{"id":161612,"date":"2025-10-12T23:55:15","date_gmt":"2025-10-12T23:55:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/161612\/"},"modified":"2025-10-12T23:55:15","modified_gmt":"2025-10-12T23:55:15","slug":"ai-musei-reali-torino-il-divino-guido-reni-nelle-collezioni-sabaude","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/161612\/","title":{"rendered":"Ai Musei Reali Torino il \u201cdivino\u201d Guido Reni nelle collezioni sabaude"},"content":{"rendered":"<p>Poco dopo l\u2019insediamento della nuova direttrice Paola D\u2019Agostino, <strong>ai <strong>Musei Reali<\/strong> arriva un ospite speciale.<\/strong> Inaugura domani la mostra <strong>Il \u201cdivino\u201d Guido Reni<\/strong> nelle collezioni sabaude e sugli altari del Piemonte, visitabile fino al 18 gennaio e realizzata in occasione dei 450 anni dalla nascita dell\u2019artista bolognese.<\/p>\n<p>  Un piccolo gioiello  <\/p>\n<p><strong>Un piccolo gioiello curato da <strong>Annamaria Bava<\/strong> e <strong>Sofia Villano<\/strong>, con un numero contenuto di opere accuratamente selezionate<\/strong>, perfetto riflesso dei gusti della <strong>corte sabauda<\/strong>, grande estimatrice della pittura classicista bolognese.<\/p>\n<p>  La mostra <\/p>\n<p><strong>Della ventina di lavori esposti nello <strong>Spazio Scoperte<\/strong>, al secondo piano della <strong>Galleria Sabauda<\/strong>, la maggior parte proviene dalle collezioni dei Musei Reali<\/strong>, con tre eccezioni, prestiti dal territorio piemontese e dal <strong>Mus\u00e9e des Augustins<\/strong> di Tolosa. Proprio tra questi ultimi si cela la grande protagonista della mostra: una gigantesca pala di quasi 4 metri in altezza per oltre 2 di larghezza proveniente dalla chiesa parrocchiale di <strong>Abbadia Alpina<\/strong>, frazione di Pinerolo, e raffigurante <strong>l\u2019Assunzione della Vergine<\/strong>.<\/p>\n<p>  Un capolavoro ritrovato <\/p>\n<p><strong>Si tratta di un capolavoro dimenticato, esposto per la prima volta al pubblico dopo un delicatissimo lavoro di restauro.<\/strong> Realizzata tra il 1605 e il 1606 su commissione dell\u2019abate <strong>Ruggero Tritonio<\/strong>, la colossale tela giunse in Piemonte agli inizi del Seicento come dono prezioso per l\u2019antica abbazia benedettina di <strong>Santa Maria<\/strong> \u2014 oggi chiesa parrocchiale di <strong>San Verano<\/strong>. Nei secoli per\u00f2 si perse la memoria di chi fosse l\u2019artista che l\u2019aveva dipinta e venne dimenticata. Solo recentemente, seguendone le tracce sui vari documenti dell\u2019epoca, \u00e8 stata \u201criscoperta\u201d.<\/p>\n<p>  Il restauro dell\u2019opera <\/p>\n<p><strong>Dopo un accurato restauro condotto dal <strong>Laboratorio di Cesare Pagliero<\/strong> sotto la direzione della <strong>Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio<\/strong> per la Citt\u00e0 Metropolitana di Torino<\/strong>, con il sostegno del <strong>Ministero della Cultura<\/strong> e della <strong>Diocesi di Pinerolo<\/strong>, il dipinto torna ora al suo splendore originario. L\u2019opera rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la fortuna di <strong>Guido Reni<\/strong> in Piemonte e testimonia un momento cruciale della sua prima attivit\u00e0 romana, quando il pittore, ancora agli esordi, si confrontava con la potenza innovativa di <strong>Caravaggio<\/strong>.<\/p>\n<p>  Dietro le quinte del restauro <\/p>\n<p><strong>\u00abCi abbiamo lavorato in quattro per tre mesi \u2013 racconta <strong>Cesare Pagliero<\/strong>.<\/strong> \u2013 L\u2019opera aveva gi\u00e0 subito diversi interventi nel corso del tempo, in particolare uno del 1933 che presentava varie ripassature, quindi si \u00e8 trattato di un\u2019operazione complessa. Durante la pulitura abbiamo rimosso questi vecchi interventi e proceduto poi con una sfoderatura e una nuova rifoderatura, che ci hanno permesso di restituire linearit\u00e0 alla tela. Infine, abbiamo ripitturato le zone pi\u00f9 danneggiate, dove si erano formate numerose lacune\u00bb.<\/p>\n<p>  Gli altri capolavori <\/p>\n<p><strong>L\u2019enorme dipinto non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico capolavoro della mostra.<\/strong> Tra gli altri lavori esposti figurano infatti le due versioni di <strong>\u201cMarsia scorticato da Apollo\u201d<\/strong>, di cui una imprestata dal <strong>Mus\u00e9e des Augustins<\/strong>, <strong>\u201cSan Maurizio che riceve la palma del martirio\u201d<\/strong>, proveniente dal <strong>Santuario di Santa Maria dei Laghi<\/strong> di Avigliana, e un delicato olio su rame raffigurante un\u2019allegoria della <strong>Fama<\/strong>. Infine, un\u2019ultima parte della rassegna \u00e8 dedicata all\u2019attivit\u00e0 incisoria dell\u2019artista.<\/p>\n<p>  La direttrice D\u2019Agostino <\/p>\n<p><strong>\u00abCredo che lo Spazio Scoperte rappresenti un momento significativo del percorso di visita<\/strong>, in cui \u2013 come questa mostra dimostra \u2013 si intrecciano la tutela del territorio, la collaborazione con le istituzioni esterne e la ricerca, in particolare con le giovani generazioni\u00bb commenta la direttrice <strong>Paola D\u2019Agostino<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Poco dopo l\u2019insediamento della nuova direttrice Paola D\u2019Agostino, ai Musei Reali arriva un ospite speciale. 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