{"id":161976,"date":"2025-10-13T06:43:10","date_gmt":"2025-10-13T06:43:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/161976\/"},"modified":"2025-10-13T06:43:10","modified_gmt":"2025-10-13T06:43:10","slug":"il-sud-felice-mauro-francesco-minervino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/161976\/","title":{"rendered":"Il sud Felice | Mauro Francesco Minervino"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 raccontare in un libro il tentativo di esplorare, mostrando e interrogando, il senso di un luogo comune, insieme intimo e sfacciatamente pubblico, come un\u2019autostrada. Felice Cimatti, artista e filosofo del linguaggio che insegna da anni all\u2019Universit\u00e0 della Calabria, lo ha fatto ora in un piccolo testo, arricchito da una serie di sue foto di viaggio, in Nella giornata pi\u00f9 calda dell\u2019anno. Attraversando il Sud (Donzelli Ed. 2025, pp. 95, E. 18). Tornando a qualche anno fa ricordo la bella mostra e il catalogo curato da Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, in \u00abVerso il Mediterraneo. Sezioni del paesaggio da Salerno a Reggio Calabria\u00bb, (Istituto Centrale per la Grafica, Palazzo Poli, Roma, 2017, catalogo con foto e testi pubblicato nel 90\u00b0 anniversario di Anas), che attraverso pi\u00f9 di 100 scatti di alcuni dei pi\u00f9 grandi fotografi italiani e internazionali aveva riletto e messo insieme immagini e fenomenologia del paesaggio attraversato dalla Salerno-Reggio C., mostrando aspetti inediti della realt\u00e0 che corre ai lati di una grande strada e della sua storia.<\/p>\n<p>Libri come questo di Cimatti respirano un\u2019aria che conosco. Mi riportano al mio lavoro. Sulle stesse strade percorse e illustrate nel suo testo da Cimatti provo da anni a disegnare le mappe di un viaggio pubblico e privato nel contemporaneo. Da antropologo e scrittore, nei miei libri, ho deciso di raccontare soprattutto questo luogo intermedio che sono le strade, il loro paesaggio, il loro spazio umano. Le strade al Sud sono tutto, storia e geografia, flora, fauna e cemento. Un luogo comune, una sorta domicilio mobile e collettivo, che strada facendo diventa di volta in volta desertico o affollato, instabile o eterno. La strada al Sud \u00e8 oggi linea mobile di un nuovo confine interno, che porta dritto al cospetto della \u201cpresenza massiccia, potentissima del mondo\u201d, ficcandoci tutti dentro la sua pi\u00f9 \u201cassoluta presenza\u201d. Del resto, come scrive ancora Cimatti, tutti insieme abitiamo un tempo sempre pi\u00f9 dissacrato e stretto nell\u2019asfissia dell\u2019Antropocene, il tempo della storia che ha dichiarato naturale la signoria tecnica dell\u2019umano su \u00abtutte le nature\u00bb, e tutto il resto ha ridotto a cosa disponibile al suo insaziabile e dispotico dominio sul mondo.<\/p>\n<p>\u00abTutte le nature sentono\u00bb. Tutte le cose del mondo, ogni cosa animata o inanimata che sia, scriveva Tommaso Campanella nel 1604 nel trattato Del senso delle cose e della magia, \u201csentono\u201d. E sentendo, danno segni coglibili della loro esistenza e del loro significato. E per questa via entrano in comunit\u00e0 con gli umani. Campanella immaginava cos\u00ec un\u2019argomentazione che, forse solo oggi, \u201cpossiamo davvero apprezzare in tutta la sua potenza e radicalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 partire da questo asserto mistico-sensista derivato dal pensiero di Tommaso Campanella, \u00e8 una bella sovversione local del cogito cartesiano. L\u00ec \u00e8 infatti l\u2019origine dello stigma che separa res cogitans da res extensa, principio imperialista di ogni antropocentrismo contemporaneo. Allora, perch\u00e9 non estendere alle cose del mondo di oggi, apparentemente le pi\u00f9 corrive e stolide come il cemento e l\u2019asfalto di un\u2019opera pubblica, e ai costrutti umani di un\u2019infrastruttura stradale, questo bel principio della sovversiva mistica campanelliana? Perch\u00e9 poi se \u00abtutte le nature sentono\u00bb, una strada (del Sud) non dovrebbe farlo? Del resto, pi\u00f9 che un nonluogo nel senso definito da Marc Aug\u00e9, l\u2019Autostrada A2, la mitologica Salerno \u2013 Reggio Calabria, la A3 di una volta che oggi si chiama Autostrada del Mediterraneo, spiega Cimatti, \u00e8 una strada che si presenta sin da principio come oggetto di \u201cuna natura indeterminata\u201d, a partire dalla sua nomenclatura, dalla sua postura sempre sospesa e indecisa tra tecnica e natura.<\/p>\n<p>Anche se si tratta pur sempre di \u201cun\u2019esperienza automobilistica\u201d, precisa Cimatti, e quindi \u201cdel tutto moderna e antropocenica\u201d, questo rovesciamento di prospettiva che avviene \u201cda dentro la nostra automobile, grande o piccola che sia\u201d, \u00e8 sufficiente a far s\u00ec che la A3 nel suo lungo slinearsi nella variet\u00e0 dei paesaggi, e al rintocco delle entit\u00e0 che essa attraversa, confonda da subito la nostra capacit\u00e0 di comprendere le ragioni e i sensi del nostro stato in luogo. Il tragitto dentro le sue corsie obbligate aumenta le incertezze e i timori, ma carica di percezioni il nostro viaggio, rende pensierosa e provvidenziale la nostra confusa e precaria presenza al mondo.<\/p>\n<p>Il racconto partecipato del suo esperimento di \u201cabitante\u201d provvisorio di questa strada cardinale, viene presentato da Cimatti alla stregua di un piccolo ma divertente trattato speculativo (scritto e illustrato) di dromologia. L\u2019estroversione promulgata da Cimatti per la dromologia lo porta a percorrere e fare strada da e verso il Sud tramutando il lungo tragitto automobilistico tante volte ripetuto, in un movimento che \u201crovescia l\u2019usuale in estraneo, l\u2019ovvio in misterioso\u201d. Per Cimatti infatti \u201cil Sud significa soprattutto questo\u201d, ritrovare \u201cil senso di una possibile \u00abvita commune\u00bb fra inumano e umano, cio\u00e8 fra cose e viventi\u201d. In questo stato di coscienza aperto alla stupefazione dell\u2019altrove meridiano, l\u2019immagine ipostatitizzata di un Sud chiuso nella storia e fermo nel suo passato immobile, frana e si ribalta nell\u2019insignificanza di un pregiudizio che Cimatti definisce, giustamente, ridicolo e presuntuoso. L\u2019autostrada si offre invece come luogo rivelativo, come spazio di un\u2019esperienza contraria, rovesciata nella presenza dei segni impermanenti del mondo della tecnologia che domina l\u2019epoca della mobilit\u00e0 generale.<\/p>\n<p>Il sottosopra dei trasporti, il traffico, la strada dentro l\u2019astanza dei domini naturali. Questo \u00e8 il fondale di un nuovo paesaggio meridiano che non scalza l\u2019eterno; l\u00ec \u00e8 lo spiraglio che accede alla porta simbolica del Sud contemporaneo, \u201cche per me comincia \u00abufficialmente\u00bb con l\u2019inizio dell\u2019autostrada\u201d, conferma Cimatti. Qui \u00e8 la soglia che restituisce agli attraversamenti meridiani compiuti dall\u2019autore, anche un senso di coinvolgimento, di \u201cavventura\u201d. \u00c8 infatti per strada che si incontra \u201cl\u2019esperienza di una presa tattile sul mondo \u2013 perch\u00e9 anche \u00abla visione \u00e8 tatto\u00bb: \u201ccome scriveva ancora Campanella: \u00abnon pu\u00f2 sentirsi mai la cosa che non si tocca\u00bb\u201d. \u201cIl Sud mi ha toccato\u201d, scrive a sua volta Cimatti. \u201cEcco, per me il Sud \u00e8 prima di tutto una esperienza tattile, in presenza, affettiva, piena. Per questa ragione quella del Sud si afferma come una \u00abvita commune\u00bb: \u201cfra cose e viventi\u201d che si mischiano, l\u2019esistente qui non molla mai la presa: \u201cil mondo ti sta sempre addosso, nel Sud\u201d.<\/p>\n<p>Ma pur attuale e iperrealista, \u201cil momento dell\u2019autostrada\u201d per paradosso riconduce a un\u2019estetica percettiva potente, che quasi si bagna nelle malie e nei trasalimenti di un nuovo Grand Tour: \u201cEcco, se proprio si deve dire qualcosa di questa strada \u00e8 che sicuramente si tratta di una delle strade pi\u00f9 belle d\u2019Italia. Una bellezza di cui pochi, per\u00f2, sembrano accorgersi. La bellezza \u00e8 invisibile. O meglio, la bellezza \u00e8 cos\u00ec troppo visibile che non riusciamo a vederla. Il viaggio a Sud comincia con una bellezza quasi insopportabile\u201d.<\/p>\n<p>A bordo di questa strada, insiste Cimatti, ci si inoltra in una \u201ccaratteristica distintiva della bellezza\u201d. Simile a quella che poi da secoli rappresenta in emblema lo stigma della differenza antropologica che connota agli occhi del viaggiatore il paesaggio del Sud, lo spazio naturale in cui questa stessa infrastruttura surmoderna \u00e8 ancora oggi assorbita essenzialmente. Per Cimatti questa \u00e8 la strada maestra che conduce alla visione di una bellezza flagrante, esorbitante a tratti, e tuttavia sempre \u201celusiva e timida\u201d. Qualcosa che a prima vista sfugge, che \u201cNon si lascia vedere, appunto. In effetti quando si parla dell\u2019autostrada A3 (o A2 o ancora Autostrada del Mediterraneo), di questo aspetto \u2013 che \u00e8 assolutamente il pi\u00f9 evidente \u2013 non si parla mai. Eppure \u00e8 appunto evidente, basta percorrere pochi chilometri in direzione sud dopo Battipaglia, e comincia l\u2019avventura di una strada straordinaria, che attraversa spazi incredibilmente privi di tracce umane, montagne, boschi, azzurri infiniti, il nero profondissimo del cielo invernale; e poi c\u2019\u00e8 il profumo dei prati e dei boschi, che in primavera entra nell\u2019automobile. Per non parlare degli animali, topi, cani, volpi, cornacchie che si spingono, soprattutto di notte, fin dentro il nastro d\u2019asfalto. Una strada che non si vede, ecco cos\u2019\u00e8 la Salerno-Reggio Calabria\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa di che tipo di bellezza si tratta?\u201d si interroga Cimatti a un certo punto del suo ragionamento figurato sulla metafisica della A2. \u201c\u00c8 interessante che la Salerno-Reggio Calabria non sia affatto bella per chi vive nelle regioni del Sud (per intenderci, Campania, Basilicata e Calabria), che anzi vede nella sua presunta incompletezza\u2026, la rappresentazione evidente di una persistente arretratezza meridionale: l\u2019A3 \u00e8 bella per chi viene dalla A1, ad esempio, per chi viene dal Nord. Si tratta allora di una bellezza di secondo grado, se pu\u00f2 esistere qualcosa del genere. Non \u00e8 la bellezza di un Sud incontaminato e naturale contrapposto a un Nord inquinato e artificiale, per intendersi\u201d. \u00c8, infatti, una bellezza percepibile solo nel dissidio caotico e distruttivo della nostra modernit\u00e0, dice Cimatti: \u201cQuella della A3 \u00e8 piuttosto una bellezza che si pu\u00f2 vedere solo se, prima, si \u00e8 passati per uno scenario completamente diverso (non \u00e8 una strada che possa piacere a un logico, ma forse nemmeno a un poeta; per la A3 ci vuole un logico che sia anche un poeta)\u201d.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" data-entity-uuid=\"69caf08d-4e25-4a01-b475-5e78b0064e83\" data-entity-type=\"file\" src=\"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/i__id6884_mw600__1x_0.jpg\" width=\"600\" height=\"641\" alt=\"k\" class=\"align-center\" loading=\"lazy\"\/><\/p>\n<p>Per altri versi l\u2019autostrada per il Sud mostra, ma solo a chi sa coglierlo come fa Cimatti, il suo profilo bifronte. Disvela un suo volto ippocratico: percorrere \u201cla Salerno-Reggio Calabria significa esporsi a una vera e propria \u00abcrisi della presenza\u00bb, come la definisce l\u2019antropologo Ernesto De Martino. Si tratta dell\u2019esperienza che si vive quando ci si accorge che il \u00abproprio\u00bb mondo \u2013 i suoi valori, la sua lingua, la sua storia, il suo dio \u2013 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, \u00e8 finito, sorpassato da tempi cos\u00ec nuovi che forse in realt\u00e0 sono antichissimi. Ecco, l\u2019A3 produce uno spaesamento simile: se si alza lo sguardo dal volante e dall\u2019asfalto ci si accorge che ci si trova in un altro mondo. \u00abCrisi della presenza\u00bb, appunto, dove mi trovo?\u201d. E poi, che ci faccio qui? Che \u00e8 spesso la domanda che mi interroga quando, come Cimatti e differentemente da lui, da nativo, e da residente, spesso sia pure impermanente, sono io a percorrerla pi\u00f9 o meno con gli stessi effetti impressi sul mio stato di coscienza.<\/p>\n<p>Il fenomeno fondamentale che questa strada squaderna ininterrottamente davanti a chi la percorre con i sensi e la mente vigile, \u00e8 la scoperta (meglio la riscoperta) di una realt\u00e0 retorica e antiretorica allo stesso tempo: \u201c\u00c8 la prima scoperta, a Sud: le parole non ci servono pi\u00f9. Le domande sono pi\u00f9 delle risposte e restano l\u00ec appese ai bordi della strada come cartelli indicatori di direzioni per svii e luoghi sconosciuti. \u201cIl Sud, nonostante sia spesso rumorosissimo, \u00e8 silenzioso. Il viaggio comincia, e in realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 finito, perch\u00e9 se si viaggia per fare esperienza, e quindi per poterlo raccontare, del viaggio a Sud non c\u2019\u00e8 niente da dire. Basta il Sud, e il rumore di fondo del motore della macchina. \u00c8 l\u2019unico rumore che ascolteremo per molte ore, fino a Cosenza\u201d.<\/p>\n<p>Anche in queste parole scelte da Cimatti si colgono echi di ritorno. Sono quelli di uno nuovo Grand Tour, che ci presenta per\u00f2, nella discordia dei tempi della tecnica, nella radicalit\u00e0 rivelativa di un dissidio di coscienza, dentro un trasalimento favorito e colto dall\u2019irreprensibilit\u00e0 di un luogo che resta radicalmente altro: \u201cil Sud, \u201cper me, non \u00e8 altro che questa dimenticanza piena di stupore e sorpresa, una dimenticanza che si ripete ogni volta. Forse \u00e8 per questo motivo, in realt\u00e0, che viaggio verso il Sud, perch\u00e9 non posso rinunciare a questa dimenticanza\u201d.<\/p>\n<p>Il suo \u201c\u00c8 un viaggio che non \u00e8 un viaggio\u201d; in realt\u00e0 mossi sul nastro d\u2019asfalto \u201crapidamente ci si accorge che non \u00e8 importante dove si sia diretti\u2026 ma \u00e8 importante il fatto che ci si trovi proprio sulla A3, Salerno-Reggio Calabria. Ero di nuovo in macchina, verso sud, sulla A3, appunto. Ma l\u2019A3 non esiste pi\u00f9&#8230; Percorrendo l\u2019autostrada e i territori che attraversa, infatti, si possono trovare cartelli stradali che \u2013 riferendosi alla stessa strada \u2013 riportano sia la scritta \u00abA3\u00bb che \u00abA2\u00bb\u201d La A2 \u00e8 una strada che oltre ogni evidenza resta avvolta dalla metafisica del nomos, celata nel mistero che in fondo \u00e8 il destino di tutte le strade: \u201call\u2019inizio di tutte le storie c\u2019\u00e8 sempre una specie di afasia, c\u2019\u00e8 una parola che non riesce a cogliere quello che si sta vivendo. Ci vuole tutto un giro tortuoso per comprendere che questa mancanza \u00e8 quanto di pi\u00f9 prezioso ci sia, e che si tratta di una mancanza non solo da non riempire con un nome ma, al contrario, \u00e8 una mancanza da preservare, da custodire\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi questa dimensione aggiornata e sensibile della demartiniana \u00abcrisi della presenza\u00bb a cui allude costantemente l\u2019intero racconto stradale di Cimatti. Quella di uno stato in luogo della coscienza di s\u00e9 e del mondo che oggi \u00e8 ovunque dislocato, continuamente mutevole e spaesato: \u201c\u00e8 lo stato che si prova sulla soglia che contemporaneamente unisce e separa i due modi fondamentali di stare al mondo: da un lato quello abituale e familiare, quello di chi si ritrova e riconosce nel mondo umanizzato (e rettificato),\u2026 e dall\u2019altro quello di chi, improvvisamente, non riesce pi\u00f9 a comprenderlo e a ritrovarcisi. \u00c8 la stessa strada, eppure \u00e8 una strada completamente diversa, tortuosa e stranamente poco trafficata. Non \u00e8 cambiato nulla, eppure ci accorgiamo che ci troviamo in un posto molto diverso da quello in cui eravamo fino a pochi minuti prima. La peculiare bellezza della A3 va compresa in questo contesto, come momento di passaggio che non riguarda tanto il luogo in cui ci si trova quanto il modo in cui quel luogo viene sentito\u201d.<\/p>\n<p>Un cambio di velocit\u00e0 e di scena impresso al paesaggio del Sud, di cui si era gi\u00e0 precocemente accorto, a modo suo, Pier Paolo Pasolini, in un reportage automobilistico raccontato alle soglie del boom dei primi anni \u201860, La lunga strada di sabbia, quando scrive: \u201c&#8230; per le lunghe vie parallele al mare \u2013 mi stupiva la dolcezza, la mitezza, il nitore dei paesi sulla costa&#8230; Poi si entra in un mondo che non \u00e8 pi\u00f9 riconoscibile\u201d.<\/p>\n<p>Questo fenomeno criptico e mutageno \u00e8 accaduto ulteriormente a dipartirsi dalla A3, il cui congegno prepotente e dominante viene perfettamente demarcato, anzi precisamente pantografato dalla Campania alla Puglia, fin sotto lo Stretto di Messina e poi risalendo per tutto il giro della penisola calabrese, dal percorso semicircolare segnato dal collegamento con altre due strade capitali del Sud; la statale 18 tirrenica e della 106 ionica. La A3, la SS18 Tirrenica e la SS106 Ionica sono oggi i terminali di un intrico di strade inquiete, il cuore di un sistema di vasi e di nervature che descrivono l\u2019andamento vitale di una terra vasta e travagliata, irredenta, vitale, caotica. La realt\u00e0 che vi scorre ai lati \u00e8 una specie di geroglifico sociale, una mappa microscopica e microfisica che attende ancora di essere misurata, decifrata e narrata nei suoi pi\u00f9 ambivalenti e irrevocabili significati e rapporti.<\/p>\n<p>L\u2019autostrada A3, che col cambio di nomenclature ora \u00e8 \u201cA2 del Mediterraneo\u201d, \u00e8 senza dubbio la summa di questo nuovo dispositivo geografico; questa strada maestra \u00e8 la nuova regina viarum, l\u2019architrave del paesaggio contemporaneo; impone le sue leggi e le sue servit\u00f9 in lungo e in largo, lontano e vicino. Le lunghe strisce di asfalto che uniscono i centri pi\u00f9 intensamente abitati dalla Campania sino alla Calabria tirrenica, sono oggi la traccia pi\u00f9 fedele di regioni e di un paese irrisolto, destinati a rincorrersi con l\u2019A3 nello specchio infranto del meridione contemporaneo. Intorno si \u00e8 formato un paesaggio anodino e spiazzante, costellato di centri commerciali, suburbi acefali, teorie di seconde e terze case, discariche e cementifici. Tutte le marine si sono trasformate in slums ininterrotti e fatiscenti, con le spiagge sequestrate, i paesi della costa che dimenticano i centri storici e si riversano a vivere la vita effimera della stagione breve del turismo, che lascia in mezzo al deserto pochi e traballanti generi di conforto.<\/p>\n<p>Usciti dal traffico compatto dei percorsi principali, dopo un lungo rigiro su un groviglio di strade secondarie, ormai poco trafficate, si ha spesso, come racconta Cimatti, la sensazione di trovarsi sciolti come sale nelle vene capillari di un\u2019Italia fantasma. Si incontrano indicazioni minute e vecchi cartelli stradali che suonano, pi\u00f9 che da indicazioni e da inviti verso nuovi orizzonti turistici, come targhe commemorative di comunit\u00e0 e di luoghi abitati ormai defunti o in lenta decezione. Il fatto \u00e8 che accanto al tracciato della A3 sfila infatti tutto il vuoto e il pieno del Sud. Una mostra en plein air. Disordine, cantieri, interruzioni, traffico, paesaggi magnifici e orrori urbanistici, lentezza e supervelocit\u00e0, paesini e citt\u00e0 secondarie alternate a pericoli incombenti a ogni chilomentro. Da Contursi in poi, e dopo il Pollino, la risalita o la discesa del tratto appenninico della Salerno-Reggio C., per chi guida un mezzo a motore fino allo Stretto di Messina, \u00e8 ancora una fatica epica, una prova degna di un\u2019ordalia medievale.<\/p>\n<p>Queste arterie illuminate implacabilmente dal sole e dalle ombre meridiane sono diventate negli ultimi decenni anche le strade del turismo, delle grandi ed effimere migrazioni automobilistiche stagionali verso le vacanze e il mare. Del resto, come osservava Marc Aug\u00e9, di questi tempi \u201cl\u2019uomo scopre di appartenere alla natura proprio quando deve fuggire dai luoghi che aveva concepito per dominarla\u201d.<\/p>\n<p>Ogni cosa, ogni possibile opzione, viene presentificata, mostrata appunto dalla strada. La strada \u00e8 il regno dell\u2019impermanenza, ma ha la forza dell&#8217;evidenza: pannelli pubblicitari, indicazioni da e per mete e monumenti che per chi guida restano per lo pi\u00f9 allo stato di intenzione, di pura nominazione. Dalle corsie meridiane della A3 si vede e si tocca gi\u00e0 l\u2019Africa, l\u2019Algeria, i Balcani, il Mediterraneo, l\u2019Oriente, il Mondo.<\/p>\n<p>In certi tratti dalla A3, nota bene Cimatti, il paesaggio rilasciato dopo i lavori di completamento del tracciato appare pi\u00f9 lustro di prima, pi\u00f9 ordinato, risarcito da poco,\u00a0rimpolpato, ma in un modo che sembra pi\u00f9 definitivo, e persino lussuoso. Qualche volta il tracciato solenne e tormentoso della Salerno-Reggio C. che sfocia in quello della Statale 18 incorniciando il Tirreno azzurro, o in quello collinoso e desertico della SS 106 Ionica, che si inoltra in un interregno piatto e collinoso tra Calabria, Basilicata e Puglia in cui la strada incontra invece plaghe in cui tutto pu\u00f2 apparire ancora semi-immobile, ancestrale. Ci si inoltra in ridotte di territori che sembrano dissimulare ancora le entit\u00e0 di un tempo remoto, e su cui aleggia un segreto genius loci. Il segreto invisibile delle rovine e di un paesaggio in cui l\u2019antichit\u00e0 e il mito scorrono quasi indifferenti a tutto e senza interruzioni. E come nella vena di un fiume carsico, i geni del luogo si fanno presenti affiorando a intermittenze, nonostante la disdetta dei tempi, e in ogni minuscola orma di vita e in ogni criptico anacronismo lasciato dagli arcani, i segni del passato ritornano in vita e si rifanno presenza. \u00c8 in questi teatri della dialettica primordiale che gli ultimi geni del luogo si mescolano a sole, mare, ulivi e pietre calcinate dal sole e levigate dal vento dei secoli. Una scena che ha a che fare con il tempo puro, interiore, che \u00e8 diverso dal tempo della storia: \u201cAvevo sempre saputo che le rovine di Tipasa erano pi\u00f9 giovani dei nostri cantieri e delle nostre macerie\u201d, scriveva Albert Camus nel 1952, ponendo enfasi sulle trasformazioni incipienti che incominciavano a stravolgere l\u2019ordine del paesaggio ereditato dalla storia e dai resti archeologici del tempo dei romani giacenti sulle rive algerine di quell\u2019angolo generativo del suo Mediterraneo interiore.<\/p>\n<p>Anche qui invece molti dei frammenti stradali colti dal viaggio meridiano di Cimatti si accorda solo apparentemente alla logica dell\u2019evidenza. Risponde invece di una dialettica irrisolta tra l\u2019eterno presente e il troppo pieno dei tempi della tecnica. E accade di capire che, pi\u00f9 generalmente, anche le periodiche sostituzioni di questi manufatti, sono agli antipodi della rovina. Questi resti provvisori sono destinati infatti a ricreare una funzionalit\u00e0 continua del presente ed eliminano l\u2019idea stessa di una persistenza alternativa del passato. Del resto come tutta l\u2019architettura contemporanea, anche l\u2019artificio delle strade e delle sue scorie durevoli, al tempo dei surmoderni non punta all\u2019eternit\u00e0, alla storia, ma al presente: un presente, tuttavia, insuperabile. Nulla anela pi\u00f9 all\u2019eternit\u00e0 di un sogno di pietra, ma il calcestruzzo di travi e piloni, corsie e campate autostradali mira ad assicurarsi un presente indefinitamente sostituibile, ri-marcabile, fungibile. Senonch\u00e9 poi, nel Sud, conclude fatalmente Cimatti, in quel luogo \u201cche per noi \u00e8 banalmente sole e mare, arriva la tempesta. Il mondo. La A3 rende il contrasto fra realt\u00e0 umana e reale inumano particolarmente evidente, un contrasto che si mostra per chilometri e chilometri. La strada smette cos\u00ec di essere una strada, cio\u00e8 uno spazio normalizzato, ed \u00e8 sempre sul punto di aprirsi sul mondo, senza asfalto e barriere\u201d.<\/p>\n<p>Lo sapeva Campanella. A3, dove tutto si tocca, e dove \u201ctutte le nature sentono\u201d.<\/p>\n<p>In copertina fotografia di Gabriele Basilico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Si pu\u00f2 raccontare in un libro il tentativo di esplorare, mostrando e interrogando, il senso di un luogo&hellip;\n","protected":false},"author":3,"featured_media":161977,"comment_status":"","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1445],"tags":[1608,203,99854,204,1537,90,89,1609],"class_list":{"0":"post-161976","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-libri","8":"tag-books","9":"tag-entertainment","10":"tag-felice-cimatti","11":"tag-intrattenimento","12":"tag-it","13":"tag-italia","14":"tag-italy","15":"tag-libri"},"share_on_mastodon":{"url":"","error":""},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/161976","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=161976"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/161976\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/161977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=161976"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=161976"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.europesays.com\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=161976"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}