chiesto di diventare se stesso, di diventare uomo.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo un incontro, questo, \u00e8 un confronto tra la generazione dei Millennial e quella precedente dei Boomer, tra padri e figli che non si conoscono, tra figli che rimangono figli e figli che fanno i genitori dei padri, tra generazioni che hanno vissuto epoche diverse. \u00abCome stavamo bene negli anni Novanta\u00bb, dicono Dori e Carlo ch\u00e9 li hanno vissuti. Oggi sono dei derelitti ma si sono sputtanati decine di milioni di lire ottenuti con truffette. Soldi che un Gen Z con una formazione umanistica e coltissima non vedr\u00e0 mai a meno che non nasca ricco.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, sul sedile posteriore di una Jaguar tanto improbabile in mano a Carlobianchi quanto scassata, queste due generazioni perdono tempo per un paio di giorni. Non fanno niente di utile. Guidano, parlano, bevono soprattutto e vanno \u201cto the next whiskey bar\u201d senza chiedere why, come i Doors in Alabama Song. Ci scappa anche un battesimo con una puttana in stile Certe notti di Ligabue.<\/p>\n<p>Il film si perde cos\u00ec in un mondo notturno e senza tanti cellulari, fatto di locali non hype, non instagrammabili e sconnessi, in cui parlare al buio dei propri segreti e ascoltare musiche tristissime e americanissime ma al tempo stesso originali e tormentate come quelle di Krano (compratevi l\u2019LP della colonna sonora, spacca).<\/p>\n<p>Il tempo vola, si \u00e8 giovani e un attimo dopo non lo si \u00e8 pi\u00f9, la vita \u00e8 corta. Il film \u00e8 un manuale su come arrivare di fronte alla morte senza dire: che grande occasione che ho sprecato.<\/p>\n<p>Giulio con i due diventa davvero amico e si sporca. Impara a non essere perfetto e insegna loro a essere pi\u00f9 consoni, li porta pure in gita alla tomba Brion, fatta dal suo artista-architetto del cuore, che il Gatto e la Volpe chiaramente non conoscevano. \u00abCome fate a non sapere un cazzo di dove vivete?\u00bb, gli chiede. \u00abPerch\u00e9 non sappiamo un cazzo ma sappiamo tutto\u00bb.<\/p>\n<p>Carlo e Dori sono stati giovani e lo sono tutt\u2019ora. Prendendo sotto la propria ala Giulio diventano un po\u2019 fratelli maggiori, adulti, padri. Finalmente idonei alla loro et\u00e0.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 bella battuta del film \u00e8 di Capovilla sul finale, quando dopo l\u2019ennesima sbronza il trio ripara a casa dei genitori di Carlobianchi. Il padre, un ometto tutto casa e capannone di ormai ottant\u2019anni, li rimprovera: \u00abDovete crescere\u00bb. Capovilla al suo massimo splendore gorgoglia: \u00abSiamo troppo vecchi ormai per crescere\u00bb. Ecco che una immaginaria curva di spettatori si alza esultando come su un goal di rovesciata tanto il pathos \u00e8 sentito.<\/p>\n<p>Il Veneto, la Puglia, la Toscana, tutte le regioni hanno questo fascino che il resto del Paese si ostina a declassare a \u201cla provincia\u201d. No, \u00e8 una Resistenza, un movimento spontaneo e silenzioso, quello dei non inquadrati.<\/p>\n<p>Ecco che l\u2019amicizia tra maschi nasce anche con trent\u2019anni di differenza. Ecco il bisogno che abbiamo gli uni degli altri, la speranza per uscire dalla catena di montaggio della monotonia a cui sembriamo ormai asserviti. Disertare i ruoli \u00e8 la chiave. Disertare le trame, il messaggio politico manifesto a dispetto di uno filosofico ancor pi\u00f9 radicale e lampante. Ci voleva Francesco Sossai, un regista classe 1989, per ricordarci che i film li sappiamo ancora fare, e che possiamo passare lo scettro della narrazione anche ai trentenni, che forse hanno qualcosa di meno stereotipato e incasellato dei sessantenni da dire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un nuovo film compare scrollando gli infiniti feed Instagram dei Millennial e della Gen Z, e non \u00e8&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":160127,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1442],"tags":[203,454,204,1537,90,89,90566,1521],"class_list":{"0":"post-160126","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-film","8":"tag-entertainment","9":"tag-film","10":"tag-intrattenimento","11":"tag-it","12":"tag-italia","13":"tag-italy","14":"tag-le-citta-di-pianura","15":"tag-movies"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/160126","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=160126"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/160126\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/160127"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=160126"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=160126"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=160126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}